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I monumenti del sestiere
S. Maria del rosario

venezia santa maria del rosario vacanze viaggi turismo veneto La chiesa dei Gesuati, il più grande esempio di complesso conventuale del XVIII secolo, fu costruita tra il 1726 e il 1735 per l'ordine dei Domenicani, in sostituzione della piccola chiesa che tuttora le sorge accanto, divenuta troppo piccola per ospitare i numerosi fedeli.
I Domenicani subentrarono ai Gesuati (da cui il nome della chiesa) nel 1668, quando quest'ordine fu soppresso. Giorgio Massari fu l'architetto che progettò la chiesa e la decorazione interna, aiutato da due grandi artisti dell'epoca: Giambattista Tiepolo e Gianmaria Morlaiter. I tre si affermarono definitivamente in città proprio grazie alla grande opera qui compiuta.
L'interno dell'edificio è di grande armonia: colpisce particolarmente lo splendido soffitto affrescato da Giambattista Tiepolo con tre grandi riquadri che rappresentano L'apparizione della Vergine a san Domenico, L'istituzione del Rosario e La gloria di san Domenico e numerosi monocromi.
Le altre opere ospitate nella chiesa concorrono a farne un esempio organico e completo dello stato dell'arte a Venezia in quel periodo: autori importanti come Giambattista Piazzetta, Sebastiano Ricci e il già ricordato Gianmaria Morlaiter vi hanno lavorato lasciando bellissimi lavori. Da ricordare anche una splendida pala di Jacopo Tintoretto con la Crocifissione proveniente dalla chiesa a fianco, restaurata da Piazzetta in occasione dello spostamento nella nuova chiesa.

punta della dogana

venezia punta della dogana vacanze viaggi turismo veneto Una delle zone più suggestive di Venezia, che si apre sul Bacino di San Marco e sul Canale della Giudecca, offrendo scorci indimenticabili.
Qui sorge la Dogana da Mar, massiccia costruzione edificata nel luogo in cui anticamente sorgeva una torre con alte mura merlate, parte dell’antico sistema difensivo della citta'.

S. Barnaba

venezia san barnaba vacanze viaggi turismo venetoEdificata verso la metà del ‘700 dall’architetto Lorenzo Boschetti, presenta una facciata in stile classicheggiante sormontata da timpano.
Sulla sinistra si apre il Sotoportego del Casin dei Nobili, la cui denominazione si riferisce al ‘casino dei nobili’, ovvero alla casa da gioco e d’intrattenimento che qui sorgeva nel XVIII secolo.

