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turismo viaggi vacanze gite musei monumenti parchi VENEZIA - Le isole principali della laguna turismo viaggi vacanze gite musei monumenti parchi
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La Giudecca e san Giorgio maggiore
La Giudecca, originariamente chiamata "Spina Longa" a causa della sua forma a spina di pesce, è l'isola più estesa ed allo stesso tempo la più vicina alla città di Venezia, separata dal largo e profondo Canale della Giudecca, anticamente denominato Canale Vigano.
Secondo alcuni il nome deriverebbe dall'espressione Giudei, ossia Ebrei, che qui dimoravano, mentre altri, invece, fanno risalire l'origine all'appellativo di "Zudegà" (giudicato), dato che nel sec. IX la Repubblica aggiudicò i terreni dell'isola a nobili esiliati.
A partire dal '500 l'isola divenne, a causa della sua posizione decentrata all'interno del Bacino di S. Marco, luogo di ozio con residenze ricche di giardini, orti, monasteri e depositi per poi ospitare, dopo la caduta della Serenissima, caserme, carceri, fabbriche e quartieri operai.
L'isola e' formata da 8 isole minori, a partire dall'isola di SACCA FISOLA, estremità ovest della Giudecca e separata da quest'ultima dal Canale dei Lavraneri. Qui attraccano le linee ACTV 41-42, 82.
S. Eufemia

venezia chiesa di santa eufemia sull'isola della giudecca vacanze viaggi turismo veneto La chiesa parrocchiale, sacra ai martiri in Aquileia S. Eufemia, Dorotea, Tecla ed Erasma, fu costruita nell'865 sotto il Doge Orso Partecipazio.
Una lapide innestata presso la porta ricorda la consacrazione del 1371.
L'edificio ha conservato l'originaria semplice struttura a capanna (XI secolo) tipico dello stile veneto-bizantino, mentre il portico dorico esterno venne eretto durante i rimaneggiamenti del '700-'800. Le colonne del portico, risalenti al XVI secolo, appartenevano alla Chiesa dei SS. Biagio e Cataldo, demolita per fare spazio alla costruzione del Molino Stucky. Sopra la porta d'ingresso si nota un bel rilievo raffigurante la Vergine col Putto tra San Rocco e Sant'Eufemia.
All'interno le tre navate veneto-bizantine (XI secolo) sono decorate con sontuosi stucchi e dipinti (del '700). Nelle navate e alle pareti opere di B. Vivarini, G.B. Canal
Nel 1810 la sede parrocchiale venne trasferita dalla chiesa di S. Eufemia in quella del SS. Redentore; nel 1822, quando i Cappuccini riacquistarono i loro antichi possedimenti, venne trasferita di nuovo a S. Eufemia.

