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Monumenti PRINCIPALI INTORNO AL QUIRINALE
Quirinale

roma il quirinale vacanze viaggi turismo lazio All'epoca dell'impero romano, il Quirinale era un quartiere popolato da case patrizie; nella zona furono costruite le Terme di Costantino, gli ultimi resti delle quali furono demoliti al momento dell'apertura di via Nazionale e dalle quali provengono le statue dei Dioscuri in piazza del Quirinale. Dopo vari secoli, la zona era ancora sede dell'aristocrazia, con palazzi e ville di illustri famiglie come i Della Rovere, i Borghese, i Carafa e gli Estensi. Fu proprio in seguito ad una visita presso la villa del cardinale Luigi d'Este che papa Gregorio XIII, nell'estate del 1573, volle costruire nella zona una villa di campagna per il soggiorno estivo, anche per fuggire dalla zona insalubre del Vaticano che, durante i mesi caldi, era soggetta alla malaria. L'architetto Ottaviano Nonni, detto il Mascarino, eresse un edificio con la torre del Belvedere; nel 1585 il palazzo era ultimato. Prima che questo assumesse il suo aspetto attuale, molti grandi architetti vi lavorarono: Domenico Fontana disegnò la facciata principale, Flaminio Ponzio sopraelevò l'ala del porticato per la Sala del Concistoro, Carlo Maderno forgiò il portale principale sovrastato dalle statue dei santi Pietro e Paolo, Gian Lorenzo Bernini eresse il torrione e la loggia delle benedizioni e Ferdinando Fuga, nel Settecento, lavorò alla "Manica Lunga", la lunga ala di 360 metri su via del Quirinale (nella foto a sinistra). I papi, dal Seicento in poi, abitarono in permanenza qui, tranne alcuni periodi. Dallo spoglio a cui il palazzo fu soggetto dopo la deportazione in Francia di Pio VI nel 1798, si passò ai cannoni napoleonici posti davanti al portale per intimidire papa Pio VII che, alla fine, fu deportato anche lui. Napoleone lo dichiarò "palazzo imperiale" e vi ordinò lavori di ampliamento, anche se qui non venne mai. Pio VII, al ritorno, disse: "Dove i Francesi hanno posto idoli, noi porremo Madonne" ed ordinò nuovi lavori. Nel 1823 vi si tenne il conclave da cui uscì Leone XII. Dopo il 1870 divenne la reggia per il re Vittorio Emanuele II e per i suoi successori finché, dal 1947, è la residenza del Presidente della Repubblica. All'interno numerose le opere d'arte: il mosaico della "Vergine" di G.Conti e C.Maratta, lo Scalone d'onore col "Cristo in gloria" di Melozzo da Forlì, i dipinti di Guido Reni (la Madonna del Cucito, l'Assunzione e l'Annunciazione) di Ciro Ferri, di Carlo Maratta e di Carlo Maderno. Proprio quest'ultimo disegnò la più importante delle cappelle del palazzo, la "Cappella Paolina", commissionata da Paolo V (donde il nome).

