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Universalmente conosciuta come capitale italiana della moda, dell'editoria, del mondo produttivo e, negli ultimi tempi, della new economy, Milano è una metropoli indaffarata, frettolosa, spesso caotica. La sua stessa economia è un'attrattiva turistica: i visitatori stranieri, soprattutto giapponesi, frequentano il Duomo come le boutiques di via della Spiga e di Montenapoleone. Ma Milano è anche una città dal passato interessante e ricca di storia, che possiede splendidi monumenti e belle chiese, oltre alla celebratissima cattedrale gotica che ne è diventata il simbolo. Si può ripercorrere la lunga storia del capoluogo lombardo solo attraverso le sue basiliche. Una città affascinante, da riscoprire negli angoli più nascosti, che svela sorprese ad ogni angolo, se non ci si fa contagiare dalla fretta e dal ritmo pulsante di una metropoli internazionale. A due passi da affollate vie del centro Milano rivela, a chi sa osservare, i suoi tesori nascosti, preziose testimonianze di età romana, logobarda, rinascimentale e risorgimentale, edifici nobiliari e cortili ricchi di fascino. Una città moderna, piena di animazione, ideale per lo shopping, ricca di locali dove scorre la vita notturna, specchio del passato ma anche avamposto del futuro.
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storia
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Antico insediamento fondato dei Galli nel VII sec a.C. e poi capitale della tribù celtica degli Insubri, ai tempi della conquista romana Mediolanum era già una delle città più potenti e importanti della Gallia Cisalpina. Fu sede del vicariato d'Italia sotto Costantino, che vi promulgò il famoso Editto del 313 d.C con il quale il cristianesimo diveniva la regione ufficiale dell'Impero. Seguirono le devastazioni barbariche ad opera degli Unni di Attila e dei Goti, finché sotto l'Impero Carolingio (774 d.C) la città risorse a nuova vita, con la crescita del potere dell'Arcivescovado. Dopo la battaglia di Legnano (1176) e la sconfitta del Barbarossa, Milano divenne il Comune più importante d'Italia. Nelle lotte che seguirono prevalsero le Signorie dei Visconti e poi degli Sforza, con i quali Milano diventò la capitale del Ducato e conobbe gli splendori del Rinascimento, ai quali contribuirono architetti di fama come Leonardo da Vinci e il Bramante. La dominazione degli Spagnoli, dal 1535 al 1706, è uno dei periodi più bui per Milano, per la stagnazione economica e il declino politico culminate nella grande epidemia di peste del 1630, magistralmente raccontata dal Manzoni nel suo celebre romanzo "I Promessi sposi". Il Principe Eugenio di Savoia nel 1706 sconfigge gli spagnoli e diventa governatore di Milano per conto degli Austriaci che, da dominatori, danno comunque inizio ad un periodo di notevole sviluppo della città, quindi Napoleone nel 1796 entra in Milano con l'esercito repubblicano e successivamente (1805) si fa incoronare re d'Italia in città e dà nuovo impulso al completamento del Duomo, iniziato alla fine del Trecento. Dpo la sconfitta dell'Imperatore e il Congresso di Vienna Milano ritorna sotto il dominio austriaco come capitale del regno Lombardo Veneto, ma sarà una delle città-chiave della lotta agli Asburgo e del Risorgimento Italiano, con le Cinque Giornate del 1848. Il re Vittorio Emanuele II, alleatosi con Napoleone III di Francia, sconfigge gli austriaci a Magenta e entra da trionfatore in città, dando inizio al regno dei Savoia che durerà fino al Fascismo. In questo periodo, Milano diventa per un breve tempo capitale d'Italia, anche se alla fine la scelta cadrà prima su Torino e poi su Roma. Duramente colpita dai bombardamenti alleati nella seconda guerra Mondiale, la città risorgerà rapidamente nel dopoguerra fino a conoscere il boom economico degli anni Sessanta, che la porterà a divenire una delle più importanti e ricche metropoli d'Europa.
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Monumenti
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Duomo

