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 VITERBO  |
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La “Città dei Papi”, il Capoluogo di antica origine etrusca e di grandi tradizioni storiche, già capitale del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, conserva un assetto monumentale tra i più stimati della Regione: aristocratici palazzi, monumenti ricchi di opere d’arte di spiccato interesse, suggestivi quartieri medievali, chiese e chiostri di varie epoche, torri slanciate ed eleganti fontane in peperino (la tipica pietra delle costruzioni viterbesi).
Il nucleo storico iniziò a svilupparsi verso l’anno 1000 intorno all’antica Castrum Viterbii sul Colle del Duomo e nel breve volgere di poco più di due secoli, raggiunse uno sviluppo talmente notevole da contendere alla vicina Roma l’onore e l’orgoglio della sede papale.
La città vecchia, in parte distrutta durante l’ultima guerra, è cinta da alte mura medievali merlate e da massicce torri (costruite dal 1095 al 1268), ancora oggi pressoché intatte, con accesso da 7 porte. |
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Furono probabilmente gli Etruschi ad abitare per primi la zona, se ne ha testimonianza dalle vestigia, di quello che doveva essere un vero e proprio insediamento, nei pressi del colle dove oggi sorge il Duomo, distrutto dai Romani nel 310 a.C. durante la conquista della Tuscia.
Con il medioevo la città, più volte piegata dagli invasori, benché pronta a respingere ogni avversario, talvolta anche il forte esercito romano, accolse con umilta' l'arrivo di Federico I Barbarossa nel 1170. Negli anni successivi la città fu assediata dall'imperatore Federico II, ma il card. Raniero Capocci, aiutato dalla giovane Rosa, successivamente canonizzata con il nome di S. Rosa,- organizzò una memorabile rivolta contro il potente imperatore.
La seconda metà del duecento fu meno travagliata, fu probabilmente l'epoca più importante per Viterbo, crebbero nobili palazzi, chiese e fontane dalle forme tipicamente medievali, il nucleo abitato si estese notevolmente e la città fu scelta come sede dai Papi costretti a fuggire dal clima infuocato della capitale.
A Viterbo vennero nominati alcuni Papi tra cui Gregorio X, Niccolò III e Martino IV, l'ultimo Papa eletto a Viterbo che riportò a Roma, nel 1281,la sede vescovile e con essa quella forza che aveva reso famosa la città.
Il periodo rinascimentale vide protagonista la famiglia che cambiò l'ambiente politico in Italia, i Farnese, che seppero così ben gestirsi da raggiungere il più alto livello di ricchezza e potenza.
I Farnese, come era loro abitudine, apportarono molte migliorie a Viterbo, costruendo nuove strade, chiese e monumenti rinascimentali. |
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Eretto sul colle di S. Lorenzo, come residenza-fortezza dei pontefici, portò grandi vantaggi alla città di Viterbo, orgogliosa di essere diventata centro e sede del cattolicesimo.
Dal cronista D’Andrea si apprende che la costruzione del palazzo, di stile romanico, cominciò nel 1255; nel 1266 il palazzo fu ultimato e nell’anno seguente si completò anche la loggia, di stile gotico.
La facciata, preceduta da un’ampia scalinata e sormontata da merlature, si apre con sei bifore unite da una cornice in risalto. La prospettiva è completata dalla splendida loggia che appoggia su un voltone, sorretto da un presunto pilastro che altri non è che una cisterna che porta l’acqua alla fontana sovrastante.
La loggia è definita, in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione; all’interno si apre il salone del Conclave e diversi ambienti utilizzati, ad oggi, per conferenze e mostre.
La sala del Conclave è un ambiente molto luminoso grazie alla presenza di dodici bifore a tutto sesto sormontate da piccole monofore rettangolari, che presentano una forte strombatura.
La fontana risale alla seconda metà del XV sec. ed è stata realizzata con materiale di spoglio di varie epoche; le specchiature della vasca portano gli stemmi della famiglia Gatti, del cardinale Raffaele Riario, di Sisto IV della Rovere e del vescovo Francesco Maria Settala.
Il Palazzo fu sede di importanti elezioni papali, tra cui quella del 1298-1271 in seguito alla morte di Clemente IV: dopo 33 mesi di sede vacante, la più lunga nella storia della Chiesa, venne eletto Tebaldo Visconti, con il nome di Gregorio X. Le cronache raccontano e documentano che i viterbesi, stanchi per la lunga attesa, e con lo scopo di accelerare l’elezione del pontefice, rinchiusero i cardinali cum clave e poi scoperchiarono il tetto del Palazzo.