Piazza del Quirinale

Al centro della piazza vi è la Fontana dei Dioscuri con l'obelisco. Il gruppo scultoreo dei Dioscuri, ovvero Castore e Polluce, patroni dei cavalieri, ornavano un tempo l'ingresso delle Terme di Costantino, come sopra menzionato. Alte più di 5 metri, queste statue gigantesche sono copie romane di originali greci del V secolo a.C. Papa Sisto V le fece restaurare e collocare qui nel 1588: le statue, però, erano allineate e poste con la fronte verso il palazzo della Consulta. Il nome di Monte Cavallo dato alla zona deriva proprio dalle due statue perché venivano indicate dal popolo come "i domatori di cavalli". Fu Pio VI nel 1786 a collocarle nell'attuale posizione per dare uno sfondo migliore all'obelisco che volle innalzare davanti alla reggia. Il monolite, di granito rosso, è alto 14,64 metri; senza iscrizioni e quindi di origine e di data incerte, faceva coppia, davanti al Mausoleo di Augusto, con quello rialzato a piazza Esquilino. Nel 1818 la composizione fu completata con l'aggiunta di una massiccia vasca (dopo opportuno restauro perché rotta in due pezzi) prelevata da Campo Vaccino ove un tempo serviva da abbeveratoio per il bestiame. La vasca misura 24 metri di circonferenza ma nonostante ciò sembra quasi piccola, schiacciata com'è dalla mole sia dei cavalli che dell'obelisco. Completa la piazza il palazzo costruito sulle Terme di Costantino ed appartenuto al cardinale Guido Ferreri di Vercelli e che Sisto V adibì a sede della Sacra Consulta (nella foto a sinistra). Si trattava di un dicastero ecclesiastico con funzioni di organo interpretativo per lo scioglimento di dubbi e di controversie in materia di cause civili, criminali e di delitti politici. La costruzione del palazzo fu affidata a Ferdinando Fuga su incarico di papa Clemente XII Corsini. Nel giro di un biennio (1732-34) il Fuga portò a compimento l'opera, demolendo anche pregevoli affreschi cinquecenteschi. La facciata è costituita da due ordini con alte finestre dai timpani triangolari o curvilinei, ripartite da lesene con capitelli ionici, sulle quali si sviluppa la lunga balaustra artistica a mo' di coronamento. Il corpo centrale sporge ed ha un portale sontuoso affiancato da due colonne doriche, con timpano arcuato sul quale sono sedute le settecentesche figure allegoriche della Giustizia e della Religione di Francesco Maini. Alla sommità reggono lo stemma dei Corsini le due figure della Fama o Geni Alati (di Paolo Benaglia del 1739) con lunghe trombe. Due portali laterali, sormontati da simboli militari, completano la ricca e fastosa facciata. Dopo il 1870 vi abitarono i principi ereditari; poi fu sede del Ministero degli Affari Esteri; nel 1924 del Ministero delle Colonie ed ora è sede della Corte Costituzionale.

S. Andrea al Quirinale

roma sant'andrea al quirinale vacanze viaggi turismo lazio La chiesa sorge in via del Quirinale, sull'area occupata dall'antica "S.Andrea de caballo" o "de equo marmoreo", chiaro riferimento al gruppo marmoreo in piazza del Quirinale. Questa chiesa è già antica ed illustre nel 1400, poiché le sue origini risalgono all'XI secolo. In seguito fu interamente rifatta a spese della duchessa di Tagliacozzo nel 1566, quando l'area fu donata a S.Francesco Borgia. Accanto, vi fu costruita la casa del noviziato per la Compagnia di Gesù. Più tardi, il principe Camillo Pamphilj incaricò il Bernini di rifare la chiesa, che assunse, così, l'aspetto attuale soltanto nel 1662. Con questo edificio (1658-1671), Bernini ribaltò la concezione prevalente in fatto di architettura religiosa: la chiesa ha infatti una pianta ellittica, dove l’asse più lungo è quello orizzontale, mentre il più corto va dall’ingresso all’altare maggiore. La facciata, incassata in un proscenio ricurvo con un effetto di grande contrasto, è totalmente costituita da elementi dell’architettura classica (fregio con motivo greco consistente in un serrato alternarsi di forme ovali e piccoli parallelepipedi, colonne corinzie, triangoli e semicerchi romani), ma tutti sottoposti ad una compressione laterale che ne esalta la verticalità. In alto sulla facciata, in posizione dominante, campeggia il grande stemma papale (nella foto a sinistra) del Principe Camillo Pamphilj, committente dell’opera. L’interno, da molti definito "la perla del Barocco", è un gioco di luci e ombre che prelude al Rococò. Verso l’alta cupola si slancia un gruppo scultoreo con un S.Andrea crocifisso che sovrasta l’altare, volgendo lo sguardo all’immagine di se stesso nell’atto di ascendere in cielo.

S. Carlo alle quattro fontane

roma chiesa di san carlo alle quattro fontane vacanze viaggi turismo lazio Nella metà del XVII secolo la chiesa fu commissionata al Borromini dai Trinitari di Spagna, un ordine che si preoccupava di riscattare gli ostaggi cristiani dagli arabi. Situata in via del Quirinale, ad angolo con via delle Quattro Fontane (donde il nome), è detta popolarmente "San Carlino" per le sue ridotte dimensioni, tanto che si dice che è grande quanto un pilastro della cupola di S.Pietro. Dedicata a Carlo Borromeo, il cardinale milanese del XVI secolo canonizzato nel 1620, la chiesa presenta una facciata alta e stretta ed un movimento di linee e curve secondo un motivo assai caro al grande architetto. Il portale d'ingresso è caratterizzato da un serafino di marmo posto tra il timpano e l'architrave, dove è anche inserito il mosaico di Fabio Cristofari che raffigura Cristo tra due schiavi liberati. Nel piano superiore, sopra il portale, è posto un finestrone sormontato a sua volta dal grande emblema dei Trinitari, in cui campeggia la croce rossa e blu. Ai lati si susseguono tre finestre cieche rettangolari raccordate da un oblò centrale. La cupola ovale e la piccola lanterna sono particolarmente ingegnose. Molto belli anche il chiostro e il refettorio decorato con stucchi, dove c'è un dipinto di San Carlo di Orazio Borgianni (1611). La chiesa fu completata nel 1667, lo stesso anno, cioè, in cui il grande artista si suicidò e per questo motivo nella cripta gli venne riservata una piccola cappella curva, rimasta però vuota: infatti, il Borromini è sepolto nella chiesa di S.Giovanni dei Fiorentini.

