|
|
Monumenti PRINCIPALI DEL VATICANO |
|
|
|
E' l'Imperatore Costantino, primo imperatore cristiano, che nell'anno 326 fece costruire nel luogo del martirio di San Pietro la Basilica dedicata all'Apostolo.
Dopo 1300 anni la Basilica cade a pezzi e Papa Nicola V, nel 1447, dice che per aumentare la "Fede" occorre appagare l'occhio e lancia l'idea di realizzare una nuova spettacolare Basilica, ma solo nel 1506 Papa Giulio II si decide a dare l'incarico al Bramante che con grande veemenza abbatte tutto riuscendo a realizzare, del suo progetto, solo 4 grandi pilastri, decisivi per i futuri progetti. I lavori dureranno 126 anni.
Nel 1546 viene chiamato a lavorarci, da Papa Paolo III, Michelangelo che ha 72 anni e che ha accettato l'incarico "per penitenza", lasciando incompiuta, alla sua morte, la cupola. Papa Urbano VIII fa accelerare i tempi, 800 operai lavorano giorno e notte e nel 1626 può consacrare la Basilica arredata ed arricchita dal suo artista preferito, il Bernini. E' il 18 novembre, lo stesso giorno in cui 13 secoli prima Costantino ha inaugurato la prima Basilica.
E' la più grande chiesa del mondo, ci si può pregare in 20 mila. Lunga 193 metri, alta 132, occupa 22mila metriquadri. Le 13 statue della facciata, alte 5,70 metri, rappresentano Gesù, Giovanni Battista e gli apostoli, escluso San Pietro.
I due orologi laterali li ha costruiti nel 1795 Giuseppe Valadier. Nell'interno 148 colonne sostengono i soffitti alti 44 metri. Le statue inserite nei quattro pilastri centrali sono enormi: 5 metri ciascuna mentre i putti che sostengono le acquasantiere sono di 2 metri. Nella chiesa, oltre il baldacchino del Bernini, che è alto come Palazzo Farnese, ci sono 29 altari e le tombe di 147 Papi. Alle pareti non ci sono pitture, ma mosaici. Oltre naturalmente marmi ed ori.
Consacrata nel 1626, la Basilica è stata continuamente arricchita ed abbellita dai vari Papi che si sono succeduti ai 19 Pontefici, da Giulio II a Urbano VIII, che durante 120 anni ne avevano direttamente seguito la costruzione. Tutto è così gigantesco e particolare che vale ancor oggi il consiglio del poeta Byron di "rompere in piccole parti la contemplazione del grande insieme".
La parte del "leone", nell'arredamento della Basilica, la fa Gianlorenzo Bernini che per 20 anni, da quando Maffeo Barberini è diventato Urbano VIII, è il suo protetto. "Se Gianlorenzo non gli rimbocca le coperte il Papa non dorme" La "cotta" di Urbano VIII per il Bernini nasce quando Paolo V affida lo scultore, ancora ragazzo, al Cardinale Barberini, perché ne curi il talento e lo protegga.
Bernini nasce a Napoli nel 1589, ha uno sguardo febbrile, un viso con belle e lunghe ciglia, è scultore, pittore, architetto, urbanista. Sia da Cardinale che da Papa, Urbano VIII è un instancabile committente e per far fronte alle richieste il Bernini lavora giorno e notte, mangia poco, dorme solo qualche ora, lavorare gli piace ed il barocco più splendido e trionfale è quasi tutto opera sua. Ogni mattina va a messa, la sera legge la Bibbia e la domenicava a pranzo dal Papa. A 40 anni, Urbano VIII, per far tacere le malelingue, l'obbliga a sposarsi ed il Bernini obbedisce, ma senza entusiasmo. Alla morte del Papa ha 68 anni.
Nel 1647, usando per la prima volta marmi di colore diverso, una novità assoluta del tempo, il Bernini eseguì il Monumento a Urbano VIII. Fra due volute del sarcofago è rannicchiato uno scheletro che scrive il nome del Papa defunto, ai lati le statue della Giustizia. Il munumento si ispira a quello di Papa Paolo III che si trova di fronte, eretto da Giuliano Della Porta nel 1575 su disegno di Michelangelo.