il duomo di milano Poche chiese, in Italia, hanno avuto una costruzione così lenta e complessa come la ebbe il Duomo di Milano. Non solo, ma l'erezione dell'imponente monumento fu una impresa che interessò non solo la Lombardia, ma tutta l'Italia. Fu infatti attraverso essa che lo stile gotico fiorito d'Oltrealpe penetrò in Milano e influenzò l'Italia intera.
duomo di milano interno La sua elaborazione fu assai lenta: essa comprese infatti un arco lunghissimo di ben cinque secoli, pur rimanendo tuttavia fedele ai principi dell'arte gotica. Sul luogo dove sorgeva la basilica di Santa Maria Maggiore, del IX secolo, si iniziò nel 1387 la costruzione del Duomo, dedicato a Santa Maria Nascente; costruzione voluta dall'arcivescovo Antonio da Saluzzo ed appoggiata non solo da Gian Galeazzo Visconti, all'epoca signore della città, ma da tutto il popolo milanese. In quell'anno era ingegnere Simone da Orsenigo, circondato da numerosi maestri campionesi. È fuori di dubbio, tuttavia, che l'intero progetto del Duomo fosse opera di una sola mente, sicuramente di un maestro oltramontano, perché, nonostante l'avvicendarsi di numerosi architetti alla fabbrica, il Duomo ha mantenuto un carattere straordinariamente coerente, e questo carattere è tipicamente d'Oltralpe. Tuttavia, questi schemi gotici, nelle menti degli architetti italiani, persero la loro caratteristica oltramontana e acquistarono quella più tipicamente nostrana. Intorno a Simone da Orsenigo, i nomi dei grandi maestri della pietra: Marco "de Frixono" da Campione, Matteo da Campione, e il più grande Giovannino de' Grassi. Nel 1389 Simone da Orsenigo fu rimosso dall'incarico e fu fatto venire da Parigi Nicola di Bonaventura, che fornì il disegno dei finestroni absidali, aperti a traforo. Poi anch'egli, giunto a Milano il 7 maggio 1389, fu licenziato il 31 luglio 1390. Maestri italiani e stranieri si susseguirono, avvicendandosi, nella fabbrica del Duomo: i tedeschi Giovanni da Friburgo, Enrico Parler da Gmunden, Giovanni da Fernach, e gli italiani Bernardo da Venezia, Gabriele Stornaloco, piacentino, Marco da Carona, Giovannino de' Grassi e Giacomo da Campione. Questi ultimi due rimasero legati stabilmente alla fabbrica dal 1392 e dettero al nascente Duomo la loro impronta decisiva, quello stile "gotico fiorito", caratterizzato dall'esuberanza decorativa. Alla morte del grande maestro, il parigino Jean Mignot criticò aspramente i lavori ma, trovando l'opposizione di Bernardo da Venezia e di Bertolino da Novara, fu ben presto licenziato: è da questo momento che la fabbrica del Duomo di Milano verrà diretta esclusivamente da maestri italiani. Nel 1400 era a capo dei lavori Filippino degli Ugoni: a lui si deve il disegno dei capitelli, delle volte, dei terrazzi. Si lavorava alacremente, nella fabbrica del Duomo, tanto che, nel 1418 veniva consacrato l'altare maggiore da papa Martino V. Con la salita al potere, alla metà del '400, di Francesco Sforza, le arti conobbero un nuovo indirizzo. L'architettura milanese del '400, e quindi anche quella del Duomo, fu "siglata" dalle tre generazioni dei Solari: Giovanni, il figlio Guinforte, e il figlio di questi, Pier Antonio. Il genero di Guinforte, il grande Giovanni Antonio Amadeo, fu il vincitore del concorso indetto nel 1490 per l'erezione del tiburio: nonostante il "nuovo corso" rinascimentale che aveva preso l'arte, L'Amadeo fu strenuo difensore dell'unità gotica dell'editicio e completò il tiburio nel 1500. Dieci anni più tardi sorgeva, gotica anch'essa, la prima delle quattro guglie contigue. Intanto, la grande fiammata del "gotico fiorito" andava lentamente spegnendosi, vinta dal nuovo senso plastico delle forme teorizzato da Filarete, da Luca Francelli, da Francesco di Giorgi e da Leonardo, chiamati da tutta Italia per dare nuovi consigli e nuovi pareri sulla fabbrica del Duomo. Dopo un più che breve intervento tedesco, un maestro di Strasburgo chiamato nel 1482 da Gian Galeazzo Sforza, fu messo a capo dei lavori Pellegrino Pellegrini, detto anche Tibaldi, architetto preferito dall'arcivescovo Carlo Borromeo. Il Pellegrini dette subito un vigoroso impulso alla costruzione, progettando i disegni per il pavimento e per gli stalli del coro. Nel 1572 San Carlo riconsacrò il Duomo. Nel1585, alla partenza dei Pellegrini per la Spagna, ottenne di succedergli Martino Bassi e quindi Lelio Buzzi, già autore del progetto della Biblioteca Ambrosiana. Sotto l'arcivescovado dell'altro grande Borromeo, Federico, fu Fabio Mangoni a soprintendere la fabbrica del Duomo, a cui poi seguirono il Richini e il Quadrio. Nel XVIII secolo non erano ancora terminati i lavori. La guglia maggiore fu eretta dal 1765 al 1769 e la facciata, secondo le valide proposte del Pellegrini, fu compiuta negli anni fra il 1805 e il 1813. I lavori continuarono per tutto l'Ottocento, completando l'erezione delle guglie e le torri scalari intorno al tiburio. Ma tutta questa complessa costruzione ebbe sempre bisogno di vaste opere di restauro: la prima nel 1935 e la seconda, ben più complessa e più dolorosa, dopo i bombardamenti aerei del 1943. Durante l'ultimo restauro, fu rinnovato il pavimento, furono sostituite quelle statue e quegli elementi decorativi che più avevano sofferto le ferite della guerra. Infine, l'8 dicembre 1966, fu inaugurato il nuovo sagrato.

