|
|
 Pesaro  |
|
|
Pesaro è nota per le sue maioliche il cui artigianato risale al cinquecento ma vanta oltre alle ceramiche artistiche anche adeguate strutture ricettive e di svago che la fanno un'ambita meta per il turismo balneare.
L'impostazione a scacchiera deriva dalla configurazione dell'originaria città romana su cui Pesaro sorge. Nel rinascimento la cittadina si estese oltre la struttura urbanistica medievale ancora fedele al rettangolo della pianta romana, un'estensione che si protrasse sia verso sud che verso il Foglia. (Il nome “Pesaro” deriva da “Pisaurus”, l'antico nome del fiume Foglia, alla cui foce è sorta poi la città).
|
|
|
|
|
|
Pesaro è un'antichissima città italica sede del popolo piceno, etrusco e gallico. La città fu conquistata dai romani nel 184 a.C. e allorchè accolse la colonia di Ottaviano e di Antonio prese il nome di Colonia Jiulia Felix Pisaurum. Dopo la caduta dell'impero romano fu oggetto di stragi e devastazioni da parte dei barbari tra le quali la più pesante fu l'incendio operato nel 539 da Vitige che distrusse la città quasi completamente. Nel 544 però, il suo passaggio ai bizantini segnò un opera di ricostruzione attuata da Belisario. Insieme ad Ancona, Fano, Rimini, e Senigallia formò la pentapoli marittima alle dipendenze dell'esarca di Ravenna. Fino al secolo VIII fu contesa tra bizantini e longobardi finchè Pipino il Breve, re dei franchi, non la occupò e decise di donarla a Papa Stefano II ( 756 ) e la città divenne dominio della Chiesa. All'inizio del XIII secolo fu infeudata dagli estensi e nel 1259 fu sottoposta al diretto governo di Manfredi. Nel 1266 sarà però riconquistata dal Papa e data in feudo ai Malatesta, ai quali rimase fino al 1445. Pesaro passò dunque in mano a numerosi governi e passerà ancora nel XVI e XVII secolo ai Visconti, agli Urbino e nel 1631 al diretto dominio della Chiesa. Infine, nel 1860 entrò a far parte del nuovo regno d'Italia. Le vicende storiche hanno, dunque, creato una singolare e interessante sovrapposizione di memorie artistiche e culturali tanto da comporre un vero e proprio mosaico di opere e patrimoni: romani, medievali, rinascimentali, barocchi, fino alle più recenti testimonianze dell'Ottocento e del Liberty. |
|
|
|
|
|
Il palazzo, il più antico dei quattro che sorgono ai lati di piazza del Popolo, viene costruito a più riprese dai Signori che governano la città nel periodo fra 1285 e il 1625: i Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere. Il nucleo originario si deve probabilmente ai Malatesta (1285-1445) e precisamente a Malatesta dei Sonetti (1368-1429). Alessandro Sforza per primo (duca dal 1445 al '73) amplia la dimora ducale per adeguarla alle esigenze di una moderna corte rinascimentale, iniziando la ristrutturazione che ingloba la parte malatestiana entro un corpo di fabbrica affacciato sulla piazza con altri tre edifici disposti intorno ad un cortile quadrangolare. Il figlio Costanzo (1473-'83) continua ad abbellire la corte chiamando presso di sé artisti illustri come lo scultore pistoiese Domenico Rosselli che scolpisce porte, camini e finestre poi andati distrutti ad eccezione delle finestre del Salone Metaurense. Solo il corpo frontale della dimora sforzesca si è conservato, anche se con alcune modifiche. Della facciata la parte più integra è quella inferiore con un ampio porticato in sei arcate; la parte superiore ha subìto modifiche molto più radicali. La merlatura che corona l'edificio, più volte modificata, viene sostituita da un cornicione nel 1774; l'attuale, del 1926, è di proporzioni molto più vistose rispetto a quella quattrocentesca. Le arcate delimitano un'ampia loggia aperta con volte a crociera che si ripetono nel vestibolo. Tracce quattrocentesche ritornano nella Sala Laurana. Eventi bellici insieme con l'incendio del 1514 danneggiano pesantemente la dimora sforzesca. I Della Rovere, nuovi signori di Pesaro (1513-1625), provvedono prima di tutto alla ricostruzione. Tra il 1523 e il '32, Francesco Maria I affida i restauri a Girolamo Genga che ristruttura integralmente i palazzi sforzeschi senza modificarne l'estensione. Con Guidubaldo II (1538-'74) i lavori proseguono verso la metà del '500 affidati al figlio di Girolamo, Bartolomeo, che rivede integralmente l'assetto degli interni e completa l'ala lungo il corso fino a via Barignani, iniziando la costruzione a pianterreno dei