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 VENEZIA - San Marco  |
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La Basilica di San Marco è un monumento unico per la ricchezza della sua storia, la maestosità della sua facciata e del suo interno, splendido laboratorio in cui hanno operato per secoli grandi artisti italiani ed europei.
Il carattere bizantino che la contraddistingue appare soprattutto nei grandi mosaici che narrano le storie di San Marco, ma anche gli episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento.
La grandezza di Venezia si è sempre riflessa nell'arricchimento della Basilica: i veneziani l'hanno abbellita nel corso dei secoli portando dai luoghi più remoti manufatti preziosi ed opere d'arte, creando un monumento di grande compattezza.
Storia: l'attuale basilica di San Marco viene iniziata nel 1063 quando il doge Domenico Contarini affida la costruzione della chiesa ad un architetto, probabilmente greco, che utilizza fondazioni e murature di una chiesa precedente.
Il modello per questa nuova chiesa, molto più grande della precedente, è la basilica dei dodici Apostoli di Costantinopoli.
La chiesa viene consacrata l'8 ottobre 1094, quando il corpo di San Marco viene definitivamente deposto in un'arca marmorea collocata al centro della cripta sotto l'altare maggiore.
Da allora la basilica viene continuamente modificata, ingrandita, rivestita di marmi e mosaici, ornata di colonne e statue.
La decorazione musiva ha inizio nel 1071. Nel corso del XII secolo viene realizzato il nucleo essenziale del piano iconografico dell'interno.
Altri importanti cicli vengono realizzati nei secoli successivi.
Nei primi decenni del XIII secolo l'immagine della basilica subisce modifiche sostanziali: le facciate vengono ricoperte di marmi policromi e le cupole ricoperte da cupole più alte in legno rivestite di piombo, in modo da poter essere viste in lontananza.
La basilica è una sorta di organismo vivente in continuo mutamento lungo i secoli della sua storia.
Ogni periodo lascia importanti segni che contribuiscono a creare una "summa" singolarissima di preziosi elementi artistici.
La facciata, su cui si aprono cinque portali, è decorata da preziosi marmi e mosaici e divisa in due parti da una terrazza, sulla quale poggiano i Quattro Cavalli di rame dorato inviati da Costantinopoli al doge Enrico Dandolo nel 1204 (copie degli originali custoditi all’interno).
La struttura è a croce greca con la navata longitudinale di poco più lunga del transetto limitato dai preesistenti edifici (antico castello a sud e la chiesetta di San Teodoro a nord). All'incrocio e sui bracci della croce si innalzano le cinque grandi cupole.
L'impianto architettonico è molto articolato e ripete un unico modulo ben individuabile nella cupola centrale che poggia, mediante i pennacchi e le grandi volte, sui quattro pilastri. Entrambi i bracci della croce sono suddivisi in tre navate.
L'atrio con le sue cupole che viene costruito un secolo dopo la fabbrica della chiesa. Il battistero invece viene costruito, sul fronte sud della basilica, nella prima metà del XIV secolo. Sotto il presbiterio e le cappelle laterali è posta la cripta a tre navate abisdate con l'antico sacello che ha custodito per secoli il corpo di San Marco.
Il pavimento marmoreo riveste fin dall'origine tutta l'area della basilica come un grande tappeto orientale caratterizzato da diversi tipi di lavorazione.
Tra tutti prevale l'opus sectile, dove i pezzi di marmo accostati formano le figure geometriche più varie.
Sono presenti anche figure di animali (pavoni, aquile, colombe, galli, volpi) che si rifanno ai significati simbolici dei bestiari medievali.
Il pavimento sottolinea, sia nell'atrio che nell'interno, i punti focali della struttura architettonica.
Questo preziosissimo manufatto ha subito nel corso dei secoli continui restauri e rifacimenti, con moltissime sostituzioni dovute alla fragilità del materiale e all'usura a cui è da sempre sottoposto.
Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204, Venezia ha l'opportunità di disporre di una grande quantità di marmi preziosi appartenenti ad edifici sacri e profani della capitale dell'impero romano d'oriente.