S. Ambrogio

milano basilica di sant'ambrogio vacanze viaggi turismo lombardia È una delle chiese più antiche di Milano e storicamente uno fra gli edifici medioevali più notevoli della Lombardia. Iniziata nel 379, fu costruita in piccole proporzioni a tre navate senza transetto. Nel 386 fu consacrata da Sant'Ambrogio il quale, alla sua morte avvenuta nel 397, vi fu sepolto vicino ai corpi di San Gervasio e San Protasio.
milano basilica di sant'ambrogio Nel 789 accanto alla chiesa fu costruito il monastero dei Monaci Benedettini e nel IX secolo fu eretto il campanile di destra, molto semplice, detto dei monaci. Le absidi e il presbiterio furono costruiti nel X secolo mentre nel XII secolo furono costruite le navate, il tiburio, l'atrio e il campanile di sinistra detto dei Canonici, di stile Romanico-Lombardo, spartito da lesene e cornici di archetti pensili (fu completato nel 1889 con la costruzione della loggia trifora). Alla fine del XV secolo il cardinale Ascanio Sforza incaricò il Bramante di costruire i chiostri e il portico della Canonica. Nei secoli seguenti avvennero altri mutamenti, ma nel 1857 l'arciduca Massimiliano d'Austria ordinò di riportare la basilica alla primitiva semplicità, dopo le deturpazioni avvenute nell'epoca barocca, facendole assumere l'aspetto attuale. milano basilica di sant'ambrogio Danneggiata dai bombardamenti del 1943, venne ripristinata dall'architetto Ferdinando Reggiori. L'atrio a portico rettangolare che precede la chiesa sostituisce quello originario ispirato dall'arcivescovo Ansperto il quale resse la chiesa milanese dall'868 all'881. Fu modificato nelle forme attuali nella prima metà del XII secolo. I capitelli dei pilastri del robusto porticato sono adorni di decorazioni vegetali, animali simbolici e figure mostruose. Ai muri, sotto il portico che cinge su tre lati e si chiude nel fondo alla facciata della chiesa, sono allineate lapidi tombali, bassorilievi e il sarcofago dell'arcivescovo Ansperto. La facciata, fiancheggiata dai due campanili, è composta di due logge sovrapposte delle quali quella superiore ha cinque arcate degradanti e in basso è il nartece ove si aprono i tre portali. I due portali laterali, con possenti architravi, recano raffigurazioni tratte dai bestiari medioevali; il mediano è fiancheggiato da colonnine con architrave. Le originarie imposte lignee intagliate con Scene della vita di David e Saul risalgono al IV e VII secolo, ma furono quasi completamente rifatte nel XVIII secolo; i frammenti sono conservati nel Museo della Basilica. I due battenti di bronzo sono dell'XI-XII secolo. A sinistra del portale, marmoreo Sepolcro di Pier Candido Decembrio, umanista (m. 1477), opera di Tommaso Cazzaniga.

S. Maria delle Grazie

milano santa maria delle grazie turismo viaggi vacanze bresciaÈ la più suggestiva chiesa di Milano, nata dal connubio dello stile gotico-rinascimentale, di Guiniforte Solari e Donato Bramante. Sorge sul luogo dove esisteva una cappella con un affresco raffigurante una Madonna detta Delle Grazie. La costruzione della chiesa,progettata da Guiniforte Solari su commissione dei Domenicani, ebbe inizio nel 1466 quando già era quasi compiuto l'annesso convento, e terminata nel 1490. Poco tempo dopo, Lodovico il Moro, a cui stava molto a cuore questa chiesa, decise di apportarvi delle modifiche e ampliamenti con l'intento anche di creare il monumento sepolcrale per se e sua moglie Beatrice d'Este. Abbattuti il presbiterio e l'abside, nel 1492 il Bramante inizia la costruzione della superba tribuna formata da un grande cubo triabsidato con la meravigliosa decorazione di tondi nelle fasce del basamento, con stemmi sforzeschi e medaglioni in marmo con Santi e Sante nella parte superiore, quest'ultime attribuite all'Amadeo. Sulla tribuna si alza il tiburio poligonale con finestre a bifora e una leggiadra galleria nella parte superiore sulla quale poggia la cupola. Nel 1497 in questa chiesa venne sepolta Beatrice d'Este, ma per il precipitare degli eventi politici Ludovico il Moro non potè esservi sepolto, e le statue, eseguite dal Solari e destinate al monumento funerario suo e della sua consorte, si conservano ora nella Certosa di Pavia. Dal 1558 al 1782, ebbe sede nel convento il Tribunale dell'Iinquisizione. Nel 1934-37 tutto l'edificio venne consolidato e restaurato sotto la direzione dell'architetto Piero Portaluppi in virtù della munificenza del senatore Ettore Conti che finanziò poi, anche nel 1947, il ripristino dopo i gravi bombardamenti aerei del 1943. Nella facciata larga e bassa, a capanna, si denota il tradizionale stile lombardo. Spartita da lesene, ha quattro monofore di stile gotico nella parte inferiore, e oculi in quella superiore. Il marmoreo portale a tabernacolo, sostenuto da due colonne e pilastri, è del Bramante. Nella lunetta del sovrastante profondo arco, affresco di Michelangelo Bellotti (1729). Lungo il fianco destro della chiesa si aprono finestre monofore sormontate da oculi.