Nel 1658, il Bernini, per incarico di Papa Alessandro VII, eseguì la Cattedra di San Pietro. Quattro figure di dottori della chiesa attorniano un trono librato tra le nuvole nel quale, secondo la tradizione, è conservata la cattedra lignea sulla quale sedeva San Pietro. Il trono, donato nell'875 dall'Imperatore Carlo il Calvo a Papa Giovanni VII, è simbolo dell'autorità del Pontefice. In cima alla decorazione, per la quale sono state usate 121 tonnellate di bronzo c'è raffigurato lo Spirito Santo.
Altra opera importante eseguita dal Bernini è il Baldacchino che ricopre l'altare papaple, un nudo marmo rinvenuto nei Fori Imperiali, davanti al quale solo il Pontefice può dire Messa. Eretto nel 1624, sempre per Urbano VIII, raggiunge, compresa la croce, 27 metri d'altezza, sorretto da 4 colonne alte 20 metri, è fuso con il bronzo dorato che un tempo ricoprivala cupola del Pantheon, e dà l'impressione di grande leggerezza. Sotto l'altare papale vi è la tomba di San Pietro.
E' invece opera di Michelangelo La Pietà. Una delle opere più famose, la scolpì nel 1499, all'eta di 24 anni, in un solo blocco di marmo, per incarico dell'Ambasciatore francese Jean de Bilhé res il quale la voleva inserire nel Santuario dei re di Francia. E' alta 1,74 e rapprasenta Gesù morto tra le braccia della madre. Forse perché ancora uno sconosciuto, Michelangelo, per la prima ed unica volta, mette la sua firma: è incisa sulla fascia che attraversa il petto della Vergine.
Su tutto domina l'immensa cupola michelangiolesca, la più grande e maestosa opera in muratura che sia mai stata creata.
Quando Michelangelo muore nel 1564, della cupola è stato costruito solo il tamburo e Giacomo Della Porta, chiamato a completare l'opera del suo maestro, trova, tra i disegni di Michelangelo, due progetti per la cupola: uno ovale ed uno tondo. Della Porta viene assalito da un dilemma: quale cupola avrebbe realizzato il maestro?, ma spinto dall'impazienza di Papa Sisto V, decide per la tonda, correggendo, con amorevole rispetto, alcuni aspetti marginali dell'originale: la fa più snella, abbassando la lanterna centrale. Nel 1589 ci lavorano giorno e notte 800 operai. Il 21 maggio 1591 è finita. Ha il diametro di 42 metri e supera, con i suoi 136,50 metri la più alta guglia del Duomo di Milano, 108 metri. Nel tamburo ci sono 16 finestre. La lanterna è alta 17 metri. Dalla terrazza della lanterna, nei giorni limpidi, si può vedere il mare, a 30 km di distanza.
|
|
| |
|
|
Piazza San Pietro, capolavoro d'architettura del Bernini (dal 1656 al 67), è un'immensa ellissi di 240 metri di larghezza. Sul fondo, aldilà di un grandioso sagrato rettangolare, prospetta la facciata della basilica, dominata dalla cupola michelangiolesca. I due emicicli laterali sono costituiti da imponenti porticati a quadruplice fila di colonne doriche, delimitanti tre corsie, di cui la mediana più larga. In tutto sono 284 colonne e 88 pilastri. La trabeazione è coronata da 140 statue di santi e da grandi stemmi di Alessandro VII. In fondo al portico di destra è il Portone di Bronzo del Palazzo Vaticano.
Al centro della Piazza, tra due grandiose fontane, si leva un obelisco senza geroglifici alto metri 25,50, posato sul dorso di 4 leoni di bronzo, dovuti a Prospero Antichi, agli angoli dell'alto piedistallo. In alto, dov'è l'emblema bronzeo con i monti e la stella dei Chigi, è racchiusa una reliquia della Croce di Cristo, la sommità della croce è a circa 41 metri di altezza.
L'obelisco egizio, di Ramsete II, proviene da Eliopoli da dove lo fece trasportare Caligola nel 37 per ornare il circo detto poi di Nerone.
Nel 1586 Papa Sisto V lo fece trasportare nell'attuale sito da Domenico Fontana, l'impresa resto memoranda: vi furono impiegati 44 argani, 900 operai e 140 cavalli, il lavoro che richiese eccezionale perizia fu compiuto nel 1586. Famoso l'aneddoto secondo il quale, durante l'assoluto silenzio, mentre venivano tirate le corde per alzare l'obelisco, queste cominciarono a cigolare per cui un marinaio ligure urlò: "acqua alle funi" ricevendo dal Papa, per lo scampato pericolo, una ricompensa.