botteghini per gli artigiani. Le nozze del duca con Vittoria Farnese nel 1548 sono un'ulteriore occasione per ampliare e abbellire il palazzo cui viene dato un aspetto sfarzoso grazie anche al contributo di artisti come Federico Brandani, Taddeo Zuccari e Ludovico Carracci. Tra il 1562-'65 viene edificato, sotto la direzione di Filippo Terzi, il corpo posteriore lungo via Barignani. Guidubaldo porta a compimento il progetto paterno di uguagliare in fasto gli altri principi italiani; dopo di lui Francesco Maria II (1574-1625) - in vista delle nozze del figlio Federico Ubaldo con Claudia de' Medici - affida nel 1616 a Niccolò Sabbatini la costruzione dell'ala tra la piazza e via Zongo adibendola ad appartamento del figlio. Con Francesco Maria II inizia tuttavia la lenta e progressiva decadenza della corte che investirà l'intero ducato. La morte immatura di Federico Ubaldo determina la fine dei Della Rovere. Con il cortile d'ingresso si entra nella parte cinquecentesca fatta costruire dai Della Rovere; agli interni si accede dalla sala d'attesa caratterizzata da un camino di Bartolomeo Genga ma è nel Salone Metaurense che l'apoteosi della famiglia raggiunge l'apice. Tra gli spazi esterni rovereschi ci sono, oltre al cortile d'ingresso, il cortile della "caccia" e il giardino segreto. Dopo la devoluzione del Ducato alla Santa Sede nel 1631, il palazzo diviene abitazione dei cardinali legati causando la decadenza di gran parte degli appartamenti. Per tutto il '700 numerosi sono stati i danni dovuti a cause naturali e umane. Solo verso la metà dell'800 si è avuta una piccola rinascita del palazzo dovuta ai prelati che commissionarono a Romolo Liverani le decorazioni delle cinque sale del corso. Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, il palazzo è divenuto - e lo è tuttora - sede degli uffici della Prefettura. Dal 1920 al 1936 ospita i Musei Civici prima della loro sistemazione definitiva in palazzo Toschi Mosca.
Fra le note artisticamente più pregevoli del palazzo si trovano: il notevole camino della sala d'aspetto, opera di Federico Brandani raffigurante una corsa di bighe intorno alle mura roveresche e i due putti laterali ad esso di Domenico Rosselli (1439-1497); gli eleganti arabeschi delle due sale che precedono il salone metaurense; il camerino da bagno, detto di Lucrezia Borgia moglie di Giovanni Sforza, con i suoi splendidi stucchi policromi (XVI sec.). Fra le più significative personalità artistiche che operarono nel palazzo, si segnalano gli architetti ducali Girolamo e Bartolomeo Genga, Filippo Terzi e Niccolò Sabbatini, lo scultore Federico Brandani, i pittori Taddeo Zuccari e Ludovico Carracci.
Visitabile in occasione di itinerari guidati
informazioni Comune di Pesaro/Servizio Musei tel 0721 387474
|
|
|
L'attuale fisionomia architettonica dell'edificio corrisponde a quella assunta dalla chiesa nel corso dei lavori ottocenteschi: l'interno presenta una pianta a croce latina suddivisa in tre navate scandite da pilastri che sorreggono un soffitto a cassettoni, con ampia cupola a crociera. L'esterno presenta invece una sovrapposizione di volumi diversi, corrispondenti all'ottagono della cupola e al semicilindro dell'abside e della torre campanaria con grandi aperture ad arco. La facciata medioevale (XIII sec.) lasciata integra ed inalterata, costituisce senza alcun dubbio per Pesaro l'unico esempio di architettura romanica.
Elementi artisticamente degni di nota sono i due leoni stilofori di epoca romanica: sculture databili al XII e XIII secolo che fiancheggiano il semplice portale ogivale, in pietra bianca, di origine trecentesca.
|
|
| |
|
|
Officiata dai Padri Servi di Maria, il cui Ordine risale al 1233 e che abitano nel retrostante convento, la chiesa, connessa con le origini dell'insediamento francescano pesarese, venne consacrata a San Francesco nel 1359.
Ordine e chiesa di San Francesco furono particolarmente prediletti dai Malatesta, che durante la loro signoria sulla città di Pesaro favorirono gli ordini "mendicanti" di San Francesco, San Domenico e Sant'Agostino, che vennero a stabilirsi entro le mura.
Pandolfo II Malatesta, signore di Pesaro dal 1355 al 1373, fu promotore di vasti lavori di ristrutturazione e abbellimento dell'intera chiesa di San Francesco, compreso - probabilmente - anche il rifacimento del portale, databile tra il 1356 e il 1373, anno della morte di Pandolfo.
