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Piazza del Duomo
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Duomo

firenze duomo cattedrale vacanze viaggi turismo toscana Architettura tipica del gotico italiano, il Duomo di Firenze, dedicato a Santa Maria del Fiore, è dovuto al progetto iniziale di Arnolfo di Cambio (1245 ca-1302) che intervenne sul precedente edificio ecclesiastico ampliandone in misura considerevole le strutture. Finito nel 1367 ca., il Duomo fu rivestito di marmi colorati sull’esempio del più antico Battistero, salvo la facciata che rimase incompiuta e trovò la sua veste attuale solo nell’Ottocento.
firenze duomo la cupola del brunelleschi vacanze viaggi turismo toscanaRestava da costruire la Cupola di cui nel 1421 era stato eseguito il solo tamburo (la base poligonale): dal concorso bandito fra gli architetti risultarono fra i vincitori Lorenzo Ghiberti (1368-1445) e Filippo Brunelleschi (1377-1446), ma è a quest’ultimo che si deve il progetto definitivo e la straordinaria tecnica con cui fu innalzata la grande struttura, compiuta nel 1436.
All’esterno, oltre alla zona delle absidi particolarmente articolata, segnaliamo la bella porta "della Mandorla" (a nord) così detta dalla grande aureola che circonda la figura dell’Assunta, eseguita tra gli altri scultori da Nanni di Banco (1380/90-1421).
All’interno si trovano alcune opere d’arte assai importanti: primi fra tutti, sulla parete sinistra, i due affreschi staccati raffiguranti i monumenti a cavallo dei condottieri Giovanni Acuto e Niccolò da Tolentino eseguiti rispettivamente da Paolo Uccello nel 1436 e da Andrea del Castagno nel 1456. A Paolo Uccello si deve inoltre la decorazione ad affresco dell’orologio sulla facciata interna, con quattro robuste teste di Santi.
Tra le opere di scultura eseguite per il Duomo (molte delle quali trasferite e conservate al Museo dell’Opera del Duomo, vedi scheda) sono ancora visibili le Lunette di Luca della Robbia sopra le porte delle Sagrestie delle messe. Rimossa e conservata al Museo dell’Opera del Duomo è invece la grande Pietà di Michelangelo (1553 ca).
Non vanno dimenticate le splendide vetrate eseguite in buona parte fra il 1434 e il 1455 su disegno di artisti importanti quali Donatello, Andrea del Castagno e Paolo Uccello; e gli intarsi degli armadi della Sagrestia, il cui disegno fu fornito dallo stesso Brunelleschi e da altri artisti fra i quali Antonio del Pollaiolo.
L’interno della cupola, restaurato di recente, fu affrescato tra il 1572 e il ’79 da Giorgio Vasari (1511-1574) e da Federico Zuccari (1540 ca - 1609) con un grande Giudizio Universale.

Museo dell'opera del Duomo

Il museo attuale fu istituito nel 1891 e da allora hanno continuato ad affluirvi tutte le opere che sono state rimosse in passato e continuano ad essere rimosse (oggi per motivi di conservazione) da Santa Maria del Fiore e dal Battistero. La raccolta è divenuta col tempo la più tangibile testimonianza della tradizione plastica fiorentina, formatasi nelle varie fasi di costruzione del Duomo ed evolutasi per secoli nei suoi cantieri. Gran parte delle sculture che oggi si trovano nel Museo sono infatti quelle che Arnolfo aveva eseguito e destinato alla facciata, portata a termine, lui vivente, fino a metà. Questa parziale facciata rimase in loco fino al 1587, allorché, su consiglio dell’architetto Bernardo Buontalenti, il Granduca, nell’ambito di un programma di rinnovamento urbanistico della città, la fece smantellare per sostituirvi un progetto più moderno. Nonostante molti progetti e concorsi di architetti illustri di epoche diverse, la facciata trovò un suo compimento soltanto nel 1887 ad opera del De Fabris, che le diede un aspetto assai lontano da quello arnolfiano, cosicché fu impossibile ricollocarvi le sculture originali, che sono perciò ancora conservate nel museo.
Oltre a questo fondamentale nucleo arnolfiano, il museo raccoglie le sculture del XIV secolo provenienti dal campanile, eseguite da Andrea Pisano (1290 ca – 1349 ca) e dai suoi allievi e quelle provenienti dalla porta "della Mandorla", che si apre nel fianco sinistro della cattedrale.
Le sculture di Nanni di Banco (1380/90-1421) e di Donatello (1386-1466), eseguite per il campanile e per la chiesa, possono considerarsi capisaldi della scultura quattrocentesca, come le due grandi Cantorie di Luca della Robbia (1400 ca - 1482) e di Donatello, qui trasportate dall’interno del Duomo. Altre opere importanti qui trasferite in epoche più recenti sono sono la Maddalena, scultura lignea di Donatello, già in Battistero, e la Pietà di Michelangelo, trasferita dal Duomo nel 1980.
Fanno parte della raccolta altre sculture del Cinquecento e Seicento di scuola toscana, testimonianze dell’interesse per il compimento di Santa Maria del Fiore protrattosi anche nel corso di quei secoli.
In una saletta a parte, è stata sistemata inoltre una serie di strumenti e materiali di lavoro, recuperati nel corso dei lavori di restauro del Duomo e della Cupola, che documentano con straordinaria capacità evocativa il grande impegno e l’abilità tecnica delle maestranze all’epoca del cantiere brunelleschiano.