Basilica del Redentore

giudecca la basilica del redentore vacanze viaggi turismo veneto Nel 1541 venne edificata alla Giudecca una chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli ed un prossimo convento, nel quale vennero accolti i Frati Cappuccini. Cacciati dal convento, nel 1546 essi ne fondarono un altro in un diverso punto della Giudecca per poi far ritorno, solo due anni dopo, a S. Maria degli Angeli.
Nell'estate del 1575 scoppiò a Venezia un'epidemia di peste che in due anni provocò la morte di 50.000 abitanti. Il Senato della Repubblica fece voto d'innalzare una sontuosa Basilica intitolata al Redentore presso la chiesa di S. Maria degli Angeli qualora il flagello cessasse (a ricordo esiste in controfacciata la lapide con il voto dogale del 1576). Nel maggio del 1577 venne posata la prima pietra e nel luglio successivo si festeggiò la fine della pestilenza con una processione che giunse fino al cantiere dell'edificio in costruzione.
Il sacro edificio, disegnato dal Palladio e considerato uno dei suoi capolavori, fu concluso nel 1592, dopo la morte del maestro, da Antonio da Ponte. Venne destinato ai Cappuccini che ne decisero la planimetria e la scelta dei materiali (mattoni e cotto anche all'interno ad esclusione della facciata) e ampliarono il convento.
All'interno un colonnato gira lungo le pareti dell'unica navata, con tre cappelle aperte su ogni lato, e del presbiterio, sormontato da una cupola.
Agli altari vi sono dipinti di scuola veneta del sec. XVI-XVII incentrati sul tema della Redenzione: alla parete destra: Natività, opera firmata di Francesco Bassano; alla parete sinistra: Deposizione di Palma il Giovane; Risurrezione di Francesco Bassano; Ascensione di Jacopo Tintoretto e aiuti. Sul barocco altare maggiore, Crocifisso tra S. Marco e S. Francesco, statue bronzee di Girolamo Campagna (sec. XVI).
Particolarmente interessante la sacrestia, dalla quale si accede dal coro, ricca di opere d'arte e di reliquie dell'ordine francescano: Madonna col Bambino e Angeli di Alvise Vivarini; Madonna e Santi attribuito a Francesco Bissolo; Battesimo di Cristo di Paolo Veronese.
Era prescritto sotto la Repubblica che nel giorno del SS. Redentore (terzo sabato del mese di luglio di ogni anno) il tempio a lui sacro fosse visitato dal doge e dalla Signoria. La chiesa venne concepita come stazione finale della solenne processione del Redentore che attraversa il canale sopra un ponte di barche.
Ancora oggi, ogni terza domenica di luglio viene celebrata la Festa del Redentore; in tal giorno, si unisce Venezia alla Giudecca con un ponte di barche, si celebra la vigilia della festività con caratteristiche tavolate lungo la fondamenta per ammirare lo spettacolo pirotecnico degustando piatti tipici della festivita'.

Chiesa delle zitelle

venezia chiesa delle zitelle vacanze viaggi turismo venetoLa chiesa, edificata su progetto di Andrea Palladio, è parte di un complesso ecclesiastico voluto dal gesuita Benedetto Palmio per assistere le ragazze povere. Già dopo il suo arrivo a Venezia, nel 1558, cominciò a ricoverarne parecchie in una casa nella parrocchia di S. Marziale. A tale scopo si progettò un edificio più spazioso con annesso oratorio.
L'area edificabile venne acquisita già nel 1561, mentre i lavori della chiesa iniziarono nel 1581, successivamente alla morte di Palladio; vennero ultimati nel 1586 da Jacopo Bozzetto e due anni dopo seguì la consacrazione della chiesa alla Presentazione di M. V. al Tempio.
La Chiesa di Santa Maria della Presentazione, detta anche delle Zitelle, fa parte oggi dei Monumenti dell'Assistenza Veneziana sparsi nella città lagunare, di proprietà dell'IRE di Venezia - Istituzioni di Ricovero ed Educazione.
Giudecca 32, Fondamenta delle Zitelle.
Raggiungibile con la linea ACTV n. 41-42, 82 e linea notturna N, fermata Zitelle.

Visita della chiesa: aperto da maggio a ottobre il venerdì e sabato dalle 10.00 alle 12.00.