La chiesa di San Francesco subì vari rifacimenti già nel Cinquecento: nel 1503 fu distrutto dalle artiglierie del duca Valentino il campanile, assieme a quello della Cattedrale.
Nel Settecento la chiesa subì una radicale trasfromazione sia all'interno, risolto in una tipica chiesa conventuale piena di stucchi e di colonne marmoree, sia all'esterno, come testimonia l'ampia e scalza facciata settecentesca in cotto su cui spicca - unico superstite dell'oroginaria chiesa malatestiana - il mirabile portale gotico del medesimo stile dei portali delle chiese di Sant'Agostino e di San Domenico, per quanto diversi nella parte ornamentale.
Gli ornati portali tardo-trecenteschi che arricchiscono la facciata delle chiese dei tre ordini religiosi - francescano, domenicano e agostiniano - insediatisi a Pesaro nel corso del Duecento, sono gli unici notevoli monumenti scultorei pesaresi d'età romanica e gotica giunti sino a noi.
Il portale della chiesa di San Francesco, in pietra bianca e marmo rosso di Verona, è generalmente considerato il più antico, assemblato in tempi diversi e con parti stilisticamente disomogenee. L'esemplare restauro ultimato nel 1994 ha permesso il recupero della tonalità e bicromia originale, frutto del gioco cromatico del marmo bianco alternato con pietra rosa.
La chiesa ha assunto l'attuale dedicazione di santuario della Madonna delle Grazie nel 1922, quando vi è stata trasferita la venerata immagine della beata Vergine delle Grazie, fino allora conservata nella chiesa dei Servi che sorgeva nel piazzale Matteotti, sull'area dello spiazzo antistante il fabbricato del liceo classico "Terenzio Mamiani": edificata dai Serviti nel 1481, fu soppressa e demolita nel 1922 da un insano piano regolatore.
Il tradizionale culto della Vergine delle Grazie fu allora trasferito nella vicina chiesa di San Francesco che, mutando il nome in santuario della Madonna delle Grazie a seguito della traslazione della tavola della Beata Vergine dipinta dal pittore fanese Pompeo Morganti nel 1545, è divenuta sede della liturgia e devozione mariana.
L'interno ha tre navate e nove altari, con dipinti dei sec. XVI-XIX.
Vi sono conservate anche sue arche sepolcrali in pietra a marmo: quella della Beata Michelina Metelli, terziaria francescana morta nel 1356, fu fatta costruire da Pandolfo II Malatesta per lo scioglimento di un voto fatto nello stesso anno per uno scampato naufragio. L'arca di Paola Orsini, seconda moglie di Pandolfo II Malatesta, morta nel 1371, fu commissionata dal marito, che sopravvisse alla moglie due anni.
La chiesa era nel Trecento e Quattrocento ricca di cicli affrescati, di cui è rimasta testimonianza attraverso frammenti di pitture rinvenuti sulle pareti e sui pilastri.
|
|
|
Il monumentale complesso architettonico è costruito da Costanzo Sforza tra il 1474 e il 1483 e rappresenta la più importante opera di fortificazione della città a perfezionamento del sistema di difesa iniziato dal padre Alessandro. La nuova fortezza viene edificata a sud, in posizione più arretrata rispetto al Cassero o Rocca Vecchia, eretto nel 1926 da Gianciotto Malatesta. Le fonti documentali affermano che la struttura fu iniziata da Giorgio Marchesi da Settignano, allontanato però dopo pochi mesi per cause sconosciute. A lui probabilmente succede l'architetto Luciano Laurana (1420 ca./1479) già presente a Pesaro nel 1465; l'ultimo documento in cui l'architetto viene nominato risale al 1479 anno della sua morte. I lavori proseguiranno, ma lentamente, a causa della peste che imperversa a Pesaro. Quando Costanzo muore nel 1483, la moglie Camilla d'Aragona assume la signoria insieme al figlio Giovanni, prima investito (con papa Innocenzo VIII) e successivamente destituito da Alessandro VI; la storia della rocca è infatti connessa alle vicende del dominio degliSforza. Le prime consistenti manomissioni sull'edificio sforzesco risalgono al breve interregno del Valentino (1500-1503), responsabile delle spoliazioni dei decori del cortile d'onore e della distruzione di parti interne ed esterne. Nel 1503 Giovanni Sforza rientra in città, completa il fossato e sostituisce gli appartamenti residenziali andati distrutti; alla sua morte nel 1510, il fratello Galeazzo cede la rocca a Francesco Maria I Della Rovere già Duca di Urbino e investito della Signoria di Pesaro. L'edificio viene nuovamente restaurato nel 1657 dopo la devoluzione del ducato allo stato pontificio; trasformato in carcere nel 1684, mantiene questa funzione fino al 1989.
non visitabile: restauro conservativo in atto
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|