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Eretta intorno al 1000 e' una delle piu' antiche e forse meglio mantenute. All'interno; affreschi, tele, dipinti, sculture di varie epoche dal tra cui il famoso trittico del S. Salvatore. Da vedere il singolare chiostro longobardo. Per le visite in caso di chiusura rivolgersi all'attigua casa del Parroco.
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La chiesa intitolata a S. Angelo in Spatha chiude uno dei lati di piazza del Plebiscito, su cui dal XIII secolo si affacciano le principali sedi amministrative: i rintocchi della campana della chiesa richiamavano al raduno i membri del consiglio comunale. La chiesa ha origini molto antiche, era probabilmente la piccola pieve del Vico Biterbo, cioè della borgata antecedente alla formazione della città. La sua fondazione risale ad un periodo compreso fra il 1078 e il 1088, quando fu eretta in forme tipicamente romaniche. L’impianto primitivo della chiesa corrispondeva alla tipologia basilicale a tre navate terminanti in altrettante absidi, in linea con lo schema architettonico diffuso nell’Italia centro-meridionale nell’arco dell’XI secolo. Della fase originaria rimane il muro rivolto su via di S. Angelo, su cui fu poi innestato il fianco della chiesa stessa, nel quale si aprono cinque finestre a tutto sesto ed un portale sormontato da una lunetta con lacerti di affresco. Nel 1092 l’importanza della chiesa crebbe, con l’elevazione a collegiata (chiesa che disponeva di un collegio di chierici, con posizione di rilevo fra le chiese della città); nel 1145 fu riconsacrata dopo aver subito un primo sostanziale restauro promosso da papa Eugenio III (1145-1153), che dimorò a lungo nel capoluogo della Tuscia. Nel XIII secolo la posizione eminente della chiesa di S. Angelo era ormai riconosciuta, forse anche per la presenza della platea sancti Angeli, cioè del grande cimitero antistante, poi distrutto per far posto agli edifici comunali. Il prospetto originario, semplice ed essenziale, caratterizzato dalle linee nitide e cristalline del linguaggio architettonico romanico, rovinò nel 1549, quando crollò anche il campanile a torre posto sul lato destro della facciata. I nuovi restauri cinquecenteschi furono condotti a termine nel 1560, mentre Pio IV (1559-1565) era sul soglio pontificio; il suo stemma mediceo compare infatti sulla facciata, accanto al leone, l’emblema della città, e a quello della famiglia Piccolomini, che contribuirono a finanziare la ricostruzione della chiesa.
L’interno, che si presenta oggi a navata unica rettangolare, pur avendo ancora le tre absidi a delimitare la zona presbiteriale, fu radicalmente riformulato nella prima metà del XVIII secolo ad opera del Capitolo della collegiata. Meritano infine di essere ricordate alcune opere pregevoli conservate in S. Angelo in Spatha: la tavola con la raffigurazione della Madonna col Bambino, parte centrale del trittico trecentesco della prima cappella a destra, riconducibile al pittore di scuola senese-orvietana Andrea di Giovanni; il crocifisso, anch’esso trecentesco, del terzo altare a destra; la Madonna col Bambino e santi posta sull’altare maggiore, realizzata da Filippo Caparozzi. Sul lato destro della facciata insiste il sepolcro della cosiddetta Bella Galliana, una giovane viterbese la cui avvenenza fisica, secondo la leggenda, era pari alla sua rettitudine morale. Elemento portante del monumento è il sarcofago classicheggiante ornato da una scena ad altorilievo raffigurante la Caccia al cinghiale, copia posta in sostituzione dell’originale romano del III secolo d. C. conservato presso il Museo civico della città. Due lapidi con iscrizioni in latino, poste al di sopra dell’arca, ricordano la sepoltura della giovane viterbese, avvenuta nel 1138. |