S. Maria della vittoria

roma chiesa di santa maria della vittoria vacanze viaggi turismo lazioQuesta bella chiesa barocca è conosciuta e visitata più che altro per la presenza in essa della statua di S. Teresa del Bernini, il che non esclude che vi siano validi motivi per apprezzarla in se stessa.
Il terreno su cui poi sorse la chiesa, allora pienamente rurale, ora parte del congestionato nodo di largo S. Susanna, fu acquistato dai padri Carmelitani Scalzi nel 1607. Tra il 1608 ed il 1620 fu costruita la chiesa ad opera dell'architetto Carlo Maderno, intitolata però a S. Paolo apostolo. L'8 maggio 1622 vi fu trasferita un'immagine con l'Adorazione del Bambino, che aveva condotto alla vittoria le truppe cattoliche contro quelle protestanti nella battaglia della Montagna Bianca vicino Praga (8 novembre 1620), cosicché il nuovo nome della chiesa divenne S. Maria della Vittoria.
Nei decenni successivi, fino alla metà del Settecento, la chiesa venne via via arricchita ed impreziosita, nuovi restauri vi furono nell'ottocento, mentre tutti gli edifici annessi alla chiesa vennero inghiottiti ai primi del nostro secolo dalle nuove costruzioni. La facciata è opera di G.B. Soria, eretta tra il 1624 ed il 1626, e si ispira a quella vicina, e di poco precedente, di S. Susanna, opera di Carlo Maderno. L'interno, a navata unica a volta a botte, risulta uno dei più sontuosi esemplari di decorazione barocca in Roma, per la ricchezza dei marmi, degli stucchi e dei fregi. Nella seconda cappella destra, pala d'altare con la Madonna col Bambino e S. Francesco, ai lati S. Francesco in estasi e S. Francesco riceve le stimmate; i tre quadri sono le ultime opere eseguite dal Domenichino in Roma (1630).
Ma il fulcro di tutta la chiesa è costituito dalla quarta cappella sinistra, concessa dal cardinale Federico Cornaro nel 1644 e completata per opera del Bernini nel 1652. Si tratta di un insieme curato dal grande artista fin nei minimi dettagli, tutto incentrato sul gruppo scultoreo raffigurante S. Teresa trafitta dall'amore di Dio, scena tratta dalla descrizione fattane dalla santa stessa nella sua vita, dove il momento dell'amplesso mistico è simboleggiato dalla figura dell'angelo sorridente che sta per colpire con una freccia il cuore della santa, il tutto illuminato da una luce dorata e soffusa sapientemente dosata dal Bernini. Allo "spettacolo" assistono i membri della famiglia Cornaro, affacciati, da nicchie che ricordano palchetti di teatro.
Nella terza cappella a sinistra, ritratto del cardinale Gessi, di guido Reni. Nella seconda, pala d'altare con Apparizione di Gesù a S. Giovanni della Croce, a sinistra la Madonna salva Giovanni dalla Croce, a destra Morte del santo, tre opere di Nicolas Lorrain. Nella sagrestia, costruita nel 1927, entro tre armadi alle pareti, una serie di cimeli storici e oggetti di culto relativi anche alla battaglia del 1620 e a quella degli eserciti cristiani contro i turchi, sotto le mura di Vienna nel 1683.
Uscendo dalla chiesa, ci si trova nel caotico nodo di largo S. Susanna e piazza S. Bernardo, che a partire dal 1870 è stato completamente trasformato, rimanendo in piedi solo le tre chiese che vi si affacciano e la fontana del Mosè, mostra dell'acquedotto dell'Acqua Felice, opera di Sisto V. Detta fontana oggi è parzialmente inglobata nel complesso del Grand Hotel. Una curiosità singolare è costituita dalla presenza, negli spazi sul retro della fontana, di una minuscola vigna di proprietà dell'albergo, che produce tutti gli anni una ridottissima quantità di vino, a quanto pare assai apprezzato.