Ponte dei pugni

venezia ponte dei pugni vacanze viaggi turismo venetoQuesto ponte non si fa assolutamente notare per la linea e lo stile, ma quando sarete sulla sua sommità guardate in basso: in ognuno degli angoli vedrete l'impronta in marmo di un piede. Proprio su questo ponte si svolgevano le "guerre dei pugni" più importanti di Venezia ed iniziavano proprio da questi punti. Bisogna sapere che i veneziani, dalla notte dei tempi, sono divisi in 2 fazioni: i Castellani e i Nicoletti. Questa divisione pare risalga a tempi così antichi che Venezia neanche esisteva. Deriverebbe da contese già esistenti fra Jesolo ed Eraclea ancora prima che le loro popolazioni fossero costrette a trasferirsi a trasferirsi in laguna per sfuggire all'invasione di altri popoli. Le genti di queste città si trovarono profughe nelle stesso territorio e, volendo mantenere una certa distinzione, si stabilirono in zone differenti. Così i Castellani stanno nei sestieri di Castello, S. Marco e Dorsoduro, mentre i Nicoletti stanno in quelli di S. Polo, S. Croce e Canareggio. La loro rivalità si perpetuò nei secoli (e ne rimane qualche pallida traccia ancora oggi) anche nei particolari più minuti: per esempio i Castellani avevano sciarpe e berretto rossi, i Nicoletti neri; le donne dei Castellani portavano un fiore da un latto del petto, quelle dei Nicoletti dall'altro. Quelli, però, non erano tempi di fiori, ma di guerre e di sangue. Così i governo alimentava la rivalità fra i gruppi per avere uomini pronti ed addestrati alla lotta. Questa rivalità si esprimeva in molti modi. Il più cruento era le battaglie sui ponti. La preparazione dello scontro era accurata: prima avveniva una pubblica sfida, come nei tornei cavallereschi, poi si sceglieva il ponte che, se necessario, veniva rinforzato. Il canale veniva scavato e ripulito in modo che i combattenti, precipitando in acqua non si ferissero. Il giorno della battaglia le due squadre arrivavano a suon di musica e si schieravano da una parte e dall'altra del ponte, sulla fondamenta. Il canale, a parte lo spazio subito presso questo ponte, era invisibile per la ressa delle barche degli spettatori.. altri stavano alle finestre, altri ancora coprivano i tetti delle case. I combattenti erano pronti a tutto: portavano corazze, elmi, scudi o anche solo un drappo avvolto intorno al braccio ed erano armati di canne e bastoni di cui avevano irrobustito la punta immergendola nell'olio bollente. A volte si era deciso per una battaglia solo a pugni allora i guerrieri non portavano ne armi ne protezioni. Le due squadre potevano essere in realtà dei piccoli eserciti anche di 300 uomini per parte. Iniziava la battaglia, prima c'erano le sfide individuali tra i campioni delle due squadre, veri e propri duelli cavallereschi. Gli sfidanti si piazzavano sulle impronte di pietra, come pugili agli angoli del ring. Poi ognuno cercava di buttare l'altro giù dalla piazzola del ponte in canale (bisogna ricordare che i ponti non avevano parapetto). Gli animi si scaldavano sempre di più e presto i due gruppi si scagliavano uno contro l'altro in massa. In palio c'era il possesso del ponte su cui impiantare le proprie insegne. Questo possesso no nera mai ben definito e le battaglie non avevano mai termine. Capitava che alla fine che anche il pubblico si cagliasse nella mischia trasformando la battaglia in una guerra generalizzata, capitava anche che quelli sopra i tetti cominciassero a buttar giù i coppi sui nemici. Al calar della notte intervenivano i gendarmi per far cessare la gazzarra. Raccolti i feriti ed onorati morti, che spesso non mancavano, tutti tornavano amici, con patetiche scene di pentimento, grandi abbracci e bicchiere per vincitore e vinti per poi ricominciare alla prima occasione. Dal 1574, per ovvie ragioni, furono permesse solo le battaglie a pugni, senza armi. Ma erano così frequenti da diventare un'abitudine. Addirittura i nobili facevano costruire dei ponti provvisori apposta, in luoghi particolarmente adatti, per offrire agli amici importanti questo spettacolo. La legge intervenne costantemente per limitare le battaglie ma, naturalmente, con pochissimo successo: facevano troppo parte dell'animo dei veneziani di qualsiasi condizione. Ancora adesso ci sono ancora molti ponti con il nome di ponte "della guerra" o "dei pugni", ma il ponte diafianco a noi è il più importante. Nel 1705, dopo scontri particolarmente cruenti, il governo intervenne drasticamente proibendo qualsiasi assembramento presso i ponti, pena cinque o più anni di remo in galera (la nave a remi) "coi ferri ai piedi" o sette di "prigione oscura".

Ponte dell'Accademia

Nel corso dell'800, nel momento di massima espansione ed utilizzo di elementi quali il ferro, fu realizzata una struttura rettilinea servendosi di questo materiale. Con i primi decenni del nuovo secolo e l'affermarsi di nuove tecnologie costruttive, venne indetto un concorso per la realizzazione di una nuova opera di fronte alle Gallerie.
Il progetto vincitore del 1933 (Torres e Briazza) non venne poi realizzato:poichè comunque rimaneva la necessità di rinnovare l'opera, fu costruito un ponte che, solo nelle intenzioni, doveva essere provvisorio. L'ingegnere Miozzi (che ne è l'autore e molto attivo a Venezia in quel periodo), realizza una struttura che originariamente si presentava in legno ma che con l'intervento di consolidamento effettuato nei primi anni '80, ha perso la sua singolare valenza a causa degli integrazioni in acciaio poste nella parte sottostante.

