|
|
 CATANIA  |
|
|
Città e porto, capoluogo di provincia della Sicilia, è situata lungo la costa orientale della Sicilia e del mar Ionio presso l'estremità nordorientale dell'omonima piana, alle prime falde sudorientali dell'Etna. E' una delle città più importanti del Mezzogiorno: ha un porto molto attivo e diverse industrie elettroniche, meccaniche, tessili e chimico-farmaceutiche. Tra le attività economiche emergono, nel terziario, la commercializzazione degli agrumi, che esercita la sua attrazione a livello regionale, e il turismo.
|
|
|
|
|
|
Fondata nella seconda metà del secolo VIII a.C. (Katáne) da calcidesi di Nasso, ai quali fu sottratta nel 476 a.C. da Ierone di Siracusa (che la denominò Aitna), divenne città romana nel 263 a.C. (Catana). Sede vescovile dal VI secolo, fu conquistata dagli ostrogoti, il cui re Teodorico autorizzò i catanesi a utilizzare materiali dell'anfiteatro romano per il restauro delle mura, dai bizantini e, nel IX secolo, dagli arabi. Passata nel 1071 ai normanni (che costruirono la prima cattedrale), poi agli svevi che la saccheggiarono due volte (1194 e 1232), divenne sotto gli Aragonesi sede della corona, e fu favorita da vari privilegi, tra cui la fondazione della prima università siciliana (1434). Nel periodo spagnolo, gravemente danneggiata nel territorio circostante dall'eruzione etnea del 1669 (le lave colmarono il porto) e distrutta dal terremoto del 1693, fu ricostruita nel XVIII secolo con criteri urbanistici già antisismici. Il porto fu potenziato e Catania diventò uno dei maggiori centri commerciali d'Italia. |
|
|
|
|
|
La Cattedrale fu eretta dal re normanno Ruggero nel 1094. Essa sorse sulle romane terme Achilliane. Della primitiva costruzione, portata alla luce dal restauro del 1958, rimane soltanto una traccia negli archi a sesto acuto che decorano le tre absidi all'esterno e in quelli che, all'interno, strutturano le Cappelle del Croceffisso e dell'Immacolata, decorano le finestre di quest'ultima e segnano il passaggio fra la chiesa ed il seminario. Questo accurato restauro, volto a recuperare tutte le parti normanne occultate dai vari rifacimenti, ha segnato l'aspetto odierno del Duomo.
La facciata è opera dell'architetto Giambattista Vaccarini, che ebbe il compito di restaurarla, inserendovi le colonne marmoree dell'Odeon e del Circo romano. Essa è articolata in colonne sovrapposte, che esprimono un movimento orizzontale ondulato.
La Porta Maggiore del Duomo, dopo essere stata adattata al Comune a seguito del terremoto del 1693, fu trasferita nella Chiesa del Santo Carcere. La Porta Nord rimasta, costruita nel 1577, che si attribuiva erroneamente al Gagini, è opera di Giandomenico Mazzolo. Il timpano, sormontato da statue posteriori, è sorretto da colonne scanalate, sormontate da un fregio continuo riccamente decorato.
All' interno è mostrata un'opera pittorica di notevole interesse artistico e storico, il grande Affresco sull'eruzione del 1669, del Mignemi o dell'acese Platania. Sul secondo pilastro a destra si trova la tomba di Bellini, portata a Catania nel 1876.
Sulla navata sinistra c'è il Martirio di Sant'Agata del 1605 del grande pittore toscano Filippo Paladino. Nei bassorilievi del coro, opera cinquecentesca di Guido Scipione, è narrata la Storia di Sant'Agata.
Le absidi furono affrescate dal romano Corradino. Nel 1958 l'architetto Raffaele Leone le liberò dagli stucchi settecenteschi e ottocenteschi, lasciando a vista la pietra lavica squadrata dell'opera normanna. Le colonne romane presenti vi furono portate dal teatro antico. All'interno dell'abside centrale si trova il coro ligneo del cinquecento. La luce proviene da una monofora normanna, recuperata dal restauro. L'abside a sinistra custodisce il tabernacolo con il SS. Sacramento.
La Cappella di Sant'Agata, posta nell'abside destra, custodisce, oltre che il ricettacolo con il Busto e lo Scrigno della santa, le uniche opere quattrocentesche rimaste a Catania: una scultura rappresentante la Vergine catanese incoronata dai SS. Pietro e Paolo; la Porta del sacello adorna di colonnine sostenute da arpie reggenti una cornice, ove si ripete la figura di Sant'Agata sull'elefante; il Monumento sepolcrale del vicerè di Sicilia don Ferrante de Acuna, in marmo con dorature, opera del messinese Antonio De Freri, che scolpì anche il portale di accesso al sacello delle reliquie. Lo Scrigno del 1579 è opera di A. La Nuara, F. De Mauro, N. Lattari, Vincenzo e Antonio Archifel, Paolo Guarna. Il Busto in argento, rivestito da gioielli, contiene il tronco di S. Agata.