"Dove c'è un obelisco ci deve essere una piazza" si dice, ma la piazza sarà realizzata dopo 70 anni quando nel 1656 il Bernini inventa la grandiosa ellisse simile a due braccia che "accolgono i cattolici per confermarli nella fede, gli eretici per riunirli alla Chiesa, gli infedeli per illuminarli".
Per rendere più efficace la sua idea Bernini costruisce il colonnato in modo da ottenere effetti ottici. Camminandovi a fianco pare che sia in movimento. Guardandolo dal centro dalla piazza, nel punto indicato da una pietra circolare nei pressi dell'obelisco, il colonnato sembra composto di una sola fila di colonne.
Le due fontane alte 14 metri (quella a destra eretta nel 1613 da Carlo Maderno per volere di Paolo V. L'altra nel 1677 da Carlo Fontana), lanciano altissimi getti d'acqua che ricadono su enormi tazze monolitiche di granito orientale.
Alla Piazza si accede da Via della Conciliazione, pensata da Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, come accesso monumentale. La collocazione degli obelischi-lampioni segnò nel 1950 la conclusione di questa discussa realizzazione, in nome della quale venne sacrificato il tessuto medievale e rinascimentale dei borghi. Se ne conserva qualche tratto in borgo Pio e borgo Vittorio assieme alle mura Leonine.
Non c'è alcuna piazza al mondo che in modo più semplice unisca forma e funzione. Dal palcoscenico della Basilica, il Papa si affaccia per benedire la platea di fedeli. Dalla Piazza si entra nella Basilica per diventare da spettatori attori della Fede.
|
|
|
Si chiama Mole Adriana (Hadrianeum) il grandioso monumento romano, di complessa struttura, situato presso la riva destra del Tevere, in posizione dominante.
E' lo stesso Imperatore Adriano che, nel 135 d.C., tre anni prima di morire, volle un nuovo sepolcro per se e la sua famiglie, in alternativa al Mausoleo di Augusto dove non vi è più spazio per sepolture. Disegna la struttura e lo fa costruire, negli horti di Domizia nel Colle Vaticano, dall'architetto Demetriano per farne la sua tomba, verrà finito nell'anno 139 da Antonino Pio.Nel mausoleo vennero sepolti tutti gli imperatori da Adriano a Caracalla.
E' costituito da un grande basamento quadrato di 89 metri di lato ed alto 15 su cui si elevava un corpo cilindrico di 64 metri di diametro e di 21 di altezza, di travertino e peperino, sormontato da un tumolo di terra con pinte funerarie, tra una corona di statue, e al centro una statua dell'Imperatore raffigurante il Sole che guida una quadriga in bronzo.
Nel 350 l'imperatore Onorio lo incorpora nelle Mura Aureliana, sulla riva sinistra del Tevere, costruite nel 271, recingendolo con mura turrite, ed inaugurò il suo nuovo destino del mausoleo facendone una testa di ponte fortificata di là dal fiume, che fu capace di sostenere gli assalti dei Goti di Alarico nel 410 e di Vitige nel 537, ma le decorazioni andarono distrutte nei saccheggi.
Nell'anno mille, Teodorico, re dei Visigoti, lo fortifica e ne fa una prigione e successivamente i Papi ne fanno il loro caposaldo usandolo come abitazione d'emergenza e come prigione.
Il suo nome deriva, secondo la leggenda, dall'apparizione sulla cima della mole dell'Arcangelo Gabriele che rinfodera la spada. E' il 29 agosto del 590, Papa San Gregorio I "Gregorio Magno", ordinò una grande e solenne processione per scongiurare la peste, durante la quale si verificò la visione dell'Angelo, come nunzio della cessazione della peste.
Da quel giorno la mole fu chiamata Castel Sant'Angelo e sulla sua cima fu posto un angelo di legno. Le piogge fanno marcire l'Angelo che viene sostituito con uno in marmo, ma cade in pezzi, il terzo precipita colpito dal fulmine ed il quarto, in bronzo, viene fuso, nel 1527, per farne cannoni. Il quinto, in marmo, verrà rimosso e posto nel cortile delle "palle" dove è tutt'ora ed è sostituito dall'attuale in bronzo scolpito dal fiammingo Werschaffelt nel 1753.
