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Monumenti principali
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S. Spirito

firenze chiesa di santo spirito vacanze viaggi turismo toscana In fondo all'omonima piazza sorge la chiesa agostiniana di S. Spirito, iniziata nel 1444 dal Brunelleschi, ma continuata ed ultimata quasi del tutto dal suo allievo Antonio Manetti ed altri artisti, su modello lasciato dal Maestro, con l'aggiunta di varianti piuttosto infelici. Fu completata solo nel 1487. La semplice facciata ad intonaco non sembra celare una delle più pure creazioni del Rinascimento, la cui armonia ed eleganza mostrano sicuramente l' impronta brunelleschiana. L'interno è diviso in tre navate da colonne monolitiche con capitelli corinzi sormontati da trabeazione. Ospita alcune mirabili opere d'arte, come la Madonna in trono e Santi di Filippo Lippi, o le sculture di A. Sansovino nella Cappella Corbinelli. Il disegno del vestibolo, con stupenda volta a botte a cassettoni, è di Giuliano da Sangallo ma la realizzazione è del Cronaca (1492-1494). Anche il disegno della sagrestia a pianta ottagonale, costruita fra il 1489 ed il 1492, è di Giuliano da Sangallo.
Di fianco alla facciata della chiesa di Santo Spirito, una delle ultime realizzazioni di Filippo Brunelleschi rimasta incompiuta alla morte dell’architetto (1446), si apre l’accesso all’antico cenacolo degli Agostiniani, un grande salone con copertura a capriate appartenente al nucleo più antico del monastero annesso (sec. XIV).Andrea Orcagna - Crocifissione (particolare) [ Fondazione Romano ]
Il grande refettorio ha la parete di fondo decorata da un grande affresco attribuito ad Andrea Orcagna, raffigurante la Crocefissione, e in basso presenta tracce di un’Ultima Cena assai deteriorata.
Dal 1946 l’ambiente ospita la raccolta, prevalentemente di scultura, donata in quell’anno al Comune di Firenze dall’antiquario napoletano Salvatore Romano. Tra i pezzi più pregevoli: un Angelo di Tino di Camaino (1280 ca - 1337), una Madonna attribuita a Jacopo della Quercia (1371 ca - 1430), frammenti architettonici dell’altare del Santo a Padova attribuiti a Donatello e frammenti bizantini e preromanici.

Palazzo Pitti

firenze palazzo pitti vacanze viaggi turismo toscana L'area in pendio che forma la piazza de' Pitti è chiusa per tre lati dall'abbraccio del Palazzo, che i fiorentini mai hanno voluto chiamare Palazzo Reale per innata propensione all'understatement benchè l'edificio abbia ospitato le varie dinastie regnanti (Medici, Lorena, Borbone, Bonaparte, Savoia) fin da quando, nel 1550, la bella e ricca duchessa Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, lo acquistò da Buonaccorso Pitti per farne la nuova dimora della famiglia Medici.
Il progetto della costruzione, voluto dal mercante Luca Pitti, prima amico e poi rivale di Cosimo "il Vecchio", risale a Filippo Brunelleschi, a cui il Pitti lo commissionò verso il 1440. Negli stessi anni Cosimo "il Vecchio" faceva realizzare a Michelozzo il Palazzo Medici di via Larga scartando un precedente progetto di Brunelleschi, ritenuto tanto sfarzoso da suscitare l'invidia dei concittadini. Evidentemente il Pitti non aveva le stesse remore e volle per sé il più geniale architetto del tempo ordinandogli anche, secondo la leggenda, di disegnare finestre grandi quanto le porte del Medici e un cortile interno che potesse contenere l'intero palazzo di via Larga.
La struttura del Brunelleschi rispecchia il suo modello di palazzo rinascimentale: un cubo la cui altezza sia pari alla profondità, e rivestito da quel "bugnato rustico" (pietre sfaccettate) tipicamente fiorentino e tratto dalle cave della stessa collina di Boboli. La superficie é suddivisa in tre piani, con tre portali a terreno e sette finestre per lato nei due piani alti. Un balcone attraversa l'intera facciata collegando le finestre mentre, sotto il tetto, viene eretta una loggia di coronamento.
indirizzo: p.zza Pitti
telefono: 055.290832
ingresso: 8.15 - 16.20
biglietto: 4,00 €