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La cattedrale intitolata a S. Lorenzo fu edificata nel XII secolo in forme romaniche, sul luogo di un’antica pieve le cui notizie risalgono all’850. Nel 1181 fu riconosciuta principale chiesa di Viterbo e della Tuscia da papa Alessandro III (1159-1181), per ottenere solo qualche anno dopo la concessione ufficiale della cattedra vescovile. Dalla metà del Duecento la cattedrale assunse ancora maggiore rilievo: la presenza dei papi a Viterbo, residenti nel celebre palazzo papale, fece del duomo il teatro di avvenimenti religiosi e politici di grande clamore, come la scomunica di Corradino di Svevia e l’incoronazione di ben sette papi. Il tempio fu eretto secondo la consueta tipologia basilicale a tre navate concluse da altrettante absidi (la centrale molto emergente rispetto alle laterali); a questo impianto, di chiara matrice romanica, nel 1192 fu aggiunto il transetto, di altezza minore rispetto alla navata mediana. La spazialità interna, armonica e monumentale, era, ed è ancor oggi, scandita da due file di arcate rette da colonne con capitelli in peperino finemente scolpiti. Questi ultimi sono un pregevole prodotto messo a punto dalle maestranze locali, che risentirono, pur rileggendola in maniera personale quanto vivace, della lezione dei maestri nordici presenti a Viterbo fin dalla fine dell’XI secolo. Il campanile fu costruito alla fine del Duecento in forme già spiccatamente gotiche; scandito da quattro ordini di bifore binate, risentì delle suggestioni provocate dall’effetto della bicromia lapidea delle fondazioni chiesastiche toscane (la cuspide fu aggiunta alla metà del XV secolo). Il primitivo impianto del duomo fu tuttavia profondamente alterato dagli interventi intercorsi a più riprese nel tempo, che cancellarono in parte la nitida scansione delle linee romaniche e distrussero del tutto la facciata originaria ornata da tre rosoni sapientemente traforati (uno di essi è stato rimontato sul fianco destro della chiesa ed un altro è stato rimesso in opera su un muro del palazzo vescovile). Il prospetto attuale, alleggerito da tre oculi disposti in simmetria, è il risultato della totale ricostruzione effettuata nel 1570. Il tetto fu rimesso a punto all’epoca di papa Pio II (1458-1464), mentre successivamente furono realizzate le cappelle lungo le mura perimetrali, sulla ripresa dei modelli rinascimentali brunelleschiani (murate dopo i restauri novecenteschi, sono ancora aperte sono quelle di S. Lucia e dei Ss. Valentino e Ilario).
I danni maggiori si ebbero tuttavia durante la Seconda Guerra, in seguito alla quale la zona presbiteriale dovette essere totalmente riformulata, lasciando ad uno solo dei tre emicicli absidali l’originaria impostazione. All’interno il duomo conserva interessanti brani pittorici, come gli affreschi della zona absidale, inerenti al tardo Duecento, quelli trecenteschi che ancora rimangono alla sinistra dell’ingresso e i lacerti che qualificano la parte al di sopra dell’ingresso al battistero. Meritano infine di essere ricordati la tavola con la cosiddetta Madonna della Carbonara, inerente al XII secolo; lo splendido fonte battesimale in marmo di Carrara realizzato alla fine del Quattrocento da maestro Francesco d’Ancona; il sarcofago di papa Giovanni XXI (1276-1277), unico pontefice portoghese, ricordato anche da Dante nel Paradiso; la pregevole tela dell’altare maggiore con la raffigurazione di S. Lorenzo, realizzata da Giovan Francesco Romanelli nella prima metà del XVIII secolo, e i dieci riquadri che ornano le pareti della navata centrale con episodi della vita di S. Lorenzo, opera del pittore romano Marco Benefial.
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La chiesa di San Sisto, di cui abbiamo notizie fin dall'XI secolo d.C., si trova su un'area che probabilmente era destinata in origine ad un altro culto. Nel corso del tempo ha subito diverse modifiche, l'ultima delle quali risale al secondo dopoguerra ed è testimoniata da una lampada votiva e da alcuni elementi marmorei che ne ricordano i caduti.
La facciata è stata ricostruita dopo i bombardamenti e presenta una finestra ad occhio ed un portale, semplice nello stile, risalente al XVI sec.. La chiesa, che si trova a ridosso delle mura cittadine, è affiancata da due celle campanarie diverse fra loro, la più grande, di datazione incerta, è compresa nella cinta muraria, mentre la più piccola risale al periodo longobardo.