Divenuto nel X secolo castello e abitazione di Alberico e di Marozia, si chiamò poi torre dei Crescenzi. Restaurato nei 1277 da Nicolò III, rischiò d'essere demolito dai Romani seguaci di Urbano VI, durante la Scisma d'Occidente.
Dal 1500 vi passarono tutti i Papi del Rinascimento: Leone X vi fa costruire un ascensore rudimentale. Clemente VII un bagno e una stufa.
Vari Papi ne potenziarono la funzione militare e sistemarono sontuosamente gli ambienti interni, nel Rinascimento fu abbellito nelle sue stanze e fortificato, sicché nel 1527 poté essere il caposaldo del potere papale in Roma, della difesa della città contro gli assedia e servì da luogo di rifugio e da prigione, era collegato al Vaticano tramite il "passetto".
Il 13 dicembre 1347 vi si rifugiò Cola di Rienzo alla sua prima caduta. Nel 1527 vi si rinchiuse Clemente VII per scampare alle soldatesche di Carlo V che saccheggiavano la città.
Vi si consumarono molti assassini e tra tanti che stettero prigionieri vanno ricordati il Cellini nel 1528, i Cenci, giordano Bruno e nel '700 il Cagliostro.
Dopo l'occupazione francese della fine del XVIII secolo, non fu più dimora papale, ma caserma e prigione. Durante il Risorgimento il castello fu carcere politico.
Con l'avvento del governo italiano fu adibito a prigione e caserma fino al 1901, quando, per impulso del generale Mariano Borgatti, se ne iniziò lo sgombero e, convenientemente restaurato, in parte fu trasformato in museo dell'esercito italiano ( Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo ).
L'antistante Ponte Sant'Angelo, che lo collega con la città, antico ponte Elio costruito da Adriano (133-34), divenne un passaggio obbligato per i pellegrini diretti a San Pietro che, durante il giubileo nel 1450, causarono il crollo delle spallette.
Le statue degli Angeli sul ponte, ordinate da Papa Clemente IX, furono disegnate dal Bernini nel 1669. Benedetto XIV(1740-58) lo coronò con la statua dell'Angelo.
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
I Musei Vaticani, disposti lungo 7km di gallerie e 11.000 stanze, comprendono:
MUSEO EGIZIO
Contiene stele ed iscrizioni di epoche diverse, sarcofagi e mummie, statue di epoca romana, ceramiche dalla protostoria all'epoca romana, tavolette cuneiformi, sigilli mesopotamici, bassorilievi assiri provenienti da Ninive.
MUSEO CHIARAMONTI
Prende nome dal casato del suo fondatore, Pio VII Chiaramonti 1800-23), che ne affidò l'ordinamento al Canova.
Il Museo comprende il Corridoio, la Galleria Lapidaria e il Braccio Nuovo.
Nel Corridoio, diviso in 60 sezioni, si può ammirare una interminabile serie di statue, busti, sarcofagi, rilievi ecc.: circa 800 opere greco-romane. Nella Galleria Lapidaria si trovano oltre 5000 iscrizioni pagane e cristiane. Nel Braccio Nuovo, sono degne di particolare attenzione la statua di Augusto di Prima Porta, la colossale Statua del Nilo e il Doriforo.
MUSEO PIO CLEMENTINO
Gli ambienti del Palazzetto del Belvedere ospitano sculture greche e romane come l'Apollo del Belvedere (130-140 d.C.), la statua di Hermes (copia romana di età adrianea da originale greco in bronzo del IV sec. a.C.), l'Apoxyomenos (copia dell'originale bronzeo di Lisippo), il gruppo del Laocoonte, il Torso del Belvedere (opera neoattica del I sec. a.C.), la statua colossale di Antinoo...
MUSEO GREGORIANO-ETRUSCO
Fu istituito da Gregorio XVI nel 1837 per accogliere le opere provenienti da scavi eseguiti sul territorio dell'Etruria meridionale. In seguito si è arricchito di vari acquisti e donazioni, diventando una delle più importanti raccolte per l'arte etrusca.
