ufficio del turismo viaggi vacanze gite musei monumentiufficio del turismo ristoranti alberghi monumenti cosa vedere dove dormire mangiare
ufficio turismo viaggi vacanze gite escursioni passeggiate
destinazioni
turismo turisti viaggiare cosa vedere dove dormire mangiare alberghi hotel ristoranti bed breakfast ostelli
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
avvertimenti e pericoli per chi viaggia situazioni rischiose
!!attenzione!!
paesi da evitare consigli per la sicurezza viaggiare sicuri
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
vacanze vacanza viaggi viaggio viaggiare gita gite weekend fine settimana itinerari
informazioni turistiche ufficio del turismo monumenti musei alberghi bed breakfast ostelli ristoranti pizzerie agriturismi
cosa vedere dove andare cosa fare tempo libero shopping arte cultura turismo
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
 
ufficio turismo viaggi vacanze gite escursioni passeggiate
turismo viaggi vacanze gite musei monumenti parchi VICENZA turismo viaggi vacanze gite musei monumenti parchi
turismo turisti viaggiare cosa vedere dove dormire mangiare alberghi hotel ristoranti bed breakfast ostelli
Vicenza è principalmente Andrea Palladio con il suo Teatro Olimpico, la Basilica Palladiana, gli splendidi Palazzi e le Ville patrizie, fra tutte "La Rotonda".
La città e i suoi palazzi sono entrati a far parte, da qualche anno, del World Heritage List dell'UNESCO. Sono, cioè, patrimonio mondiale.
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche storia arte cultura tradizioni feste sagre fiere appuntamenti eventi vicenza
storia
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche storia arte cultura tradizioni feste sagre fiere appuntamenti eventi vicenza
Vicenza è una fra le più antiche città del Veneto, ma la sua storia anteriore alla dominazione romana è poco nota. Sembra che sia stata fondata dagli Euganei: certo è che i Galli la tennero, poi, in loro dominio fino al 157 a.C., anno in cui fu annessa a Roma e chiamata Vicetia o Vincentia. Durante l'impero, prosperò sotto Adriano. Fù devastata poi dai Barbari, ma risorse coi Goti e fiorì sotto i Longobardi e i Franchi. Nel 1001 divenne principato vescovile; mosse varie guerre alle città vicine dal XII al XIV secolo e cadde di signoria in signoria, finchè nel 1404 si diede a Venezia.Il Cinquecento fu; il suo secolo d'oro.Il Patriziato ricco,che già nel periodo della Rinascenza aveva cominciato ad edificare bei palazzi, nel secolo XVI arricchì la città di magnifici monumenti architettonici dovuti in gran parte,ad Andrea Palladio,uno fra i piu grandi architetti del 500 ed ai suoi discepoli e continuatori.
Dopo il periodo napoleonico, Vicenza passò all'Austria nel 1813; insorse nel 1848 e i vicentini opposero eroica resistenza a Monte Berico. Nel 1866 fu unita al Regno d'Italia.
Città di retrovie durante la prima guerra mondiale, soffrì bombardamenti aerei: la bandiera del Comune, già fregiata di medaglia d'oro nel 1848, ebbe le croci di guerra italiana e francese.
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche storia arte cultura tradizioni feste sagre fiere appuntamenti eventi vicenza
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche storia arte cultura tradizioni feste sagre fiere appuntamenti eventi vicenza
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei chiese palazzi cosa vedere dove andare
Monumenti
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei chiese palazzi cosa vedere dove andare
Basilica Palladiana

vicenza basilica palladiana o palazzo della ragione Conosciuta anche come Palazzo della Ragione, la Basilica è monumento simbolo della città di Vicenza. Il primo nucleo del palazzo venne costruito nella metà del XV secolo unificando edifici più antichi: il "Palatium Vetus" ed il "Palatium Communis".
Alla fine del Quattrocento, si pensò di dare nuovo volto alla fabbrica e di creare spazi coperti per il mercati che si svolgevano attorno ad essa. L'architetto Tommaso Formenton progettò delle logge, che avrebbero dovuto circondare l'edificio. Vennero costruite e diedero al palazzo, un'immagine nuova, simile a quella dell'omonimo edificio di Padova.
L'errata costruzione delle nuove strutture portò ad un loro crollo solo due anni dopo il completamento, aprendo il problema del rifacimento. La risoluzione non arrivò molto presto anche se furono interpellati grandi artisti da Sebastiano Serlio a Michele Sanmicheli, a Giulio Romano.
Cinquant'anni trascorsero prima che fosse scelto il progetto di Sandrea della Gondola in seguito conosciuto come il Palladio. Egli progettò delle logge formate dal susseguirsi di un medesimo modulo architettonico: la finestra serliana.