Giardini di Boboli

firenze giardini di boboli vacanze viaggi turismo toscanaContemporaneamente ai lavori di ingrandimento di Palazzo Pitti, iniziati nel 1550 subito dopo l'acquisto da parte dei Medici, nasceva e cresceva anche il parco retrostante l'edificio, scenograficamente disposto lungo il pendio della collina di Boboli (320.000 metri quadri) e accessibile anche dalla piazza. Il nome deriva probabilmente dalla famiglia "Borgoli" o "Borgolini", che possedeva case e terreni in questa zona d'Oltrarno contigua a Santa Felicita. Ma fu dalla famiglia De' Rossi che, nel 1418, Luca di Bonaccorso Pitti acquistò l'area e la fattoria che vi sorgeva.
firenze giardini di boboli vacanze viaggi turismo toscanaLa fama del Giardino di Boboli nasce comunque con i Medici, che chiamano a progettarlo Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, artista che già aveva dato prova delle sue qualità realizzando i giardini delle ville medicee di Castello e della Petraia. Fra il 1550 e il 1558, anno in cui muore, il Tribolo crea in Boboli il suo capolavoro di "architettura verde".
Modello per tutti i giardini reali d'Europa compreso Versailles, il parco viene subito arricchito dalle invenzioni manieriste del Buontalenti (ad esempio la Grotta Grande), dalle fontane e dalle statue di Ammannati, Giambologna e Tacca e infine completato da Giulio e Alfonso Parigi (1631- 1656). I due architetti, padre e figlio, realizzano l'Anfiteatro in pietra, sede privilegiata di celebri spettacoli, il viale detto "Viottolone" e il piazzale con la vasca dell'Isolotto. Gli ultimi inserimenti, come il Kafeehouse (1774-76), il Prato delle Colonne (1776) e la Limonaia (1785), si devono ai Lorena, che nell'Ottocento trasformano poi alcune zone secondo il nuovo gusto romantico del "giardino all'inglese".
Dal 1776, per volere di Pietro Leopoldo, il giardino viene aperto al pubblico. Sulla sommità della collina, vicino al Forte Belvedere, è il Giardino del Cavaliere, luogo appartato e segreto nella cui Palazzina ha sede oggi il Museo delle Porcellane.

 
S. Maria del Carmine

firenze chiesa di santa maria del carmine vacanze viaggi turismo toscana La chiesa di Santa Maria del Carmine, con annesso il convento dei frati Carmelitani, fu fondata nel 1268. Il complesso fu ingrandito in diversi periodi: una prima volta nel 1328, quando il comune concesse ai frati l'uso del terreno adiacente la quinta cerchia di mura, e poi nel 1464, quando furono aggiunti sala del capitolo e refettorio; al termine dei lavori di ampliamento, durati fino al XVII sec., il convento comprendeva due chiostri, uno interno (facente parte del nucleo iniziale e restaurato nel 1490) ed uno esterno (costruito fra il 1600 e il 1612 seguendo lo stile originario della chiesa).
La chiesa venne quasi completamente distrutta nel 1771, quando scoppiò un incendio durante la realizzazione di un nuovo soffitto in legno intagliato; le fiamme, fortunatamente, risparmiarono la Cappella Brancacci, ma il resto dell'edificio dovette essere ricostruito.
I lavori, basati su un progetto di Giuseppe Ruggieri, furono terminati nel 1782 da Giulio Mannaioni, limitandosi all'interno della chiesa e lasciando incompiuta la facciata.
Il secondo refettorio del convento, costruito nel XVII sec., attualmente viene spesso utilizzato per esposizioni e concerti.
L'interno, a navata unica, è caratterizato dalla decorazione settecentesca eseguita dopo l'incendio. Gli affreschi della volta sono di Domenico Stagi e Giuseppe Romei.
Sul lato destro: al secondo altare è visibile la Crocefissione di Vasari (1560); al terzo altare, la Visitazione di Aurelio Lomi (circa 1590); nel transetto: a sinistra si apre la Cappella Corsini, costruita su progetto di Francesco Silvani e dedicata a Sant'Andrea Corsini, ritratto negli affreschi della cupola (opera di Luca Giordano, 1682); nella cappella si trovano un altare e la tomba del cardinale Neri Corsini, entrambi in marmo ed eseguiti da Giovan Battista Foggini. A destra del transetto si trova la Cappella Brancacci, affrescata da Masaccio, Masolino e Filippino Lippi. A fianco della Cappella Brancacci, nella Cappella della Passione, sono visibili resti di affreschi del XV sec. attribuiti a Lippo Fiorentino che rappresentano la Flagellazione, l'ultima cena e Santi; nel coro, affrescato da Domenico Stagi, sono contenuti un grande organo e il monumento a Pier Soderini, di Benedetto da Rovezzano. Nella sagrestia sono ancora visibili parti della struttura gotica più antica, come le finestre e le capriate policrome scampate all'incendio del 1771; la cappella sul fondo è affrescata con scene della vita di Santa Cecilia databili agli inizi del XV sec. ed attribuite a Bicci di Lorenzo.