ANTIQUARIUM ROMANUM
È suddiviso in tre salette e raccoglie oggetti antichi soprattutto romani e d'arti minori.
RACCOLTA DEI VASI
Ospita principalmente ceramica greca ed etrusca a figure nere.
SALA DELLA BIGA
Venne costruita al tempo di Pio VI (1775-99) e prende il nome dalla Biga, esposta al centro della sala, opera romana del I sec. d.C.
GALLERIA DEI CANDELABRI
Era una loggia che al tempo di Pio VI è stata suddivisa da arcate sostenute da colonne e pilastri, in corrispondenza delle quali sono collocati i candelabri, da cui la Galleria prende il nome.
GALLERIA DEGLI ARAZZI
La galleria, decorata sotto Pio VI, prende nome dagli arazzi che vi furono esposti nel 1814 e successivamente dal 1838 in poi.
GALLERIA DELLE CARTE GEOGRAFICHE
La galleria prende il nome dalle carte geografiche dipinte sulle pareti in 40 riquadri, ciascuno dedicato ad una regione, a un'isola, a un particolare territorio dell'Italia.
APPARTAMENTO DI S. PIO V
Comprende due principali sezioni:
La Galleria di S. Pio V: comprende arazzi della seconda metà del XV sec. e della manifattura di un artista originario di Bruxelles.
Salette di S. Pio V: sono sale adibite soprattutto a mostre temporanee e comprendono una Cappella omonima affrescata da Giorgio Vasari.
SALA SOBIESKI
Chiamata così dal dipinto che occupa per intero la parete nord e raffigurante la vittoria di Giovanni III Sobieski, re di Polonia, sui Turchi sotto le mura di Vienna nel 1683. L'opera è del polacco Jan Matejko (1883).
SALA DELL'IMMACOLATA
È situata nella torre Borgia e affrescata da Francesco Podesti con scene relative al Dogma dell'Immacolata Concezione promulgato da Pio IX.
STANZE E LOGGE DI RAFFAELLO
Le quattro sale comunemente dette "stanze di Raffaello" costituivano insieme alla Sala dei Chiaroscuri, alla Sala Vecchia degli Svizzeri, al cubicolo con annessa stufetta, alla Cappella Niccolina e alla Loggia, la nuova residenza scelta da Giulio II al secondo piano del palazzo.
Disposte in serie, comunicanti tra loro, le quattro stanze furono costruite al tempo di Niccolò V (1447-55). Sul finire del primo decennio del sec. XVI erano intenti alla loro decorazione il Perugino, il Sodoma, Baldassarre Peruzzi, il Bramantino, chiamati da Giulio II, il quale però nel 1508 assegnò al solo Raffaello l'incarico di affrescarle. Il Sanzio vi lavorò per circa un decennio, ma solo tre delle stanze si compirono prima della sua morte (1520).
COLLEZIONE D'ARTE RELIGIOSA MODERNA
È costituita da varie centinaia di dipinti, sculture, incisioni, disegni, donati da privati e dagli stessi artisti alla Santa Sede, e sistemati in 55 sale, il cui allestimento è stato inaugurato nel 1973 da Paolo VI. La visita ha inizio dall'Appartamento Borgia, che prende nome dal Papa Alessandro VI, il quale lo fece decorare di affreschi divenuti famosi, dovuti al Pinturicchio e alla sua scuola.
CAPPELLA SISTINA
Meritatamente uno dei luoghi più famosi del mondo, la Cappella Sistina è il luogo dove si celebra il Conclave per l'elezione dei pontefici e si svolgono altre solenni funzioni papali. Venne costruita tra il 1477 e il 1480 e prende il nome da Papa Sisto IV, che ne ordinò la costruzione. È una grande aula rettangolare, coperta a volta, bipartita da una transenna in marmo costruita, con la cantoria, da Mino da Fiesole e da altri artisti.
Sulle pareti lunghe sono illustrate parallelamente la Vita di Mosè e la Vita di Cristo, costituenti un complesso di straordinario interesse eseguito tra il 1481 e il 1483 da Perugino, Botticelli, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio con le rispettive botteghe, di cui facevano parte il Pinturicchio, Piero di Cosimo e altri; si aggiunse poi Luca Signorelli.