A San Marco giungono moltissimi manufatti in marmo che vanno a decorare le facciate e l'interno della basilica.
I marmi più vari vengono utilizzati in funzione simbolica, a seconda delle loro caratteristiche e del loro colore. La pietra più preziosa è il porfido rosso simbolo di potere imperiale e divino. Di questo marmo sono composti, tra gli altri, il gruppo dei Tetrarchi (facciata sud) e la tribuna del doge (interno).
I mosaici rivestono per oltre 8000 metri quadrati le pareti, le volte e le cupole della basilica marciana.
Essenzialmente bizantina nella sua concezione architettonica, la basilica trova nel mosaico il suo naturale elemento integratore. La decorazione musiva si sviluppa in circa 8 secoli di storia della basilica.
I mosaici della basilica di San Marco raffigurano storie tratte dalla Bibbia (Antico e Nuovo Testamento), figure allegoriche, vicende della vita di Cristo, della Vergine, di San Marco e di altri santi.
I mosaici, nei quali dominano i colori caldi, in particolare l'oro, ornano l'ampio spazio della basilica, che misura 28 metri di larghezza e raggiunge i 21 in altezza nelle arcate. Lo spazio è avvolto da luce velata, come nelle chiese mediorientali, che varia continuamente nelle diverse ore del giorno, con effetti suggestivi e di grande intensità..
Nei mosaici di San Marco troviamo la più significativa testimonianza della storia, delle aspirazioni, della fede di Venezia e dell'evolversi dei linguaggi e delle tendenze che hanno caratterizzato la sua arte: dalle origini greco-bizantine, alle espressioni artistiche autoctone e all'abilità di interpretare e personalizzare messaggi importati dall'esterno fino all'odierna, difficilissima arte della conservazione e del ripristino di questo preziosi e complessi manufatti.
Il Tesoro di San Marco riunisce 283 pezzi in oro, argento, vetro e altri materiali preziosi di varia provenienza.
E' quanto rimane dell'antico tesoro della Repubblica depredato dopo il 1797 ed ulteriormente impoverito dalla vendita di pietre e perle preziose tra il 1815 e il 1819 per le necessità di restauro della basilica. Il nucleo più interessante è costituito dagli oggetti portati a Venezia da Costantinopoli dopo il 1204.
Si tratta in prevalenza di calici liturgici, coppe, patene in pietra dura montati su oreficeria smaltata bizantina.
A questi pezzi si aggiungono vasi in vetro e pietra dura di epoca tardo antica e coppe di provenienza islamica. Infine vi è il nucleo degli oggetti occidentali, alcuni dei quali lavorati a filigrana a Venezia.
Dietro l'altare maggiore è rimasta, nell'originale posizione, la Pala d'Oro. E' una pala d'altare che riunisce circa 250 smalti cloisonnés su lamina d'argento fortemente dorata di dimensioni ed epoche diverse (X-XII secolo), realizzato a Bisanzio su committenza veneziana.
Nel riquadro inferiore, attorno al grande Pantocratore, al centro, sono riunitio: evangelisti, profeti, apostoli e angeli. Le piccole formelle del contorno raffigurano episodi della vita di Cristo e di San Marco.
La cornice gotica in argento dorato viene realizzata a Venezia a metà del XIV secolo.
Tra gli smalti sono incastonate numerose perle e pietre preziose. La Pala d'Oro è l'unico esempio al mondo di oreficeria gotica di notevoli dimensioni rimasto integro.
Da ottobre ad aprile, da lunedì a sabato: 9.45-16.30
Da maggio a settembre: 9.45 - 16.00
Domenica e festivi 14.00-16.00
Pala d'Oro e Tesoro di San Marco: da ottobre ad aprile 9.45-16.30, da maggio a settembre 9.45-17.30, fest.14.00-16.00
Ingresso Pala d'Oro: euro 1,50, ridotto euro 1. Ingresso Tesoro: euro 2, ridotto euro 1.