Cenacolo

milano il cenacolo di leonardo da vinci vacanze viaggi lombardia turismoI quasi diciotto anni che Leonardo da Vinci passò alla corte di Ludovico il Moro segnarono un punto talmente importante, nella storia dell'arte lombarda del Rinascimento, che essa ne fu totalmente condizionata per tutto il Cinquecento. Leonardo iniziò questo lavoro, che è forse il vertice della sua arte, nel 1496 su incarico di Ludovico il Moro che, dopo aver ampliato la chiesa di Santa Maria delle Grazie, aveva fatto ingrandire e abbellire anche il convento attiguo con il Refettorio. Divenne leggenda la lentezza con cui Leonardo lavorò a quest'opera. In una lettera, inviata da Ludovico il Moro a Marchesino Stampa, il 29 giugno 1497 si legge infatti: «... havemo summamente a core... de solecitare Leonardo fiorentino perché finischa l'opera del Refettorio delle Gratie principiata...»; ciò vuol dire che all'epoca della lettera, il Cenacolo doveva essere quasi ultimato. Leonardo lo dipinse (spesso senza posare il pennello per un giorno intero, ma talvolta anche senza mettervi mano per quattro giorni), con una tecnica inconsueta, ma purtroppo assai disgraziata perchè ridusse in breve tempo il dipinto ad una larva, come oggi lo vediamo: il Maestro, cioè, non dipinse ad olio, bensì a tempera forte su una complessa preparazione di due strati di gesso, che non ressero all'umidità. Già nel 1568, il Vasari vi vedeva appena «una macchia abbagliata»: l'umidità si concentrava sotto il dipinto, causando lo stacco della pellicola colorata, l'affioramento di fiori di salnitro, l'estendersi della muffa. A questi difetti si aggiunsero nel tempo le offese dell'uomo: i mercenari francesi nel 1500 e i soldati di Napoleone nel 1700. Scampato miracolosamente al bombardamento aereo che nell'agosto del 1943 distrusse quasi completamente il Refettorio, il Cenacolo fu sottoposto, dopo i tanti brutti restauri che lo avevano scempiato nel passato, a quelli più moderni che hanno cercato di salvarlo dalla rovina totale. Nonostante tutto, l'affresco è sempre fonte di grande emozione: l'insieme compositivo rigorosamente prospettico e simmetrico, che Leonardo derivò da quello di Andrea del Castagno, si amplia in una nuova direzione, quella della profondità. Tutta la scena è immersa in una debole luce diffusa, proveniente in parte dalle tre finestre poste in fondo alla stanza ed in parte dalla fonte luminosa anteriore che sembra accordarsi con quella delle finestre dell'ambiente reale. Le figure si impostano, raggruppate tre a tre, sulla linea orizzontale della tavola, di cui Cristo è il centro, il punto fisso, su cui convergono tutte le direttrici della composizione: gesti e sguardi degli apostoli, ognuno caratterizzato psicologicamente nel suo diverso reagire alle parole pronunciate dal Cristo: «Qualcuno di voi mi tradirà».