 
Campanile di Giotto

firenze duomo il campanile di giotto vacanze viaggi turismo toscana Caratteristico del panorama di Firenze almeno quanto il "Cupolone" del Brunelleschi è il campanile conosciuto in tutto il mondo come il "Campanile di Giotto". Questo grande pittore e architetto ne fu infatti il progettista, anche se alla sua morte (1337) solo l’ordine più basso poteva dirsi compiuto. I lavori proseguirono sotto la direzione di Andrea Pisano (1290 ca–1349 ca) e di Francesco Talenti (not. 1325-1369) che portò a compimento l’opera.

Battistero

firenze il battistero vacanze viaggi turismo toscana Il Battistero, uno dei monumenti architettonici più antichi di Firenze, ha origini finora non sicuramente databili: nel Medio Evo era creduto tempio pagano di età augustea dedicato al culto di Marte.
Il suo aspetto fortemente caratterizzato in senso geometrico anche dalle decorazioni in marmo bianco e verde di Prato, è dovuto ad una felice combinazione di architettura romanica e paleocristiana, attuata nel corso dei secoli XI-XIII.
Le sculture e i bassorilievi presenti all’esterno, sopra le porte e nei battenti delle stesse, sono tra i complessi più importanti eseguiti in Toscana: i portali in bronzo dorato sono dovuti rispettivamente ad Andrea Pisano nel 1336 (porta attualmente a sud) e a Lorenzo Ghiberti nel 1427 e nel 1452 (le due porte a nord e a est). Quest’ultima è detta del "Paradiso" e rappresenta uno dei massimi risultati raggiunti dallo scultore, che unisce eleganze ritmiche tardo gotiche a un felice recupero di armonie classiche. L’originale è stato rimosso per essere restaurato e al suo posto si trova oggi una copia. Attualmente alcune formelle restaurate si trovano nel Museo dell’Opera del Duomo.
I gruppi marmorei collocati sopra le porte sono stati eseguiti da Francesco Rustici (1474-1554) (Predica del Battista) e Vincenzo Danti (1530-1576) (Decollazione del Battista), e da Andrea Sansovino (il Battesimo di Cristo, quest’ultimo in copia, poichè l’originale verrà esposto in museo).
All’interno, oltre al pavimento intarsiato (fine sec. XII-inizi sec. XIII) spiccano i grandi mosaici del soffitto e dell’abside, tutti su fondo oro ed eseguiti dal 1266 agli inizi del Trecento ad opera di artisti di formazione bizantina provenienti da Venezia, ai quali si aggiungono i più robusti artisti toscani quali Meliore, Coppo di Marcovaldo e soprattutto Cimabue (not. 1272-1302) maestro di Giotto.
Si possono ammirare ancora alcune preziose opere di scultura come la tomba di Giovanni XXIII, antipapa morto a Firenze nel 1426, progettata da Donatello e Michelozzo; mentre la straordinaria ascetica Maddalena scolpita da Donatello in legno e un tempo qui collocata è attualmente esposta nel Museo dell’Opera del Duomo.

