ufficio del turismo viaggi vacanze gite musei monumentiufficio del turismo ristoranti alberghi monumenti cosa vedere dove dormire mangiare
Monumenti PRINCIPALI INTORNO A PIAZZA NAVONA
Piazza Navona

roma piazza navona vacanze viaggi turismo lazio Piazza Navona, la più bella piazza barocca di Roma, occupa la pista dell'antico Stadio di Domiziano, o Circus Agonalis, del quale ha conservato perfettamente la forma rettangolare allungata, con uno dei lati minori (quello settentrionale) curvo. Gli edifici circostanti sono fondati sulle gradinate della cavea. Lo Stadio fu fatto costruire da Domiziano forse già prima dell'86 d.C., per servire ai giochi atletici greci da lui particolarmente apprezzati, ma che i Romani non amavano, considerandoli immorali. L'edificio misurava 275 metri in lunghezza per 106 di larghezza. Due ingressi principali si aprivano al centro dei lati lunghi, mentre un altro era al centro del lato curvo. Da un calcolo effettuato sulla lunghezza dei gradini si è potuta ricostruire la cifra degli spettatori in circa 30.000. Il livello della piazza è attualmente sopraelevato di circa 6 metri rispetto a quello originario. I giochi sopra ricordati erano denominati agones e il toponimo della piazza deriva proprio da questo termine, per corruzione: da "agone" si fece "in agone", "innagone" e quindi "Navona". Intorno all'anno Mille, lo stadio era ancora interamente chiuso, con una sola via che correva lungo le attuali via di Pasquino e dei Canestrari, mentre la piazza si presentava divisa in piccoli orticelli con qualche casupola e la piccola, primitiva, chiesa di S.Agnese. La vita della piazza iniziò, però, solo nella seconda metà del XV secolo, allorché venne qui trasferito il mercato che da parecchi anni si teneva sulla piazza del Campidoglio, divenendo un punto fisso di vendita di ortaggi, carni e merci varie. Luogo di mercato e d'incontro, la piazza divenne anche il luogo delle feste e delle processioni, tanto più che era stata regolarizzata e "mattonata" nel 1485 (anche se la vera e propria selciatura avverrà soltanto nel 1488). Gli Spagnoli introdussero, nel 1579, la tradizione della processione del mattino di Pasqua con lo sparo dei mortaretti; qui, si rinnovarono quelle feste carnevalesche del Maggio romanesco che avevano già reso famosi Testaccio ed altri luoghi della città. Essenziale fu, per la miglioria e l'ornamento della piazza, l'impresa di Gregorio XIII Boncompagni (1572-85), che fece portare ben tre fontane, compreso un abbeveratoio, al servizio del mercato e degli animali da trasporto che vi affluivano. Ma la sorte più benigna per il destino della piazza venne decisa soprattutto dall'insediamento della famiglia Pamphilj, in particolare di Giovanni Battista Pamphilj, che divenne papa con il nome di Innocenzo X. Questi, grazie alle ingenti ricchezze accumulate, affidò a Girolamo Rainaldi la sistemazione della varie