Visita alla Basilica su prenotazione gratuita due giorni prima della data prescelta;
per informazioni via Internet: ALATA
NON E' ASSOLUTAMENTE CONSENTITO L'ACCESSO ALLA BASILICA DI SAN MARCO A PERSONE MUNITE DI BORSE E ZAINI DI GRANDI DIMENSIONI. NON E' INOLTRE CONSENTITO DI DEPORRE DETTI BAGAGLI ALL'ESTERNO DELLA BASILICA.
Per ovviare ad eventuali inconvenienti, è stato attivato un servizio sperimentale gratuito di deposito bagagli presso l'Ateneo San Basso in Calle San Basso, 315/a con i seguenti orari:
feriale - dalle 10.00 alle 16.30
festivi - dalle 14.00 alle 16.00 |
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Denominata piazza, e non campo, per distinguerla dalle altre e sottolinearne la singolare bellezza, è un luogo di passeggio e di ritrovo unico al mondo.
La piazza, che occupa l’area attuale dal XII sec., già a partire dal 1264 venne pavimentata in mattoni a spina di pesce: questa era infatti la pavimentazione che, anticamente, ricopriva calli e campi a Venezia.
L’attuale selciato a trachite euganea risale al 1723. Chiusa su tre lati da edifici porticati, le Procuratie, era un tempo singolare scenario di feste, cerimonie, tornei e fiere.
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Iniziato su preesistenti fondazioni romane nel IX secolo, costruito a più riprese dal XII al XIV secolo, il campanile assume, dopo molti restauri e rifacimenti, l'aspetto definitivo fra il 1511 e il 1514.
E' formato di una solida canna quadrata, in cotto, lesenata, larga 12 metri, alta 49,5 metri (la metà dell'intera altezza, di 98,6 metri), e della cella campanaria ad archi, su cui posa un grosso dado che serve di base alla cuspide piramidale su cui posa l'angelo d'oro.
Semplice, di concetto romano nella sua severa armonia di linee e di proporzioni, la torre è da sempre la prima ad apparire a chi giunge dal mare, con i bagliori dell'angelo d'oro posto sulla sommità, su piattaforma girevole. Colpito più volte da fulmini e da terremoti, esso continua la sua vita secolare fin all'inizio del 1900.
Il 14 luglio 1902, il campanile crolla improvvisamente per imprudenti lavori murari. I danni causati non sono irreparabili: la "pietra del bando" all'angolo della Basilica, impedisce il crollo della colonna d'angolo e salva la basilica. Rimane invece sepolta sotto i macigni la Loggetta.
La notizia del crollo, si diffonde in tutto il mondo: il Consiglio Comunale delibera che il Campanile debba risorgere identico a quello crollato.
Collocata la prima pietra il 25 aprile 1903, nove anni dopo, nel 1912, nello stesso giorno di San Marco, il nuovo campanile viene inaugurato. La costruzione, ricopiata fedelmente nel suo aspetto esteriore, condotta per maggior solidità e sicurezza statica secondo le più rigorose leggi di tecnica costruttiva, viene reintegrata di alcune parti distrutte: vengono cioè posti su due lati del dado sopra la cella, alternati con le Giustizie, i due Leoni andanti in pietra d'Istria in sostituzione di quelli scalpellati alla caduta della Repubblica, e, sulla sommità, viene ricomposta con gli originali frammenti la statua in rame sbalzato dell'Arcangelo Gabriele, quasi interamente rifatta, ricopiando l'antico modello del 1822. |
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La loggetta, ai piedi del Campanile, è l'edificio che più d'ogni altro condensa il carattere celebrativo della nuova sistemazione del centro di San Marco data da Jacopo Sansovino, proto della basilica.
Costruita dal 1537 al 1549 su progetto del Sansovino, nel 1569 viene adibita a posto di guardia degli arsenalotti durante le sedute del Maggior Consiglio.
Ricco prospetto a tre grandi arcate con colonne d'ordine composito, di ispirazione classica, ricolmo di ogni grazia decorativa, la loggetta è l'opera sansoviniana meno architettonica che, più di ogni altra, svolge quel carattere del fastoso e del pittoresco, confacente all'ambiente veneziano.