S. Eustorgio

milano basilica di sant'eustorgio vacanze viaggi turismo lombardiaSu una semplice piazzetta alberata, si alza la modesta facciata di una importante chiesa: la basilica di Sant'Eustorgio, uno dei complessi monumentali più importanti della città.
milano la basilica di sant'eustorgio La basilica fu eretta nel 515 dal vescovo Eustorgio II, che la edificò sui resti di una precedente costruzione molto più antica, nel IV secolo del tempo del vescovo Eustorgio I. Verso la fine del secolo XI, la chiesa venne rifatta secondo le solide forme romaniche, e così rimase fino a che Federico Barbarossa non la distrusse quasi completamente, portando via a Colonia, nel 1164, un sarcofago romano in cui, secondo la tradizione, sarebbero stati conservati i corpi dei tre re Magi. La ricostruzione della basilica fu intrapresa verso il 1190, e fu un rifacimento che si protrasse per diversi secoli: le cappelle gentilizie che si susseguono sul lato destro della chiesa denunciano chiaramente le varie fasi di costruzione. Al Quattrocento si devono le cappelle a sud della chiesa e quel gioiello di architettura rinascimentale che è la cappella Portinari. Il campanile, alto 75 m., è del 1297-1309, eretto nelle forme tipiche lombarde, con le sottili nervature date dalle lesene, ripartito orizzontalmente da fasce di archetti, bifore nella cella campanaria e coronamento a cuspide conica. L'interno della chiesa, lungo 70 metri, è a tre navate, di cui la centrale termina nell'ampia abside, e otto massicci pilastri cruciformi che la dividono in altrettante campate. Il vasto spazio, reso ancora più ampio dall'illusione ottica data dalla leggera inclinazione dei pilastri, è tutto dominato dalle grandi volte ribassate a crociera, che si impostano su archi a pieno centro. Per il gran numero di opere che la chiesa raccoglie al suo interno, si può considerare un vero e proprio museo: affreschi, sarcofagi, sacelli, statue. La cappella dei Brivio, di Francesco e Tommaso Cazzaniga e del Briosco; la cappella dei Torelli, con la gotica arca su colonne tortili, della scuola di Jacopino da Tradate, che funge da sepolcro a Pietro Torelli; la cappella dei Visconti, con il sepolcro di Stefano Visconti, grandiosa edicola gotica, opera di Giovanni di Balduccio: ancora nella cappella, affreschi di scuola lombarda testimoniano i modi dell'arte toscana, primi tra tutti quelli di Giotto; e all'altare maggiore l'incompiuto dossale marmoreo con Storie della Passione. Opera sia di epoche che di mani diverse, il dossale resta tuttavia un capolavoro per l'alto lirismo e la forza espressiva. Ispiratore dell'opera fu senza dubbio un maestro appartenente al mondo del gotico internazionale (e perchè non azzardare il nome dello stesso Giovannino de' Grassi?), a cui si aggiunse il notevole contributo di un anonimo scultore di scuola campionese e di un grande ignoto maestro di formazione toscana. E infine la Cappella Portinari, una delle più pure creazioni rinascimentali in cui si fondono mirabilmente le forme della più grande e migliore architettura toscana con la decorazione del Foppa, che porta una voce nuova anche nella pittura lombarda della fine del Quattrocento. Fu fatto costruire dal fiorentino Pigello Portinari, nel 1462 e fu terminata nel 1468, anno della sua morte. C'è chi ha voluto vedere in Michelozzo l'autore della cappella, ma oggi si è più propensi a credere alla paternità di un maestro lombardo che abbia interpretato felicemente in termini locali il progetto toscano. L'esterno si presenta come un corpo quadrato con quattro edicole agli angoli e un tiburio poligonale con tondi fra lesena. Anche l'interno è a pianta quadrata, con la cupola che nasce dal tamburo, lungo il quale si svolge una delicata teoria di Angeli in Stucco del Foppa. Al centro della cappella, la celebre Arca di San Pietro Martire eseguita tra il 1336 e il 1339 da Giovanni di Balduccio. Essa segna una tappa fondamentale nel cammino di rinnovamento della scultura lombarda: uscito dalla bottega di Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio elaborò una sua personale maniera in questa popolatissima, concitata arca, in cui il semplice ritmo contenuto si unisce alla linea gotica, tutta vibrante e inquieta.

S. Lorenzo maggiore

milano san lorenzo maggiore vacanze viaggi turismo lombardia Nel popolare quartiere di Porta Ticinese, si trova la più insigne testimonianza di Mediolanum, capitale dell'Impero Romano d'Occidente: le colonne e la basilica di San Lorenzo Maggiore. Romane le prime e paleocristiana la seconda, esse formano un insieme quanto mai suggestivo e monumentale. Le sedici colonne marmoree scanalate con capitelli corinzi che sostengono la trabeazione, appartengono senza dubbio ad un edificio romano di età tardo imperiale (II e III secolo a.C.), o terme o tempio o palazzo. Nel IV secolo furono qui trasportate e disposte in fila a formare la fronte del grandioso quadriportico della basilica di San Lorenzo che era allora in via di costruzione. Dietro alle colonne si apre il vasto sagrato, al centro del quale si trova la copia in bronzo dell'originale lateranense raffigurante l'imperatore Costantino. In fondo al piazzale, si elevano solenni le belle forme della basilica di San Lorenzo, di impianto paleocristiano anche se rielaborata successivamente in epoca cinquecentesca. La basilica fu eretta fra la fine del IV e l'inizio del V secolo, utilizzando, forse, per la sua costruzione del materiale proveniente dal vicino anfiteatro romano. Stretta agli angoli da quattro torri, è a pianta centrale con le absidi inscritte nel quadrato, e buona parte della critica ha voluto vedere in questo tipico impianto un influsso dell'arte orientale, se è vero che il progetto della chiesa proveniva da Bisanzio. Annessa alla basilica furono costruite alla fine del IV secolo, la cappella di Sant'Aquilino e quella di Sant'Ippolito, a destra, mentre all'inizio del VI appartiene il piccolo mausoleo di San Sisto. Più volte distrutta dal fuoco, ebbe sostanziali rifacimenti, in seguito al crollo del 1573, da Martino Bassi che mantenne intatta la struttura antica, e costruì la cupola sopra l'alto tamburo. Merita di osservare bene l'interno, per ammirare, al di là dell'impianto cinquecentesco, il solido impianto paleocristiano. L'ambulacro che in origine correva tutt'intorno al vano centrale, fu leggermente alterato dal Bassi, che creò un ottagono fra i pilastri, fra i quali si aprono ampie esedre che danno origine ai matronei del piano superiore. La stessa pianta ottagonale con matronei si ritrova nella cappella di Sant'Aquilino: la sala centrale è mossa da nicchie e matronei ed è coperta da una cupola. La sua decorazione pittorica è assai importante, in quanto è una delle poche testimonianze che ci restino della pittura romana a Milano. Nei matronei furono ripetuti, ad affresco nel IV secolo, i motivi e i temi già presenti nelle tarsie in marmo che ricoprivano le pareti; ma la decorazione più bella è quella a mosaico che si trova nei semicatini delle due nicchie di fondo. Appartengono agli anni fra IV secolo e gli inizi del V e, per disegno e colore, sono considerati fra i più belli dell'arte musiva paleocristiana del nord Italia. Essi rappresentano Cristo circondato dagli Apostoli e Il Ratto di Elia. Il mosaico è veramente diventato, in questo periodo, il genere pittorico prevalente: la sua tecnica ormai elevata permette di raggiungere il più puro splendore cromatico, la più chiara preziosità di tinte. La grande lezione classica, tuttavia, si fa ancora sentire, nel senso di ordine, di semplicità e di proporzione che anima tutta la composizione.