Villa "La Rotonda"

vicenza villa la rotonda vacanze turismo viaggi venetoFu iniziata subito dopo il 1550 da A. Palladio e definitivamente compiuta nei primi del '600 da Vincenzo Scamozzi. Consiste in quattro progetti che ripropongono l'identica soluzione di un pronao civico apposto alle facce laterali di un cubo rigorosamente geometrico. All'interno, nelle quattro sale d'angolo, fastosi caminetti decorati da B. Ridolfi; pitture di A. Maganza, L. Dorigny, B. Aviani. La Rotonda, che ha parco e giardino, è da considerare la Villa più notevole del Palladio.
Orario:
visita esterna: martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00; venerdì, sabato e domenica: apertura in base alla disponibilità del personale.
Visita interni: mercoledì dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00.
Apertura: dal 15 marzo al 4 novembre

Casa Cogollo "Del Palladio"

vicenza casa cogollo del palladio vacanze turismo viaggi veneto Questo palazzetto, che la tradizione vuole essere la casa di Palladio ma ove in realtà non abitò mai, è opera attribuita allo stesso architetto che la ideò tra il 1560 ed il 1570 per il notaio Pietro Cogollo.
La facciata presenta tre piani: quello inferiore è caratterizzato da una finestra serliana, da colonne ioniche e da due Vittorie poste ai lati dell'arco.
Il piano nobile è delimitato da due finestre e da altrettante paraste di ordine corinzio. La superficie centrale, come quella dell'attico, un tempo era decorata da affreschi di Gian Antonio Fasolo.
Della tripartizione della facciata, sottolinea Remo Schiavo, "si noti il graduale aggetto dei piani: forte e pulsante il piano terra ove l'arco con le due aperture forma una ideale serliana, più lieve al nobile, del tutto assente nella parte sommitale".

Loggia del capitaniato

vicenza loggia del capitaniato vacanze turismo viaggi veneto La loggia, progettata da Andrea Palladio nel 1571, prese il posto di un edificio tardomedioevale già destinato a residenza del Capitanio cittadino, la massima autorità veneziana a Vicenza.
La fabbrica attuale si presenta con una bicromia creata dal rosso del mattone e dal bianco della pietra e degli stucchi. Infatti, a differenza di altre costruzioni, Palladio non ne aveva previsto l'intonacatura.
La facciata presenta tre intercolumnii delimitati da quattro semicolonne giganti che racchiudono gli archi inferiori e le finestre del piano nobile. Le decorazioni, sul fronte principale, rappresentanti delle figure che versano dell'acqua, simboleggiano i fiumi. Sulla trabeazione si legge l'iscrizione "JO. BAPTISTAE BERNARDO PRAEFECTO", ricordante il capitanio Bernardo artefice della costruzione.
Il palazzo gira in contrà del Monte e la facciata modifica i moduli architettonici: scompaiono le semi colonne giganti e ne appaiono quattro di dimensione minore. Negli intercolumni laterali sono collocate due statue allegoriche che ricordano la grande vittoria di Lepanto del 1571. Sulla base si legge una duplice iscrizione latina "PALMAM GENUERE CARINAE" e "BELLI SECURA QUIESCO".
Il significato è da comprendersi interpretando le due figure: la prima rappresenta la Dea della Vittoria Navale, mentre la seconda la Pace ormai ottenuta. Il piano superiore presenta altre quattro statue: la prima, verso la piazza, è la Virtù secondo il significato classico; la seconda, di misura minore, la Fede; la terza, simile alla precedente, la Pietà; la quarta, di grandezza uguale alla prima, l'Onore.
L'interpretazione di questi simboli è sufficientemente chiara: la virtù e l'onore seguono la fede e la Pietà ottengono la Vittoria e la Pace. Venezia ha vinto i Turchi unendo questi valori.
L'interno della Loggia propone un armonioso spazio caratterizzato da nicchie e colonne. Il salone superiore ora adibito a sala consiliare è arricchito da affreschi cinquecenteschi provenienti da una villa dei da Porto.

Loggia Valmarana

vicenza la loggia valmarana vacanze turismo viaggi veneto La palladiana Loggia dei conti Valmarana si affaccia sull'acqua della Seriola che attraversa il giardino omonimo. Il parco, ora di proprietà comunale, venne aperto sin dal 1592 al pubblico per volontà del proprietario Leonardo Valmarana.
Un tempo era strutturato secondo gli schemi geometrici del giardino all'italiana come testimoniano varie fonti tra cui un'incisione settecentesca di Cristofaro Dall'Acqua. La loggia esastila di ordine dorico è coronata da un frontone triangolare.
È un pregevole esempio di fabbrica realizzata da un artista attento all'insegnamento di Andrea Palladio e, sembra, dallo stesso Leonardo Valmarana. Sul lato occidentale del giardino si eleva dall'acqua una seconda loggia ideata da Baldassarre Longhena nel XVII secolo ed un tempo ornata di statue di Orazio Marinali.

Palazzo Barbaran da Porto

vicenza palazzo barbaran da porto vacanze turismo viaggi veneto Il palazzo voluto dal conte Montano Barbaran sta vivendo un nuovo splendore dopo un lungo restauro.
L'edificio ospiterà le sedi delle Soprintendenze, il Centro Internazionale di Architettura "Andrea Palladio" ed un museo dedicato alla figura ed all'opera di Andrea Palladio con una sezione in cui verrà applicata la realtà virtuale alla ricostruzione storico-artistica.
Palladio lavorò a questa costruzione contemporaneamente alla pubblicazione del suo trattato (1569-70) come rammenta egli stesso.
La facciata solenne è arricchita da un duplice ordine ionico (fascia inferiore) e corinzio (fascia superiore) e da decorazioni ai lati delle finestre del piano nobile. Anche le sale interne del pianterreno ed il salone sono decorati da ricchi stucchi.
L'attico è caratterizzato da finestre quadrate e pilastrini. L'assimmetria della facciata è causata, nota Martin Kubelik, dal fatto che il proprietario acquistò in un secondo momento un'ulteriore area sufficiente per costruire altri due intercolmnni. Anche costruendo questo palazzo, Palladio seppe adattarsi e rispettare il sito e la rete viaria esistente a scapito dell'ortogonalità delle strutture.