Ma l'intervento di gran lunga più famoso in questa mirabile cappella è senza dubbio quello di Michelangelo, incaricato nel 1508 da Giulio II di decorare la volta. Il tema prescelto può sintetizzarsi come la rappresentazione dell'umanità in attesa della venuta del Messia. A distanza di oltre vent'anni, il Buonarroti tornò nella Sistina su incarico di Paolo III (1534-49) per dipingere sulla parete dietro l'altare il Giudizio Universale. Michelangelo lavorò a quest'opera immensa dal 1536 al 1541.
BIBLIOTECA APOSTOLICA
Fondata dal pontefice Niccolò V (144-55), la Biblioteca Apostolica trovò sistemazione nella sede attuale al tempo di Sisto V (1585-90), per incarico del quale Domenico Fontana costruì la lunga galleria.
PINACOTECA VATICANA
La Pinacoteca Vaticana venne fondata da Pio VI nel 1799, e istituita ufficialmente dopo il 1815, per raccogliere le opere d'arte sottratte precedentemente dalla Francia e poi in buona parte restituite.
Nel corso la Pinacoteca Vaticana degli anni subì numerosi spostamenti, passando dall'Appartamento Borgia alla Galleria degli Arazzi, infine venne riposta sotto la Biblioteca e poi, nel 1932, venne inaugurata la sede definitiva. Nelle sedici sale si possono ammirare i capolavori dei più grandi artisti.
Dipinti della Scuola di Giotto e di altri artisti dei secoli XIII - XIV, quali Giovanni Bonsi, Giovanni del Biondo, Giovanni Baronzio, Antonio Veneziano, oltre a molti dipinti anonimi.
Ricordiamo il Trittico Stefaneschi, opera di Giotto stesso e dei suoi aiutanti, la Madonna del Magnificat di B. Daddi, gli Episodi della Vita di San Nicola e Il naufragio di Gentile da Fabriano.
Sala in cui dominano le opere di Beato Angelico (1387 - 1455), tra cui la Vergine tra i Santi Domenico e Caterina e le Storie di San Nicola.
Vi sono inoltre le opere di Filippo Lippi (Incoronazione della Vergine), e di Benozzo Bozzoli (Il viaggio dei Magi).
Dedicata quasi esclusivamente a Melozzo da Forlì (1438 - 1494). Al centro della parete si può ammirare l'affresco staccato raffigurante Sisto IV e Bartolomeo Platina. Nella stessa sala: la Vergine in trono e Santi di Marco Palmezzano.
Francesco del Cossa (1435 - 1477), Miracoli di San Vincenzo Ferreri, parte di un trittico dipinto per San Petronio (Bologna).
Sala dei polittici. Contiene opere di vari artisti del secolo XV tra cui Carlo Crivelli (Madonna con il Bambino), Antonio Vivarini (Sant'Antonio abate e otto Santi), Guidoccio Gozzarelli (Storie di Santa Barbara).
Sala dedicata alla scuola umbra: il Perugino (Madonna in Trono con Bambino e Santi), del 1495, il Pinturicchio (Incoronazione della Vergine), Tiberio d'Assisi (Madonna con il Bambino), Giovanni Santi, padre di Raffaello (San Girolamo in Trono).
È la sala di Raffaello Sanzio (1483 - 1520). E' possibile ammirare le opere che hanno segnato il percorso artistico di Raffaello.
Tra le principali ricordiamo l'Incoronazione della Vergine; Annunciazione, Adorazione dei Re Magi, Presentazione al Tempio; Trasfigurazione.
Di Leonardo Da Vinci (1452-1519): San Girolamo, incompiuto; di Giovanni Bellini (detto Giambellino, 1430 - 1516): Incoronazione della Vergine.
Sala dominata dagli artisti veneti. Di Tiziano (1477-1576) Madonna di san Niccolò dei Frari; di Paolo Veronese (1520-1588): Sant'Elena;
di Paris Bordone (1500 - 1571); di Pieter de Wit, di origine fiamminga, la Sacra Famiglia con Sant'Anna e San Giovannino.
Di Federico Barocci: la Testa di Madonna, l'Annunciazione, la Madonna delle Ciliegie e San Francesco che riceve le stimmate; di Giorgio Vasari: la lapidazione di Santo Stefano. di Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino: la Visitazione di santa Elisabetta.