 
Fontana di Trevi

roma la fontana di trevi vacanze viaggi turismo lazio La fontana di Trevi è certamente la più scenografica e la più nota tra le fontane di Roma e costituisce la mostra dell'Acqua Vergine, proveniente dalle sorgenti di Salone, all'ottavo miglio della via Collatina. Marco Vipsanio Agrippa condusse a Roma l'acquedotto nel 19 a.C., per alimentare le Terme da lui costruite nella zona subito a nord del largo Argentina, tra corso Vittorio Emanuele II e piazza di S.Chiara. Leggendaria l'origine del nome Vergine che, secondo Frontino, sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una fanciulla (in latino virgo) che indicò il luogo delle sorgenti ai soldati che ne andavano in cerca. Secondo altri fu invece un rabdomante a scovare le sorgenti inutilmente ricercate da Agrippa e quindi il nome deriverebbe da virga, ossia la verga adoperata per le ricerche dell'acqua. Ma forse l'origine del nome potrebbe derivare dalla purezza e dalla leggerezza delle acque prive di calcare. In quella che sarà poi l'odierna piazza di Trevi, Agrippa alzò una mostra consistente in un alto muraglione, cui erano addossate tre vasche di raccolta. La fontana restò così fino al 1453, allorché Niccolò V, dopo opportuni lavori di riallacciamento dell'acqua alle sorgenti di Salone, diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone. La fontana iniziò a chiamarsi "di Trejo" perché situata nella località detta "dello Trejo", in riferimento al Trivio (cioè l'incrocio di tre vie) che corrispondeva all'attuale piazza dei Crociferi: il passo da "Trejo" a "Trevi" fu breve.
Ma la fontana iniziò a prender corpo con Urbano VIII, il quale, volendone fare una grandiosa, incaricò del progetto il Bernini. Questi presentò diversi progetti, tutti costosissimi, a causa dei quali papa Barberini aumentò talmente le tasse sul vino che Pasquino si mise a parlare:
"Per ricrear con l'acqua ogni romano / di tasse aggravò il vino papa Urbano".
Ma papa Urbano VIII fece di peggio: dette al Bernini un permesso scritto per demolire "...un monumento antico, di forma rotonda, di circonferenza grandissima e di bellissimo marmo presso S.Sebastiano, detto Capo di Bove...", vale a dire la tomba di Cecilia Metella. Ma stavolta i romani fecero il muso duro e Bernini si dovette accontentare di quel che aveva già smantellato (e non era poco). Urbano VIII e Bernini morirono senza che la fontana fosse stata ultimata: in quel periodo era soltanto un grosso lavatore con un vascone dinanzi e niente più. Quasi tre secoli dopo, papa Clemente VII (1730-1740) decise di sostituirla con una fontana monumentale e, a tale scopo, invitò i migliori artisti dell'epoca a presentargli i progetti. Tra tutti i bozzetti inviati, fu scelto quello del romano Nicola Salvi, di evidente ispirazione berniniana. L'artista si mise al lavoro nel 1733, ma, ad opera quasi ultimata, morì prematuramente: il successore, Giuseppe Pannini, terminò la mostra. Clemente XIII inaugurò la fontana nel 1762, così come la vediamo oggi. La grande fontana copre tutto il lato minore di palazzo Poli per una larghezza di 20 metri su 26 di altezza. Il prospetto ha nel mezzo un arco trionfale formato da un ordine di quattro colonne corinzie sormontate da un grandioso attico, a sua volta sovrastato dallo stemma di Clemente XII. Lo stemma, scolpito in marmo, è coronato da una balaustra con quattro statue che simboleggiano le quattro stagioni. Nel fronte dell'architrave è l'iscrizione: "CLEMENS XII PONT. MAX. / AQUAM VIRGINEM / COPIA ET SALUBRITATE COMMENDATAM / CULTU MAGNIFICO ORNAVIT / ANNO DOMINI MDCCXXXV PONT. VI". Al centro di una base rocciosa ricca di scogli e di figure dello scultore Maini, si erge imponente la statua di "Oceano" sopra un carro a conchiglione trainato da due cavalli marini, guidati da altrettanti tritoni. I cavalli, uno placido e l'altro agitato, simboleggiano i due aspetti del mare. Le due statue nelle nicchie laterali raffigurano "Abbondanza" (a sinistra) e "Salubrità" (a destra), mentre i bassorilievi sovrastanti ricordano uno la leggenda di Agrippa che approva il progetto dell'acquedotto e l'altro la vergine romana che indica ai soldati assetati le sorgenti dell'acqua. Lungo il piano stradale vi è la grande vasca a bordi rialzati simboleggiante il mare. Diverse le leggende e gli aneddoti legati alla fontana di Trevi: il più conosciuto è la credenza che, gettando un soldino nella fontana, rigorosamente di spalle, si ritorni a Roma. Più romantico l'uso di far bere l'acqua della fontana al fidanzato che parte per il servizio militare o per lavoro e spezzare poi il bicchiere, in modo che l'uomo non possa più dimenticarsi né di Roma né della fidanzata. Si narra che il grosso vaso posto alla destra della fontana (per chi guarda) e soprannominato "asso di coppe" (nella foto a sinistra), sia stato collocato lì dallo stesso Salvi, affinché un barbiere, che lo disturbava con le sue continue critiche, non potesse più vedere i lavori. Nella piazza si trova anche una delle più famose "Madonnelle" di Roma (nella foto sotto), quelle bellissime edicole mariane sparse lungo le strade e che sono una preziosa testimonianza di una tradizionale fede popolare. La loro origine si ricollega alla religione romana antica, dalla quale il Cristianesimo ha tratto spunto: piccoli tempietti o "aediculae" venivano infatti eretti agli incroci delle vie o nei crocicchi di campagna in onore dei Lares Compitales, le divinità che proteggevano i viandanti. Durante il Medioevo, nel Rinascimento e più ancora dopo la Controriforma, le edicole mariane si diffusero in tutti gli angoli della città, tanto che nel più ampio catalogo che di esse fu redatto (quello di Alessandro Rufini della metà dell'Ottocento) ne erano elencate ben 1421. Questa di piazza di Trevi è posizionata così in basso da non poter passare inosservata. La Vergine dipinta sul muro (scarsamente visibile, in verità, a causa del vetro che la riveste) è circondata da una raggiera di stucco stellata. Due angeli poggianti su un piedistallo sostengono una ghirlanda. È presente anche il baldacchino e il solito lampioncino con eleganti volute in ferro battuto. Proprio perché espressione di arte popolare, l'autore, come per la maggior parte delle "Madonnelle", è anonimo, probabilmente un umile artigiano: solo raramente sono state eseguite da qualche artista più rinomato.