Loggia del Bigallo

La Loggia detta "del Bigallo", all'angolo fra piazza San Giovanni e via Calzaioli, fa parte di un edificio medievale nato in origine per ospitare l'Arciconfraternita della Misericordia e costruito nel 1352-58 da Alberto Arnoldi, scultore e architetto attivo anche nel cantiere del Duomo e autore di vari bassorilievi del campanile.
Questa loggia serviva in origine per esporre i bambini abbandonati, compito a cui era particolarmente dedita la Compagnia del Bigallo. Il nome, ben documentato, risale alla Compagnia Maggiore di Santa Maria del Bigallo che aveva cura dell'Ospedale per pellegrini e viandanti di Santa Maria a Fonteviva, detta appunto del Bigallo. Un'altra tradizione vuole che la loggia e l'oratorio attuali siano stati costruiti proprio grazie al dono fatto alla Compagnia da un privato benefattore che possedeva una casa sull'angolo del Corso Adimari (oggi via Calzaioli).
Le due ampie arcate sono ornate di bassorilievi con Profeti, Angeli, Virtù e Cristo benedicente. Nel 1697 furono murate per ampliare l'oratorio e ritrovarono l'aspetto originario solo nel 1889. Al primo piano finestre trilobate e, sulla facciata, tre tabernacoli di Filippo di Cristofano (1412) con le statue della Madonna col bambino, di Santa Lucia e di San Pietro Martire, fondatore dell'Arciconfraternita della Misericordia. Le statue, colorate da Ambrogio di Baldese (1350 circa), furono trasportate qui al momento dell'unificazione delle due Compagnie, decisa nel 1425 e durata fino al 1490.
Alcune sale del palazzo e l'oratorio ospitano oggi un Museo costituito dalle opere d'arte di proprietà della Compagnia del Bigallo, disperse e poi riunificate nel 1904. .

 
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Piazza della Signoria e dintorni
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Palazzo vecchio

firenze palazzo vecchio vacanze viaggi turismo toscana Eretto tra la fine del secolo XIII e i primi decenni del XIV come sede dei Priori, il palazzo nel suo nucleo più antico verso la piazza fu progettato da Arnolfo di Cambio (1245-1302). Successive aggiunte del secolo XV e soprattutto del XVI ne hanno ampliato le dimensioni dal lato posteriore senza però modificarne l’aspetto massiccio a bugne rustiche con ballatoio aggettante e torre asimmetrica.
Dapprima sede della Signoria, ospitò temporaneamente dal 1540 la famiglia granducale all’epoca di Cosimo I de’ Medici, prima del trasferimento definitivo nella nuova reggia di Palazzo Pitti (risale a quel momento la denominazione di palazzo "vecchio"): sono da collocare in quegli anni (1550-65) le grandi trasformazioni dovute al Vasari che ne decorò sontuosamente gli interni ristrutturati per le nuove esigenze di governo ma anche di abitazione ufficiale della dinastia regnante (i cosiddetti "Quartieri monumentali").
Segnaliamo progressivamente gli ambienti più significativi: il primo cortile d’ingresso che, decorato a stucchi bianchi e dorati e affrescato nel Cinquecento, deve però la sua struttura elegante al secondo Quattrocento. Si accede attraverso questo all’antica Sala d’Armi, nella quale il Comune di Firenze organizza frequenti esposizioni.
Al primo piano si trova il grandioso Salone dei Cinquecento, opera del Cronaca (1495), che serviva alle adunanze del Consiglio Generale del Popolo secondo le riforme dello Stato promosse da Girolamo Savonarola. Le pareti che in origine furono affrescate da Michelangelo e Leonardo devono il loro attuale aspetto alla monumentale impresa decorativa alla quale il Vasari e la sua scuola attesero alla seconda metà del secolo XVI. Il soffitto a lacunari, gli affreschi sulle pareti, l’"Udienza" (parte rialzata del salone con statue del Bandinelli e del Caccini), le sculture del De’ Rossi con le Fatiche d’Ercole, tutto concorre con complessa e ricca simbologia e con precisi riferimenti storici all’esaltazione dei Medici. Nel Salone è collocato anche il "Genio della Vittoria" di Michelangelo.
In contrasto con la grandiosità del salone, ma ugualmente sfarzoso, è il piccolo adiacente Studiolo di Francesco I, gioiello di arte e sensibilità manieristiche, nel quale il principe si ritirava a meditare e contemplare i suoi tesori (1570 ca).
La visita al palazzo prosegue attraverso le sale al primo piano, ognuna dedicata ad un personaggio della famiglia Medici (Cosimo il Vecchio, Lorenzo, Leone X…) con affreschi relativi.
Al secondo piano troviamo il Quartiere degli Elementi e il Quartiere di Eleonora da Toledo, moglie di Cosimo I: nella ricca decorazione generale, spicca la piccola cappella della granduchessa, decorata magnificamente dal Bronzino (1503-1572). Seguono le grandi sale di rappresentanza, quella dell’Udienza e quella dei Gigli, con i ricchi soffitti, decorazioni e portali del secolo XV.
Nell’ultima zona dei quartieri monumentali ha sede la "Collezione Loeser", lasciata al Comune di Firenze dal critico d’arte americano Charles Loeser, morto nel 1928. La raccolta comprende pitture e sculture di scuola prevalentemente toscana dal Tre al Cinquecento (opere di Tino da Camaino, Berruguete, Rustici, Bronzino, Cellini).