L'interno è costituito da tre navate, divise da dieci colonne, alcune con capitelli dagli elementi di stile corinzio, altre con volute ioniche con gruppi circolari di foglie. Particolare è la quinta colonna perché è formata da quattro colonne minori disposte a spirale. Nella navata di sinistra si trovano due tabernacoli, uno di marmo risalente al XV sec., l'altro di stile Gotico, risalente al XVI sec.. Il presbiterio è stato aggiunto nel XII o XIII secolo, è rialzato rispetto al piano della chiesa ed è coperto da una volta a botte sorretta da due pilastri. A destra si trova il dipinto "Madonna con Bambino e Santi" di Neri di Bicci datato 1457 d.C.. Nell'abside centrale, semicircolare e inglobata nella cinta muraria, si trova un altare con elementi di stile Longobardo. Dei due pulpiti che si trovano nella chiesa uno era il più importante perché destinato al sacerdote, mentre il secondo, più piccolo era destinato al diacono. Un pozzetto proveniente da qualche villa romana della zona è stato trasformato in fonte battesimale e posto alla destra dell'ingresso. Infine nella cripta, alla quale si accede dal lato sinistro o dall'esterno, si trova una mezza colonna con una iscrizione datata 1618 che è stata riportata alla luce da poco tempo.
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Attraverso l'antico chiostro della Chiesa di S. Maria della Verità si accede all'annesso convento che ospita l'attuale Museo Civico recentemente riaperto al pubblico. Si accede al Museo attraverso il chiostro, ricco di sarcofagi del III sec a.C. e di reperti archeologici; da qui si accede al Museo.
Nelle sale al piano terra sono conservati reperti archeologici di varie epoche.
Nella prima sala:operchi di sarcofagi del IV-II sec. a.C., un cippo funerario ed un leone arcaico in nenfro.
Le vetrine espongono tre corredi funerari dell' VIII-VII sec a.C., un paio di calzari etruschi, vasi falisci del IV-III sec a.C., terrecotte votive del III-II sec. a.C., bronzi, buccheri del VII-IV sec. a.C., specchi incisi, urne in bronzo del IV-III sec. a.C.
Nell'altra sala si trovano quattro sarcofagi in terracotta ed una statua romana in bronzo.
Una vetrina ospita bronzi del VII-V sec. a.C., una preziosa testina di impasto vitreo e oggetti in oro.
Ai piani superiori, e nella pinacoteca: tele, dipinti, sculture ed oggetti dal XIII sec. al XVIII sec., tra cui:
Morte di Maria di Aurelio Lomi (1556-1622), Transito di Santa Maria Egiziaca di Marco Benfial (1684-1764), Ritratto di Cardinale di Giuseppe Rusca (1714), Santi in Adorazine di Antonio Gherardi (1644-1702), Sacra Famiglia e Santi di Angelo Pucciati (1650), Assunzione di Maria e Annunciazione di Giovan Francesco Romanelli (1610-1662), Incredulità di San Tommaso di Salvator Rosa (1615-1673), San Leonardo e i Caarcerati di Antonio Angelo Bonifazi (1670), Presentazione al Tempio di Antiveduto Grammatica (1571-1626), Adorazione dei Magi attribuita a Cesare Nebbia (1536-1614), Cristo Deposto e Santii di Costantino di Jacopo Zelli (1509-1534), Sposalizio di Santa Caterina ed il Battista di Panciato di Antonello da Calvi (1477), Santa Lucia e Santi di anonimo viterbese (1472), San Sebastiano di Cesare Nebbia (1536-1614), Presepe e Madonna col Bambino ed Angeli di Antonio del Massaro (1478-509), Madonna col Bambino di Anonimo (XIII sec.), Madonna col Bambino di Antoniazzo Romano (1464-1508), un eccezionale opera del cinquecento romano:
la Pietà di Sebastiano del Piombo e la Flagellazione, sempre di Sebastiano del Piombo (1485-1547), Ercole ed Onfale e Riposo in Egitto di Giovan Francesco Romanelli (1610-1662).
Su richiestaè possibile vedere la Madonna col Bambino (1330-1359) di Vitale da Bologna.
Nel ballatoio: affreschi del '300-'400 provenienti da chiese e atichi paalazzi viterbesi.
Tra le opere più importanti:
Madonna col Bambino di Andrea Giovanni (con angeli e cherubini aggiunti del Pastura), Madonna col Cardellino del Balletta, Madonna col Bambino il Battista e due Angeli, un sarcofago del XIII sec. che, secondo alcuni, apparterrebbe all' Arcivescovo Ruggeri, un graffito del '700, una decorazione gotica con Madonna in trono, un tabernacolo marmoreo rinascimentale di Pellegrino di Antonio da Viterbo.
Piazza Crispi, 2 - Tel. 0761.348275
Orario 9-19 (invernale 9-18). Chiuso Capodanno, 1° maggio, Natale e tutti i lunedì.
Ingresso € 3,10 (Gratuito per i cittadini di età inferiore ai 18 anni e superiore ai 65)
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