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 VENEZIA - San Polo / Santa Croce  |
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Fino al XVI° secolo Venezia era costituita solamente da tante isole, collegate localmente da ponti che non potevano certamente costituire elementi solidi e duraturi. Il problema di unire le diverse parti della città in uno dei punti più caratteristici del Canal Grande, era da tempo questione aspramente dibattuta e mai risolta nella repubblica lagunare.
Per poter venir a capo in maniera grandiosa (come spettava al fasto della committenza) di questo cruciale tassello urbano, si diede incarico ad alcuni dei maggiori architetti operanti a quel tempo a Venezia: Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi.
Pur presentando progetti diversi, in comune vi era l'idea di realizzare un ponte a tre arcate il quale si concludeva, nella parte centrale, con timpano sostenuto da possenti colonne. Nonostante l'enorme fama dei due artisti coinvolti, alla fine fu il progetto di Antonio da Ponte a prevalere grazie ad un ponte ad unica arcata, lungo 48 mt e largo 22 mt, il quale si distingue immediatamente dalla eccessiva solennità delle proposte palladiane. Esso presenta due file di botteghe incluse nelle 3 scalinate e dove il timpano centrale, sostenuto da paraste doriche, viene "tagliato" per lasciar posto alla visione dell'arco retrostante.
Posta le prime pietre di fondazione nel 1588, il ponte venne completato nei decenni successivi permettendo finalmente una continuità "fisica" tra le aree marciane e quelle realtine. In questo modo, si andò a sostituire definitivamente la precedente struttura lignea apribile, che per secoli aveva caratterizzato questo tratto del canale (rappresentata in modo sublime nel celebre dipinto del Carpaccio "Guarigione di un ossesso").
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La più vecchia chiesa di Venezia.
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Altri monumenti importanti nel sestiere |
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La Basilica di Santa Maria dei Frari rappresenta - dopo la Basilica di San Marco - il più straordinario complesso religioso della città di Venezia ed uno dei più rilevanti complessi francescani d'Italia.
Eretta tra 1250 e 1338 ad opera dei Frati Francescani Minori conventuali, fu ricostruita nel XIV secolo, forse su progetto di frate Scipione Bon, in forme grandiose e in stile gotico-cistercense, a tre navate e sette cappelle absidali.
La Basilica nel corso dei secoli si è trasformata in un incredibile scrigno di opere d'arte, eccezionali per importanza e valore, attraverso le quali è possibile compiere un viaggio attraverso la storia dell'arte e della devozione a Venezia dal XV al XVIII secolo.
Nell'enunciare soltanto le principali non si può non iniziare col capolavoro forse più noto della maturità di Tiziano: la suggestiva pala dell'Assunta (1516-1518) che, dipinta dall'artista appositamente per l'altar maggiore, raccoglie e dilata il punto di fuga visibile dalla navata centrale.
Sempre di Tiziano va anche ricordata la famosa Pala Pesaro (1526); inoltre il bellissimo Trittico della Vergine e Santi di Giovanni Bellini (1488), collocato nella Cappella Pesaro della sagrestia e considerato uno dei capolavori della pittura veneziana del '400, che si affianca idealmente al Trittico di S. Marco (1474) di Bartolomeo Vivarini dell'elegante Cappella Corner.
La Basilica dei Frari conserva inotre la statua lignea di S. Giovanni Battista, uno dei capolavori di Donatello e unica opera veneziana del maestro, collocata nella Cappella dei fiorentini.
Lo splendido Coro ligneo e i numerosi monumenti sepolcrali di personaggi illustri della storia cittadina, fanno inoltre della Basilica dei Frari una straordinaria collezione di scultura veneziana, con capolavori assoluti come i Monumenti Foscari e Tron del presbiterio e il bel San Girolamo di Alessandro Vittoria dell'altare Zane.
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Nell'anno 1478, il Consiglio dei Dieci, organo delegato della Serenissima Repubblica al riconoscimento e regolarizzazione delle confraternite a Venezia, dà il proprio assenso all'istituzione della Scuola di S.Rocco. Inizialmente l'associazione non possiede una sede stabile: si sposta nei decenni dalla chiesa di S.Giuliano a quella di S.Silvestro, fino a giungere nel pressi della chiesa dei Frati Minori (Frari) i quali, come spesso accadeva a quei tempi, non vedevano di buon occhio l'insediarsi di tali congreghe filo-religiose a causa del successo da esse riscontrato.
Dopo alcuni anni, nel 1485 la Scuola entra addirittura in possesso della reliqua del santo: a quel punto si rende indispensabile realizzare una sede appropriata all'importanza del tesoro custodito e capace di accogliere le migliaia di persone che ogni anno affollano la Scuola. Con tale intenzione, nei primi decenni del XVI° secolo si incarica Bartolomeo Bon di occuparsi della costruzione della nuova sede. Crescenti e costanti dissapori con la committenza della Scuola, portano all'allontanamento del Bon: siamo nel 1524 ed al suo posto vengono chiamati i fratelli Lombardo (Sante e Giulio). Al momento del loro intervento, probabilmente l'edificio si presentava completato del piano terra e quindi impostato nella sua struttura essenziale. Purtroppo anche i nuovi incaricati non trovano l'ambiente ideale per concludere l'opera tanto che nel 1527 viene definitivamente affidato l'impegno allo Scarpagnino.
Ad esso dobbiamo la conclusione della facciata sul campo e la realizzazione dello scalone interno di collegamento: sostanzialmente l'edificio era compiuto alla metà del secolo (1549), anno della scomparsa dell'architetto.