 
Orsanmichele

firenze chiesa di orsanmichele vacanze viaggi turismo toscana Nel luogo dove fino al VIII secolo si trovava l'Oratorio di San Michele in Orto, Arnolfo di Cambio eresse nel 1290 una loggia destinata a mercato del grano che bruciò nel 1304. Nel 1337 fu iniziato al suo posto l'attuale edificio ad opera di Francesco Talenti, Neri di Fioravante e Benci di Cione, che costruirono una loggia-mercato più grande. Nel 1380 fu rialzata di due piani per contenere riserve di grano in caso di emergenza e, contemporaneamente, Simone Talenti ne chiuse le arcate affinché fosse adibita al culto
La pianta dell'edificio è rettangolare. Al piano terreno sono tutt'ora presenti le arcate di tipo duecentesco dell'antica loggia. Sui pilastri esterni vi sono edicole marmoree o tabernacoli, in cui sono inserite statue dei Santi patroni delle arti, scolpite a partire dal primo quattrocento fino al 1601 da artisti di rilievo. Troviamo così S. Giovanni Battista e Incredulità di S.Tommaso del Verrocchio; S. Luca del Giambologna; un bassorilievo con S. Giorgio che libera la figlia del re di Donatello; una Madonna col Bambino di Luca della Robbia.
Internamente, nella navata di destra, si trova il celebre tabernacolo in marmo di Andrea Orcagna realizzato fra il 1355 ed il 1359, concepito come un baldacchino di intarsi marmorei colorati e dorati e arricchito con una minuta ornamentazione.
Il museo comprende attualmente le sale al terzo piano dell’edificio, nelle quali sono distribuiti in ordine cronologico dipinti dal secolo XIII al XVIII, con particolare rappresentatività di opere del Rinascimento italiano che costituiscono il nucleo più prezioso e conosciuto degli Uffizi, ma non mancano importanti sezioni di pittura straniera (tedesca, fiamminga, olandese, francese).
Oltre ai dipinti, il museo espone nei tre Corridoi dai soffitti affrescati a grottesche nei secoli XVI-XVIII, un’importante collezione di sculture di epoca romana (ritratti, imperatori, divinità).
Al piano terreno sono visibili i resti dell’antica chiesa romanica di San Piero Scheraggio, distrutta parzialmente dal Vasari al momento della costruzione degli Uffizi; mentre al secondo piano è ubicato il Gabinetto Disegni e Stampe, che comprende una delle più importanti raccolte del mondo, iniziata anch’essa da un Medici, il cardinale Leopoldo, nel secolo XVII.
Al piano della Galleria, seguendo il percorso suggerito dalla disposizione stessa delle sale, incontriamo all’inizio le grandi pale d’altare di Cimabue, Giotto, Duccio di Buoninsegna, primi grandi documenti della pittura occidentale, seguite dalle opere dei grandi senesi del Trecento, Simone Martini e i fratelli Piero e Ambrogio Lorenzetti e dalla robusta scuola giottesca. Seguono poi i testi fondamentali della pittura gotica internazionale: l’ Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano e quella di Lorenzo Monaco, prima di passare alle sale forse più rappresentative del museo, dedicate al primo Rinascimento: troviamo qui riunite opere di Masaccio, Paolo Uccello, Domenico Veneziano, Piero della Francesca, Beato Angelico, seguite dalle Madonne eleganti di Filippo Lippi, dalle tavole preziose dei fratelli Piero e Antonio del Pollaiolo, e infine dalle allegorie mitologiche e dai temi di forte impatto religioso di Sandro Botticelli. Di questo artista la Galleria possiede la raccolta di opere più importante del mondo, fra le quali la Nascita di Venere, la Primavera, le Madonne del Magnificat e della Melagrana.
Si passa quindi a Perugino, Signorelli, Piero di Cosimo e Leonardo da Vinci: di quest’ultimo troviamo oltre al Battesimo di Cristo eseguito in collaborazione col maestro Verrocchio, la grande Adorazione dei Magi, oltre alla giovanile Annunciazione.