 
S. Giorgio Maggiore

venezia giudecca san giorgio maggiore vacanze viaggi turismo veneto Per raggiungere l'isola di San Giorgio Maggiore è necessario prendere il vaporetto linea 82 dall'imbarcadero delle Zitelle in direzione San Marco-San Zaccaria.
La fermata di San Giorgio è proprio di fronte alla CHIESA DI SAN GIORGIO MAGGIORE
La chiesa rappresenta una delle principali opere di Andrea Palladio, anche se l'edificio, iniziato nel 1566, venne terminato nel 1611, abbondantemente dopo la morte del maestro.
La nobile facciata ha due ali laterali che corrispondono alle navate interne e che lasciano intravedere le due larghe absidi in mattoni. La cupola sovrasta l'incrocio del solenne interno a tre navate con il larghissimo transetto.
Nella cappella a destra del presbiterio: Madonna in trono e santi di Sebastiano Ricci (1708). Nel presbiterio: all'altare maggiore, gruppo bronzeo di Girolamo Campagna (1593); alle pareti, due opere di Tintoretto, Ultima cena e Raccolta della manna (1594).
Dalla sagrestia si accede alla Cappella dei Morti ove vennero custodite le ossa dei benedettini raccolte nel corso della demolizione e si presume che corrisponda all'entrata dell'antica chiesa. La pala dell'altare è di Jacopo Tintoretto, una delle ultime opere del Maestro. Lo snodarsi della composizione in ritmi ondulati, vista con la piatta prospettiva verticale dei primitivi, acquista qui un valore patetico, quasi ad esprimere l'abbandono dello spirito al dolore. Solo il deterioramento del colorito può giustificare le riserve formulate dai critici sulla paternità di questo capolavoro.
Al di sopra della cappella è costruito il coro notturno dei monaci, al quale si accede per una scala a chiocciola, sita all'inizio del corridoio. E' un ambiente celebre, in quanto servì al Conclave che elesse, nel 1800, papa Pio VII. Gli stalli portano i nomi dei relativi cardinali e, in una vetrina, si trovano i cimeli del Conclave. La pala d'altare è un "S.Giorgio che uccide il drago" di Vettore Capaccio (la sala del Conclave è visitabile su richiesta).
Visita alla chiesa: tutti i giorno 9.30-13.00 e 14-18.30.
Altro monumento della parte benedettina dell'isola è l'Abbazia benedettina di San Giorgio Maggiore, demolita e ricostruita ben cinque volte prima di assumere l'aspetto grandioso con cui oggi ci appare, e' stata per un millennio grande centro non solo spirituale ma culturale restando fino ai giorni nostri un complesso monumentale tra i più importanti al mondo per misura e per valore artistico. Il campanile di costruzione a canna quadrata in laterizi con una cuspide sormontata da un Angelo rotante, venne eretto nel 1791 su progetto del frate bolognese Benedetto Buratti in sostituzione di quello quattrocentesco crollato nel 1774.
Per informazioni è consigliabile telefonare allo 0415227827. Orario visita feriale: 9.30-12.30 e 14.30-17.30, festivo: 9.30-10.45 e 14.30-17.30. Dal 16.04 al 15/10 l'orario di chiusura è posticipato alle 18.30
Prenotazioni on line per la visita alla sala del Conclave e del campanile su www.alata.it alla pagina Booking
Per quanto riguarda la parte gestita dalla Fondazione Giorgio Cini, ospite del convento dal 1951, sono visitabili solo i due chiostri: chiostro dei cipressi e chiostro degli allori, mentre la ripristinata foresteria è stata adibita a vari istituti specializzati per lo studio delle civiltà veneziana; il refettorio palladiano viene ora utilizzato come aula magna. La parte più antica di tutto il cenobio si San Giorgio Maggiore è costituita dal dormitorio e dal chiostro dei Buora, con la relativa sala capitolare.
Sappiamo che nel 1443 trovò rifugio a San Giorgio Cosimo de' Medici, esiliato a Venezia con tutta una corte di amici e clienti, fra i quali il celebre architetto Michelozzo Michelozzi, che costruì la biblioteca benedettina, distrutta poi nel 1616 per sistemare il chiostro palladiano "dei cipressi". Nel vestibolo, attribuita al Palladio, si trova una bassa espansa scalea che serve da distacco al refettorio che una volta ospitava la grandiosa tela "Le Nozze di Cana" ora al Louvre. Nel 1630 Baldassarre Longhena, architetto della Salute, rifece l'ala della biblioteca e nel 1642 inserì in quella dell'appartamento dell'abate il monumentale scalone. I saloni dell'abate di San Giorgio Maggiore accolsero Enrico III re di Francia, la regina Maria Casimira di Polonia, Giuseppe II, Francesco I, Federico I, imperatori d'Austria e molti altri. Dalla finestra serliana del grande salone dedicato oggi a Giovanni XXII, nel 1800 diede la sua benedizione "Urbi et Orbi" Pio VII appena proclamato Papa.
Prenotazioni on line per la visita su www.alata.it alla pagina Booking.
Per le visite ai chiostri è caldamente consigliata la prenotazione telefonica (per i gruppi senza guida è preferibile chiamare con largo anticipo): Fondazione Giorgio Cini tel. 0415289900, 041.2710211 centralino. L'ingresso è gratuito