S. Maria degli Angeli

roma chiesa di santa maria degli angeli vacanze viaggi turismo lazio La Chiesa comunemente conosciuta come Santa Maria degli Angeli è in realtà intitolata a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Tale consacrazione è dovuta ad un certo Antonio del Duca, sacerdote siciliano che, volendo consacrare il luogo ai sette angeli e sette martiri, fece pressione sul Papa Pio IV, affinché commissionasse all’86enne Michelangelo un progetto di trasformazione dei ruderi in chiesa.
Il 27 luglio 1561 Pio IV emanava la bolla che sanciva l’erezione di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, concedendo l’officiatura ai certosini di Santa Croce in Gerusalemme e dando l’incarico a Michelangelo, che progettò la chiesa nel Tepidarium delle Terme di Diocleziano.
La sua realizzazione, iniziata nel 1563, fu ultimata nel 1566, dopo la morte dell’artista (1564). Fu completata con un rimaneggiamento del Vanvitelli nel 1750.
La facciata esterna affaccia su Piazza della Repubblica, già Piazza dell’Esedra, così chiamata appunto perché è l'esedra del Calidarium, una delle sale delle Terme.
Benedetto XIII (1724-1730) prima e poi Clemente XII (1730-1740) iniziarono il trasferimento a Santa Maria degli Angeli delle immense tele che ornavano gli altari Vaticani sostituendole con copie.
Benedetto XIV (1740-1758) demandò a Luigi Vanvitelli nuove modifiche e decorazioni.
Nel 1911/13 fu messo in opera un pretestuoso ripristino dell’aspetto originale della nicchia dell’antico Calidarium, smantellando la facciata del Vanvitelli e praticando le aperture attuali.
L’interno, a croce greca, formato dal vestibolo, dalla navata principale e dalla tribuna si presenta particolarmente affascinante per la sua grandiosità ben armonizzata.
Il vestibolo, a forma circolare, comprende due cappelle e raccoglie, come tutta la chiesa, opere di grandi artisti, tra cui: la tomba di Carlo Maratta, morto nel 1713, eseguita nel 1704, prima della sua morte, su suo disegno; la tomba di Salvator Rosa; la tomba dello scultore Tenerani con busto autoritratto.
Sull’altare della cappella di destra una tavola della scuola di Daniele da Volterra rappresentante Cristo in croce; nella cappella sinistra il battistero con tavola Noli me tangere di Arrigo Flaminio. Nel passaggio per la Navata la statua di San Brunone, fondatore dell’ordine dei Certosini di Antonio Houdon (1768).
La navata principale o transetto, lunga metri 90,80, larga metri 27 ed alta metri 28 dà, a colui che entra, un senso di grandiosità; la sua volta a crociera è sorretta da otto colonne di granito rosso monolitiche, provenienti dai vecchi bagni delle Terme. Il pavimento sul lato destro è una meridiana, con stelle ed i dodici segni zodiacali, disegnata nel 1702 da Bianchini e Maraldi su incarico di Clemente XI, da cui il nome di Linea Clementina: i raggi solari che entrano del soffitto segnano l’ora.
Oltre a molte opere alle pareti vi è la tomba del maresciallo Armando Diaz, duca della Vittoria. Nella cappella di destra l’altare del Vanvitelli, con il fondale di Graziani rappresentante il Beato Albergati; in quella di sinistra, sopra l’altare di Maratta, affresco di Odazzi.
Nella tribuna, oltre ad altre opere, si trova l’affresco di Domenichino rappresentante il Martirio di San Sebastiano, proveniente dalla Basilica di San Pietro, nonché il Battesimo di Gesù di Maratta.

Terme di Diocleziano

roma terme di diocleziano vacanze viaggi turismo lazio Realizzate tra il 298 ed il 306 come impianto pubblico, erano le più grandiose di Roma, con una superfice di circa 135 mila metri quadrati; potevano ricevere, giornalmente, una presenza di 3.000 bagnanti e consistevano in un corpo di fabbrica centrale circondato da giardini con ninfei, esedre e con intorno gruppi di sale.
Un gigantesco recinto con esedra semicircolare racchiudeva il complesso termale articolato secondo la sequenza canonica: basilica centrale, caldarium, tepidarium, natatio, lungo l’asse minore; palestre ai lati dell’asse maggiore. Le strutture meglio conservate sono quelle del tepidarium, che nel 1561 papa Pio IV acconsetì a trasformare nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.
L’esedra principale, con i suoi 144 metri di diametro, serviva alle esercitazioni ginniche, oggi ripresa nelle sue linee dai due edifici sulla Piazza della Repubblica.
Nel Medioevo Urbano II (1088-1099) le consegnò a San Brunone, fondatore dell’Ordine dei Certosini, affinchè vi ricavasse un Monastero Certosino. Ma i monaci non apprezzarono il luogo e lo abbandonarono, per cui divenne per molti anni cava di marmi e materiali da costruzione.
Pervenuto il complesso a San Carlo Borromeo, questi lo consegnò allo zio Pio IV (1559-1565) che riprese il vecchio progetto di Urbano II.
Dell’antico complesso termale oggi rimane la chiesa di Santa Maria degli Angeli, il Museo Nazionale Romano, due sale circolari agli angoli della cinta esterna: una la chiesa di San Bernardo e l’altra visibile da Via Viminale.
Una esedra della cinta esterna si trova nei giardini di Piazza dei Cinquecento, alcuni resti sono visibili sulla Via Parigi ed una sala, con la copertura a cupola, accoglie il planetario per riproduzioni ascronomiche.