Cappella Brancacci

firenze cappella brancacci vacanze viaggi turismo toscana Nella Chiesa di Santa Maria del Carmine si conserva una delle più alte testimonianze della pittura di tutti i tempi: gli affreschi della Cappella Brancacci eseguiti da Masolino e Masaccio e completati, dopo la morte di quest’ultimo, da Filippino Lippi. Il recente impegnativo restauro ha messo in luce l’unitarietà del grande ciclo decorativo, che fu concepito ed eseguito dai primi due artisti in stretta collaborazione.
Attraverso le dodici scene con il Peccato Originale e le Storie della vita di San Pietro si. illustra la storia della salvezza realizzata dalla Chiesa attraverso Pietro. Accanto alla elevata qualità pittorica dell’opera di Masolino, gli affreschi rivelano tutta la grandezza di Masaccio nel rigore prospettico delle scene e nella potenza volumetrica delle figure: celebri fra tutti la drammatica Cacciata dal Paradiso e l’episodio del Pagamento del tributo. Su queste pagine si formarono tutti gli artisti fiorentini del Quattrocento.
Feriale: 10-17
Festivo: 13-17
Chiuso il Martedì
Ingresso e spettacolo multimediale "L'occhio del Masaccio":
Intero: € 4,00 Rid.giovani-anziani € 3,00 Rid.minori scuole € 1,50 famiglie (4 persone) € 9,50 famiglie (5 persone) € 11,00
Info. e prenotazione obbligatoria: tutti i giorni ore 9.00-13 e ore 14.00-19.00
055/276.8224 055/276.8558

S. Miniato al monte

firenze san miniato al monte vacanze viaggi turismo toscana Dopo il Battistero è una delle più alte testimonianze dell'architettura romanica fiorentina. Già esistente ai tempi di Carlomagno, fu ricostruita dal vescovo Ildebrando dopo il 1018 e completata anche nella parte decorativa solo al principio del sec. XIII. La facciata, iniziata nel XII sec. e conclusa all'inizio del XIII, ha il tipico paramento fiorentino in marmo bianco e verde di Prato a scomparti geometrici.
firenze san miniato al monte vacanze viaggi turismo toscana Nella parte inferiore presenta il classico ritmo di cinque arcate cieche nelle quali si aprono alternativamente i tre portali. Sulla cuspide del frontone, decorato da nove archetti a tutto sesto sormontati da figure simboliche intarsiate databili intorno al tredicesimo secolo, fu collocata nel 1401 un'aquila in rame dorato, simbolo dell'Arte di Calimala che dal 1288 ebbe l'amministrazione della chiesa. L'interno, in alcune parti restaurato ed alterato, è diviso in tre navate da colonne alternate a pilastri polistili, che determinano così tre campate di cui l'ultima con il presbiterio rialzato sulla cripta. I capitelli, alcuni dei quali provengono da monumenti romani, altri invece sono romanici, sono parte in marmo, parte in laterizio. La navata centrale, con il tetto a travature scoperte, ha il pavimento diviso in riquadri decorati con intarsi marmorei. In fondo alla navata, l'elegante Cappella del Crocifisso di Michelozzo (1448), con volta a botte smaltata ad opera di Luca della Robbia. La Cappella del cardinale di Portogallo, a croce greca con volta a padiglione, fu costruita da Antonio Manetti, allievo del Brunelleschi. La volta è rivestita da piastrelle che formano un motivo a dadi, ed è decorata da tondi di terracotta invetriata di Luca della Robbia. A destra della chiesa troviamo il Palazzo dei Vescovi, residenza estiva dei vescovi fiorentini fino al 1553, quando fu utilizzato come caserma dalle truppe spagnole di Cosimo I. Nel 1594 fu incorporato nel convento di S.Miniato. Il Palazzo fu iniziato nel 1295 dal vescovo Andrea de' Mozzi e completato nel 1320. Molti ambienti conventuali furono realizzati nella prima metà del quattrocento ad opera delle maggiori botteghe fiorentine, fra cui quella di Bernardo Rossellino. Nel chiostro, tamponato nel 1700 e recuperato fra il 1962 ed il 1987 insieme ad altri ambienti originali, rimangono frammenti di sinopia attribuita ad Andra del Castagno e nel loggiato superiore frammenti molto rovinati di un'opera di Paolo Uccello. Oltre il palazzo si trova la Fortezza, realizzata in pochi mesi sotto la direzione di Michelangelo e costruita stabilmente nel 1553 ad opera di Francesco da Sangallo. Nel recinto della fortezza si trova il Cimitero monumentale, detto delle Porte Sante, realizzato a partire dal 1865 su progetto di Mariano Falcini.

 
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