Entro le quattro nicchie Sansovino colloca le statue in bronzo di Minerva, Apollo, Mercurio, la Pace. I rilievi in marmo, con figurazioni allegoriche, sono opere di seguaci e collaboratori del Sansovino: Venezia sotto forma di giustizia (al centro), l'Isola di Cipro (a destra), l'Isola di Candia (a sinistra).
Nel 1663, trasformate le arcate laterali in portali, dinanzi all'originaria facciata viene aperto l'ampio terrazzo esterno a balaustra, chiuso più tardi con l'elegante cancello in bronzo di Antonio Gai (1735 - 37) a cui spettano anche i rilievi marmorei dei due Putti sulle ali esterne del prospetto.
Nell'interno, entro la nicchia esistente era situato il bel gruppo in terracotta raffigurante la Vergine col putto e San Giovannino, opera del Sansovino, ora nel Museo Marciano.
Nella ricostruzione della Loggetta, compiuta nel 1912 assieme al Campanile, viene usato quanto più possibile dell'originario materiale architettonico e decorativo, dando però maggior decoro di rivestimento marmoreo alle due facciatine laterali che, sin dal tempo del Sansovino, erano state mantenute in mattone.
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La Serenissima non limitava la propria attività marittima ai traffici commerciali. Forniva anche, di quando in quando, noli armatoriali di navi da guerra a Stati stranieri, in cambio di parte dei bottini e della libertà di commercio esentasse nei territori conquistati.
In occasione della vittoria riportata da Costantinopoli sul re di Tiro grazie anche alle galee veneziane, i capitani da mar si trovarono a riportare a Venezia, come parte del bottino, tre enormi colonne monolitiche in granito, del peso di varie centinaia di tonnellate ciascuna. La leggenda narra che fossero imbarcate su tre distinte navi e che una di queste si rovesciasse durante i preparativi di sbarco del carico. La colonna naufragata dovette affondare profondamente nella fanghiglia dei fondali, tanto che "cercandola a distanza di vent'anni dall'affondamento un mastro appositamente incaricato, col tastare il fondo a mezzo di una lunga pertica, non la si poté in alcun modo ritrovare".
In qualche modo si riuscí a sbarcare il carico delle altre due navi, e le colonne furono adagiate sulla riva di Piazza San Marco, dove rimasero in orizzontale per oltre un secolo, non trovandosi la forza necessaria a rizzarle in verticale come si addice alle colonne.
Fu solo grazie all'ingegno di Nicoló Barattieri, costruttore bergamasco, che le colonne megalitiche poterono trovare piú dignitosa sistemazione. Il protoingegnere (lo stesso che inventò il montacarichi a contrappeso che permise l'edificazione del campanile di San Marco, la torre piú alta del tempo) fece bloccare una estremità della colonna, legando all'altra fasci di corde che, passando lungo il fusto della colonna stessa, andavano a fissarsi saldamente al suolo sull'altro lato della Piazza. Queste corde venivano poi bagnate. Com'è noto, una corda bagnata aumenta il suo diametro, diminuendo in lunghezza. La trazione esercitata dall'accorciamento dei fasci di funi era sufficiente ad alzare la testa della colonna di alcuni centimetri. Si ponevano allora delle zeppe di legno sotto la colonna e si cambiavano le funi con altre asciutte proporzionalmente piú corte e si ripeteva l'operazione di "acqua alle corde". In breve tempo le due colonne superstiti facevano bella mostra di sé specchiandosi con la loro altezza nel Bacino di San Marco.
L'ammirazione per l'espediente fu tale che il Serenissimo Governo decise di premiare il Barattieri concedendogli l'unica licenza a gestire una bisca per il gioco dei dadi, fino ad allora severamente proibito in tutta la cittá.
Per esercitare questo poco nobile ma assai redditizio mestiere fu assegnato al Barattieri proprio il suolo di Piazza San Marco compreso fra le due colonne.
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E' il luogo - simbolo della città, già sede del Doge e delle magistrature statali, rappresentazione altissima della civiltà veneziana in tutti i suoi aspetti.