Le sale seguenti (dalla n. 18 alla n. 23) sono le più antiche del museo: la Tribuna in particolare merita una sosta per scoprirne la preziosità di grande scrigno nel quale in origine erano contenute le opere e gli oggetti più preziosi: attualmente racchiude tra l’altro una serie di ritratti medicei di Agnolo Bronzino, oltre alla scultura antica più famosa del museo, la Venere dei Medici. Nelle salette successive, destinate un tempo all’Armeria, prosegue il percorso di Rinascimento sia italiano con opere di Bellini, Giorgione, Mantegna, Correggio che straniero con dipinti di Dürer, Cranach, Memling.
Passando nelle sale sul lato ovest della Galleria, troviamo altri grandi capolavori del Cinquecento, a partire dal Tondo Doni di Michelangelo, alla Madonna del cardellino di Raffaello, alla Venere di Urbino e alla Flora di Tiziano. Ricca è anche la sezione dei grandi manieristi, da Pontormo a Rosso Fiorentino, al Bronzino, per passare al Parmigianino (Madonna dal collo lungo) e ai grandi maestri veneti Sebastiano del Piombo, Veronese, Tintoretto, e quelli lombardi Savoldo e Moroni. La visita della Galleria si concludeva fino a non molto tempo fa con opere del Seicento di scuola italiana ( Caravaggio, Carracci) e olandese (Rembrandt): ma negli ultimi anni il museo è stato interessato nelle ultime sezioni da grandi lavori di restauro in parte dovuti all’attentato del 1993, ma anche in previsione dell’estensione della Galleria ai piani inferiori dell’edificio, fino a qualche anno fa occupati dall’Archivio di Stato. Il progetto di questi “Nuovi Uffizi”, già in fase di attuazione, prevede un considerevole mutamento nell’assetto espositivo del museo col raddo ppio di spazi espositivi che consentiranno non solo la diluizione di opere fin qui troppo concentrate ma anche l’esposizione di altri dipinti oggi nei depositi o di intere collezioni, come la Contini Bonacossi, (vedi sotto) già esposte altrove per mancanza di spazio. Qualsiasi indicazione circa il futuro percorso del museo è prematura, ma di prevede fin d’ora un ordinamento prevalentemente cronologico e per scuola.
Il lato est del piano terreno verrà invece dedicato all’accoglienza dei visitatori e al bookshop, con ambienti che permetteranno un approccio più confortevole e ordinato del grande pubblico che affluisce agli Uffizi in tutte le stagioni.
La visita alla Galleria potrebbe proseguire idealmente in un’altra sezione: vale a dire nel famoso Corridoio Vasariano, costruito appunto dal Vasari nel 1565, che da un lato unisce gli Uffizi a Palazzo Vecchio e dall’altro, attraversando l’Arno sopra il Ponte Vecchio, con Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli. Recentemente restaurato dopo l’attentato, il corridoio ospita oltre settecento opere tra le quali la maggior parte della famosa raccolta di Autoritratti (da Andrea del Sarto a Marc Chagall). Le visite in questo settore possono avvenire solo per gruppi e su prenotazione.
Alla fine del 1998 è stata trasferita presso la Galleria, con accesso temporaneo da Via Lambertesca, la Donazione Contini Bonacossi, ospitata dal 1974 presso la Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti per mancanza di spazio. Essa comprende trentacinque dipinti, dodici sculture, undici grandi stemmi robbiani, oltre a un nucleo considerevole di mobili antichi e maioliche, che facevano parte della prestigiosa collezione, una delle più importanti realizzate in Italia in questo secolo, di Alessandro Contini Bonacossi. Il nucleo è passato di proprietà statale dopo lunghe e complesse trattative con gli eredi e rappresenta indubbiamente il più rilevante incremento delle raccolte degli Uffizi: ne fanno parte opere attribuite a Cimabue e a Duccio, oltre a grandi tavole del Sassetta e di Giovanni del Biondo, un affresco di Andrea del Castagno e un superbo gruppo di dipinti di scuola veneta (di Veronese, Giambellino, Tintoretto, Cima da Conegliano). Fra le sculture, merita una citazione particolare il San Lorenzo, opera giovanile di Gian Lorenzo Bernini.