case, casette e palazzi acquistati dalla sua famiglia negli anni, che diedero vita all'imponente Palazzo Pamphilj, situato all'angolo con via del Pasquino. Mirabili affreschi di Pietro da Cortona, una galleria del Borromini e altre pregevoli opere d'arte adornano le belle sale del palazzo, divenuto sede dell'Ambasciata brasiliana sin dal 1961. Nel 1647, Innocenzo X fece innalzare nella piazza un obelisco, ritrovato sulla Via Appia nel Circo di Massenzio. Le iscrizioni in geroglifici, nelle quali appare il nome di Domiziano, provano che apparteneva, in origine, ad un altro monumento: si trovava, infatti, presso il Tempio di Iside (insieme a quello di piazza della Rotonda, quello in viale delle Terme di Diocleziano e in piazza della Minerva), poi trasferito da Massenzio nel suo Circo. L'obelisco, di granito e alto 16,54 metri, doveva servire ad ornare la Fontana dei Fiumi, il capolavoro del Bernini. Il progetto, in un primo momento, fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo Bernini, allora in disgrazia presso il papa, o meglio, presso Donna Olimpia, riuscì a riguadagnare il favore della potente donna ed a soppiantare il rivale con uno stratagemma: fece pervenire ad Olimpia, la cognata del pontefice, allora conosciuta come la "Pimpaccia di piazza Navona" per le sue intemperanze ed il carattere non certo agevole, un modellino d'argento della fontana. Il pontefice, vedendo "per caso" il modellino, ne rimase entusiasta e trasmise l'ordine a Bernini. Secondo fonti dell'epoca, il modello piacque perché era fuso in argento e, soprattutto, perché fu lasciato in regalo all'avida "Pimpaccia". La fontana fu inaugurata nel 1651 e fu pagata con i proventi di alcune tasse impopolari sul pane, sul vino e su analoghi generi di consumo. Il monumento è uno dei più belli e famosi della Roma barocca e rappresenta i quattro grandi fiumi allora conosciuti, il Gange, il Nilo, il Danubio e il Rio della Plata, con altrettante statue giganti. Il Nilo ha la testa velata perché le sue sorgenti erano allora sconosciute; per il popolo, invece, esprimeva il disprezzo di Bernini per la vicina chiesa di S.Agnese in Agone, progettata dal suo rivale Borromini, mentre il braccio alzato, a protezione della testa, nella figura del Rio della Plata, esprimeva il timore ironico dell'artista che la chiesa potesse crollare. Tali dicerie sono però destituite da ogni fondamento perché Bernini completò la fontana prima che Borromini iniziasse la chiesa. Lo stemma araldico del papa, la colomba con il ramo d'olivo, decora la roccia piramidale dell'obelisco e simboleggia il potere divino che scende come raggio solare lungo i quattro angoli dell'obelisco fino alla roccia, che ricorda la materia informe, il caos. Secondo l'iscrizione voluta da Innocenzo X, il monumento intende magnificamente offrire "salubre amenità a chi passeggia, bevanda a chi ha sete, esca a chi medita".