Capolavoro dell’arte gotica, il Palazzo Ducale si struttura in una grandiosa stratificazione di elementi costruttivi e ornamentali: dalle antiche fondazioni all’assetto tre-quattrocentesco dell’insieme, ai cospicui inserti rinascimentali, ai fastosi segni manieristici. Esso è formato da tre grandi corpi di fabbrica che hanno inglobato e unificato precedenti costruzioni:
L’ala verso il Bacino di San Marco (che contiene la Sala del Maggior Consiglio) e che è la più antica, ricostruita a partire dal 1340;
L’ala verso la Piazza (già Palazzo di Giustizia) con la Sala dello Scrutinio, la cui realizzazione nelle forme attuali inizia a partire dal 1424;
Sul lato opposto, l’ala rinascimentale, con la residenza del doge e molti uffici del governo, ricostruita tra il 1483 e il 1565.
Il Cortile
Entrati nel Palazzo dalla Porta del Frumento, posta sull’ala sud più antica, a sinistra è l’ala verso la Piazzetta, rivolta a ovest, a destra l’ala rinascimentale, a est. Il cortile è chiuso, di fronte, da un quarto lato, a nord, in cui Palazzo Ducale confina con la Basilica di San Marco, che era la cappella del doge. La piccola facciata marmorea con l’orologio che vi si trova risale ad un intervento di ristrutturazione del 1615.
Al centro del cortile sono due vere da pozzo, massicce e ornatissime fusioni in bronzo risalenti alla metà del XVI secolo. Le due ali più antiche del palazzo presentano sul cortile facciate più semplici e severe, mentre l’ala rinascimentale ha una decorazione più ricca che culmina, sul fondo, con la Scala dei Giganti, antico ingresso d’onore, con le due colossali statue di Marte e Nettuno, scolpite da Sansovino nel 1565, simbolo della potenza di Venezia per terra e per mare. La scala, ideata da Antonio Rizzo, è contigua all’Arco dedicato al Doge Francesco Foscari (1423 – 1457), vero arco trionfale, a tutto sesto, a fasce alterne in pietra d’Istria e marmo rosso di Verona, collegato alla Porta della Carta attraverso l’androne Foscari, da cui oggi, nel percorso di visita, si esce dal palazzo. A destra della scala dei Giganti si apre il cinquecentesco Cortile dei Senatori, dove questi si adunavano in attesa delle riunioni di governo. Sulla stessa ala del palazzo, ma dalla parte opposta rispetto alla Scala dei Giganti, si apre, sotto il porticato, la larga Scala dei Censori, costruita nel 1525 forse su progetto dello Scarpagnino. Da qui inizia oggi il percorso di visita ai piani superiori del Palazzo.
Le Logge
Il piano delle logge consente un giro lungo le tre ali est, sud e ovest del palazzo, con suggestivi punti di vista sul cortile e sulla Piazzetta San Marco. Sono le logge a conferire all’architettura del Palazzo quella straordinaria, caratteristica leggerezza.
Oggi il piano delle logge ospita, nell’ala trecentesca, la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Venezia, e, nell’ala rinascimentale, alcuni uffici della direzione dei Musei Civici veneziani , oltre a uno dei bookshop del Museo.
Il percorso di visita prevede qui, provenendo dalla Scala dei Censori e dirigendosi verso la Scala d’Oro per salire ai piani superiori, il passaggio lungo l’ala rinascimentale.
Qui si trovavano gli uffici di varie magistrature. Sulla parete sono incastonate diverse “bocche di leone ” , in cui, a partire dalla fine del XVI secolo, potevano essere introdotte denunce di crimini o malversazioni. Una volta introdotto nella fessura, il biglietto finiva nella cassetta di legno che si apriva dall’altra parte del muro, in corrispondenza dell’ufficio a cui la denuncia era rivolta. Va detto che solo raramente questi esposti venivano recepiti dal Governo, e in ogni caso dopo un’attenta verifica.