 
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Il Museo degli Uffizi
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Il Palazzo degli Uffizi

Voluto da Cosimo I intorno alla metà del 1500, il Palazzo degli Uffizi fu progettato da Giorgio Vasari. Per la realizzazione del progetto, il Vasari fece abbattere le molte case che occupavano l'area. La costruzione inglobò persino la chiesa di San Pier Scheraggio, riservata al culto fino al 1743. Lo scopo della straordinaria costruzione era ospitare le tredici Magistrature o Uffizi, da cui il Palazzo prenderà il nome, allora ubicate in sedi separate. Alla morte del Vasari, la costruzione del Palazzo degli Uffizi fu affidata al Buontalenti e ad Alfonso Parigi. E' del Buontalenti l'edificazione del Teatro Mediceo, all'interno del palazzo. Costruito per Francesco I nel 1586, il Teatro fu, in seguito destinato ad altri usi: fu, infatti, sede del Senato ai tempi di Firenze Capitale d'Italia. Nell'edificio, inoltre, furono costruiti numerosi laboratori riservati alle produzioni artigianali e artistiche riservate agli ambienti del palazzo. L'edificio ha l'insolita forma del ferro di cavallo: si tratta di due corpi di fabbrica paralleli uniti da un corridoio di collegamento. I due piani della costruzione poggiano su un loggiato sostenuto da colonne e decorato da nicchie entro le quali furono collocate le statue dei fiorentini che si erano distinti dal medioevo all'ottocento. Oggi il Palazzo degli Uffizi è sede di una delle gallerie d'arte più importanti del mondo: la Galleria degli Uffizi. Nel 1993 il Palazzo fu vittima dell'attentato all'Accademia dei Gergofili, ma si è saputo riportarlo presto al suo splendore originario..

 
Museo degli Uffizi - Informazioni

museo degli uffizi la primavera vacanze viaggi turismo toscana Orario: martedì - domenica, ore 8.15-19.00
Giorni di chiusura: tutti i lunedì, 1 Gennaio, 1 Maggio, 25 Dicembre.
Biglietto: Euro 8,00 (Lit. 15.500).
Euro 4,00 (Lit. 7.800) per i cittadini della Comunità europea di età tra i 18 e i 25 anni.
Ingresso gratuito per i cittadini italiani al di sotto dei 18 anni e al di sopra dei 65 anni e per i cittadini stranieri dei paesi per i quali esiste la reciprocità.
La vendita dei biglietti termina 45 minuti prima della chiusura.
Le prenotazioni possono essere effettuate, fino ad esaurimento della disponibilità, telefonando al solo n. 055.294883 nel seguente orario: dal lunedì al venerdì ore 8.30 - 18.30; sabato 8.30 - 12.30.
Un servizio di segreteria telefonica è in funzione il sabato pomeriggio e i giorni festivi.
Diritto di prenotazione Euro 1,55 (Lit. 3000).
Non è possibile effettuare prenotazioni per posta elettronica sul sito internet degli Uffizi
ufficio del turismo toscana vacanze viaggi gite http://www.uffizi.firenze.it/welcome.html

 
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S. Croce
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Santa croce