S. Agnese in Agone

roma sant'agnese in agone vacanze viaggi turismo lazio Questa chiesa è certo nota a tutti i romani e non, costituendo l'edificio di maggior spicco su piazza Navona, ma forse spesso sfuggono i legami strettissimi tra piazza, fontane, chiesa e palazzo. Basti pensare che la chiesa in realtà non sarebbe altro che la gigantesca "cappella di famiglia" di Casa Pamphili, che abitava infatti il palazzo adiacente, ora sede dell'ambasciata del Brasile.
In verità sul luogo di culto dedicato alla veneratissima martire romana esisteva qui fin dall'VIII secolo, insediato tra le rovine dello stadio di Domiziano (del quale piazza Navona ripropone le forme e su cui resti insistono le cantine di tutti gli edifici della piazza, chiesa compresa) nel luogo dove la tradizione vuole che la santa fosse esposta nuda alla gogna e i suoi capelli prodigiosamente la ricoprissero.
La situazione del luogo cambia radicalmente quando ascende al soglio pontificio Innocenzo X Pamphili e si accinge a creare per se e per la sua famiglia una sorta di piazza-cortile su cui affacciasse un proprio palazzo ed una propria chiesa, sulla falsariga di quanto avevano gia fatto i Farnese e i Barberini. A questa volontà di grandezza pontificia è dovuto l'assetto della piazza, progettato da Carlo e Girolamo Rainaldi intorno al 1652, con la demolizione di numerosi edifici sull'area della piazza e l'accorpamento e rifacimento di altri per la costruzione dell'attuale palazzo Pamphili. Accanto a questo fu iniziata dai Rainaldi la costruzione di una grande chiesa a croce greca in sostituzione dell'antica cappella di S. Agnese. Ma le lentezze e le incertezze dei Rainaldi spazientirono il pontefice e soprattutto la di lui influentissima cognata Donna Olimpia, odiatissima dal popolo che le attribuiva, oltre ad una smodata avidità, un nefasto ascendente sul pontefice. Ella brigò, a quanto sembra, per far affidare l'incarico nel 1653 al Borromini. Questi non potè fare a meno di conservare per l'interno l'impianto dei Rainaldi modificando invece la facciata, resa concava, in tre parti di cui la centrale aggettante, con l'effetto di far risaltare maggiormente la cupola, che sembra molto più incombente sulla facciata di quanto non sia in realtà. Con la morte del pontefice gli eredi Pamphili, che erano a loro volta scontenti del "difficile" carattere dell'architetto ticinese, lo esonerarono dall'incarico, e la chiesa venne di nuovo completata da Carlo Rainaldi sotto la supervisione di una commissione di architetti, realizzando la lanterna e i campanili e completando al chiesa nel 1672. Negli stessi anni il Bernini, rientrato nelle grazie di papa Pamphili. erigeva la fontana dei Fiumi, da cui la notissima storiella del "dialogo" delle sculture dei Fiumi con la statua di S. Agnese alla sommità della facciata borrominiana. Questa rassicura, con la mano sul petto, che l'edificio non crollerà, di fronte ai gesti di sgomento delle statue della fontana. Interpretazione fantasiosa, ma che da secoli fa parte dell'aneddotica popolare romana. L'interno della chiesa da un'impressione di vastità a causa della luce che si diffonde dalle finestre della cupola. La decorazione è ricca di stucchi dorati e di marmi pregiati, e nelle due cappelle della crociera sono impiegate colonne di verde antico provenienti da S. Giovanni in Laterano, qui collocate in seguito alla ristrutturazione borrominiana della basilica.
La cupola fu affrescata da Ciro Ferri (1689), i pennacchi dal Baciccia (1665). Sugli altari, al posto dei quadri, pale marmoree e statue, tutte di mano dei principali allievi del Bernini. E' da notare il modesto monumento funebre di Innocenzo X, collocato sopra la porta d'ingresso. Lo stesso pontefice, da vivo, poteva assistere non visto alla messa, da una finestra di una stanza del suo appartamento privato in palazzo Pamphili, aperta nel tamburo della cupola, appartamento tuttora conservato (le sale del piano nobile del palazzo sono cortesemente visitabili da chi ne faccia richiesta anticipata all'ambasciata).
Una scala conduce al sotterraneo, antico oratorio medioevale sorto sul luogo del martirio della santa. Sull'altare, il Miracolo dei capelli di S. Agnese, bel rilievo marmoreo di Alessandro Algardi (1653).
Ricordiamo per ultimo, che le campane della chiesa provengono dalla cattedrale di Castro, principato farnesiano nel Viterbese che fu distrutto da papa Pamphili.

Palazzo Pamphili

roma palazzo pamphili in piazza navona vacanze viaggi turismo lazio Venne costruito per la famiglia Pamphilj da Gerolamo Rainaldi, il quale vi conglobò le case ereditarie, quelle vicine dei Mellini e di altri, oltre alla chiesetta esistente sul luogo del martirio di S. Agnese. I lavori durarono dal 1644 al 1650. Fu donato da Innocenzo X Pamphilj alla cognata Olimpia Maidalchini, antipaticamente nota come la "Pimpaccia di piazza Navona" o la "olim Pia" (una volta pia).
Attualmente è sede dell'Ambasciata del Brasile.