Palazzo Chiericati

vicenza palazzo chiericati vacanze turismo viaggi veneto Il palazzo venne ideato da Palladio nel 1550 ed è universalmente riconosciuto come una delle sue maggiori opere.
L'edificio, incompleto, fu costruito per una piccola parte nel corso della vita del Palladio ed i lavori ebbero seguito nel secolo decimosettimo (1680 c.a.). Il corpo occidentale del cortile venne realizzato nell'ottocento. Giovanni Miglioranza demolì, inoltre, la casa confinante segnante il trapasso della piazza dell'Isola nel corso, mutando il contesto originario.
Andrea Palladio seppe ideare una fabbrica straordinaria ed adattarla a questo luogo fondamentale delle comunicazioni, sia fluviali che terrestri, tra Vicenza e il Veneto orientale.
Martin Kubelìk sottolinea che, essendo rivolta al porto esistente in quest'area, "la facciata palladiana si apre non solo su un'importante piazza vicentina, ma oltre verso tutta la terraferma e simbolicamente verso tutta la proprietà veneziana in Oriente. Non basta - aggiunge lo storico - allora ammirare questa facciata per le sue proporzioni armoniche e per il suo unico chiaroscuro, ma anche per la sua espressione urbana ed extraurbana".
Si noti che la sezione superiore della facciata, con il corpo centrale chiuso e le due logge laterali, ripropone lo schema della residenza suburbana.
Gli interni del palazzo conservano la decorazione cinquecentesca ad affresco di Domenico Brusasorci, di Battista Zelotti etc.

Criptoportico romano

criptoportico romano di vicenza vacanze turismo viaggi veneto Il criptoportico si estende sotto il palazzetto Proti e sotto l'edificio della nuova Canonica sul lato meridionale della piazza del Duomo. L'intradosso della copertura a volta è a m 3,10-2,80 al di sotto del piano attuale ed è in conglomerato dello spessore di un metro, la sua altezza è di m 2,85 nel punto più alto, di m 2 sempre dal nuovo pavimento attuale all'imposta.

S. Lorenzo

vicenza chiesa di san lorenzo vacanze turismo viaggi veneto La chiesa fu edificata a partire dal 1280, sull'area di un preesistente oratorio dedicato a S. Lorenzo nel quartiere di Porta Nuova. Secondo il Barbarano, che nel '600 scrisse la Historia ecclesiastica della città, territorio e diocesi di Vicenza , l'edificio originario esisteva già dal 1185 quando fu donato dal vescovo Pistore ai canonici della Cattedrale e questi nel 1280 lo permutarono con i Minori per la chiesa di S. Francesco.
I frati francescani infatti, giunti a Vicenza tra il 1216 e il 1222, si erano insediati nell'ospedale di S. Salvatore, dove prestavano servizio agli ammalati e officiavano la chiesetta omonima situata nei pressi della Cattedrale, avendo però cambiato la titolazione in S. Francesco.
Il passaggio a S. Lorenzo permise loro la costruzione di una chiesa decentrata rispetto al Duomo, cui afferivano gli abitanti di un borgo in particolare espansione com'era quello di Porta Nuova e, nello stesso tempo, l'ordine religioso si prese cura delle importanti reliquie dei Ss. Lorenzo, Quirico e Margherita, ivi rinvenute nel 1278. L'edificio dovette essere compiuto già dal 1300, anno in cui il Maggior Consiglio della città deliberava che il podestà, la Curia, gli Anziani e le Arti visitassero il tempio.
Il Comune stesso aveva contribuito alla sua edificazione rinunciando, in favore della fabbrica, alla terza parte dei ricavato della vendita dei beni confiscati agli eretici dal Tribunale dell'Inquisizione (officio affidato ai Francescani dal 1254). Dal 1290 si impegnava inoltre a versare delle ingenti quantità di denaro pro constructione et edificatione dicte ecclesie . Non mancò inoltre il concorso dei privati, che sostennero con legati e donazioni quello che si avviava ad essere uno straordinario centro di cultura e di predicazione.
La chiesa gotica, con forti reminescenze romaniche, si arricchì di altari e di straordinarie opere d'arte che i Minori Conventuali custodirono per secoli. Nel XIV secolo fu addossato alla parete laterale destra l'oratorio dell'Immacolata Concezione (demolito nel 1909) e nel sec. XV quello di S. Bernardino, che si affacciava sulla piazza dal lato sinistro del Tempio (distrutto nel 1755). Nel 1796 le truppe napoleoniche devastarono la chiesa trasformandola in fienile e adibendo il convento a caserma. Gli stessi frati Minori, prima trasferiti nella chiesa dei Servi, subirono nel 1810 la soppressione. Soltanto nel 1836 l'edificio divenne proprietà del Comune di Vicenza, e dopo un primo restauro fu riaperto al culto trasportandovi sepolcri e monumenti da altre chiese nell'intento di fare di S. Lorenzo una piccola S. Croce vicentina. L'urgenza di ulteriori restauri portò ad una seconda chiusura, dal 1871 al 1911, finché nel 1927 fu riaffidata ai Minori Conventuali, che nel frattempo avevano perso il diritto di proprietà e che a tutt'oggi officiano la chiesa.