 
Le altre isole principali
Torcello

venezia isola di torcello vacanze viaggi turismo veneto Quella che un tempo fu la "capitale" della laguna nord è delimitata a Sud-ovest dal canale di Burano, a Nord e a Est confina con le formazioni paludose della Rosa e della Centrega.
venezia isola di torcello vacanze viaggi turismo venetoL'isola ha una forma vagamente trapezoidale ed è al centro di quello che fu in passato il cuore della vita economica e sociale della civiltà veneziana. L'antica Dorceum o Turricellum al massimo del suo splendore arrivò ad ospitare alcune decine di migliaia di abitanti.
Cenni storici
Sede vescovile dal 638 al 1689 vide il suo fiorire nell'Alto Medioevo quando divenne un porto di assoluta rilevanza, con i tre canali che si aprivano al mare, nonché sede di laboriosissime officine metallurgiche, vetrarie e di lavorazione della lana.
E` del 1272 la deliberazione che consentiva la lavorazione di quest'ultima solo a Torcello e nelle sue contrade. Nel racconto che nel X secolo ne fece l'imperatore bizantino Costantino Porfirogenito, Torcello viene definita un grande emporio. Per avere un idea delle ricchezze che l`isola alimentò, basta pensare che ancora nel 1795 esistevano qui 737 casate nobiliari, di pari dignità di quelle veneziane.
Già nel XV secolo l`isola aveva comunque cominciato la sua fase di lenta decadenza. Resistevano sedici monasteri e numerose chiese, per un totale di dodici parrocchie. Alle origini della crisi l'interramento parziale prima, totale poi, che occluse le bocche portuali, quindi l'avanzamento dei sedimenti apportati dal Sile e dal Dese, l'impaludamento, il predominio delle acque dolci su quelle salate e il flagello della malaria.
Attualmente di tanta magnificenza resistono solo poche decine di abitanti e il complesso monumentale composto dalla Cattedrale, dal Battistero e dal Martyrium di S.Fosca.
S. Maria Assunta è il monumento più antico di Venezia. Deve l'attuale struttura alla parziale ricostruzione voluta nel 1008 dal vescovo Orso Orseolo, figlio del doge Pietro II. Vi si possono leggere i rapporti con Ravenna e, per tramite di quella città, con l'Oriente. La chiesa è di tipo basilicale divisa in tre navate, con 18 colonne in marmo greco, ripartita in dodici moduli e ha portale marmoreo con stipiti del IX secolo e architrave decorato da bassorilievi a tralci dell`XI secolo. Grandiosi mosaici veneto-bizantini impreziosiscono l'interno, a partire da quello del pavimento, continuando con quello che orna il catino dell'abside e l'arco trionfale, raffiguranti i Dodici apostoli, l'Annunciazione e la Vergine Teotoga. A sinistra dell'altare maggiore l'iscrizione originaria della fondazione della chiesa, il più antico documento di storia veneziana. Lungo il fianco destro si aprono alcune finestre dalle imposte costituite da imponenti lastre di pietra.
Un itinerario a piedi dell'isola può portare alla scoperta di angoli insoliti: l'escursione, per l'interesse delle situazioni offerte richiede almeno un paio d'ore. Partendo dall'approdo ACTV si segue la passeggiata turistica fino alla basilica inoltrandosi quindi brevemente negli incolti retrostanti ma camminando quasi esclusivamente interamente su banchine lastricate.
Basilica di Santa Maria Assunta di Torcello (marzo-ottobre tutti i giorni 10.30-18.00, chiusura biglietteria 17.30;novembre-febbraio tutti i giorni 10.00-17.00, chiusura biglietteria 16.30) Ingresso € 5; gruppi min 10 pax e bambini sotto i 12 anni € 4;gratuità sotto i 6 anni; Audioguide € 2.
Campanile Temporaneamente chiuso
Museo Archeologico (marzo-ottobre martedì-domenica 10.30-17.30, chiusura biglietteria 17.00;novembre-febbraio martedì-domenica 10.00-17.00, chiusura biglietteria 16.30) Ingresso € 3; gruppi min 10 pax e bambini sotto i 12 anni € 1,50
Basilica + Museo Archeologico della Provincia di Venezia con audioguida (marzo-ottobre martedì-domenica 10.30-17.30, chiusura biglietteria 17.00;novembre-febbraio martedì-domenica 10.00-17.00, chiusura biglietteria 16.30) Ingresso € 8; gruppi min 10 pax e bambini sotto i 12 anni € 6; gratuità sotto i 6 anni.
Il riferimento è quello della società che gestisce i servizi di accoglienza a Torcello:
IMAGO srl
Tel +39.041.2960630
Fax +39.041.2774228
Mail imagovenezia@virgilio.it