 
S. Maria della Salute

venezia santa maria della salute vacanze viaggi turismo veneto Due angeli raffigurati sul bordo della riva sul Canal Grande sembrano sostenere il grande tempio al quale si accede per mezzo di due gradinate in pietra. Il complesso, armonioso e ricco, sembra così emergere dalle profondità del mare. L'edificio risulta di 2 vani a pianta centrale, accostati tra loro e sormontati da 2 cupole. Il primo vano, dominato dalla cupola maggiore, simboleggia una grande corona offerta alla Vergine, costruita in relazione alla corona del S. Rosario. Si poggia su una base ottagonale (suggerisce l'idea della stella mariana - o del Carmelo - a 8 punte) ed è arricchita di numerose statue che riproducono le figure mariane dell'A.T. L'assieme è alleggerito da grandi modiglioni in pietra d'Istria, contrafforti alla spinta della cupola. Questa si conclude con la nobile lanterna su cui si erge la grande statua della Madonna Immacolata con il bastone di ammiraglia o "Capitana da Mar". L'ampio arcone della facciata centrale è chiuso da un grande portone ai lati del quale 4 nicchie custodiscono le statue degli evangelisti mentre nei 2 pennacchi dell'arco 2 sibille con il libro aperto simboleggiano il preannuncio del Messia presso i pagani.
L'interno della basilica è dominato dall'ampio e luminoso vano centrale e delimitato ai vertici dalla grande cupola (rotonda grande). L'ottagono è delimitato ai vertici da grandiosi pilastri (compositi), collegati tra loro da archi su cui si imposta il tamburo della cupola. I 16 grandi finestroni che lo traforano creano l'effetto stupefacente di un anello di luce su cui pare galleggiare la volta della cupola. L'ottagono centrale è a sua volta contenuto entro un ottagono più ampio i cui lati sono sfondati da 6 altari che scandiscono le tappe del percorso circolare che il pellegrino percorre a partire dall'ingresso verso l'altare maggiore e viceversa ritornando attorno alla rotonda grande. Sul lato superiore dell'ottagono più esterno si pare come una chiesa entro la chiesa: il grandioso presbiterio anch'esso dominato da una cupola più piccola. Le pareti di questo ambiente sono popolate da numerose statue che raffigurano i 12 apostoli, gli Evangelisti, i dottori della Chiesa e il miracolo rappresentato sull'altare maggiore contenuto da poderose colonne di marmo bianco provenienti dal teatro romano di Pola (Istria); alle sue spalle si apre l'ambiente che ospita l'antico coro ligneo sovrastato dalla cantoria dell'organo.
La pianta ottagonale della Rotonda maggiore accompagna il pellegrino lungo un itineario di visita circolare grazie all'ampio corridoio ideale racchiuso tra i 6 altari che la coronano e le 8 imponenti onne che dividono la superficie della stessa in 2 cerchi concentrici. Dietro ad ogni altare troviamo una pala raffigurante i momenti principali della vita della Madre del Salvatore.Entrando tra le colonne nel cerchio interno, lo sguardo è attirato in alto dalla maestosità della cupola nel cui tamburo troviamo statue lignee di 8 profeti, divise dai 16 finestroni che danno luce alla rotonda. Il disegno derivante dall'accostamento policromo di poligoni marmorei fa apparire il pavimento sottostante la cupola come visto attraverso un caleidoscopio: sotto il grande lampadario d'argento nel centro della cupola, troviamo un piccolo mosaico con le 5 rose del rosario mariano, racchiuso da una striscia metallica che porta incluso "Unde origo, inde salus (da dove l'origine, da lì la salvezza)"; la tradizione vuole infatti che Venezia, fondata il 25 marzo 421 - giorno dell'annunciazione - sia sotto la speciale protezione di Maria.