Ai lati delle tra absidi normanne sono due cappelle ricavate all'interno delle due torri laterali. Quella a sinistra, la Cappella del Crocifisso, custodisce sculture e reliquari settecenteschi.
La porta di accesso è coronata da una lunetta raffigurante la Pietà di G.D. Mazzolo.
Quella a destra, anch'essa con un portale istoriato con sopra una lunetta del Mazzolo, raffigurante l'incoronazione della Vergine, conserva due sarcofagi: uno contenente le spoglie di alcuni sovrani aragonesi e l'altro i resti di Costanza d'Aragona.
|
|
|
L'elefante (u' liotru)
La fontana del Vaccarini rappresenta tre civiltà: la punica, l'egizia e la cristiana. L'elefante è il simbolo della sconfitta dei cartaginesi venuti a conquistare la città a cavallo degli enormi pachidermi; l' obelisco, probabilmente portato a Catania dall'Egitto ai tempi delle crociate, apparteneva al Circo Massimo romano e rappresenta appunto la civiltà egizia; la croce, le palme ed il globo che coronano il monumento rappresentano la civiltà cristiana. Il liotro deriva il nome forse da quello del mago Eliodoro-Liotru, che avrebbe usato il pachiderma come cavalcatura. Il Vaccarini, su modello dell' Elefante di Minerva a Roma del Bernini, sistemò il liotro e l'obelisco romani, sormontandoli con stilemi agatini e componendovi la fontana
Chiesa della Badìa di Sant'Agata
Gioiello prezioso della città, ha pianta a croce greca inscritta in un ovale.La loggetta del convento annesso è pure del Vaccarini. Fu costruita sopra le rovine della chiesa di S. Agata, costruita nel 1620 da Erasmo Cicala e crollata con il terremoto del 1693.
Sulla facciata, il portale a colonne binate, arretrato rispetto ai due corpi convessi che lo fiancheggiano, è costituito da elementi decorativi tipici catanesi: le palme, la corona e i gigli dei capitelli sono, infatti, i simboli di Sant'Agata, protettrice della città. Il portale a colonne binate e minuta decorazione era stato già realizzato per volontà della badessa prima dell'intervento di Vaccarini.Una cuspide corona il portale e segna il limite della parte inferiore in ombra e di quella superiore illuminata. Sopra il massiccio attico concavo troneggia la cupola. Un merletto di minuti intagli arabeschi corre fra capitello e capitello. Statue di santi e fruttiere posate su pilastri, la gelosia panciuta e gli intagli su cui la luce gioca i contrasti, arricchiscono il prospetto dominato dalla massa centrale concava.
Le fruttiere sono una tipica decorazione del maestro, visibile anche nella Badìa delle monache di San Benedetto e nella Chiesa di San Giuliano. La badìa si trova di fronte la cattedrale con la quale sembra gareggiare in bellezza. L'interno semplice ed essenziale custodisce molti dipinti di carattere sacro. Semicolonne chiare sulle pareti incorniciano gelosie dorate con le quali contrastano cromaticamente. |
|
|
Capolavoro, secondo molti, del Vaccarini, fu edificata tra il 1738 ed il 1760. Essa è situata di fronte San Francesco Borgia ed è attigua al convento di San Giuliano, oggi sede della Camera del Lavoro. E' a pianta ellittica come la gemella chiesa di Santa Chiara, incompleta quest'ultima nel prospetto. La facciata, dai chiaroscuri marcati, è sormontata da un tiburio ottagonale coronato da una merlatura simile a quella di S. Chiara. Esso cela una volta e non una cupola come di solito per tale tipologia. L'illusione era, infatti, uno dei tipici temi barocchi, tesi a creare spazi scenografici e a stupire per attrarre lo spettatore. Un movimento convesso al centro coinvolge il prospetto, su cui si aprono i fittizzi accessi alle navate laterali. Le fruttiere in cima ad i pilastri sono una decorazione tipica del maestro.Due statue di figure femminili sono posate sul frontone spezzato.
All'interno, ove domina una solare luce dorata, l'uso della bicromia nell'altare, creata dal gioco di agate e lapislazzuli, mostra la raffinatezza del gusto dell'architetto. Tra i pochissimi reperti del periodo è il Crocefisso del XIV secolo. Contiene anche una tela di Oliviero Sozzi, la Madonna delle Grazie. |
|
|
Fondata nel 1434 da Alfonso V d'Aragona, detto il Magnanimo, l'Università fu restaurata già nel 1700, dopo il terremoto del 1693.