S. Luigi dei francesi

roma san luigi dei francesivacanze viaggi turismo lazio Se questa chiesa è nota a pressoché tutti, romani e non, lo è per la presenza delle celeberrime tre tele del Caravaggio nella cappella Contarelli, a giusto titolo. Ma la chiesa è in realtà uno scrigno di preziose opere d’arte che spesso vengono obnubilate dalla presenza dei capolavori del Merisi.
Chiesa nazionale della comunità francese a Roma, ne fu iniziata la costruzione nel 1518. La costruzione peraltro procedette molto a rilento, finché la spinta decisiva venne da Caterina de’ Medici, regi­na di Francia, che donò alla chiesa diverse proprietà della famiglia nelle vicinanze, completandola nel 1589.
La facciata fu eseguita da Domenico Fontana su progetto di Gia­como Della Porta, in travertino, a due ordini, con nicchie in cui so­no statue. L’interno è a tre navate, divise da pilastri su cui poggiano archi, e tutto l’insieme è pervaso da una calda luce dovuta anche al ricco rivestimento in marmi pregiati e stucchi eseguito da Antoi­ne Derizet tra il 1756 e il 1764. Al centro della volta un affresco con la Gloria di S. Luigi, opera di Charles-Joseph Natoire. Addossato a un pilastro è un pulpito ligneo con pannelli dipinti del XVI-XVII secolo, assai raro per Roma. Sopra la porta d’ingresso un organo del XVIII secolo; sul pilastro di fronte alla prima cappella destra monumento commemorativo dei soldati francesi caduti in difesa del pontefice nel 1849, 1860 e 1867.
La seconda cappella destra, di S. Cecilia, presenta all’altare una copia di Guido Reni del notissimo quadro di Raffaello raffigurante S. Cecilia e altri santi, ora a Bologna. Nel 1614 Domenico Zampie­ri, detto il Domenichino, eseguì le Storie di S. Cecilia affrescate alle pareti, realizzando uno dei suoi capolavori, tra le più splendide opere del classicismo romano del primo Seicento, per valori croma­tici, disegnativi e compositivi. La quarta cappella, di S. Remigio, ha sull’altare il Giuramento di Clodoveo, opera di Jacopino del Conte, alle pareti affreschi con Storie di S. Remigio, a sinistra di Siciolante da Sermoneta, a destra e sulla volta di Pellegrino Tibaldi, un altro splendido insieme questa volta del Manierismo maturo.
Nella quinta cappella sono numerose memorie di artisti e studiosi francesi che hanno vissuto e operato a Roma, segue la sagrestia con begli armadi settecenteschi. Dietro l’altare maggiore una grande Assunzione di Francesco Bassano il Giovane, mentre il presbiterio fu ricostruito nel Settecento, nell’ambito dei lavori condotti dal Derizet.
La quinta cappella sinistra, Contarelli, ha sulla volta affreschi del Cavalier d’Arpino, eseguiti a partire dal 1591. L’artista si era impegnato a completare la decorazione della cappella, ma nel 1599 non avendo assolto all’impegno, fu sostituito dal Caravaggio che nel 1600 eseguì le tre tele con la Vocazione di S. Matteo a sinistra S. Matteo e l’Angelo al centro, e il Martirio di S. Matteo a destra Poiché il S. Matteo e l’Angelo non era stato giudicato conveniente ne eseguì nel 1602 un’altra versione, che è quella odierna, mentre la precedente tela finì nella collezione del marchese Giustiniani (il cui palazzo, nelle vicinanze, è diventato oggi la residenza del presi­dente del Senato), poi nel 1815 nelle collezioni reali prussiane a Ber­lino, dove finì distrutta nel 1945 per eventi bellici.
Nella quarta cappella sinistra, dell’Immacolata Concezione, alla parete sinistra l’Adorazione dei Magi di Giovanni Baglione; la ter­za, di S. Luigi, è una scenografica creazione tardobarocca. Nella seconda, di S. Nicola, all’altare, Miracolo di S. Nicola, pala di Gi­rolamo Muziano.
Uscendo dalla chiesa, a destra di questa, il palazzo di S. Luigi, di origine cinquecentesca; venne ricostruìto nel 1709-1716 in belle forme tardobarocche da Carlo Francesco Bizzaccheri; la facciata principale prospetta su via S. Giovanna d’Arco.