 
La Scala

la scala di milano vacanze viaggi lombardia turismo Il più celebre teatro italiano, banco di prova e di consacrazione ufficiale per autori, cantanti e direttori d'orchestra, sorge in piazza della Scala sull'area della preesistente chiesa di Santa Maria della Scala, costruita nel 1381 dalla moglie di Bernabò Visconti, Beatrice Regina della Scala. Prima che la Scala fosse solennemente inaugurata la sera del 3 agosto 1778 con l'Europa Riconosciuta di Antonio Salieri, Milano aveva già avuto il suo teatro, costruito nel 1717 su disegno di Giandomenico Barbieri e ricavato in un'aula dell'attuale Palazzo Reale. Forse a causa del violento anatema che, alla fine del Cinquecento, Carlo Borromeo aveva scagliato contro i comici e il teatro in generale, l'opera musicale si era affermata a Milano, con notevole ritardo rispetto alle altre città italiane ed europee. Guerre, peste, carestia e miseria, avevano poi tenuto per lunghi anni le menti dei milanesi ben lontane dal pensare ai divertimenti teatrali. Infine, dopo aver rimediato con sale e teatrini provvisori, l'Imperatore permise che un'ala del suo palazzo fosse adibita a teatro. Da allora, come a voler recuperare il tempo perduto, il melodramma trionfò a Milano, ma fu per breve tempo perché nella notte di Carnevale del 1776 il teatro si trasformò in un immenso rogo e degli stucchi barocchi della sala non restò che cenere. Ma ormai Milano aveva capito l'importanza di avere un teatro e non passò molto tempo, appena due mesi, che il progetto per un nuovo teatro, più grande e più bello di quello di Barbieri, fu approvato dall'arciduca Ferdinando. Ne era autore Giuseppe Piermarini, tenace propugnatore di serene architetture neoclassiche. teatro alla scala di milano vacanze viaggi lombardia turismoL'Imperatrice d'Austria Maria Teresa finanziò la costruzione del nuovo teatro che fù terminato in appena quindici mesi. La facciata era, da sola, l'esempio della misura neoclassica del Piermarini: il corpo sporgente con tre arcate in basso, la balaustra e le finestre separate da doppie colonne. Anche l'interno, rispetto ad altre sale teatrali sovraccariche di stucchi è un modello di semplicità e d'eleganza settecentesca: quattro ordini di palchi (cui sono stati aggiunti due ordini di gallerie) e il proscenio inquadrato da quattro colossali colonne corinzie in bianco e oro. Il teatro, che fu fedelmente ricostruito dopo i gravi danni subiti dal bombardamento del 1943, può accogliere 2800 spettatori. Nel palazzo a portici, alla sinistra della Scala, ha sede il Museo Teatrale che accoglie una preziosa collezione d'oggetti e cimeli relativi alla storia del teatro alla Scala e all'arte teatrale dall'antichità classica ad oggi.

Galleria Vittorio Emanuele

milano galleria vittorio emanuele vacanze viaggi turismo lombardia Se il Duomo domina la piazza in leggerezza e leggiadria, la Galleria Vittorio Emanuele II la domina per la mole poderosa e pesante. Essa si apre al centro dei lunghi portici settentrionali, con un grande arco di trionfo. Fu realizzata da Giuseppe Mengoni negli anni fra il 1865 e il 1877. Il suo stesso creatore, quasi al termine della costruzione, vi trovò la morte cadendo da una impalcatura. E a forma di croce e l'ottagono che si forma all'incrocio dei bracci è coperto da una ardita cupola in vetro e ferro che, per la sua tecnica moderna e per la sua originalità, è da mettere in relazione con le altre strutture simili create nello stesso periodo a Londra e Parigi. Oggi questa «strada coperta di vetro» è centro di vita mondana e culturale: celebri librerie, grandi caffè, famosi ristoranti...