Attraversata la Rotonda Maggiore, saliti pochi gradini ci troviamo nella Rotonda piccola. Il nostro sguardo è subito catturato dall'Altare Maggiore. Passato lo stupore iniziale spaziando con lo sguardo appena sopra il gruppo marmoreo, troviamo una volta, sostenuta da quattro colonne di marmo. Sulla parete, due altorilievi: S. Marco e S. Giovanni. Di fronte a questi, S. Matteo e S. Luca con il libro aperto e iscrizioni che invitano alla preghiera. Si tratta di opere del Rener, eseguite prima del 1679. Accanto alla balaustra di sinistra, si noti il ceroforo di bronzo, lavoro del Baruzzi (1569). Attorno la cappella, i santi, eseguiti tra il 1670 e il 1674 dalla scuola di Le Court. Nelle nicchie, quattro per parte ai lati dell'Altare, troviamo otto apostoli: a sinistra - sotto - S. Pietro e S. Andrea; sopra S. Filippo e S. Giacomo. A destra - sotto - S. Paolo e S. Giovanni; sopra S. Tommaso e S. Matteo. Troviamo poi due serie di lampade votive, opera dell'Architetto Renosto, poste dopo la Seconda Guerra Mondiale a ringraziamento per la protezione concessa alla città. La prima serie è composta da dieci lampade di cristallo colorate e la seconda è composta da quattro lampade in rame brunito.
L'altare, la cui base ottagonale fu disegnata dallo stesso Longhena è stato in seguito ornato con angeli, cherubini e cariatidi che cantano e suonano strumenti, dell'autore fiammingo Giusto Le Court e vari assistenti. Nel centro è incastonata l'icona della "Madonna della Salute". L'icona fu trasportata da Candia dopo la fine della guerra contro i Turchi (1670). È conosciuta anche come Madonna di S. Tito o Mesopanditissa (a motivo del giorno in cui veniva festeggiata a Candia). La tradizione la vede come opera dell'Evangelista S. Luca. Sopra l'altare si trova la rappresentazione di Venezia liberata dalla peste, opera del Le Court. La Vergine Maria appare come una maestosa Signora con il bambino in braccio, sopra un gruppo di nuvole con tre angeli ai suoi piedi che la sorreggono. Un angelo con una torcia scaccia la peste raffigurata come una persona vecchia, brutta e deforme. Venezia, invece, è una giovane donna ricca e bella, prostrata in preghiera ai piedi della Vergine. Ai lati dell'altare le statue di s. Marco, patrono di Venezia, e San Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia.
Dietro l'altare maggiore è posizionato il coro, fine lavoro di scultura su probabile progetto del Longhena eseguito tra il 1679 e il 1681: conta 25 stalli superiri e 15 inferiori nei quali si notano simboli del lavoro e dell'arte musicali ed episodi della guerra di Morea. Sulla parete di fondo si inseriscono la cantoria e l'organo, opera di Fransceso Dacci (1782) e da poco restaurato. Nelle pareti si possono ammirare statue molto suggestive sovrastate dai tre tondi del soffitto - opere del Salviati - raffiguranti Elia e l'angelo, la caduta della manna, Abacuc e Daniele, tutti e tre in connessione liturgica con l'Eucaristia (tema del pane)
La sacrestia raccoglie numerose opere di pittori del '500 e '600. Appena entrati, lo sguardo è rapito da "Le nozze di Cana" del Tintoretto (1561), opera monumentale. Interessante è il gioco di prospettiva, della tavola che si sposta secondo l'angolo di visuale del visitatore. Son ben 12 le opere di Tiziano Vecellio: la pala d'altare raffigurante "S. Marco in trono" (1546), capolavoro di gioventù, i tondi, di stile manieristico, ci presentano i 4 evangelisti e i 4 dottori della Chiesa d'occidente; infine, le 3 tele sul soffitto: Caino e Abele, Il sacrificio di Isacco, Davide e Golia, per i quali si ispirò al Michelangelo della Cappella Sistina. Tra le altre opere, ricordiamo le 4 "Madonne oranti" del Sassoferrato, le portelle d'organo del Salviati, raffiguranti scene della vita del re Davide; nonché i grandi armadi, discretamente lavorati, che custodiscono i calici e i paramenti sacri. Molto prezioso l'arazzo fiammingo (sec. XVI) su disegno di autore mategnasco, raffigurante la Pentecoste