Ss. Apostoli

roma chiesa dei santi apostoli vacanze viaggi turismo lazioLa chiesa originale, del VI secolo, era dedicata agli apostoli Filippo e Giacomo e fu costruita da Pelagio I (555-566). A seguito di un grave terremoto che distrusse la chiesa, questa venne riedificata nel XV secolo da papa Martino V Colonna, in occasione della costruzione dell'adiacente palazzo di famiglia. Fu in questa occasione che la chiesa venne dedicata a tutti e dodici gli apostoli. Restaurata ancora da Sisto IV, fu riedificata dalle fondamenta da Clemente XI, tranne il portico, opera di Baccio Pontelli. Infine, la facciata è opera del Valadier e risale al 1827, con quell'amplissimo finestrone che ha le stesse dimensioni del fornice di Porta del Popolo; il frontone della chiesa è adornato dalle statue del Cristo e dei dodici apostoli che risalgono alla seconda metà del '600. L'interno barocco di Francesco e Carlo Fontana con le sue tre navate divise da colonne è ricco di opere d'arte: il monumento all'incisore Giovanni Volpato e la tomba di Clemente XIV entrambi del Canova; il particolare effetto tridimensionale degli Angeli ribelli di Giovanni Odazzi, che sembrano cadere dal cielo; i sepolcri di Maria Clementina Sobjesky, moglie di Giacomo III Stuart (ne contiene solo il cuore), del Conestabile Filippo Colonna e di sua moglie, del cardinale Bessarione e la prima sepoltura di Michelangelo che morì in questa cura il 17 febbraio 1564, prima di essere richiesto da Cosimo de' Medici e poi di nascosto trasportato in Santa Croce a Firenze. Nel XV secolo (cosa abbastanza anomala ai giorni nostri) la chiesa ospitava la "festa degli Apostoli": dalle finestre del vicino palazzo Colonna, che si affacciavano all'interno della chiesa, si gettavano monete, cibarie, volatili ed altro che la gente cercava di afferrare; inoltre, dal soffitto veniva calato un maialino appeso alla corda che i popolani dovevano agguantare, mentre getti di acqua gelata calavano dall'alto per rendere l'impresa ancora più ardua. Poiché tutta la zona apparteneva alla ricca e potente amiglia dei Colonna, la chiesa fu considerata per molto tempo come cappella personale della casata.