 
Chiesa Nuova

roma chiesa nuova vacanze viaggi turismo lazio Costruita nel 1575 dopo il riconoscimento del suo ordine su iniziativa del fondatore Filippo Neri sul luogo di una chiesa più remota del XII sec., da cui deve l'appellativo di "Nuova"
Il nome ufficiale è Santa Maria in Vallicella e contiene un riferimento ad un avvallamento localizzabile nella zona, forse l'antico Tarentum, bassura consacrata agli dei degli inferi a causa delle fiamme e delle esalazioni che ne sarebbero promanate. La Chiesa venne eretta con l'aiuto di papa Gregorio XIII e di importanti famiglie romane ammirate dall'ardore dell'apostolato di Filippo, chiamato bonariamente "Pippo buono".
La sua associazione era dedita alla lotta dell'analfabetismo e alla diffusione della dottrina cattolica attraverso nuovi metodi quali l'istruzione ai fanciulli, il pellegrinaggio e i canti liturgici in lingua popolare al posto del latino.
Il progetto interno della chiesa è di Martino Longhi il Vecchio, la facciata, del 1605, è di Fausto Rughesi. La pianta è a croce greca. Il modello segue la chiesa del Gesù con una grande navata centrale affiancata da cappelle intercomunicanti. La cupola è priva di tamburo. L'interno è riccamente decorato.
Sul soffitto è uno splendido affresco di Pietro da Cortona "Visione di san Filippo Neri durante la costruzione della chiesa", di Pietro da Cortona anche gli affreschi dei pennacchi della cupola e dell'abside.
Sopra l'altare maggiore e intorno ad esso sono tre grandi dipinti di Rubens dell'inizio del Settecento, testimonianza del soggiorno di questo grande pittore fiammingo a Roma. Nel braccio destro del transetto pala d'altare con "Incoronazione di Maria" del Cavalier d'Arpino, alla parete uno dei più begli organi esistenti al mondo del XVIII sec. Nel braccio sinistro è la cappella di S. Filippo Neri, ornata riccamente di bronzi , marmi e madreperla, i dipinti del Pomarancio mostrano i miracoli del santo. Sopra l'altare un mosaico riproduce l'immagine originale del santo di Guido Reni. Il corpo di San Filippo Neri è in un'urna sotto l'altare con una maschera d'argento sul viso. Una porta secondaria conduce alla Sagrestia una delle più belle di Roma, con soffitto decorato da Pietro da Cortona, sull'altare è la statua di S. Filippo e gli Angeli di Alessandro Algardi.