 
Arco delle Scalette

arco delle scalette di vicenza vacanze turismo viaggi veneto A porta Monte, nel 1595, venne eretto l'Arco delle scalette: Palladio lo aveva concepito, nel 1576 ca., probabilmente come accesso al Santuario mariano di Monte Berico riprendendo gli archi trionfali romani.
Quest'interpretazione deve essere compresa pensando che l'architetto era stato anche interpellato anche per ampliare la quattrocentesca chiesa e l'arco avrebbe dovuto, quasi sicuramente, essere il naturale trait - d'union tra la nuova basilica e la città. Fu innalzato quindici anni dopo la morte dell'architetto per volontà del capitano cittadino Giacomo Bragadin ed i lavori furono affidati a Francesco Albanese.
Vi è una raffigurazione dell'"Annunciazione" realizzata da Orazio Marinali.

teatro olimpico

teatro olimpico di vicenza vacanze turismo viaggi veneto Il Teatro Olimpico di Vicenza è l'ultima fabbrica progettata da Andrea Palladio, solo parzialmente da lui diretta. Il cantiere dell'Olimpico si aprì, infatti, il 28 febbraio 1580 e il 19 agosto di quell'anno Palladio morì, settantaduenne, quando si stava ancora lavorando ai muri perimetrali del Teatro.
La direzione dei lavori passò in un primo momento a un figlio dell'architetto, Silla Palladio, che possedeva il disegno paterno con il progetto dell'edificio, ma a lui subentrò presto Vincenzo Scamozzi, che inventò le prospettive e dilatò la fabbrica originaria con la costruzione delle tre sale chiamate, nel loro complesso, Odeo Olimpico.
A volere la costruzione del Teatro Olimpico fu l'Accademia degli Olimpici, che era stata fondata a Vicenza nel 1555 da ventuno soci, tra i quali Andrea Palladio e i pittori Giovanni Antonio Fasolo e Giovanni Battista Maganza. L'Accademia Olimpica si proponeva di coltivare gli studi umanistici e le discipline matematiche e musicali e di allestire in Vicenza spettacoli drammatici; è noto, infatti, quanto il teatro rispondesse a un'esigenza sempre più avvertita dagli intellettuali del Cinquecento.
A Vicenza si erano tenute alcune rappresentazioni teatrali, di cui si hanno notizie vaghe; nel febbraio 1539, ad esempio, nel cortile di palazzo Porto-Colleoni di contra' Porti fu allestita una commedia che si valse dell'opera tecnica di Sebastiano Serlio, il quale aveva eretto per l'occasione un teatro provvisorio in legno. Nel 1561 troviamo lo stesso Palladio impegnato nella costruzione di un teatro mobile in legno nel salone della Basilica vicentina dovendosi rappresentare l'Amor costante di Alessandro Piccolomini; l'apparato palladiano piacque tanto che esso venne reimpiegato l'anno seguente per la recita della Sofonisba di Gian Giorgio Trissino. Di queste rappresentazioni ci sono pervenute due immagini, fissate in due affreschi monocromi della sala d'ingresso dell'Odeo Olimpico (l'Antiodeo), eseguiti nel 1596 da ignoto pittore. Sono documenti molto importanti, in quanto consentono di leggere già formata l'idea che Palladio espresse più tardi nella fabbrica dell'Olimpico. D'altra parte sappiamo che Palladio si occupò a lungo, tra il 1540 e il 1556, della forma del "teatro degli antichi" collaborando all'illustrazione del trattato vitruviano De Architectura tradotto da Daniele Barbaro: Palladio aveva investigato personalmente le rovine dei Teatri romani di Vicenza, di Verona, di Pola, di Orange, di Marcello a Roma e nel 1561 doveva avere ormai maturato le proprie intuizioni.
Nel 1565 Palladio fu chiamato a Venezia per realizzare un teatro per la Compagnia della Calza nel Convento della Carità, che andò distrutto subito dopo e che Vasari ricorda come "mezzo teatro di legname ad uso di colosseo".
Il progetto di costruire in Vicenza un teatro stabile cominciò a prendere vigore nel 1579, auspice forse lo stesso Palladio rientrato in città da Venezia. Il luogo su cui edificare il teatro fu individuato in una parte dei fabbricati delle vecchie prigioni all'interno del Castello dell'Isola, che era proprietà del Comune. La supplica avanzata dagli Accademici per la concessione del luogo trovò accoglienza, anche perché, il complesso era allora in stato di abbandono e inutilizzato; e Palladio poté così aprire il cantiere, anche se il luogo non era dei più belli che Vicenza potesse offrire.