firenze basilica di santa croce chiostro vacanze viaggi turismo toscana La costruzione della nuova Basilica di Santa Croce prende ufficialmente il via il 3 maggio 1294, quando l'architetto Arnolfo di Cambio pone la prima pietra realizzando uno dei capolavori del gotico italiano. Grandiosità spaziale, chiarezza razionale e sobrietà degli elementi strutturali sono i cardini del suo progetto.
La pianta è a croce egizia (a forma di T), con un interno a tre navate (lunghe metri 114,45), un coro e un transetto fitto di cappelle il cui patronato è riservato alle famiglie più illustri del quartiere: Bardi e Peruzzi fra i primi, ma anche Tosinghi, Pulci, Rinuccini, Alberti... Le pareti di queste cappelle e dell'intera chiesa verranno subito coperte di affreschi, tutti opera di Giotto o dei suoi allievi, facendo della basilica un museo della pittura fiorentina del Trecento. Gli stessi artisti disegneranno anche le bellissime e luminose vetrate.
Nel 1442 la chiesa, finalmente terminata, viene consacrata da papa Eugenio IV. Resta senza decorazione la facciata, che sarà completata solo nel 1857-63, circa negli stessi anni in cui si ricostruirà l'originario Campanile abbattuto da un fulmine.
Nuovi inserimenti architettonici arrivano grazie al mecenatismo di Cosimo "il Vecchio" de' Medici e di Andrea de' Pazzi. Al primo si deve la Cappella del Noviziato, accanto alla sacrestia, costruita nel 1434-45 da Michelozzo e decorata da Andrea della Robbia e Mino da Fiesole; al secondo la Cappella Pazzi, nel primo chiostro, o Chiostro dei Morti, progettata da Filippo Brunelleschi e iniziata intorno al 1430.
Al disegno del Brunelleschi si deve anche il secondo chiostro del Convento, o Chiostro Grande, realizzato dopo la sua morte da Bernardo Rossellino (circa 1453) con portale di accesso (circa 1450) di Benedetto da Maiano.
Più tarda, e anomala in questo contesto sostanzialmente gotico, la Cappella Niccolini (situata nel transetto sinistro), realizzata verso il 1570 dall'architetto Giovanni Antonio Dosio. Circa negli stessi anni (1566-1584) Giorgio Vasari "riammodernava" la basilica per volere del granduca Cosimo I de' Medici. Si costruivano così i grandi altari che vediamo addossati alle navate laterali, tutti arricchiti da dipinti devozionali realizzati dai migliori pittori fiorentini dell'epoca.
Numerose nella Basilica anche le sculture, vero campionario rinascimentale. Fra le più celebri ricordiamo il Crocifisso di Donatello (1425, Cappella Bardi nel transetto sinistro) e la sua aristocratica Annunciazione in pietra serena lumeggiata d'oro (1430-35), appena restaurata dall' Opificio delle Pietre Dure. E ancora il pulpito di Benedetto da Maiano (1472-80) e la Madonna del Latte di Antonio Rossellino (1478) collocata sopra la tomba di Francesco Nori, morto per salvare la vita di Lorenzo il Magnifico durante la "congiura dei Pazzi" . Infine i due monumenti funebri di Bernardo Rossellino (1444-51) e Desiderio da Settignano (1455-64). Il primo, dedicato a Leonardo Bruni (1369-1444), umanista e Cancelliere della Repubblica, è considerato il prototipo della tomba rinascimentale.
La presenza di monumenti funebri e lastre tombali (sul pavimento se ne contano ancora 276) ha fatto sì che la Basilica fosse considerata il Pantheon cittadino, luogo di sepoltura dei fiorentini più illustri. Qui dovrebbero trovarsi le tombe di Taddeo Gaddi e del conte Ugolino della Gherardesca. Qui giacciono fra gli altri Michelangelo (tomba del Vasari, 1570), Galileo Galilei (tomba del Foggini, 1737), Vittorio Alfieri (tomba del Canova, 1810). E' solo un cenotafio il monumento a Dante Alighieri (S.Ricci, 1829), le cui spoglie sono a Ravenna. La chiesa e le sue Urne dei Forti furono cantate dal poeta Ugo Foscolo nei "Sepolcri".
Altre tombe si trovano nel primo chiostro: sotto il loggiato contiguo alla chiesa (le più antiche) e in un corridoio sotterraneo. Queste ultime costituiscono un vero campionario di scultura neoclassica e romantica. Al chiostro si può accedere direttamente dalla piazza, e da qui entrare nel Museo.
La facciata è invece opera ottocentesca, realizzata dall'architetto Niccolò Matas fra il 1857 e il 1863. Accanto, sull'angolo del sagrato che costeggia via San Giuseppe, è una statua di Dante Alighieri scolpita nel 1865 da Enrico Pazzi. Anche il campanile è recente: lo ha ricostruito Gaetano Baccani nel 1847-65 dopo che quello antico era stato abbattuto da un fulmine nel 1512.