L'opera è frutto di diverse maestranze: vi lavorarono gli architetti Palazzotto, il quale canneggiò il cornicione, A. Battaglia, che disegnò l'accademico prospetto nel 1785, Di Stefano, del quale è la facciata disegnata a seguito del terremoto del 1818, Piparo, che affrescò la volta dell'Aula Magna ed il primo piano, Battaglia e Ittar. Del Vaccarini sono il cortile interno a due piani ed il colonnato. La corte, ariosa, che se si escludono i suggelli barocchi potrebbe sembrare della Rinascenza, è un elemento tipologico introdotto nella città dal maestro. La pavimentazione del cortile in ciottoli neri e calcare bianco, ricorda quella sotto le arcate dei vaccariniani collegi Cutelli e dei Gesuiti. Oggi l'edificio settecentesco ospita il Rettorato, gli uffici e la biblioteca Regionale dell'Università. |
|
| |
|
|
Fu eretto, per volontà di Federico II, dall'architetto Riccardo da Lentini. S. Cristoforo (collezione museale)Esso faceva parte di un insieme di fortificazioni a difesa della Sicilia orientale. Fu poi sede parlamentare e residenza dei re angioini ed aragonesi sino al XV secolo. In seguito, dai Vicerè che vi dimorarono, fu parzialmente trasformato in carcere. Tale rimase anche con i Borboni e il governo italiano fino al XIX secolo. Fu restaurato nel 1934. Originariamente sorgeva vicino al mare, che batteva sul lato orientale. La violenta eruzione del 1669 coprì il fossato che lo circondava e lo allontanò dal mare. Sono ancora visibili alcune parti originali del XIII secolo, come la torre di nord-est e la lunga sala occidentale. Le quattro torri degli angoli sono: Torre della Bandiera e Torre del Mortorio a nord, Torre della Scala e Torre del Magazzino a sud. Le due torri più piccole, dette di Santa Croce e di San Giorgio, furono aggiunte nel 1554.
Il castello è oggi Museo Civico ed ospita la collezione prima ospitata dal museo Biscari, quella del monastero dei benedettini e numerose altre collezioni cittadine.
|
|
|
Fu affidato al Vaccarini il compito di rifarne il prospetto nel 1732, quando già era stato elevato il primo piano a bugne a diamante alternate da bugne a cuscino.
Egli continuò le paraste a bugne con piatte e chiare lesene.Il materiale utilizzato fu la pietra calcarea siracusana. A pianta quadrata con una corte centrale, porticata su due lati, l'edificio ha un atrio d'ingresso su ognuno dei quattro prospetti. Accanto all'ingresso principale vi sono la Tegola e la Tomaia, le due unità di misura nel settecento catanese.
Il portone è posto fra quattro colonne di granito disposte a coppia reggenti il ballatoio, da cui le autorità politiche e religiose assistono all'esecuzione dei canti religiosi e dei fuochi d'artificio in occasione della festa di S. Agata. Tra le lesene che abbracciano i due piani superiori e l'architrave, corre un mensolone a campanelle. Un classico timpano, tra le cui modanature primeggia un elegante gocciolatoio, corona l'edificio. La parte superiore è ritmata dalle finestre, anch'esse semplici. L' idea dell'ordine architettonico, che nelle successive opere non trova più ostacoli, è qui costretto a integrarsi a preesistenze di gusto decorativo enfaticamente barocco. Anche nella facciata della cattedrale l'autore fu costretto a sottomettere l'idea dell'unità e dell'ordine all'uso di elementi eterogenei imposto dalla committenza. Nella corte interna è possibile ammirare le due carrozze del XVIII secolo con le quali il giorno della processione le autorità cittadine raggiungono la chiesa di S. Biagio, in piazza Stesicoro, per offrire i ceri alla Santa. |
|
|
Al Teatro greco, così denominato (in realtà è di epoca romana e non si può affermare con certezza, perché mancano i riscontri documentali, che proprio in questo luogo sorgesse un teatro greco), si accede da via Vittorio Emanuele. Anticamente, dalla città alta si poteva giungere alla parte elevata del teatro. Era più piccolo del teatro di Taormina e di Siracusa, ma non mancava di affascinare per la preziosità delle decorazioni. I sedili, rivestiti di marmo bianco, contrastavano con il nero della pietra lavica che costituiva le scalinate. Anche la pavimentazione dell'orchestra e della cavea ed il canale di scolo erano in marmo bianco. I muri e le volte erano, invece, in opus incertum. Lungo i muri e nelle volte correvano filari orizzontali di mattoni in cotto. Il teatro si conservò bene sino al periodo normanno, quando Ruggero ordinò che le colonne e il rivestimento marmoreo fossero prelevati dal teatro per la costruzione del duomo; questo, infatti, prima del 1693, mostrava gli elementi romani sulla facciata con le otto colonne di granito e nella pavimentazione interna, adattata con i marmi bianchi e rossi dei sedili e dell' orchestra. Una delle colonne è stata poi posta in Piazza dei Martiri e un'altra nel cortile del museo Biscari. In epoca normanna cominciò la parziale copertura del Teatro con abitazioni civili. I primi scavi archeologici risalgono ai primi del 700 ad opera del Principe Biscari. Negli anni '30 iniziarono i lavori di demolizione di parte degli edifici che lo avevano invaso nel corso dei secoli. Negli ultimi decenni si è proceduto al restauro delle parti in vista. La cavea è suddivisa in nove cunei da otto gradinate ed è composta da ventuno sedili. Al centro di ogni cuneo è posto il seggio d'onore. Un muro di marmo alto quattro pollici separa la cavea dall'orchestra. Le gradinate del settore superiore non esistono più.