Per il Carnevale del 1585 il Teatro Olimpico era pronto ad accogliere il pubblico. In Accademia si discusse a lungo sulla scelta della rappresentazione inaugurale; ma, dopo varie ipotesi, prevalse quella più consona al gusto del tempo, cioè una tragedia antica volgarizzata: l'Edipo re di Sofocle nella versione italiana di Orsatto Giustiniani intitolata Edipo tiranno. La sera del 3 marzo 1585 il Teatro Olimpico fu inaugurato alla grande con sfarzo di costumi, disegnati da Giovanni Battista Maganza, e grande numero di comparse - almeno ottanta -, oltre al nove attori recitanti; e poi le musiche, curate da Andrea Gabrieli. Contrariamente a quanto sarebbe legittimo attendersi, l'Olimpico, dopo la splendida inaugurazione, entrò in un lungo letargo, dal quale si risvegliò solo occasionalmente. Solo nel 1935 , infatti, quando all'Accademia Olimpica si affiancò il Comune di Vicenza nella costituzione di un comitato permanente ebbero inizio spettacoli con carattere di continuità in questo famoso teatro rinascimentale.
Ma, al di là del valore degli spettacoli di cui il Teatro Olimpico è ormai sede permanente, rimane l'importanza artistica del monumento, che merita una visita. Cominciamo dall'Odeo Olimpico, ossia dalle tre sale progettate dallo Scamozzi, essenziali all'attività del Teatro stesso: la prima sala, detta Antiodeo, rappresenta il primitivo ingresso al Teatro, ora trasferito per comodità nel corridoio sotto la cavea; la seconda sala, detta Odeo - dove si tengono ancora le "tornate" ufficiali dell'Accademia Olimpica - immette nella versura sinistra del proscenio del Teatro; la terza sala, adibita a ripostiglio, è oggi smembrata e ridotta ad una sequenza di camerini. L'ingresso, in origine, avveniva dall'alto della loggia di sinistra, cioè dal punto in cui più ampia e magnifica è la visuale su tutto il Teatro. Il proscenio è articolato in tre registri: quello inferiore si apre nell'arco trionfale centrale (porta regia) e in due aperture più piccole laterali (hospitalia); il secondo registro presenta nicchie con statue di Accademici - che compaiono pure nel loggiato e nel registro inferiore del proscenio -, mentre il terzo registro presenta una serie di metope ad altorilievo con alcune imprese di Ercole. Al centro, sopra l'arco trionfale, 1"'impresa" dell'Accademia, che rappresenta un circo antico accompagnato dal motto "hoc opus hic labor est", ricordo dei "Giochi Olimpici" svoltisi in Vicenza nel maggio del 1558, auspice anche il Palladio, dei quali sopravvive, unica testimonianza, un frammento di busto di Ercole conservato in un angolo dell'Odeo.
Sotto l'impresa accademica sporge lo stemma della Città di Vicenza, che gli Accademici si impegnarono a inserire nella decorazione del Teatro dopo la concessione, da parte del Comune, di un secondo lotto di edifici disabitati, dai quali furono ricavati i locali dell'Odeo. Infine la tabella epigrafica che ricorda l'erezione del Teatro. Con mirabile raccordo tra i vari registri il frontescena piega nelle versure laterali. La cavea del Teatro ha forma semiellittica; le due aperture odierne, che servono da ingressi, non sono originali. La cavea è formata da tredici gradoni, che, dalla base delle colonne del proscenio, portano alla loggia che corre all'altezza della cornice del secondo registro del frontescena. Le gradinate odierne, così come le due scale, non sono più quelle originali, di cui conservano peraltro la copertura in assi-legno: esse furono rifatte in cemento armato, per ragioni di sicurezza, nel secondo dopoguerra. La loggia è sapientemente graduata tra ombre di nicchi e fusti di colonne: per sfruttare l'infelice spazio tra l'ultimo gradone della cavea e il muro perimetrale Palladio alternò pareti piene, alle estremità e al centro scavate da nicchie rettangolari o centinate, cioè nei punti in cui il muro perimetrale più si avvicina alla loggia, e pareti vuote, scandite dalla teoria delle colonne nei punti in cui il muro perimetrale si allontana.
Quanto ai soffitti, solo quello del proscenio è stato rifatto in conformità al modello originale, leggibile in una stampa degli inizi del Seicento. È probabile che il cielo sopra le prospettive esistesse anche in origine: un velarlo doveva coprire questa zona. Il problema dei soffitti diede origine ad una vasta polemica, forse non ancora spenta a Vicenza, tra i sostenitori di diverse tesi. Ritorniamo per un istante alle prospettive, che rappresentano senza dubbio l'attrattiva maggiore per l'occhio del visitatore: ne fu autore - come si è già detto - Vincenzo Scamozzi; il quale, partendo dalla rappresentazione di una Tebe nella quale si ambienta l'Edipo re sofocleo, arrivò invece, alla creazione di una sorta di città ideale, solenne e nobile nelle architetture e nelle partiture decorative, animata da edifici di gusto palladiano.