 
Piazza s. Croce

firenze basilica di santa croce facciatavacanze viaggi turismo toscana Il grande spazio rettangolare di piazza Santa Croce, nato davanti alla Basilica francescana, è frutto di un intervento urbanistico del Due-Trecento e rivela ancora oggi l'origine medievale in molti degli edifici che sorgono lungo il suo perimetro. Di epoca più tarda sono però i due palazzi più famosi: Palazzo Cocchi-Serristori, originale adattamento di una casa trecentesca realizzato da Baccio d'Agnolo verso la fine del XV secolo (al numero civico 1), e Palazzo dell'Antella, già appartenuto alla famiglia dei Cerchi (numero civico 21-23), leader del partito dei Guelfi "bianchi".
Palazzo Cocchi-Serristori
L'edificio fu eretto da Giulio Parigi, architetto poi attivo per i Medici in Palazzo Pitti, ripetendo il motivo medievale dei mensoloni sporgenti fra piano terreno e primo piano già presente negli edifici contigui. Ma Palazzo dell'Antella si differenzia per la bella facciata completamente affrescata nel 1620 a festoni e grottesche: l'opera fu compiuta in soli venti giorni da un gruppo di dodici pittori guidati da Giovanni da San Giovanni, amico di Niccolò dell'Antella.
Sopra il portone è un busto di Cosimo II de' Medici mentre fra due finestre del pianterreno si vede un disco marmoreo datato 10 febbraio 1565: la sua funzione è quella di segnare la linea mediana del campo da gioco in cui tutti gli anni si svolge, all'interno della piazza, lo spettacolo del Calcio in costume, folcloristica usanza nata ai primi del Quattrocento, sospesa nel 1739 e poi ripresa nel 1930.
E' infatti tradizione di Santa Croce ospitare da sempre folle di cittadini per manifestazioni civili e religiose. Qui si espressero la predicazione dell'Ordine francescano e, durante la peste del 1437, quella di San Bernardino da Siena. Qui si svolgevano le feste del Carnevale, di Calendimaggio e, specie nel Rinascimento, tornei, giostre e caroselli a cui partecipavano i giovani dell'aristocrazia fiorentina: fra questi le celebri giostre cantate dal Pulci (1469) e dal Poliziano (1475) e di cui furono protagonisti Lorenzo e Giuliano de' Medici.
Domina tutta la piazza la Basilica di Santa Croce, eretta fra il 1294 e il 1443 sull'area dove sorgeva un piccolo oratorio francescano le cui origini risalgono al 1225-26, quando ancora il Santo era in vita, e già ampliato nel 1252. Il nuovo progetto fu commissionato ad Arnolfo di Cambio, il geniale architetto capo del Comune a cui, subito dopo, sarebbero state affidate dalla città anche le costruzioni del nuovo Duomo e del Palazzo della Signoria.
A destra della Basilica, invece, un cancello dà accesso al primo chiostro del Convento, o Chiostro dei Morti, su cui si aprono la Cappella Pazzi (1430-45 circa), piccolo capolavoro di Filippo Brunelleschi, e il Museo dell'Opera di Santa Croce, ospitato nel Refettorio e in altri locali del Convento.

Cappella dei Pazzi

firenze la cappella dei pazzi vacanze viaggi turismo toscana Sul fondo del chiostro di S. Croce, un bellissimo portale quattrocentesco di Giuliano da Maiano, preceduto da un portico su sei colonne, introduce nella Cappella Pazzi originale creazione del Brunelleschi che la iniziò nel 1443 per Andrea de' Pazzi, ma morì prima di ultimarne la facciata, che sebbene proseguita da altri, è rimasta incompiuta nella parte superiore. Sulle arcate è impostata la cupola a ombrello con 12 spicchi a vela, illuminata da piccoli occhi che si aprono nelle lunette. I tondi in ceramica bianca su fondo azzurro, che sormontano le finestre, sono di Luca della Robbia.

Museo dell'opera di s. Croce

Accanto alla chiesa di Santa Croce, splendido esempio di architettura gotica italiana ricco di affreschi del Trecento, a breve distanza anche dalla Cappella dei Pazzi (1430 ca), opera del Brunelleschi, è aperto al pubblico un museo, riordinato dopo i gravissimi danni provocati dall’alluvione del 1966. Esso raccoglie opere di primaria importanza di scuola fiorentina qui trasportate dalla chiesa stessa e dai chiostri adiacenti: nel Refettorio è stato ricollocato il grande Crocifisso di Cimabue (not. 1272-1302) gravemente danneggiato nel 1966 e solo parzialmente recuperato, ma che pur mutilo testimonia ancora la grandissima arte di quello che a buon diritto è considerato il padre della pittura occidentale.
Affreschi staccati di Taddeo Gaddi (1290ca-1366) e dell’Orcagna (sec.XIV), riscoperti in chiesa sotto l’intonaco cinquecentesco che li aveva nascosti alla vista, sono esposti negli ambienti adiacenti, accanto ad una serie di importanti sculture: tra queste si segnalano alcune terracotte invetriate di bottega dei Della Robbia e la tomba ricostruita di Gastone della Torre di Tino da Camaino (1280 ca - 1337). Fra le opere più importanti è sicuramente la grande scultura di bronzo dorato raffigurante S. Lodovico di Tolosa, opera di Donatello, eseguita nel 1423 per essere collocata in una nicchia di Orsanmichele su commissione della Parte Guelfa. .

 
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