S. Maria della pace

roma santa maria della pace vacanze viaggi turismo lazio S.Maria della Pace, situata in via della Pace, sorge in luogo dell'antica S.Andrea de Acquarenariis, il cui nome deriva dai numerosi venditori di acqua presenti nella zona. La leggenda narra che nel 1480 un'immagine della Vergine posta sotto il portico (oggi situata sull'altare) fu colpita da un sasso lanciato da un soldato ubriaco e che questa si mise a sanguinare. Il papa Sisto IV, informato dell'accaduto, si recò personalmente sul luogo e fece cambiare il nome della chiesa in S.Maria della Virtù, promettendo di rimediare allo stato fatiscente dell'edificio. Così avvenne nell'anno 1482 e i lavori terminarono due anni dopo sotto Innocenzo VIII: la chiesa venne chiamata S.Maria della Pace, per commemorare la conclusa pace di Bagnolo, l'atto che poneva fine alla guerra che lo Stato Pontificio e Venezia avevano condotto contro il Regno di Napoli. Il progetto della nuova chiesa fu affidato all'architetto Baccio Pontelli mentre nei primi anni del 1500 il Bramante realizzò il chiostro e il convento annessi. Il chiostro, in particolare, segnò un armonico rinnovamento nella costruzione delle logge: alle quattro arcate del pianterreno, tutte rette da pilastri dorici su cui sono addossate paraste ioniche, corrisponde nella loggia superiore una duplicazione degli elementi portanti, dove pilastri compositi si alternano a colonne corinzie che cadono in asse con le chiavi degli archi sottostanti, creando otto aperture per lato, sopra le quali un architrave prende il posto degli archi a tutto sesto. I due ordini sono separati dall'iscrizione dedicatoria che corre lungo la trabeazione: "DEO OPT MAX ET DIVE MARIE VIRGINI GLORIOSE DEIPARE CANONICIS QZ REGULARIBUS CONGREGATIONIS LATERANENSIS OLIVERIUS CARRAPHA EPS HOSTIENSIS CARD NEAPOLITAN PIE AFUNDAMENTIS EREXIT ANNO SALVATIS CRISTIANE MDIIII", ossia "Oliviero Carafa vescovo di Ostia e cardinale di Napoli eresse dalle fondamenta a Dio Ottimo Massimo e alla divina Maria Vergine gloriosa madre di Dio per i Canonici Regolari della Congregazione Lateranense nell'anno della salvezza cristiana 1504". I riferimenti al cardinale sono diffusi un pò ovunque con altre iscrizioni incise sui fregi dei portali o con il suo emblema, sormontato dal cappello cardinalizio, scolpito sui pilastri angolari del pianterreno. La cupola fu aggiunta solo nel 1524 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane. Nel 1656 venne realizzata la splendida facciata convessa preceduta dal pronao semicircolare per volontà di Alessandro VII Chigi e per opera di Pietro da Cortona. L'interno quattrocentesco è a navata unica ed ospita le quattro Sibille di Raffaello e i quattro Profeti del suo allievo Timoteo Viti, dipinti per il banchiere Agostino Chigi nel 1514.

S. Agostino

roma chiesa di sant'agostino vacanze viaggi turismo lazioLa chiesa di S.Agostino, situata nell'omonima piazza, fu iniziata nel 1479 da Giacomo da Pietrasanta e Sebastiano da Firenze per conto del cardinale D'Estouteville e fu terminata nel 1482: la peculiarità sta nel fatto che la facciata utilizza il travertino proveniente dal Colosseo. L'interno, a croce latina, è suddiviso in tre navate. Fu la prima chiesa di Roma ad avere una cupola; rimodernata dal Vanvitelli nel 1760 e decorata dal Gagliardi nel 1856, la chiesa conserva illustri monumenti e pitture, tra cui la famosa Madonna del Parto, a lungo ritenuta una statua romana di Agrippina con il piccolo Nerone in braccio, mentre è superba fattura di Jacopo Tatti detto il Sansovino. È forse la più venerata della Madonne romane, traboccante di ex voto di ogni genere. In un sarcofago di verde antico riposa S.Monica, madre di S.Agostino, morta ad Ostia nel 387 e qui trasportata: l'opera viene attribuita ad Isaia da Pisa. L'altare maggiore è sicuramente di Gian Lorenzo Bernini ed ospita una Madonna bizantina. Un'altra statua che in passato fu celeberrima fuori e dentro Roma è la S.Anna di Andrea Sansovino, che un tempo era nella navata maggiore e che ora si trova nella seconda cappella a sinistra: nel giorno di S.Anna tutti i poeti di Roma venivano ad appendere intorno al simulacro i loro componimenti poetici, che si conservano ancora in un volume conservato nella chiesa. Altrettanto famoso è il quadro del Caravaggio Madonna dei Pellegrini, che la leggenda vuole dipinto dal tormentato pittore lombardo quando si rifugiò nella chiesa per sfuggire all'arresto ed alla condanna perché aveva ucciso con un colpo di mazza, a piazza Navona, il padre di una ragazza da lui sedotta. Nella chiesa, oltre a quella di S.Monica già accennata, vi sono altre sepolture illustri, ma è curioso che insieme alle venerate spoglie di santi e cardinali vi giacessero anche le salme di famose cortigiane di alto bordo, come Fiammetta, amante preferita di Cesare Borgia (che abitava nella vicina via dei Coronari), Giulia Campana con le figlie, Penelope e la celebratissima Tullia d'Aragona.