Terminata la fase "edile" rimaneva aperta quella più strettamente artistica: si dovevano impreziosire le ampie pareti interne della Scuola. Per raggiungere l'obiettivo, si organizzò addirittura un concorso: Veronese, Salviati, Tintoretto e altri ancora furono invitati a presentare le proprie idee. Proprio l'ultimo, nell'ormai personale identificazione con l'attività artistica delle Scuole, offre in dono una tela con S.Rocco in gloria. Il concorso finisce lì: anzi, non comincia nemmeno. L'intero ciclo di opere viene commissionato al Tintoretto , il quale porta a termine molte dei suoi migliori capolavori e dando vita ad un ciclo di opere che lo hanno consacrato tra i più grandi dell'arte pittorica veneziana e mondiale.
Parimenti alle altre, agli inizi dell'800, la Scuola viene momentaneamente chiusa: tale soppressione dura ben poco vista la pressante richiesta di riapertura da parte dei cittadini veneziani. Si deve ad essi ed all'amore che verso la Scuola hanno da sempre provato se la maggior parte delle opere contenute nell'edificio non è andato disperso.
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Per le opere ad essa dedicata nonché per il significato del tesoro che essa custodiva, indubbiamente questa Scuola ha rappresentato la più importante istituzione laica veneziana.
Contemporanea alla più antica Scuola della Carità (l’anno di fondazione sarebbe, infatti, dell’anno successivo: 1261), la Scuola di S. Giovanni Evangelista ricevette la massima notorietà allorquando nel 1369, il Guardian Grande della Confraternita, Andrea Vendramin, riceve da uno dei massimi funzionari del regno di Cipro, la Reliquia della Croce a lui pervenuta dal patriarca di Costantinopoli. Grazie a questa donazione, la confraternita assume un prestigio ed una fama prima sconosciute, tanto che i fedeli assumono l’impegno morale di rendere l’edificio all’altezza del tesoro che essa contiene: tutte tra le maggiori e più meravigliose opere d’arte che Venezia ancora conserva, furono dedicate a questa Croce.
La straordinaria sala alle Gallerie dell’Accademia che le ospita lascia esterefatti: Processione della Croce in Piazza S.Marco , Il miracolo della Croce al Ponte di S.Lorenzo , entrambe di Gentile Bellini ed Il miracolo della Reliquia della Croce di Vittore Carpaccio , oltre che per il significato profondamente religioso che esprimono, esse impressionano per l’estrema nitidezza con cui ci regalano spaccati della vita veneziana di allora.
Parimenti alle vicende artistiche, procedono le pratiche architettoniche: intorno al 1415 la Scuola probabilmente era già terminata in quanto vengono commissionati i teleri ed i cicli pittorici che avrebbero dovuto adornare le sale interne. Mentre a cavallo del XV° secolo, la Scuola si dota della facciata laterale di chiara impronta gotica-fiorita, è solo verso la fine dello stesso secolo che viene portato a termine, su progetto di Bartolomeo Bon, l’incantevole portale marmoreo. sormontato da lunettone, che al tempo dava accesso al cortile privato, delimitato proprio dall’edificio della Scuola sul lato destro e dalla vecchia chiesa sulla sinistra.
Come in molte altre Scuole di rango, uno dei punti in cui veniva posta maggiore attenzione ed al tempo stesso enfasi e fastosità, era quello dello scalone che permetteva l’acceso al piano superiore, notoriamente adibito a sala consiliare. Siamo nel 1498 quando Mauro Codussi, uno dei più noti architetti operanti a Venezia, redige il progetto e lo realizza, caratterizzandola con la classica bifora al piano intermedio, elemento da sempre presente ed emblematico dell’architettura codussiana.
Dopo la soppressione di inizio ‘800, la Scuola sembrava addirittura destinata alla distruzione, quando il governo austriaco, che subentrò ai francesi, pensò di trasportare integralmente il pavimento marmoreo del piano nobile per adornare qualche chiesa o palazzo imperiale. Solo l’amore e l’attaccamento alla Scuola ed ai valori che essa rappresentava ed aveva incarnato per secoli, spinse alcuni benemeriti cittadini veneziani a raccogliere i fondi necessari all’acquisto dell’edificio, donandolo così per sempre al mondo dell’arte.
La chiesa di San Giovanni Evangelista vive in simbiosi con l'omonima Scuola Grande e come tale segue lo stesso iter di restauri sino all'ottocento. La cappella di S. Carlo conservava un tempo una reliquia della croce, poi spostata all'interno della Scuola. Vanta un notevole apparato pittorico seicentesco: la pala di San Giovanni evangelista mentre scrive il Vangelo, e i Santi Giacomo e Mattia di Pietro Liberi e, la Crocefissione firmata Domenico Tintoretto e datata 1626.
Due opere del Marieschi segnano il passaggio al settecento: L'ultima cena e L'esaltazione della Croce che campeggia sul soffitto.
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Attigua all'omonima Scuola Grande, San Rocco venne iniziata nel 1489 sul modello del Bon e consacrata nel 1508, ma della chiesa originale rimane poco perchè subì un forte rifacimento nel XVIII secolo per mano dello Scalfarotto.
La facciata, realizzata tra il 1765 e il 1771 su progetto del Fossati, appare oggi in colloquio con l'architettura rinascimentale della Scuola. Le numerose statue che ornano la facciata sono in buona parte opera dello scultore settecentesco G. Marchiori. L'organizzazione dell'interno ad un'unica navata con soffitto piano mantiene ancora una parvenza rinascimentale, nonostante gli interventi dello Scalfarotto. Come l'attigua Scuola Grande anche per la chiesa operò Jacopo Tintoretto dipingendo le ante d'organo con le scene dell'Annunciazione e San Rocco presentato al papa.
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