Ca' Foscari

Attualmente sede di una delle facoltà dell’Università di Venezia, rappresenta l’esempio più completo di architettura tardo gotica nella città lagunare: l’ampio cortile del palazzo, protetto da mura merlate, un tempo ospitava la caratteristica scala scoperta, abbattuta nel XVIII secolo.

 
Musei del sestiere
Accademia

Tra i più importanti musei italiani, tappa fondamentale per la storia dell'arte dal XIV al XVIII secolo.
Le Gallerie dell'Accademia furono istituite con lo Statuto napoleonico del 1807 come corredo didattico per l’Accademia delle Belle Arti, trasferita presso il complesso della Carità.
Oltre ai saggi degli allievi, inizialmente le Gallerie accolsero anche una collezione di sculture e la raccolta Farsetti di modelli in gesso da statue antiche (da cui derivò al museo la denominazione al plurale di 'Gallerie'), che passarono alla scuola dopo la scissione della pinacoteca nel 1878.
La raccolta di dipinti si arricchì subito con l'arrivo di molti capolavori sottratti alla dispersione seguita alle soppressioni ottocentesche degli enti religiosi e degli uffici pubblici (per esempio i polittici trecenteschi, le pale d’altare cinquecentesche, i celeberrimi cicli delle scuole di sant'Orsola di Carpaccio, di san Giovanni Evangelista di Gentile Bellini e dei suoi collaboratori, di san Marco del Tintoretto), ulteriormente incrementati dalle collezioni lasciate da privati, tra cui molto importanti quelle Molin (1816), Contarini (1838), Renier (1850), Manfrin (1956) e infine da notevoli acquisti realizzati dallo Stato dopo il 1878 (tra cui la 'Tempesta' del Giorgione).
Le opere esposte alle Gallerie illustrano doviziosamente la storia della pittura veneziana e veneta dal XIV al XVIII secolo.
Una straordinaria raccolta di opere dei più grandi esponenti della pittura veneta tra i quali Giorgione, G. Bellini, Carpaccio, J. Tintoretto, solo per elencarne alcuni.
Le Gallerie occupano le sale appartenute un tempo alla Scuola di Santa Maria della Carità, una delle sei Scuole Grandi di Venezia.
Lunedì 8.15 - 14.00, da martedì a domenica 8.15 - 19.15
Chiusura biglietteria un'ora prima
Chiuso il 25 Dicembre e il 1 Gennaio.
Ingresso : intero € 6.50 ridotto € 3.25
Riduzioni valide per : Per cittadini U.E. dai 18 ai 25 anni.
Gratuito fino ai 18 anni e oltre i 65 anni solo U.E.
Stranieri: gratuito fino ai 12 anni
Biglietto cumulativo:
Galleria Franchetti-Cà D'Oro + Museo d'Arte Orientale + Gallerie dell'Accademia Euro 11,00/ridotto Euro 5,50

Ca' Rezzonico (Museo del '700 veneziano)

Il grandioso palazzo, ora sede del Museo del Settecento veneziano, venne costruito a partire dal 1649 per la nobile famiglia Bon, su progetto del massimo architetto del barocco veneziano, Baldassarre Longhena.
La sua morte nel 1682, quasi contemporanea a quella del committente e le difficoltà economiche della famiglia Bon causarono la sospensione dei lavori, lasciando il palazzo incompiuto.
La fronte sul Canal Grande appare in numerose vedute del primo settecento completata solo per il piano terra e per il primo piano nobile e coperta da una chiusura provisoria costituita da un tetto a capanna d'assi di legno.
Nel frattempo, la famiglia Rezzonico - originaria della Lombardia - si era trasferita a Venezia e aveva acquistato nel 1687 il titolo nobiliare.
Giambattista Rezzonico, mercante e banchiere, acquistò nel 1751 il palazzo e ne affidò il completamento a Giorgio Massari, uno dei più affermati ed eclettici professionisti del medio Settecento veneziano. I lavori procedettero con rapidità e nel 1756 l'edificio risulta completato.
Mentre la prestigiosa facciata sul Canal Grande e il secondo piano nobile seguivano l’originario progetto longheniano, si devono a Massari le ardite invenzioni sul retro del palazzo: il sontuoso accesso da terra, lo scalone d'onore e il grandioso, insolito salone da ballo ottenuto eliminando il solaio del secondo piano.
Contemporaneamente alla conclusione dei lavori, si diede il via anche alla decorazione dell’edificio, con l’intervento dei maggiori pittori allora attivi a Venezia: Giambattista Crosato, autore degli affreschi del salone in collaborazione col quadraturista Pietro Visconti, Giambattista Tiepolo, cui spettano i due soffitti realizzati in occasione delle nozze tra Ludovico Rezzonico e Faustina Savorgnan, il giovane Jacopo Guarana e Gaspare Diziani.
L’edificio era perfettamente completato nel 1758, quando il fratello cadetto di Giambattista, Carlo Rezzonico, vescovo di Padova, venne eletto papa col nome di Clemente XIII: l’evento segna il vertice della fortuna della famiglia e il palazzo di San Barnaba fu sede di splendide feste per celebrarlo.
Ma ben presto, dopo solo cinquant'anni, la potente famiglia nel 1810 si estingueva.
Iniziava così per il palazzo e per il patrimonio d'arte e di storia che vi si era accumulato una lunga, difficile e tormentata stagione di smembramenti e dispersioni.
Spogliato dell’ arredo, suddiviso tra gli eredi e poi venduto, il palazzo passò nell’Ottocento a diversi proprietari; acquistato dal pittore inglese Roberto Barret Browning, fu scelto come residenza dal padre di questi, lo scrittore Robert Browning, che vi morì.
Successivamente venne rilevato dal conte Lionello Hirschell de Minerbi, deputato al Parlamento italiano, che lo cedette nel 1935, dopo lunga e complessa trattativa, al Comune di Venezia.
Orario
1 nov - 31 mar: 10-17
1 apr - 31 ott: 10-18
La biglietteria chiude un’ora prima
giorni festivi: 1 gen, 1 mag, 25 dic
chiusura settimanale: Martedì
Biglietto singolo
intero 6,50 euro
ridotto 4,50 euro
studenti* dai 15 ai 29 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di studenti; cittadini U.E. ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice
ridotto speciale 2,50 euro
ragazzi da 6 a 14 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi
gratuito
residenti nel Comune di Venezia; bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi; capigruppo (gruppi di almeno 21 persone previa prenotazione); membri I.C.O.M
*è richiesto un documento

 
Guggenheim

La Collezione Peggy Guggenheim è il museo più importante in Italia per l'arte europea ed americana della prima metà del ventesimo secolo. Ha sede a Venezia presso Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, in quella che fu l'abitazione di Peggy Guggenheim.
Aperto nel 1951 dalla nipote di Solomon R Guggenheim, ricco industriale americano e collezionista d'arte, il museo ospita la collezione personale di arte del ventesimo secolo di Peggy Guggenheim, ma anche opere di altre collezioni e mostre temporanee.
La Collezione Peggy Guggenheim è di proprietà della Fondazione Solomon R Guggenheim che la gestisce insieme al Solomon R Guggenheim Museum di New York, al Guggenheim Museum Bilbao, al Deutsche Guggenheim Berlin, al Guggenheim-Hermitage Las Vegas.
La Collezione Permanente presenta capolavori soprattutto del Cubismo, Futurismo, Pittura Metafisica, Astrattismo europeo, Surrealismo ed Espressionismo Astratto americano. Tra i maggiori artisti rappresentati si possono citare: Picasso (Il poeta, Sulla spiaggia), Braque, Duchamp (Giovane triste in treno), Léger, Brancusi (Maiastra, Uccello nello spazio), Severini, Balla, Delaunay, Kupka, Picabia (Pittura rarissima sulla terra), Mondrian, Kandinsky (Paesaggio con macchie rosse no 2), Arp, Miró (Donna seduta II), Giacometti (Donna che cammina), Klee (Giardino magico), Ernst, Magritte (L'impero della luce), Dalí, Pollock (La donna luna, Alchimia), Rothko, Calder, Moore e Marini.
Dal settembre 1997, in qualità di prestito a lungo termine, il museo espone inoltre ventisei dipinti della famosa Collezione Gianni Mattioli, inclusi alcuni leggendari capolavori del Futurismo italiano, quali Materia e Dinamismo di un ciclista di Boccioni, Manifestazione interventista di Carrà, Solidità della nebbia di Russolo, oltre ad opere di Balla, Severini (Ballerina blu), Sironi, Soffici, Rosai, Depero. La collezione comprende anche alcuni dipinti del primo Morandi e un ritratto di Modigliani.
Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni
701 Dorsoduro
Tel: +39.041.2405.411
Fax. +39.041.5206.885
e-mail: info@guggenheim-venice.it
Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25 dicembre
Aperto in occasione delle Feste Nazionali (anche il martedì)
Ingresso
Adulti: € 10
Pensionati: € 8 (oltre 65 anni)
Studenti: € 5 (sotto 18 anni o in possesso di una cartastudentesca valida)
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