 
Burano

venezia isola di burano vacanze viaggi turismo veneto Collocata a Sud-est di Mazzorbo, con i suoi 5.000 abitanti è il più importante centro della laguna nord.
Densamente urbanizzata, l'isola conserva poco del suo aspetto naturale.
Burano, o la Boreana, deve il nome ad una delle porte di Altino, da cui venne fondata. Quando Torcello era una città, Burano ne era un vicus, ovvero una borgata.
Una visita a Burano offre spunti di assoluto interesse per i cromatismi delle sue abitazioni popolari, dipinte con colori vivaci e contrastanti e per le sue attività economiche, la produzione di merletti e la pesca.
La leggenda narra che proprio grazie ad un pescatore sia nata la tradizionale produzione tessile artigiana. Costui infatti, avendo resistito al canto delle sirene in nome della sua bella, che lo attendeva a Burano, avrebbe ricevuto dalla regina dei flutti una corona di schiuma per ornare il capo della sua sposa. Le amiche della diletta, invidiose e conquistate dalla bellezza del velo, avrebbero cercato di imitarlo, dando così inizio ad una scuola di tradizione centenaria.
A Burano vi sono anche importanti anche gli esempi di architettura sacra, che sopravvivono solo in parte.
Erano quattro le costruzioni religiose esistenti fino all'età napoleonica che cadevano sotto la diocesi di Torcello: Santa Maria delle Grazie, detta le Cappuccine, ancora esistente ma sconsacrata, San Mauro, San Vito e San Martino Vescovo, chiesa parrocchiale ancora esistente. Tutte queste costruzioni sono da ritenersi di costruzione molto antica, poiché, da fonti del XII secolo, risultano già tutte esistenti.
S. Maria delle Grazie (allora nota come S. Hadrianus) aveva annesso un monastero con 7 oratori interni e sette altari a rappresentare le 7 chiese di Roma e alte mura che circondavano il tutto.
Di S. Mauro, detta anche S. Moro, fondata nel 899, i manoscritti seicenteschi ci descrivono la chiesa a triplice navata, il coro delle monache e l'organo ornato da pitture. Il complesso venne ricostruito e riconsacrato nel 1533.
Il complesso monasteriale di S. Vito doveva essere abbastanza povero: la chiesa era ad una sola navata, aveva tre altari e il coro delle monache, il tutto in forma "ordinaria".
Nel 1806 vennero soppresse S. Mauro e S. Vito mentre S. Martino Vescovo, che fu eretta nel 1500 e restaurata in periodi successivi, contiene tele del '600 e del '700 tra cui un'interessante opera giovanile del Tiepolo, "La crocifissione"
Il " buranello" più celebre, resta senz'altro Baldassarre Galuppi, musicista barocco, cui è intitolata la piazza dell`isola dove è possibile visitare la Scuola di Merletto (feriali 9-18, festivi 10-16, tel. 041/730034).
La lavorazione del merletto con l'ago da cucire, non appoggiato ad alcun tessuto sottostante, si sviluppò nell'isola all'inizio del '500.
Sono tipici del luogo il punto in aria, il punto a rosette e il punto controtagliato, più pesante e solenne nelle ampie volute a rilievo.
La lavorazione subì un periodo di declino in seguito alla guerra commerciale voluta dalla Francia e stava quasi per scomparire quando, alla fine dell'800, per merito della popolana Cencia Scarpariola, i segreti della lavorazione del merletto di Burano furono tramandati.
Da Burano è possibile raggiungere sia Torcello, con i mezzi dell'ACTV, sia San Francesco del Deserto, attraverso barconi privati.