Opere del '600, secolo dominato dalla figura di Caravaggio (Michelangelo Merisi). Del Caravaggio (1573-1610): la Deposizione di Cristo;
di Domenico Zampieri (detto il Domenichino 1581-1641) la Comunione di San Girolamo e la Maddalena.
Continua la sala precedente, con artisti vicini al Caravaggio. Di Orazio Gentileschi: Giuditta; di Giovanni Lanfranco (Gesù Bambino addormentato);
di Vitreo Berettini da Cortona, la Madonna che appare a San Francesco.
Dipinti di artisti del '600 e del '700 Di Pietro Paolo Rubens: il Trionfo di Marte, di Peter Van Bloemen: Mandria di cavalli; di Giovanni Battista Gaulli (detto il Baciccia): Angeli musicanti.
Sala dedicata ai ritratti. Di Gentile Bellini: il Doge Niccolò Marcello; di Carlo Maratta: Ritratto di Clemente IX; di Giuseppe Maria Crespi: Ritratto di Benedetto XIV;
Raccolta di dipinti bizantini del XVI-XVIII secolo.Di Emanuele Zanfurnari: Sepoltura di Efren.
MUSEO GREGORIANO PROFANO
Il Museo Gregoriano Profano, fondato da Gregorio XVI nel 1844, è stato inaugurato nella nuova sistemazione nel 1970. Le opere sono ordinate secondo criteri didattici, liberate quanto più possibile da integrazioni arbitrarie e restauri eccessivi. Nelle diverse sezioni trovano posto la collezione degli originali greci, le copie e rielaborazioni romane da originali greci, le sculture romane di età repubblicana e delle prima età imperiale, i sarcofagi e le urne, le sculture romane di epoca più tarda.
MUSEO PIO CRISTIANO
Fu istituito nel 854 da Pio IX, con sede nel Palazzo Lateranense, al fine di raccogliere le antichità cristiane rinvenute negli scavi delle catacombe. Nel 1963 è stato trasferito in Vaticano.
MUSEO MISSIONARIO ETNOLOGICO
Il materiale, assai numeroso e vario, è disposto secondo principi didattici, intendendo documentare i culti religiosi delle varie civiltà fiorite negli altri continenti. Si tratta di opere di cronologia molto estesa, andando da un'epoca anteriore di secoli alla venuta di Cristo, fino al nostro tempo.
PADIGLIONE DELLE CARROZZE
Istituito per volere di Paolo VI è stato sistemato nel 1973 in un locale costruito sotto il Giardino Quadrato.
Vi sono raccolte carrozze dei pontefici o di cardinali, con finimenti vari, e con documentazione grafica e fotografica di cortei solenni, con berline e carrozze da viaggio per il trasporto giornaliero, nonché le prime automobili usate dai sommi pontefici.
ARCHIVIO SEGRETO
I documenti più antichi dell'Archivio Segreto del Vaticano riguardano donazioni, elenchi di Chiese, e di opere di carità.
Dal IV secolo in poi si parla di un vero e proprio archivio, dopo che venne riconosciuta la Chiesa di Roma. In quel periodo di fervore teologico ed artistico venne costruita la basilica di San Pietro.
Dal Medioevo l'archivio si ampliò e rimase presso il Laterano fino al secolo XIII.
All'epoca di Gregorio Magno parte dell'Archivio Segreto Vaticano era custodita all'interno della Basilica di San Pietro, presso la tomba di San Pietro, parte nella Torre "chartularia", presso l'Arco di Tito, e parte nel Vestiario o Guardaroba della Chiesa romana (Vestiarium Sanctae Romanae Ecclesiae), presso il Laterano. Purtroppo è rimasto poco, per la fragilità del materiale, per gli spostamenti spesso avventurosi e per le guerre e i saccheggi (tra cui quello di Roma nel 1084).
Con Innocenzo III (1198-1216), nell'epoca di Francesco d'Assisi e Domenico di Guzman, il fervore culturale, economico, politico e religioso produsse abbondante materiale documentario che gli archivi del Vaticano dovevano conservare.