Cattedrale

vicenza duomo cattedrale La Cattedrale si presenta oggi al visitatore come un imponente edificio dalle forme tardo gotiche, risultato di una notevole opera di ricostruzione che, dopo il bombardamento del 1944, intervenne sulla struttura con l'intento di restituirle l'impianto del XX secolo. Ma la chiesa affonda le sue radici nella storia dell'impero romano, epoca in cui Vicenza, municipium già dal 49 a.C., aveva avuto un discreto sviluppo urbano. La zona della cripta, infatti (attualmente chiusa al pubblico), ha mostrato resti di edifici romani. Ad essi si sono poi sovrapposte nuove strutture murarie, la cui individuazione e interpretazione sono tuttora al vaglio degli studiosi.

S. Corona

vicenza chiesa di santa corona vacanze turismo viaggi veneto La chiesa di S. Corona fu eretta per volontà del vescovo domenicano Bartolomeo, detto da Breganze, tra il 1260 e il 1270. La fondazione è tradizionalmente legata alla traslazione in città di alcune importanti reliquie delle croce e della corona di spine da parte dello stesso vescovo (vedi Approfondimento tematico ). Essa vide una notevole partecipazione pubblica, in un clima di riconquistata libertà, dopo il periodo di sudditanza a Ezzelino III da Romano (morto 1259). Nel 1260 il Comune nominò un procuratore per l'acquisto della terra su cui sarebbe sorta la nuova chiesa e negli anni successivi offrì una cifra consistente per finanziarne la costruzione (Cracco, 1988).
Titolari del Tempio furono da subito i frati domenicani fortemente impegnati in un'intensa opera di studio e di predicazione. Determinante fu il ruolo da essi assunto nella lotta all'eresia; Bonifacio VIII con la Bolla del 1303 trasferiva proprio a S. Corona il Tribunale dell'Inquisizione. La forte valenza civica oltre che religiosa di questa chiesa-simbolo della rinascita comunale vicentina (per quanto in breve durata visto il succedersi in poco più di un secolo di tre dominazioni), trova conferma negli Statuti del 1264 in cui ufficialmente veniva decretata come il luogo dove celebrare la festa della città.
La chiesa in stile romanico-ogivale, fu costruita per la maggior parte della struttura (facciata, muri perimetrali e campanile) in mattoni rossi. Il presbiterio, che in origine era rettangolare, intorno al 1480 fu allungato e concluso da un'abside semicircolare, sotto la probabile guida di Lorenzo da Bologna.
Gli edifici conventuali semidistrutti dai bombardamenti del 1944, comprendevano il dormitorio, un'ampio chiostro e un refettorio del sec. XV e l'importante biblioteca, che si sviluppava in un grande salone a tre navate. Esisteva inoltre la foresteria e un secondo chiostro ascrivibili ai sec. XVII-XVIII. Particolarmente importante fu l'apostolato dei frati domenicani, impegnati anche nella diffusione di alcune devozioni tra cui, oltre alla S. Spina, vanno ricordate la Madonna della Neve, introdotta già dal sec. XIV, e la Vergine del Rosario a cui fu dedicata una cappella e successivamente un oratorio. Quest'ultimo, gestito dall'omonima confraternita, fu distrutto nel 1812 in seguito alla sovversione della stessa.
I Domenicani officiarono la chiesa fino al 1810, quando, per decreto napoleonico furono costretti a lasciare il convento, nonostante la presenza di 22 frati dimostrasse la piena attività della comunità vicentina. Oggi la chiesa, di proprietà comunale, è officiata dal clero diocesano. Tra i numerosi interventi di restauro, quello più radicale avvenne nella seconda metà dell'800 per opera dell'architetto Luigi Tognato, a cui si deve il rifacimento della facciata che conserva il duecentesco portale a sesto acuto e il rosone ad archetti trilobati.

 
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei chiese palazzi cosa vedere dove andare
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei chiese palazzi cosa vedere dove andare
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei pinacoteca museo
Musei
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei pinacoteca museo
Museo Civico