Murano

venezia isola di murano vacanze viaggi turismo veneto L'isola di Murano è situata a nord-est di Venezia, lungo il canale dei Marani, è totalmente urbanizzata, ospita 7mila abitanti, e conserva ben poco del suo aspetto naturale.
Cenni storici
Venne fondata dagli Altinati, che le attribuirono il nome di Ammurianum, da una delle porte della loro città. Da subito si caratterizzò per le proprie funzioni economico-produttive; già nell'Alto Medioevo era nota per il porto, per la presenza di mulini ad acqua e per la pesca.
Divenne talmente importante che per secoli le venne tributata la possibilità di coniare moneta e di emettere leggi proprie, con un governo, il Maggior Consiglio, formato da 500 nobili del luogo.
Nel XVI secolo si potevano contare circa 30 mila abitanti. Ma il "destino" dell'isola venne segnato da una bolla che nel 1295 vi impose il trasferimento da Venezia di tutte le fornaci per la lavorazione del vetro, per scongiurare il pericolo di incendi. Il materiale, che già vi veniva prodotto, divenne quindi il segno distintivo, il marchio di fabbrica di Murano.
venezia i vetri di murano vacanze viaggi turismo venetoIl vetro è tuttora il segno distintivo, tanto da aver spinto alla costituzione di un Museo dell'arte vetraria, senz'altro meritevole di una visita (Fondamenta Giustiniani 8, orario 10-16, chiuso il mercoledì, telefono 041-739586).
Secondo le fonti storiche, nel XII secolo a Murano esistevano otto chiese: solo una di esse è giunta fino a noi. Si tratta della chiesa dei Santi Maria e Donato, in perfetto stile bizantino.
Delle vestigia dell'arte sacra del passato a Murano restano anche la facciata della chiesa di S.Chiara, che dopo la soppressione napoleonica assunse la funzione di vetreria, e resti della cappella della chiesa di S. Stefano.
Prima di arrivare a Murano, scendendo dal battello ACTV alla fermata precedente Murano Faro, ci si può fermare a visitare l'isola di San Michele, ora cimitero monumentale di Venezia, anticamente detta Cavana de Muran.
La sua conformazione attuale si deve all'interramento, all'inizio del XIX secolo, del Canale S. Michele che la divideva dalla contigua isola di S. Cristoforo della Pace. Nel 1212 fu ceduta a tre monaci camaldolesi che vi fondarono un monastero rimasto in attività sino al 1810. Vi soggiornarono, fra gli altri, frate Mauro, autore del mappamondo conservato alla Biblioteca Marciana, e frate Cappellari, il futuro papa Gregorio XVI.
In seguito l'isola, divenuta reclusorio per prigionieri politici, vide transitare Pellico e Maroncelli. Nel 1829 il convento divenne residenza dei padri Riformati che ancora oggi gestiscono la chiesa di San Michele annessa al cimitero.

 
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