Palazzo Madama

roma palazzo madama vacanze viaggi turismo lazio Palazzo Madama si trova nell'omonima piazza. Il primo nucleo del palazzo risale alla fine del XV secolo, quando il vescovo di Chiusi, Sinulfo di Castell'Ottieri, tesoriere di Sisto IV, si costruì un palazzetto. Morto Sinulfo nel 1503, il palazzo fu acquistato da Giovanni de' Medici (poi Leone X), rimanendo in proprietà di questa nobile famiglia finché arrivò nelle mani di Margarita d'Austria, vedova di Alessandro de' Medici e poi moglie di Ottavio Farnese. Margarita si conquistò, in breve, la simpatia e l'affetto dei romani che la chiamarono "Madama": tale appellativo restò, poi, legato al palazzo. Tornato in possesso dei Medici, il palazzo venne ricostruito, com'è attualmente, dal Cigoli e dal Marucelli, che ornarono il palazzo della sontuosa facciata barocca, delle ricche finestre e del portale con balcone. Passò per eredità in possesso dei Lorenesi e, poi, fu acquistato, nel 1750, da Benedetto XIV che vi allogò la Corte Criminale. L'ultimo papa e proprietario fu Pio IX, che destinò il palazzo a sede del Ministero delle Finanze e delle Diligenze pontificie: in questa occasione, dal balcone centrale si effettuava l'estrazione del Lotto, che prima aveva luogo in palazzo Montecitorio. Nel 1870 il palazzo fu scelto come sede del Senato del Regno d'Italia, divenuto poi della Repubblica. La facciata barocca su piazza Madama è stata definita "pittoresca", quasi realizzata da un pittore per quel suo aspetto più ricco di elementi pittorici e decorativi che di strutture architettoniche di un certo rilievo. Il cornicione appare "sovraccarico", "bizzarri" i comignoli, anche se pregevole il disegno delle finestre. L'elegante cortile d'onore, a cui si accede dal portale arricchito da due colonne corinzie e dall'architrave che reca una pelle leonina, ha sul lato di ingresso cinque arcate su sei colonne con capitelli scanalati.

S. Ivo

roma chiesa di sant'ivo vacanze viaggi turismo lazio La chiesa, in origine, fu una cappella voluta da papa Leone X perché servisse da luogo di culto per l'Università, dedicata ai Ss.Leone e Fortunato. Fu demolita per ordine di Gregorio XIII e gli uffici trasferiti nella dirimpettaia S.Giacomo degli Spagnoli. Nel 1594, però, fu riedificata provvisoriamente finché, nel 1642, si iniziò la costruzione di una chiesa stabile. Da un documento dell'epoca è possibile stabilire che fu proprio il Bernini a volere che il suo futuro gran rivale Borromini compisse la fabbrica, nel 1660. L'opera fu commissionata da papa Urbano VIII Barberini: difatti, il motivo ricorrente di tutta l'opera è l'emblema araldico di casa Barberini, l'ape. La pianta della chiesa ha la forma di ape, tutto il suo corpo è una grossa ape e la spirale, originalissima, della lanterna, sormontata da una croce, è il pungiglione dell'insetto barberiniano (il campanile in dettaglio nella foto qui a destra). La chiesa, inoltre, presenta le colombe ed i monti, caratteristici di casa Chigi, perché papa Alessandro VII completò, seppur in minima parte, l'opera. Vista da vicino, questa chiesa di Borromini risulta molto emozionante: basata su un disegno in pianta di estrema complessità e ricchezza, presenta in alzato una successione senza pause di superfici concave e convesse. S.Ivo, una delle più belle chiese barocche di Roma, assunse tale nome perché gli avvocati concistoriali, che ne avevano patrocinata la costruzione, vollero fosse dedicata anche al loro santo protettore e di conseguenza, il nome intero della chiesa fu dei Ss.Leone, Ivo e Pantaleo, quest'ultimo aggiunto in un secondo momento. Chiusa nel 1870, la chiesa fu ridotta a magazzino di libri della biblioteca Alessandrina finché nel 1926 fu riaperta al culto e solennemente riconsacrata. Mancavano però i "babuini", le dodici statue degli Apostoli poste in origine nei nicchioni interni, così brutte da meritare ampiamente il soprannome dato loro dai romani, sempre pronti a rimarcare la più piccola inezia e che furono deposte alla metà del 1700. La chiesa si erge nel piccolo cortile del palazzo della Sapienza, sede dell'antica Università di Roma, fondata da papa Bonifacio VIII nel 1303 e che ebbe qui sede dal tempo di Eugenio IV (1431-1447) fino al 1935, quando fu trasferita al Macao nella piacentina "Città Universitaria". Oggi l'edificio è adibito ad Archivio di Stato e nel suo insieme porta la firma dell'architetto Giacomo Della Porta.