L'Archivio Segreto Vaticano fu trasferito in Vaticano, e i registri divennero più regolari. Purtroppo fu poi spostato insieme ai papi: a Lione, a Viterbo, con Bonifacio VIII ad Anagni, con Benedetto XI a Perugia. Qui l'archivio del Vaticano rimase per alcuni anni e poi fu inviato in parte in Francia e in parte ad Assisi e infine ad Avignone. L'archivio subì danni e perdite anche a causa dei conflitti, di cui sono conservate preziose testimonianze nell'attuale Archivio Segreto Vaticano
Con Urbano VI e Bonifacio IX, Innocenzo VII e Gregorio XII, si sviluppava a Roma un altro nucleo archivistico.
I documenti e i libri dell'Archivio Segreto Vaticano erano perciò dispersi tra le varie sedi pontificie. Martino V (1417-1431) iniziò la ricomposizione del materiale. Sisto IV (1471-1484) fondò la Biblioteca Vaticana, che conteneva una bibliotheca secreta, destinata all'archivio. Alcuni documenti furono riposti a Castel Sant'Angelo, e così vennero fortunosamente risparmiati durante il sacco di Roma nel 1527.
Pio IV sentiva la necessità di un Archivio Segreto della Sante Sede (l'appellativo segreto va inteso come privato, cioè non aperto al pubblico) e fondò un Archivio Vaticano centrale nel Palazzo Apostolico in Vaticano.
Il progetto era grandioso e venne continuato dai suoi successori (Pio V, Gregorio XIII, Sisto V, Clemente VIII). Con quest'ultimo si parla finalmente dell'Archivio Vaticano di Castel Sant'Angelo, Archivum Arcis Sancti Angeli.
Paolo V ordinò che le scritture della Santa Sede e della Camera Apostolica fossero consegnate ai Custodi della Biblioteca Vaticana o dell'Archivio di Castel Sant'Angelo.
La sede del nuovo Archivio Vaticano era costituita da tre sale, adiacenti alla Biblioteca Vaticana, affrescate da numerosi artisti, nelle quali fu sistemato, fra il 1612 e il 1614, il primo nucleo dell'Archivio Segreto Vaticano.
Nel 1615 venne redatto il primo inventario dell'Archivio della Biblioteca Vaticana.
L'Archivio Vaticano divenne gradualmente autonomo dalla Biblioteca Apostolica, e nel 1630 si aggiunsero altre stanze per contenere il carteggio diplomatico della Santa Sede. Nel 1783 l'archivio papale rimasto ad Avignone ritornò a Roma.
Nel 1810 Napoleone I volle trasferire l'Archivio e le opere d'arte a Parigi. Esse tornarono in Vaticano fra il 1815 e il 1817, non senza danni e perdite.
Sotto Pio IX (1846-1878), il governo italiano requisì una parte dell'archivio.
Leone XIII (1878-1903) decise di aprire l' Archivio Segreto Vaticano alla consultazione degli studiosi.
La liberalizzazione dell'accesso all'Archivio rese più qualificato il servizio della Santa Sede e del suo Archivio al mondo della cultura e della ricerca. Molti istituti culturali debbono la loro fondazione al gesto lungimirante di Leone XIII. Ricordiamo la Scuola Francese, l'Istituto Storico Germanico, l'Accademia Belga, l'Istituto Austriaco di Cultura, ecc.
Nel 1884 Leone XIII fondò la Scuola di Paleografia e Diplomatica per promuovere gli studi di storia della Chiesa.
Dopo la prima guerra mondiale l'attività della Santa Sede nei rapporti internazionali e nelle relazioni col mondo religioso e non cristiano aumentò, e con essa la quantità di documenti prodotti. L' Archivio Segreto Vaticano acquisì le stanze della Torre dei Venti, affrescate negli anni 1580-1582 da Niccolò Circignani (detto il Pomarancio) e dai fiamminghi Matteo e Paolo Bril.
Dopo il secondo conflitto mondiale vennero messi a disposizione dell'Archivio i locali sopra la galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani.
L'opera più impegnativa fu l'ampliamento dell'Archivio Segreto Vaticano con un edificio inaugurato da Giovanni Paolo II il 18 ottobre 1980.
L'Archivio Segreto Vaticano è una fonte inesauribile per gli studiosi. La consultazione è consentita nei termini fissati dai pontefici; al presente essa si estende a tutto il pontificato di Benedetto XV (1914-1922). Per il periodo successivo l'archivio Vaticano resta ancora "segreto". |
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|