 
Musei in zona
Palazzo Barberini
Galleria nazionale d'arte antica

Il palazzo fu realizzato da Gian Lorenzo Bernini, che subentra alla direzione dei lavori alla morte del Maderno. Nel cantiere già aperto lavorava già nel 1629 il giovane Borromini, di cui sono stati individuate realizzazioni autonome in particolari architettonici, e a cui è attribuita la scala elicoidale sul modello classico del Palazzo Farnese di Caprarolo opera del Vignola. E' argomento di dibattito quanta parte del primitivo progetto, che prevedeva un romano, sia stato utilizzato dal Bernini, che volle una costruzione a due corpi unita da un settore, con la straordinaria facciata a logge vetrate, sorretta dal profondo portico che sostituisce il cortile classico. Questo settore, fulcro di rappresentanza della costruzione, si incentra sul grande volume del salone, che si sviluppa su due piani con la grande volta, affrescata da Pietro da Cortona con il " Trionfo della Divina Provvidenza ", rappresenta la gloria spirituale e temporale della famiglia Barberini . Lo stesso Pietro da Cortona come architetto ebbe mano certamente nella progettazione finale, suo era il progetto più tardo del teatro distrutto con l'apertura nel 1932 della via Barberini. Il palazzo così grandioso corrispondeva ai desideri di Urbano VIII Barberini che voleva per la sua famiglia, di origine fiorentina, una reggia che stesse alla pari con le residenze della grande nobiltà romana. Caratteristica essenziale della costruzione barberiniana è quella di una doppia valenza, di palazzo-villa, palazzo di rappresentanza che univa le amenità della villa suburbana. La facciata classica del palazzo cittadino era quindi quella verso la Piazza Barberini, l'ingresso all'area del complesso Barberini avveniva attraverso il grande portale costruito da Pietro da Cortona, ubicato dove ora è l'imbocco della moderna via Barberini, il percorso di accesso passava davanti al teatro, ortogonale al percorso della nuova via, per giungere all'imponente cortile detto della Cavallerizza. Il grande portone al centro della facciata su questo lato immetteva nel salone di ingresso e da lì parte della prima rampa della scala quadrangolare progettata dal Bernini. La facciata verso la via quattro fontane sottolinea invece il rapporto di compenetrazione con la natura e scandisce con il suo doppio ingresso alle due ali la divisione dei due settori del palazzo, quello a nord abitato dal ramo secolare della famiglia, in origine da Taddeo nipote di Urbano VIII e dalla sua sposa Anna Colonna; la parte verso sud era invece abitata dagli ecclesiastici, i cardinali Barberini e da questa parte, all'ultimo piano, il Cardinal Francesco aveva collocato la sua celebre biblioteca. L'accesso principale da questo lato fu sottolineato solo dopo la costruzione del cancello e della cancellata, progetta dell'architetto Azzurri nel 1848 e realizzata nel 1865, con i grandi telamoni scolpiti da Adamo Tadolini. La Galleria Nazionale di Roma nasce ufficialmente nel 1893, dopo che alla collezione donata allo stato dieci anni prima dal principe Corsini si era aggiunta nel 1992 la collezione Torlonia di più recente costituzione. La nuova sede di palazzo Corsini risultò presto inadeguata quale sede della Galleria Nazionale, in particolar modo quando cominciarono ad affluire sempre più numerose le donazioni e gli acquisti statali. Il palazzo Barberini, privo delle collezioni fidecommissarie dei principi Barberini per vicende di divisioni familiari e per la malaugurata legge del 1934 che ne permetteva la dispersione, fu acquistato nel 1949 quale nuova sede dalla