Il Palazzo Chiericati venne progettato dal Palladio per Girolamo Chiericati nel 1551 e subito iniziato a partire dall'ala meridionale. Alla morte di Girolamo i lavori vengono proseguiti dal figlio Valerio che, circa il 1578/79, provvede anche alla decorazione della parte completata ossia l'ala meridionale corrispondente al portico e alla loggia, più il primo intercolunnio del previsto settore centrale. Detta decorazione vede impegnati gli affrescatori Domenico Brusasorzi, Giambattista Zelotti, Eliodoro Forbicini, Giannantonio Fasolo e lo stuccatore Bartolomeo Ridolfi. La costruzione del Palazzo, interrotta nel 1609 alla morte di Valerio Chiericati, verrà ripresa soltanto negli ultimi decenni del '600, molto probabilmente sotto la direzione di Giacomo e Carlo Borella, che si attennero, in linea di massima, al progetto palladiano, solo aggiungendovi la sistemazione del non previsto prospetto settentrionale verso il Corso. Nel 1838 il Palazzo passa in proprietà del Comune di Vicenza che lo destina a sede del Museo Civico: i relativi necessari restauri furono però compiuti soltanto tra il 1853 e il 1855, sotto la direzione di Giovanni Miglioranza, inaugurandosi finalmente il Museo il 18 agosto 1855. Presto rilevatasi insufficiente detta sede, si provvide a un ampliamento del Palazzo, con l'erezione di una vasta ala verso occidente su disegno di Giovanni Bellio (1866-1867). Ulteriore edificio destinato agli uffici ed alla biblioteca sarà aggregato, a sud del Palazzo palladiano, negli anni cinquanta, su progetto dell'arch. Fausto Franco.
Le raccolte del Museo Civico di Vicenza si costituiscono sin dal 1820, quando l'allora Congregazione di Carità cede in deposito al Comune vicentino alcuni suoi dipinti che, con altri già di proprietà comunale, vengono in un primo momento esposti nell'antico Palazzo comunale, adiacente ad est della Basilica Palladiana. Successivamente le Collezioni pubbliche si accrescono con i generosi lasciti di Paolina Porto-Godi (1825), di Gianbattista Velo (1830), di Carlo Vicentini dal Giglio (1834), di Gabriele Serbelloni (1841), di Giampaolo Vajenti (1851), ai quali si uniscono minori contributi di Giovanni Testa (1853) e Clemente Barbieri (1854-1855). Nel 1837 Gaetano Pinali donava al Museo il suo Corpus di disegni rinascimentali di Architettura, tra i quali alcuni, particolarmente preziosi, autografi del Palladio. Nel frattempo le così costituitesi Raccolte comunali venivano trasferite dapprima (1832) nel Salone della Confraternita dei Rosii, sopra l'antico Oratorio di S. Cristoforo, per passare quindi definitivamente (1855) nell'attuale sede di Palazzo Chiericati. Recentemente (1988-89) è sopraggiunta la donazione della Collezione Pozza-Quaretti, comprendente opere di pittura e scultura contemporanee. Attualmente le raccolte del Museo Civico di Palazzo Chiericati sono ordinate, ad esclusione - per mancanza di spazio idoneo - del pur cospicuo materiale ottocentesco e contemporaneo, al piano nobile del Palazzo palladiano e al secondo piano dell'adiacente ala moderna. Al piano terra, nell'ala settentrionale è invece esposta la sola Collezione contemporanea Pozza-Quaretti, comunque degnamente rappresentativa dei movimenti artistici più recenti (opere di Carrà, De Pisis, Guidi, Lincini, Maccari, Oppi, Tancredi, per ricordare i maggiori). Sempre al piano terra trovano posto, nell'ala meridionale, importanti pezzi di scultura: tre statue attribuibili a Giovanni o Agostino de' Fondulis, le due effigi di Francesco Sforza e la moglie Bianca Maria, lavoro di Alberto Maffioli di Carrara, due Talamoni di scalpello veneto tra Cinque e Seicento. Il percorso museale è impostato con criteri cronologici. Inizia con una Sezione dedicata alla scultura e pittura trecentesca, sezione in cui spiccano, assieme ad un Polliticio di Paolo Veneziano, frammenti di affreschi e tavole di Battista da Vicenza.
Nella successiva Sezione quattrocentesca si uniscono ai Maestri locali, raccolti intorno a Bartolomeo Montagna, Giovanni Buonconsiglio, Marcello Fogolino e Giovanni Speranza, capolavori di diversa provenienza, dalla "Crocefissione" di Hans Memling (pannello centrale del famoso "Trittico Van Crabbe") ad opere di Scuola lombarda e veronese. Per quanto riguarda il Cinquecento, il Museo vanta lavori di Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto, Lorenzo Lotto, Giannantonio Fasolo, Battista Zelotti, Jacopo Bassano e la sua cerchia, nonché notevoli testimonianze di altri artisti dell'ambiente veneto. Si accompagnano opere di Jacopo Sansovino, Alessandro Vittoria e Valerio Belli. Il Seicento è rappresentato anzitutto dai Maestri locali Francesco Maffei e Giulio Carpioni, ai quali si uniscono testimonianze validissime di Luca Giordano, del Saraceni, dello Zanchi, di Pietro e Marco Liberi, del Bellucci e del Dorigny. Non mancano alcuni capolavori di altra provenienza, dalla celebre tela con "Le Età dell'Uomo" di Van Dyck, alla deliziosa "Madonna dei Velluti" di Bruegel, alla "Erodiade" di Francesco del Cairo. Prove autorevolissime del Settecento veneto sono le tele di Francesco e Giambattista Pittoni, di Giambattista Piazzetta, dei due Tiepolo - Giambattista e Giandomenico -, di Paesaggi quali Marco Ricci, il Carlevarijs, di Eissmann e del locale Francesco Aviani. A conclusione si ammirano ulteriori esempi della "veduta" e della "natura morta" settecentesca (Zais, Margerita Caffi, Rosa da Tivoli, Jacob Victor). Si accompagnano ai dipinti sculture e bozzetti dei Marinali, del Bendazzoli e alcuni pezzi di arredamento d'epoca. Notevoli quattro importanti Mappamondi seicenteschi, di cui i due più grandi del Coronelli e tutti dotati dei loro originali supporti.
SEDE Palazzo Chiericati, piazza Matteotti, 39
ORARIO
da martedì a domenica 9.00-17.00
(da settembre a giugno)
luglio-agosto 10.00-18.00
chiuso il lunedì
INGRESSO Biglietto unico cumulativo (Teatro Olimpico, Pinacoteca, Museo Naturalistico Archeologico - acquistabile al Teatro Olimpico)
Euro 7,00 intero
Euro 4, 00 ridotto (gruppi di almeno 10 persone)
Euro 2,00 ridotto speciale per scolaresche
Gratuito fino a 14 anni

