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 BARI  |
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Una diritta striscia di asfalto, l'ampio e luminoso Corso Vittorio Emanuele, divide la città in due parti distinte, quasi a segnare i confini di due epoche. Il ricordo degli ardimenti marinareschi del Medioevo è pressoché intatto nel dedalo di viuzze e di corti della città vecchia, gelosa custode di insigni monumenti. Appare invece operosa d'indipendenza e dinamica la città moderna, con le sue ampie e lunghe strade a scacchiera su cui si affacciano gli edifici sorti nel corso della sua prodigiosa espansione urbanistica. |
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Iniziata nel corso del 1087 per accogliere le spoglie del Santo di Mira rappresenta una pietra miliare nel panorama dell'architettura medievale della Regione, prototipo di una serie di cattedrali erette in terra di Bari tra XII e XIII secolo.
E' stata la prima chiesa con matronei apparsa nella Regione, perfetta fusione di novità strutturali provenienti dal nord, esperienze bizantine e campano-cassinesi. Anche dal punto di vista del decoro scultoreo è da riconoscere la precoce comparsa della decorazione esterna rivelatrice di esperienze orientali espresse con un lessico occidentale.
Ultimata la cripta nel 1089, la basilica fu consacrata nel 1197. A partire dagli ultimi anni del XIII secolo le profonde arcate cieche dei fianchi furono chiuse per realizzarvi cappelle gentilizie (eliminate durante i lavori di restauro). A seguito del terremoto del 1456 vennero aggiunte, nella navata centrale tre grandi arcate di rinforzo. Della fase barocca che interessò la basilica resta il soffitto con struttura lignea e grandi tele raffiguranti Scene della vita e dei miracoli di San Nicola, opera del bitontino Carlo Rosa.
La facciata si presenta serrata tra due torri di misura e livello ineguale, tripartita da lesene che partono da due colonne antiche di riporto addossate alla parete. Gli spioventi sono sottolineati da archetti pensili. Dei tre portali il centrale è incorniciato da un protiro cuspidato su colonne ottagonali sostenute da due monumentali buoi sollevati da mensole. I fianchi sono aperti da profonde arcate che annullano otticamente la sporgenza del transetto. Sul fianco nord è il famoso portale dei leoni. La testata del transetto riprende il ritmo delle arcate cieche occultando le absidi all'esterno. Splendido esempio di scultura romanica è la decorazione del finestrone absidale, il più antico nella regione.
L'interno è diviso in tre navate terminanti con tre absidi semicircolari. Sui colonnati si aprono le trifore del matroneo sovrastato da un piano di monofore.
Il transetto si presenta come una vasta aula tripartita da due arcate pensili che evidenziano il quadrato della crociera, raccordate da cuffie su cui doveva impostarsi la cupola, mai realizzata. Le testate del transetto, così come in controfacciata, sono percorse da ballatoi pensili su mensoloni, che permettono il passaggio tra le torri e le gallerie esafore.
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Più volte rimaneggiata venne modificata, dopo gli eventi del sacco di Bari (1156) secondo il modello della Basilica di San Nicola (introduzione dei matronei, ballatoi pensili, impostazione della cupola, ricostruzione del transetto a mascherare all'esterno le absidi, finestrone absidale).
Nel 1267 un terremoto abbattè la torre di nord-est (ricostruita nel XIV sec.) e arrecò nuovi danni alla chiesa: a questa fase si deve la trasformazione della facciata con l'introduzione del rosone e la sopraelevazione delle tettoie.
a riconsacrazione avvenne nel 1292. A partire dal XVI secolo si ebbero nuove trasformazioni, quali la chiusura delle arcate all'esterno per la realizzazione di cappelle gentilizie, fino alla radicale trasformazione dell'interno in forme tardobarocche ad opera dell'architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro (sec. XVIII). Durante i restauri degli anni '30 di questo secolo l'interno, tranne la cripta, fu riportato alle forme medievali.
La facciata, a doppia falda, è tripartita da lesene. Mensole figurate animano gli spioventi. La zona superiore è dominata dal rosone mentre vistose sono le aggiunte settecentesche. L'interno è a tre navate, divise da colonne, sulle quali si aprono le trifore dei finti matronei. Transetto sopraelevato; sul presbiterio la cupola, su tamburo ottagono, raccordato da cuffie al quadrato di base; ampia e profonda l'abside maggiore, costrette le absidi minori. Nel soccorpo sono le tracce della precedente chiesa paleocristiana alla quale si riferiscono gli estesi brani di pavimento musivo.
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Il Castello di Bari, storicamente attribuito a Ruggero il Normanno, è del 1131; sorge su preesistenti strutture abitative di epoca bizantina.
Federico II di Svevia tra il 1233 ed il 1240 recuperò all'uso il castello danneggiato da Guglielmo il Malo (1156) utilizzando il precedente impianto e la superstite struttura della cinta esterna e delle torri. Durante il periodo Angioino per volere di Carlo I vennero eseguiti importanti lavori di restauro ad opera dei protomagistri Pietro d'Angincourt e Giovanni di Toul.
Nel '500 sotto Isabella d'Aragona e sua figlia Bona Sforza, fu costruita la cinta bastionata e sistemato il cortile centrale, con la scalinata a doppia rampa. Nell'ottocento il castello fu utilizzato come carcere e successivamente come caserma.
Attualmente è sede della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico della Puglia. Alcune sale sono destinate a Gipsoteca ed altre ospitano mostre temporanee.
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Lungomare N. Sauro; tel. 080/5412422.
Orari feriali: 9,30-13,00 e 16,00-19,00.
Domenica, 9,00.13,00.
Ingresso euro 2.58 (intero) e euro 0.52 (ridotto).
Le visite guidate domenicali a ingresso libero sono manifestazioni promozionali che avvengono periodicamente, previo annuncio sulla stampa.
Info: 080/5412423 |
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Piazza Umberto I; tel. 080/5211559.
Chiuso per ristrutturazione. |
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