Palazzo Massimo alle colonne

Si tratta di un complesso costituito da tre edifici che sorge sull'Odeon di Domiziano. Palazzo Massimo alle Colonne si affaccia su corso Vittorio Emanuele II con la sua tipicissima facciata porticata di andamento curvilineo. Venne ricostruito nel 1532 dal Baldassarre Peruzzi dopo l'incendio del sacco di Roma. All'interno del palazzo (non visitabile), oltre ad una serie di bellissimi cortili e sontuosi ambienti, si trova un magnifico soffitto affrescato di Daniele da Volterra : Vita di Fabio Massimo, il condottiero romano, presunto antenato della nobile famiglia che vi abita. Palazzo di Pirro forma oggi un'unica dimora assieme a Palazzo Massimo alle Colonne, venne ricostruito nel 1530 da un allievo di Antonio da Sangallo. Deriva il suo nome da una statua di Marte, erroneamente ritenuta di Pirro, trovata negli scavi di fondazione. Palazzo istoriato sorge nella bellissima quanto raccolta Piazza dei Massimi, in un angolo segreto in cui giganteggia una delle colonne dell'Odeon romano. Il palazzo fu costruito nel Quattrocento e poi restaurato da Baldassarre Peruzzi. Nel 1523, per celebrare le nozze di Angelo Massimo con Antonietta Planca Incoronati, la sua facciata fu decorata con pitture monocrome dal Volterra.E uno dei gioielli di architettura storica di Baldassare peruzzi
Venne costruito al culmine del Rinascimento dal Peruzzi, uno dei più grandi architetti dell’epoca, sul posto in cui sorgeva l’antico Odeon dell’Imperatore Domiziano. La facciata convessa del palazzo segue la forma semicircolare del teatro del I secolo d.C. Il nome gli deriva dal bel portico, con sei colonne doriche.
Ogni 16 marzo il palazzo è aperto ai visitatori per commemorare, nella cappella di famiglia al secondo piano, la miracolosa guarigione di Paolo Massimo, risuscitato nel 1583 ad opera di S. Filippo Neri.

 
ufficio turismo viaggi vacanze gite escursioni passeggiate
Roma - Orientamento
turismo turisti viaggiare cosa vedere dove dormire mangiare alberghi hotel ristoranti bed breakfast ostelli
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
ufficio turismo viaggi vacanze gite escursioni passeggiate
Roma - La citta'
turismo turisti viaggiare cosa vedere dove dormire mangiare alberghi hotel ristoranti bed breakfast ostelli
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
ufficio turismo viaggi vacanze gite escursioni passeggiate
Roma - Ricettivita'
turismo turisti viaggiare cosa vedere dove dormire mangiare alberghi hotel ristoranti bed breakfast ostelli
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
ufficio turismo viaggi vacanze gite escursioni passeggiate
turismo turisti viaggiare cosa vedere dove dormire mangiare alberghi hotel ristoranti bed breakfast ostelli
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman