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Situata in una conca incorniciata da montagne ripide e rocciose, la città di Massa si sviluppa su una fascia ristretta di territorio pianeggiante che ricopre un'area di circa 94 Kmq.
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storia
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Risale all'anno 882 il documento più antico che riguarda la città, conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Lucca, in cui, per la prima volta, si parla di un borgo chiamato "Massa Prope Frigidum".
Importanti ritrovamenti archeologici attestano comunque la presenza umana sul territorio nell'era paleolitica e neolitica; ne sono testimonianza certa i resti di diverse tombe, all'interno delle quali sono stati rinvenuti arredi ed armi.
La città di Massa deve molto probabilmente l'origine del suo nome al periodo medievale e dovrebbe significare "fattoria, proprietà fondiaria".
L'insediamento primitivo - che pare si chiamasse Massa Lunense - sembra si sia sviluppato in seguito alla decadenza della vicina Luni, dalla cui sede vescovile dipendeva. Successivamente si identificò come Massa del Marchese, per essere stata a lungo sotto la Signoria dei Marchesi Malaspina, quindi Massa Cybea, dal nome della casata genovese che successe ai Malaspina; nell'800, dopo l'annessione al Ducato di Modena, venne indicata come Massa Ducale.
L'opera di fortificazione del colle su cui sorge oggi il castello ebbe inizio attorno all'anno Mille, sotto il governo degli Obertenghi che possedevano numerosi domini in Corsica e in Sardegna.
A partire dagli inizi del 1200 Massa fu spesso oggetto di aspre contese per il predominio della città. Nel 1254 il castello passò dal dominio pisano a quello dei fiorentini, per passare poi alla Repubblica di Lucca che governò quasi ininterrottamente fino alla fine del XIII secolo.
Nel 1315 Massa è nuovamente governata dai Pisani, sotto Uguccione della Faggiola, capitano delle Milizie di Pisa, finché la dominazione amministrativa tornò sotto Lucca, con Castruccio Castracani, il quale divenne Signore della Vicaria della Lunigiana, concessagli dall'Imperatore Lodovico il Bavaro. Grazie al famoso condottiero lucchese il castello fu fortificato con una robusta cinta muraria, corredata da tre torri, un ponte levatoio ed una zona adibita a dimora.
Dal 1342 e fino al 1396 fu governata ancora dai Pisani, dopodiché tornò nuovamente ai Lucchesi.
La prima metà del XV secolo fu caratterizzata da un'alternanza di vicissitudini politiche e belliche che videro protagonisti potenti milanesi, fiorentini e lucchesi finché, nel 1442, Alberico I Malaspina , marchese di Fosdinovo, dette inizio alla dinastia familiare che governò il Marchesato per circa un secolo.
Gli successe Giacomo Malaspina, al quale si deve la ricostruzione della chiesa di S. Francesco che in seguito diverrà cattedrale.
Staccatasi definitivamente dal ramo di Fosdinovo, la dinastia massese dei Malaspina diede vita ad un radicale rinnovamento della città, regalandole l'aspetto di uno Stato molto più all'avanguardia rispetto a quelli confinanti che, fino all'avvento della Rivoluzione Francese, conservarono rigide forme di governo feudale.
Nel 1519 ad Alberico successe la figlia Ricciarda la quale, convolando a nozze col nobile genovese Lorenzo Cybo, unì il casato dei Malaspina con quello dell'illustre famiglia ligure - molto nota presso la Curia romana - che, tra l'altro, aveva dato i natali a Papa Innocenzo VIII ( il protettore di Cristoforo Colombo). Questo matrimonio sancì l'inizio di un'importante discendenza che ben presto diede i suoi frutti, grazie ad Alberico Cybo, figlio di Ricciarda, che nel 1553 ereditò il Marchesato, rivelandosi il vero innovatore della piccola corte massese, alla quale diede lustro e fama, valorizzando al meglio i legami di parentela venutisi a creare col matrimonio della madre.
Grazie al suo talento creativo e alle sue eccellenti capacità politiche, Alberico Cybo seppe dare un notevole impulso alla città, sia sotto il profilo amministrativo che sotto quello economico.
La nuova Massa Cybea fu oggetto di numerosi interventi per l'arredo urbano, utilizzando soprattutto il pregiato marmo delle vicine cave, alle quali Alberico dedicò particolari cure e attenzioni, favorendo lo sviluppo di quella che divenne una delle maggiori fonti di ricchezza per il suo Stato. Il marmo costituì la materia prima per la costruzione di pregevoli fontane e ricercatissimi portali, tuttora ben visibili nelle piazze e sui palazzi più prestigiosi del centro storico, come lo stupendo portale monumentale che costituisce l'ingresso del giardino ducale di Camporimaldo, un tempo ricco di piante rare e animali esotici.
Sempre ad Alberico Cybo si deve la trasformazione del vecchio borgo di Bagnara, con la fondazione della Massa Cybea, che costituisce tuttora il centro storico cittadino. Una nuova cinta muraria racchiudeva la città, cui si accedeva attraverso la porta Martana (verso la Toscana), ed il Portone (verso la Liguria).
Nella piazza Martana convergevano tre strade che portavano alle due piazze del centro: quella del Mercato (attuale piazza Mercurio) e quella della Chiesa di S. Pietro in Bagnara dove veniva ristrutturata ed ampliata una vecchia villa di campagna per trasferire al piano la residenza Ducale fino ad allora situata all'interno del Castello. Il Palazzo subì nel tempo numerosi ampliamenti ed arricchimenti, fino a raggiungere nel 1701 l'attuale aspetto, opera dell'architetto Alessandro Bergamini, che con abili artifici conferì un aspetto unitario alla facciata e creò il magnifico loggiato interno detto " delle cento colonne", che unisce alla sontuosa ricchezza del marmo una raffinatissima e leggera eleganza.
Nel 1568 l'Imperatore Massimiliano I conferì ad Alberico Cybo la nomina di principe del Sacro Romano Impero e dopo circa mezzo secolo l'Imperatore Ferdinando II innalzò Massa al rango di Città.
Il grande Alberico morì nel 1623, all'età di 94 anni, lasciando il trono al nipote Carlo I, amante delle scienze e della letteratura che governò fino al 1662, dopodiché il principato passò al figlio Alberico II e quindi, nel 1690,a Carlo II.
A lui, ma forse soprattutto all'iniziativa della consorte, la nobile romana Teresa Pamphili, si deve la definitiva sistemazione del Palazzo in cui spiccano il Grottesco con la monumentale fontana del " Nettuno ", la Cappella, affrescata da Natale Pellegrini, e la splendida alcova, opere tutte del prediletto architetto Bergamini.
Per volontà di Teresa Pamphili, che collaborò anche al suo disegno ancora insieme al Bergamini, venne costruita la più bella delle ville ducali, quella campestre della Rinchiostra, in cui si gioca di nuovo il connubio del marmo candido e del rosso cybeo.
Dopo un breve governo del figlio Alberico III, che morì a soli 43 anni senza lasciare eredi, il governo passò al fratello Alderano Cybo, amante di cavalli, lusso e divertimenti, il quale escogitò un piano per la cessione segreta dei suoi domini feudali alla Repubblica di Genova, ma fu scoperto e rischiò di essere cacciato.
Gli successe la figlia Maria Teresa molto amata dai sudditi che sposò nel 1741 il Principe Ercole Rinaldo D'Este che portò nello Stato dei Cybo Malaspina la ventata innovativa del secolo dei lumi, soprattutto sotto il profilo economico e commerciale, disciplinando la produzione ed il commercio del marmo con una legge che è rimasta in vigore fino a pochi anni orsono. Fondò, tra l'altro, un ospedale nel convento soppresso dei frati agostiniani e nel 1769 istituì a Carrara l'Accademia delle Belle Arti. Ma, avendo stabilito la propria dimora presso la lussuosa corte di Modena, la duchessa Maria Teresa finì per trascurare i problemi della sua città, che entrò in crisi. Alla sua morte, avvenuta nel 1790, le subentrò la figlia Maria Beatrice, sposa dell' arciduca austriaco Ferdinando, anch'essa come la madre, benvoluta dal popolo, ma che, nel 1799 con la Rivoluzione Francese, fu costretta ad abbandonare lo Stato di Massa e Carrara, inizialmente aggregato alla Repubblica Cisalpina prima di passare sotto il Regno Italico.
L'espansione economica dei primi del XVIII secolo suggerì l'ampliamento della rete viaria e si tentò la costruzione di una strada che agevolasse traffici commerciali e spostamenti di persone. Il famoso ingegner Vandelli, su incarico del duca di Modena, progettò una strada che unisse la zona di Massa con la Garfagnana; i lavori richiesero molto tempo e grande impegno, ma il risultato fu un insuccesso, in quanto la strada risultò impraticabile ed il duca fece sospendere i lavori e licenziò il Vandelli , il quale, sentendosi disonorato, si uccise.
La strada originale, percorsa a piedi da tante donne massesi nei tragici anni della II guerra mondiale, per cercare farina e alimenti nella più ricca Emilia, recentemente restaurata, costituisce oggi una meta di grande interesse e bellezza per escursioni e amanti del trekking.
Nel 1806 il distretto di Massa e Carrara fu aggregato al Principato di Lucca ove Napoleone insediò la sorella Elisa Baciocchi, che destinò il Palazzo Ducale a propria dimora di vacanze. La presenza napoleonica comportò una notevole trasformazione dell'assetto urbano, con la realizzazione dell'attuale Piazza Aranci, ottenuta con la demolizione dell'antica pieve di S. Pietro ove nel 1819 vennero piantati numerosi aranci che costituiscono una originalissima caratteristica della piazza e sono i migliori testimoni della mitezza del clima del territorio massese.
Dopo il Congresso di Vienna, col venire meno del potere napoleonico, Massa fu restituita a Maria Beatrice che le regalò un aspetto nuovo, dotandola di importanti opere pubbliche, tra cui un nuovo acquedotto, un ospedale ed una strada di collegamento rapido con la vicina Carrara, l'odierna via della Foce, con un nuovo ponte sul fiume Frigido. L'erezione della chiesa Collegiata di S. Francesco a Cattedrale e l'istituzione di una nuova Diocesi nel 1823 documentano da un lato il raggiungimento di un obiettivo già perseguito anche dal grande Alberico, ma anche l'affermarsi dello spirito della Restaurazione che accresceva le proprie capacità di controllo su un territorio in cui la presenza di " sette " e società segrete destava forti preoccupazioni.
Per motivi dinastici la morte di Maria Beatrice segnò la fine di uno degli stati italiani più antichi e Massa passò direttamente sotto il dominio estense, con il figlio di lei, Francesco IV.
Il periodo seguente fu contrassegnato da forti contrasti tra le rigide dominazioni estensi e le nuove aspirazioni liberal-nazionali che sfociarono anche in alcuni tentativi di insurrezione, duramente repressi.
Con il plebiscito del 1859 Massa aderì al Regno di Sardegna, dopo aver cacciato le milizie estensi. Seguì un periodo di grande sviluppo economico e commerciale ed i confini con Massa si allargarono fuori dalla cinta muraria rinascimentale, la quale venne gradualmente distrutta.
Con l'unità d'Italia inizia per la città un periodo di grande espansione, dovuta per buona parte al ruolo di Capoluogo della Provincia, che porta con sé, assieme al prestigio, la costruzione di edifici per le nuove funzioni amministrative e politiche, la crescita di una nuova classe di burocrati e di professionisti, la costruzione della linea ferroviaria ligure-toscana, lo sviluppo del commercio e dei traffici legati alle tradizionali, ma povere, attività agricole e soprattutto alla lavorazione ed al commercio dei marmi, tra i più pregiati al mondo, per la cui coltivazione si costruisce un originale rete viaria di arroccamento alle cave e di trasporto nel fondovalle.
La nascita e lo sviluppo del turismo balneare sul finire dell' 800 disegnano ancora un nuovo assetto della città che vede crescere rapidamente un nuovo nucleo urbano lungo la costa, in quella che oggi è Marina di Massa
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Monumenti
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Castello Malaspina

castello malaspina a massa in toscanaLa fase più antica del Castello Malaspina è da collocare nella parte alta, che deve aver contenuto il primo incastellamento almeno fin dal secolo XI, come testimoniano diverse fonti d'archivio.
Vi era una fortificazione sulla collina sovrastante l'abitato, come base di controllo per la sottostante via pedemontana che aveva sostituito, a causa del progressivo impaludamento della costa, l' antica via Romana Aemilia Scauri, e che nell' XI secolo serviva da comunicazione fra le varie pievi della Diocesi di Luni, da Pietrasanta a Sarzana.
A quell'epoca il dominio sulla rocca di Massa era tenuto dagli Obertenghi e durò, con alterne vicende, fino al XIII secolo.
Il Castello, allora, doveva consistere solo in un'alta torre recintata, il mastio; la sua funzione era quella di vigilare sulla pianura e sulla costa e probabilmente era collegato con altre torri nei monti circostanti, formando così, fino alla torre di Montignoso, una catena di avvistamento.
Gli Obertenghi, dediti principalmente alle imprese guerresche per mare e occupati nelle loro conquiste territoriali lontano dalla costa massese, non sentirono l'esigenza di ampliare quel piccolo fortilizio.
La torre, dopo essere stata l'unica struttura abitativa per alcuni secoli, rimase in piedi anche quando il castello si ampliò notevolmente.
Una fonte scritta infatti dice che il mastio subì notevoli danni nel 1538, quando fu colpito da un fulmine che aveva raggiunto la stanza delle munizioni della torre ed aveva trovato anche il deposito dell'olio; aggiunge che i muri, per lo scoppio, "andorno in fine ne le montagne".
Un'altra fase si può riconoscere nella cortina merlata con le tre torri ed il ponte levatoio, insieme con le tracce della dimora marchionale visibili nella parte alta della fortezza, che consistono in corridoi con arcate, volte a botte, feritoie.
Dopo la lunga fase obertenga infatti, vi fu la devastazione da aparte di Corradino di Svevia nel 1268 e forse la ricostruzione e l'ampliamento voluti da Castruccio Castracani degli Antelminelli, Signore di Lucca, durante il periodo in cui dominò il castello di Massa.
In epoca medievale, quindi, cioè dal secolo XI all'inizio del XV, l'incastellamento si era avuto sullo sperone più alto della collina rocciosa e si era evoluto dalla condizione di unica torre recintata a piccolo fortilizio mediante allargamento della parte residenziale ed aggiunta di torrette nella cortina muraria merlata.
Al posto del palazzo malaspiniano vi erano solo, probabilmente, poche costruzioni in legno che fungevano come magazzino o piccole abitazioni provvisorie per gli abitanti delle case sottostanti al castello, da sfruttare in caso di pericolo di invasioni nemiche.
Il tutto doveva avere diverse recinzioni lungo il pendio del colle.
Una terza fase cronologica è contraddistinta dall'ampliamento in epoca rinascimentale della rocca, effettuato da Giacomo Malaspina e dai suoi discendenti.
Sappiamo che durante la dominazione fiorentina, intorno al 1434, furono iniziati i primi lavori sulla rocca. Infatti negli Statuti di Massa del 1438, pubblicati dallo studioso Giovanni Sforza, tra l'altro si legge che venne incoraggiata l'edilizia sull'intero colle, favorendo gli abitanti della Vicaria che volessero costruirvi una casa. Inoltre fu irrobustita la cinta muraria del poggio e vennero promulgate severe disposizioni perchè non si costruisse a ridosso di essa o perchè si chiudessero delle aperture già esistenti: tutto ciò con evidente scopo difensivo per il borgo interno.
Dall'anno 1442, quando gli uomini della Vicaria di Massa si consegnarono ad Antonio Alberico Malaspina, "cum roccha et fortilitio dicte terre Masse", si iniziò la trasformazione del Castello da opera a carattere quasi unicamente militare a residenza ampia ed elegante del marchese.
Nel corso degli anni furono aggiunte ulteriori e più vaste fortificazioni.
La costruzione del palazzo risale alla seconda metà del XV secolo, quando assunse la caratteristica forma ad "L".
Intorno alla prima metà del XVI secolo il fabbricato fu ampliato con l'aggiunta di quella parte che si affaccia sul cortile e che comprende il porticato con le colonne, la veranda con le tipiche finestre cinquecentesche e le attigue loggette verso il borgo della Rocca.
Le fasi edilizie ora descritte corrisposero al governo di Giacomo Malaspina (figlio di Antonio Alberico Malaspina) e di Antonio Alberico II (figlio di Giacomo Malaspina), nella seconda metà del XV secolo; di Alberico Cybo-Malaspina (figlio di Ricciarda Malaspina e Lorenzo Cybo) nella prima metà del XVI secolo.
Le datazioni che assegnano alla fine del XV secolo la già avventua edificazione del palazzo si basano su queste fonti.
Nel 1465 si parla di una "sala maiori" nel Castello, che poteva essere il salone vicino alle tre salette al piano terra.
Nel 1494 si sa che Carlo VIII, nella sua discesa in Italia, alloggiò nel Castello di Massa. Nel 1515 è stipulato un contratto "in sala quae dicitur de la Spina iuxta ecclesiolam dictae arcis", cioè nella stanza che è chiamata "de la Spina" vicino alla Cappella detta della Rocca; sono citate così la Sala della Spina e la Cappella, che si trovano al piano terra del palazzo.
Nel 1517 si redige un atto "in arce Massa in camera picta sita iuxta capellam", cioè nella Rocca di Massa, nella camera dipinta che si trova vicino alla Cappella; la "camera dipinta" è da riconoscersi indubbiamente nella stanza più riccamente decorata del piano terra. Il documento ci fa capire che le tre stanze citate erano, senza dubbio, quelle tre che ancora oggi vediamo così varie ed interessanti nelle loro iconografie.
Dal XV secolo in poi le strutture fortificate non sentirono più l'esigenza di un apparato difensivo come il sistema piombante e, con l'uso delle armi da fuoco, si crearono delle strutture che permettevano un fuoco incrociato, cioè rendevano possibile colpire da punti focali ed ottimali il nemico.
Da documenti d'archivio sappiamo che verso la prima metà del XV secolo anche a Massa si fecero dei lavori nelle fortificazioni di base del perimetro della fortezza, ampliando le fondamenta murarie difensive. Un altro documento dice che "Alberico Cybo Malaspina e anche diversi Signori Marchesi Malaspina si preoccuparono degli accrescimenti e abbellimenti della fortezza; di essi si occupò lo stesso Cardinale Innocenzo Cybo".
Nel 1548 furono restaurate le mura in cui mancavano ancora il blocco difensivo sul lato mare e le cannoniere.
Al 1570 è da attribuire la costruzione del puntone, cioè quel baluardo avanzante verso sud-est.
Questo bastione era stato costruito intorno ad una torre, chiamata dalle fonti la "torre di Pinello", della quale si vede attualmente solo il perimetro circolare del basamento. Sappiamo che essa crollò nel 1780.
Un cartiglio marmoreo attaccato allo spigolo del puntone dice:"Perchè sempre si opponga alla satanica invenzione delle armi da fuoco Alberico Cybo Malaspina principe del Sacro Romano Impero e di Massa costruì questa bastionatura gigantesca, nell'anno del Signore 1570". Questa breve frase ci dimostra come tutta la fortezza fosse stata attrezzata per contrastare la nuova minaccia e il pericolo delle "armi sataniche" da guerra.
Nel 1603 Alberico I Cybo Malaspina fece lavori nel Castello nel lato sud-ovest e aggiunse il bastione che ha nella parte superiore un tratto di muratura ad arcate adibita a cannoniera, il "Cavaliere".
Nel XVII secolo, infine, si ha un ulteriore ampliamento delle strutture difensive, costituito sostanzialmente dal blocco consistente nelle cannoniere visibili sopra l'ingresso principale del castello.
Orario: sabato 9.00/12.00 - domenica 15.00/18.00
ingressi : adulti € 5.00 - fino a 18 anni gratuito- ridotto per gruppi oltre 25 &euro 3.00
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Palazzo Ducale

palazzo ducale di massa in toscana Affacciato sulla Piazza Aranci, ne occupa un intero lato e si estende ad "U" fino a Piazza Mercurio. Il nucleo originario e' dei primi del '500 ed era la villa di pianura dei Malaspina. La parte piu' imponente dell'edificio venne realizzata da Carlo I ed e' costituita dal Salone degli Svizzeri e dalla Cappella Ducale, della cui originaria ricchezza restano soltanto i soffitti affrescati da Carlo Pellegrini ed un'ancona marmorea di pregevolissima fattura che costituisce la pala d'altare.
La sistemazione definitiva, terminata nei primi anni del '700 per volonta' della principessa romana Teresa Pamphilj, moglie di Carlo II, fu opera di Alessandro Bergamini, che dette armoniosa sistemazione alla facciata, realizzo' il bel cortile di spirito rinascimentale, la splendida loggia al primo piano, l'ampia scalinata di accesso ed il pittoresco Grottesco, che fa da scenografico fondale all'ingresso.
All'interno del Palazzo,lo stesso Bergamini, principale rappresentante di una famiglia di artisti che servi' costantemente la famiglia dei Principi, realizzo' l'Alcova del Duca Carlo II, in cui fece sfoggio del suo estro e della maestria degli scultori in marmo di Massa e di Carrara.
Notevoli anche le sale affrescate dal fivizzanese Stefano Lemmi, autore anche dei fregi e degli affreschi che decorano il Grottesco.

 
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