Notevoli poi sono due lapidi: una trecentesca (1362), in caratteri gotici, risale al papato di Urbano V e promette indulgenze a chi faccia elemosina ai carcerati, l’altra, di fronte alla Scala dei Giganti, è una raffinata esecuzione di Alessandro Vittoria a ricordo della visita a Venezia di Enrico III di Francia (1574) e si trova oltre il sontuoso accesso alla Scala d’Oro, ornato ai lati da due gruppi marmorei realizzati da Tiziano Aspetti nel XVI secolo: rappresentano Atlante che regge la volta celeste (a destra) ed Ercole che uccide l’Idra (a sinistra).
L’appartamento ducale
Le stanze in cui il doge abitava furono sempre situate in quest’area del Palazzo, compresa tra il rio della Canonica - via acquea d’ingresso-, l’attuale Scala d’oro e l’abside della Basilica di San Marco, che era la cappella ducale.
Il nucleo fondamentale dell’appartamento era dunque una dimora certo prestigiosa, ma non troppo estesa, soprattutto considerando che le stanze più vicine alla Scala d’oro espletavano una funzione intermedia tra la vita privata del doge e le sue funzioni pubbliche.
Nella zona più propriamente privata dell’appartamento egli, deposte le insegne del potere, si ritirava solo al termine della giornata per cenare e trascorrere la sera con qualche famigliare, tra i mobili e gli oggetti che s’era portato dalla vecchia casa e che gli eredi avrebbero prontamente tolto alla sua morte, per far spazio alle suppellettili del successore.
Qui il doge passava le notti assistito da pochi servitori; la nuova alba lo avrebbe restituito al suo ruolo istituzionale, trasformandolo nuovamente in simbolo.
Le Sale Istituzionali
Inizia con l'Atrio Quadrato il lungo percorso attraverso le Sale Istituzionali del Palazzo, dove si svolgeva ai massimi livelli la vita politica e amministrativa della repubblica, per secoli oggetto d’ammirazione: stupivano la sua immutabilità - peraltro mai codificata, mai posta per iscritto - e la sua efficienza capace di sfidare il tempo, garantendo la pace sociale.
Attraverseremo dunque le sale dei principali organi di governo della Repubblica: dal Maggior Consiglio, al Senato, al Collegio, e delle più importanti magistrature di giustizia, dal Consiglio dei Dieci alle Quarantie.
In tutte le sale il programma decorativo è sempre profondamente coerente con la celebrazione delle virtù dello Stato e delle funzioni da esso svolte.
Sala dello Scrigno
La classe nobiliare veneziana trasse origine dalla “Serrata” del Maggior Consiglio del 1297 ma solo più tardi, agli inizi del ’500, venne decisa una serie di restrizioni a tutela dell’aristocrazia: vietati i matrimoni tra patrizi ed appartenenti a diverse classi sociali , incrementati i controlli volti ad accertare i titoli di nobiltà ecc. La competenza di questa materia fu delegata all’Avogaria di Comun, cui venne pure affidata la compilazione del Libro d’oro delle nascite, nel quale erano registrate le fedi di battesimo dei patrizi; pertanto, se qualcuno non fosse stato regolarmente notificato, rischiava di trovarsi escluso dalla nobiltà, e quindi dall’ingresso in Maggior Consiglio e dall’ attività politica; divenne poi obbligatorio per ogni patrizio produrre all’Avogaria pure il certificato di matrimonio, qualunque fosse la condizione sociale della moglie.
Esisteva inoltre un Libro d’argento in cui erano descritte le famiglie dell’ordine cittadino originario, ossia quelle che, accanto ai requisiti di “civiltà” e “onorevolezza” potevano vantare un’ antica origine veneziana: esse fornivano allo Stato i quadri della burocrazia, a cominciare dalla Cancelleria ducale.
Il Libro d’oro e quello d’argento erano custoditi in uno scrigno collocato in questa sala, dentro un armadio che conteneva anche tutti i documenti inerenti alla legittimità dei titoli.
Quello che si vede oggi occupa i tre lati di una nicchia, è settecentesco, laccato di bianco con decorazioni in oro.
Da aprile a ottobre 9.00-19.00
Da novembre a marzo 9.00-17.00
Chiusura biglietteria un'ora prima
Chiuso il 25 Dicembre e il 1 Gennaio
Ingresso : intero € 11,00 ridotto € 5,50
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Ponte costruito nel XVII sec., con due passaggi interni. Attraverso il ponte si ha accesso alle Nuove e Vecchie Prigioni, quest’ultime denominate pozzi.