Al teatro è annesso l'Odeon, piccolo teatro coperto destinato ad ospitare audizioni musicali, unico nella Magna Grecia e testimonianza di un'antica vocazione musicale della città.
Gli archi della facciata davano accesso a diciassette vani trapezoidali indipendenti, ricoperti da volte, i cui muri perimetrali costituivano la struttura portante, a raggiera, della cavea.
Il vano centrale era aperto e immetteva verso i sedili più bassi; gli altri sedici vani venivano probabilmente destinati ad altri usi. Dieci di questi, all'inizio del secolo, erano occupati da abitazioni. Il rivestimento esterno è fatto di conci lavici squadrati. Gli archi sono invece in mattoni. La decorazione dell'edificio era fondata sul contrasto cromatico della pietra lavica con i filari di mattoni e le decorazioni in marmo. Mentre oggi la scena e il suo muro di fondo sono in parte coperte da costruzioni moderne, la cavea è del tutto in vista. |
|
|
Inaugurato nel 1890, è opera di Carlo Sada, architetto affascinato dall'Opéra di Parigi di Charles Garnier, del quale ripropone a Catania lo stile eclettico del secondo impero. Il progetto prevedeva la sistemazione della piazza adiacente con portici (mai realizzati), i due cavalcavia che congiungono il teatro ai palazzi circostanti, e, al centro, il Monumento a Bellini dello scultore Monteverde, allora in preparazione. Quest'ultimo fu invece collocato in piazza Stesicoro. Il Teatro è fronteggiato dal neoclassico Palazzo delle Finanze. Nel novecento fu inserita nella piazza, su di un lato minore, la Casa del Mutilato. L'antisipario all'interno fu dipinto da Giuseppe Sciuti. Nel foyer è esposto un monumento a Bellini.
La grande sala interna con quattro ordini di palchi ed una galleria a coronamento è circondata da corridoi e saloni. Il soffito affrescato è opera di Ernesto Bellandi. |
|
|
Fu realizzata dopo il 1856,anno in cui il comune rilevò l'area della Villa dei Paternò Castello, l'intricato Labirinto allora di moda, per costruirvi il parco. Dalle due collinette, con al centro un piazzale, che la costituiscono, è possibile avere una bellissima vista sulla città, il mare e l'Etna.
Dall'ingresso su via Etnea, salendo su per una scalinata, si giunge dinanzi alla fontana dei cigni, ai lati della quale colonne e sculture bianche fanno da quinta e oltre la quale si innalza la collinetta fiorita. La sistemazione di questo piazzale è del 1933 e le statue sono di M.M. Lazzaro.
Da via S. Euplio, secondo il progetto del 1932 di Giuseppe Samonà, i colonnati appaiono in asse con i nicchioni posti ai lati del cavalcavia. Chi percorre questa strada, giunto all'altezza del cavalcavia, avverte di essere in uno spazio ben definito e rappresentativo e non nel retro della villa, come avrebbe potuto essere. Sono le statue poste sopra i nicchioni e rivolte verso la strada che definiscono inequivocabilmente il centro dello spazio. |
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
Inaugurato il 5 Maggio 1930, ha sede proprio nella casa natale di Vincenzo Bellini. Qui visse fino a sedici anni, prima di trasferirsi a Napoli. Il museo, che occupa tre stanze e due piccoli vani, è disposto in modo da accompagnare l'evolversi della vita e della carriera del compositore, dall'alcova natale alla stanza funeraria.
p.za s. Francesco 3
tel. 095-7150535
orario estivo e festivo: 9.00-12.30
orario invernale: 9.00-13.30
chiuso: 1gen e 5 feb |
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|