Castello sforzesco

milano il castello sforzesco vacanze viaggi turismo lombardia Le origini di questo grandioso edificio, che rappresenta il massimo monumento civile del periodo rinascimentale, risalgono al XIV secolo, allorché Galeazzo II Visconti fece iniziare la costruzione come rocca di difesa. Fu poi ampliato dai successori, Gian Galeazzo, Giovanni Maria e infine Filippo Maria che apportò modifiche e abbellimenti, con l'intervento anche di Filippo Brunelleschi, destinando la costruzione a dimora permanente della dinastia viscontea. Dopo la morte del Duca Filipppo Maria (1447) e i disordini che ne seguirono, la neo Repubblica Ambrosiana, che aveva preso il sopravvento nel controllo della città, ordinò la completa distruzione della rocca, distruzione che fortunatamente avvenne solo in modo parziale.
milano castello sforzesco vista dall'alto vacanze viaggi turismo lombardiaNel 1450, il capitano di ventura Francesco Sforza, abbattuta la Repubblica, prende possesso della rocca dando inizio alla ricostruzione con l'intendimento di creare una fortificazione che si trasformò poi in una creazione architettonica con apparenza di signorile dimora. Inizialmente i lavori furono affidati a Giovanni da Milano al quale si associò Filippo Scorzioli e, nel 1451, i lavori proseguirono sotto la direzione di Jacopo da Cortona. Nel 1452 il principe ingaggiò il Filarete, architetto fiorentino, per la costruzione e la decorazione della torre mediana della facciata principale, iniziata però solo due anni dopo sotto la guida di Bartolomeo Gadio da Cremona. Alla morte di Francesco Sforza (1466), gli succede il figlio Galeazzo Maria che provvide a far continuare i lavori affidando la parte interna all'architetto Benedetto Ferrini, anch'esso fiorentino, al quale si deve la loggia, lo scalone d'onore, il portico dell'Elefante, la cappella e il lato posteriore della Rocchetta. La parte decorativa fu affidata ai pittori del Ducato. Sotto la reggenza di Bona di Savoia, fu costruita la torre alla quale fu dato il suo nome (1476). In seguito, col sopraggiungere al potere di Ludovico il Moro (1494), quartogenito di Francesco Sforza, il castello divenne una delle più fastose dimore nella quale operarono, per la parte decorativa, il Bramante, il grande Leonardo e numerosi altri artisti.
milano il castello sforzesco vacanze viaggi turismo lombardiaAlla caduta di Ludovico il Moro (1499) la ricca reggia fu occupata dalle forze francesi comandate dal maresciallo Gian Giacomo Trivulzio e da qui cominciò il disfacimento del fastoso castello. Nel 1521 uno scoppio di polveri cagionò la distruzione della torre centrale costruita dal Filarete. Durante il dominio spagnolo (XVI-XVII secolo) il castello subì ancora trasformazioni e aggiunte di fabbricati e divenne un fortilizio militare; Carlo V fece costruire un nuovo bastione che collegava la nuova cinta della città; alla fine del XVI secolo la rocca venne cinta da sei baluardi; all'inizio del XVII secolo vennero sistemati il fossato e la strada coperta lungo il ciglio esterno e furono costruiti sei rivellini staccati. Nel 1800, Napoleone fece demolire le aggiunte spagnole e rimase il solo Castello Sforzesco. Con l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, il vecchio maniero passava al rango di caserma e nel 1880 fu sentenziata la completa demolizione. Ma durante gli anni seguenti, per volontà di gran parte dei cittadini milanesi e l'intervento della Società Storica Lombarda, fu impedita ogni manomissione, tanto che nel 1893 l'architetto Luca Beltrami, che già aveva sottoposto il progetto, iniziò i restauri insediando nei tre grandi nuclei della storica costruzione - la Piazza d'Armi, la Rocchetta e la Corte Ducale - i Civici Istituti d'Arte e di Storia. Colpito ancora duramente durante l'ultima guerra, il Castello Sforzesco è stato ripristinato e destinato a museo.
Esterno del Castello
A metà della facciata rivolta verso il centro della città, sorge la Torre detta del Filarete, (chiamata anche dell'Orologio), alta 70 metri, ricostruita ai primi di questo secolo dall'architetto Luca Beltrami che le ha ridonato l'originaria struttura dopo la distruzione avvenuta nel 1521. Di forma quadrangolare a due sopralzi rientranti, culmina con una cupoletta. Sopra il portone, bassorilievo di Luigi Secchi raffigurante il Re Umberto I a cavallo (1916). Più in alto, sotto la prima merlatura, Sant'Ambrogio, fra gli stemmi dei sei duchi sforzeschi. A destra e a sinistra della torre si dipartono le solidissime cortine in laterizi, decorate alla sommità con merlatura e piombatoi e in cui si aprono sei grandi finestre bifore ornate di ricche cornici in