Ebbe questo soprannome nell'Ottocento, poichè si immaginava che i prigionieri che di qui transitavano andando dai tribunali alle prigioni, guardando fuori la meravigliosa veduta sulla laguna e sull'isola di S.Giorgio, sospirassero sapendo che molto probabilmente non avrebbero mai più rivisto la luce del sole.
Una piccola finestra che affaccia sul bacino di San Marco inquadra in una vista suggestiva l’Isola di San Giorgio.
Lo si può ammirare dal ponte della paglia; la visione dell'interno, comprese le prigioni, fa parte dell' itinerario di visita del Palazzo Ducale.
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Non accessibili nel normale percorso di visita, questi itinerari offrono un suggestivo e interessante approccio alle stanze più segrete e particolari del palazzo. È possibile effettuare la visita solo su prenotazione e con accompagnatore specializzato, che ne illustra le caratteristiche.
Si svolgono per un minimo di 2 persone, massimo 25 e vengono proposti ogni mattina a partenza fissa:
In Italiano ore 9.30 e 11.10
Dopo le ore 13 possono svolgersi su richiesta a orari diversi, con un sovrapprezzo di 31 euro per gruppo.
Prenotazioni: al desk informazioni del Museo, compatibilmente con la disponibilità dei posti, il giorno stesso o il giorno prima della visita;
Prenotazione telefonica al numero 0415209070 fino a 48 ore prima della visita;

Intero: euro 12,50
Ridotto: euro 7,00
studenti* dai 15 ai 29 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di studenti; cittadini U.E. ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; Residenti del Comune di Venezia; Membri I.C.O.M.*
Ridotto speciale: euro 4,00
ragazzi da 6 a 14 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi
Gratuito
bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi
*è richiesto un documento. |
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Altri monumenti importanti nel sestiere |
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In origine dimora di Antonio Grimani (doge dal 1521 al 1523), l'edificio attuale costituisce il risultato di interventi architettonici effettuati tra il 1532 e il 1569 su commissione degli eredi, Vittore, procuratore di San Marco, e Giovanni, patriarca di Aquileia. Soprattutto quest'ultimo intervenne direttamente nella progettazione, forse utilizzando suggerimenti del Sanmicheli (al quale l'intera fabbrica è stata in passato attribuita), ma soprattutto rifacendosi al trattato di Sebastiano Serlio. Il risultato è quello di una pregevolissima e ammirevole architettura che fonde elementi della tradizione veneziana e di quella tosco-romana: colpisce in particolare, tra gli altri, il suggestivo ambiente della tribuna con il lucernario piramidale. La fusione tra diverse culture artistiche si riscontra anche nelle meravigliose decorazioni pittoriche dello scalone e delle sale al primo piano, dove lavorarono pittori come Federico Zuccari, Francesco Salviati, Giovanni da Udine, Battista Franco e Camillo Mantovano. Nel palazzo erano sistemate le raccolte d'arte e di archeologia del cardinale Domenico Grimani e di Giovanni, patriarca d'Aquileia, i quali furono anche donatori di parti consistenti delle loro collezioni alla Repubblica, che stettero alla base della nascita dello Statuario pubblico della Serenissima. L'aspetto storico-artistico del monumento non fa che riflettere il gusto e la politica culturale della famiglia Grimani che giocò la propria fortuna - sociale, economica, politica - proprio a cavallo tra i due fondamentali centri di Venezia e Roma. Ciò fa di Palazzo Grimani un unicum nel contesto veneziano, paragonabile per importanza culturale, pur distinguendo tra commissioni privata e pubblica, alle opere di Jacopo Sansovino per l'area di Piazza San Marco, per la realizzazione delle quali, del resto, fu fondamentale l'apporto di questa famiglia |
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Una delle più insigni costruzioni veneziane della Rinascenza, edificato nel 1490 su progetto del grande architetto Mauro Codussi servì da prototipo per molti altri palazzi in città. |
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