Galleria Nazionale d'Arte Antica, anche se era presente all'interno del palazzo il Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Con la nuova sistemazione del 1984 tutte le opere della collezione Corsini loro sede storica. Le opere pervenute con successive donazioni o acquisti sono ordinate nel Palazzo Barberini che, privo della collezione principesca originaria, si presenta come la sede dell'unica collezione dello Stato a Roma non pervenutaci con una fisionomia storica precisa, quindi idonea ad una sistemazione cronologica e didattica aperta a nuove acquisizione; quindi una Galleria Nazionale nel vero senso del termine, ordinata cronologicamente ma con la possibilità di inserire nel percorso acquisti e integrazioni, differente in questo dalla struttura definita delle collezioni storiche del panorama romano, e viceversa, di impianto molto più vicino ai grandi musei stranieri e come questi dotata al più presto di tutti i servizi. Le collezioni che devono ancora avere una definitiva sistemazione nel palazzo sono composte da 1445 dipinti e da 2067 oggetti di arte decorativa; il nucleo più rilevante è quello dei dipinti, che provengono da diverse collezioni e da diverse acquisizioni dello Stato e, sola in piccolissima parte, dalla collezione dei principi Barberini dispersa a seguito della legge del 1934. Nel complesso la collezione è ricchissima di capolavori, soprattutto dei secoli XVI e XVII. La maggior parte dei pittori sono rappresentati da opere particolarmente significative della loro produzione. La collezione dei dipinti va dal secolo XII, con l'immagine della "Vergine e Cristo" proveniente da S. Maria in Campo Marzio, prosegue con alcune croci del secolo XVII, opere di scuola giottesca, e con opere del secolo XV, fra le quali spicca il fondamentale dipinto di Filippo Lippi con la "Madonna in trono con Bambino", datato 1437, proveniente da Corneto Tarquinia, è inoltre presente una sufficiente panoramica dell'arte laziale. Più consistenti le collezioni del XVI secolo, fra le quali spicca per notorietà la "Fornarina" famoso ritratto dell'amante di Raffaello, oltre a dipinti di Andrea del Sarto, del Beccafumi, del Sodoma, del Bronzino, ad opere del Lotto, del Tintoretto, di Tiziano ed El Greco, per arrivare alla fine del secolo con la splendida "Giuditta che taglia la testa ad Oloferne" del Caravaggio e al grande Seicento con opere di Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona, Gaulli, Maratta. Il nucleo fondamentale della Galleria è formato dalle opere del secolo XVII; è questo il settore che meglio si lega alla decorazione del palazzo ed alla committenza originaria ed il più pertinente a documentare, assieme alle grandi decorazioni affrescate, uno dei momenti di maggiore splendore della città. Molto ben rappresentata è anche la pittura del Settecento, già esposta al secondo piano. Si articola in nuclei per scuole che danno un panorama completo e molto omogeneo per qualità, della pittura italiano del periodo, con in più un raro nucleo di dipinti francesi del Settecento provenienti dalla collezione del duca di Cervinara. La collezione di dipinti del Settecento si collega alla visita all'appartamento, fatto decorare nella seconda metà del secolo da Cornelia Costanza Barberini, che completa il panorama sul Settecento presente nel palazzo.
Via delle Quattro Fontane, 13 ( Piazza Barberini )
Tel. +39 06 32810
Aperto tutti i giorni, dalle 9 alle 19,
chiuso il lunedì, 1 gennaio, 25 dicembre
La biglietteria chiude mezz'ora prima.
Intero Euro 5, Ridotto Euro 2

 
 
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