 
Museo del risorgimento e della resistenza

Il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza è intimamente legato alla vita morale e alle tradizioni della Città e del suo Territorio, per una serie di motivi ed argomenti che possono essere spiegati dal materiale custodito e dall'ubicazione dell'lstituto. Il Museo raccoglie infatti memorie di eventi e di personaggi che appartengono alla Storia d'Italia e che furono in qualche modo collegati con la Storia di Vicenza. Sono conservate inoltre una serie di raccolte, di documenti e di cimeli di uomini i quali - oltre ad essere parte attiva della Storia Patria - appartennero altresì all'ambiente sociale e alla cultura di Vicenza che ne mantiene un vivo ricordo. E ancora, sul Colle Ambellicopoli dove sorge l'edificio di Villa Guiccioli - attuale sede del Museo - si svolse l'eroica resistenza del 1848 che vide la popolazione vicentina - in unione di sacrifici ed intenti con i volontari provenienti da varie Regioni d'Italia - impegnata nella lotta contro gli austriaci per la difesa della Città. Il materiale conservato dal Museo è quanto mai vario ed interessante ed anche un piccolo elenco può dare veramente la misura di questa ricchezza; il nucleo principale della raccolta è infatti costituito da pubblicazioni a stampa, periodici, giornali, manoscritti, ritratti, quadri, stampe, diari, bandi e proclami, decreti, atti privati, monete, medaglie e decorazioni, carte geografiche civili e militari, armi bianche e da fuoco, bandiere, oggettistica militare di vario genere. Individuare un filo storico conduttore del materiale del Museo non è difficile: la documentazione e i cimeli delle raccolte rappresentano infatti una succosa testimonianza degli avvenimenti vicentini e nazionali - ed in qualche caso europei - delle vicende storiche che vanno dalla Prima Campagna d'Italia di Napoleone nel 1796 alla fine della Seconda Guerra Mondiale e alla lotta di Liberazione (1945). Si tratta di un secolo e mezzo di vicende che hanno visto trasformarsi più volte il volto politico, sociale, economico e morale dell'Europa ma anche e soprattutto hanno visto coronarsi il sogno italiano dell'indipendenza e dell'unificazione, fino alla sua redenzione sociale e politica e di rinnovamento democratico. Le attività del Museo sono concentrate soprattutto allo sviluppo dei servizi didattici e della consultazione della cospicua ed interessante documentazione conservata. I progetti e le proposte sono quelli di garantire all'Istituto le condizioni e gli strumenti per fare del Museo un luogo in cui la riappropriazione pubblica dei beni di cultura venga assicurata da una gestione e fruizione completa delle diverse fondamentali funzioni del Museo.
SEDE Villa Guiccioli - Viale X Giugno, 115
ORARIO
da martedì a domenica 9.00-13.00, 14.15-17.00
Lunedì chiuso
INGRESSO interi Euro 3,00; ridotti Euro 2,00

Museo naturalistico ed archeologico
di s. Corona

Il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, inaugurato nel settembre 1991 è allestito nei due chiostri del monastero domenicano che affiancano la chiesa di S.Corona. Sul lato settentrionale della chiesa è addossato il chiostro minore del XVII secolo a sei colonne, di ordine dorico, per lato, con sovrapposta nel braccio occidentale, una loggia con colonne ioniche realizzata all'inizio del XVIII secolo su disegno di E Muttoni. A settentrione l'antica biblioteca (di Rocco da Vicenza) separa il chiostro piccolo da un secondo chiostro, del XV secolo, più grande con colonne in pietra di Vicenza ornate da capitelli gotici quattrocenteschi. L'area della biblioteca e parte dell'ala orientale del chiostro maggiore presentano ancora i segni della distruzione riportati nel secondo conflitto mondiale.
SEDE Chiostri di Santa Corona - Contrà S. Corona
ORARIO
da martedì a domenica 9.00-17.00
(da settembre a giugno)
chiuso il lunedì
luglio-agosto 10.00-18.00
INGRESSO Biglietto unico cumulativo (Teatro Olimpico, Pinacoteca, Museo Naturalistico Archeologico - acquistabile al Teatro Olimpico)
Euro 7,00 intero
Euro 4, 00 ridotto (gruppi di almeno 10 persone)
Euro 2,00 ridotto speciale per scolaresche
Gratuito fino a 14 anni

 
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei pinacoteca museo
ufficio turismo vicenza informazioni turistiche visitare vicenza monumenti musei pinacoteca museo
ufficio turismo veneto informazioni turistiche monumenti musei alberghi hotel ristoranti visitare veneto viaggi vacanze gite escursioni passeggiate sagre feste fiere
ufficio turismo veneto informazioni turistiche monumenti musei alberghi hotel ristoranti visitare veneto viaggi vacanze gite escursioni passeggiate sagre feste fiere
alberghi hotel ostelli bed breakfast agriturismo ristoranti
turismo turisti informazioni turistiche mete destinazioni vacanze viaggi gite weekend arte cultura
turismo monumenti musei parchi giardini esposizioni manifestazioni eventi principali
turismo trasporti aerei aeroporti metro treni stazioni bus taxi pullman