cotto. All'estremità delle cortine sorgono due torri cilindriche, a bugnato, alte 31 metri, ornate anch'esse di merlature e recanti il grande stemma di marmo con il serpente visconteo-sforzesco. I fianchi e la fronte posteriore (rivolta verso il Parco Sempione) continuano con le stesse caratteristiche della facciata e soltanto all'altezza della Rocchetta e della Corte Ducale, si aprono due serie di finestroni gotici ornati di cornici in cotto. I torrioni angolari nella parte posteriore chiamati Torre Castellana o del Tesoro quello di sinistra e Torre Falconiera quello di destra, sono di forma quadrata aperti da finestroni. Al centro della fronte posteriore si apre la grande Porta del Barco. Sul fianco sinistro, nei pressi della Porta Santo Spirito, si trovano pittoreschi ruderi restaurati del rivellino. Sul fianco destro, si apre la Porta dei Carmini con ponte levatoio e nel fondo la Ponticella di Ludovico il Moro (attribuita al Bramante) che scavalca il fossato e conduce ad una graziosa piccola loggia architravata.
Interno del Castello
Oltrepassato il portone che si apre sotto la Torre del Filarete, si accede al grandioso e alquanto pittoresco cortile di Piazza d'Armi, ora sistemato a giardino ma che un tempo serviva per le esercitazioni delle milizie sforzesche. La fronte interna della torre è caratterizzata da un balcone con finestra trifora, mentre alle cortine poggiano delle costruzioni che continuano lungo il lato sinistro. Il fondo del cortile è chiuso da tre corpi di fabbrica, preceduti da un fossato morto: a sinistra la Rocchetta, un edificio fortificato nel quale si ritiravano gli Sforza nei momenti di pericolo; quasi al centro, la Torre di Bona di Savoia, alta 36 metri e fatta erigere dalla vedova di Galeazzo Maria Sforza nel 1476; a destra, il palazzo della Corte Ducale, residenza degli Sforza nei tempi calmi e tranquilli. La solitaria statua davanti al fossato morto, eretta nel 1729, raffigura San Giovanni Nepomuceno.
La Corte Ducale
Alla Corte Ducale si accede attraverso la porta sormontata da un grande stemma sforzesco sul posto dell'antica Porta Giovia che immette nel vestibolo dove si conservano sculture e frammenti provenienti da vari edifici milanesi. Sulla parete è ancora visibile l'affresco raffigurante il Crocifisso fra i Santi e Sante, di un ignoto pittore lombardo (1470-1480) con raffigurato il committente, Ambrosiano da Longhirana, che a quel tempo era castellano di Galeazzo Maria Sforza e Bona di Savoia. Dal vestibolo si passa nello stupendo cortile della Corte Ducale è circondato per tre lati da una costruzione ad un piano con due ordini di finestre a sesto acuto. Il piano terreno della parte di fondo è aperto da un portico rinascimentale chiamato dell'Elefante (per la figura del pachiderma affrescata sulla parete) opera di Benedetto Ferrini (1473) di cui è pure la leggiadra loggetta a due piani al principio dell'ala sinistra, chiamata Loggia di Galeazzo Maria, che sovrasta il vestibolo dello scalone.
La Rocchetta
La Rocchetta si presenta come una fortezza all'interno della fortezza. Il cortile della Rocchetta è circondata per tre lati da porticato: quello di destra fu costruito dal fiorentino Benedetto Ferrini (1466-76) per ordine di Galeazzo Maria, quello di fronte è del Filarete e quello di sinistra per volere di Ludovico il Moro, fu iniziato da Bernardino da Corte nel 1495 e terminato dal Bramante. Dal cortile, percorrendo un piccolo andito si giunge alla Sala del Tesoro, così chiamata perché vi si custodiva il tesoro ducale, con affreschi di scuola lombarda e ad una parete un affresco mutilo del Bramante raffigurante Argo, dai cento occhi che sta a guardia della porta che immette in una piccola stanza nella quale si conservavano le più preziose gioie del Duca.

S. Maria presso s. Celso

milano santa maria presso san celso vacanze viaggi lombardia turismo Presso l'antica basilica benedettina di S. Celso si trovava da tempo memorabile un'immagine della Madonna di S. Ambrogio, oggetto di grande venerazione all'inizio del XV secolo. A seguito di eventi miracolosi Filippo Maria Visconti fece costruire una piccola cappella (1429-39) parallelamente all' antica basilica. E' probabile che la cappella abbia avuto la forma tipica del tardogotico lombardo, con abside poligonale e copertura a crociera cordonata. Lavori, forse di ampliamento, furono fatti fino al 1485, quando nei documenti compaiono per la prima volta i nomi di Lazzaro Palazzi e di Gian Giacomo Dolcebuono. Fu dopo questa data che si cominciò a discutere della possibilità di edificare ex novo un vero santuario. Sappiamo che nel 1489 fu autorizzata con decreto ducale la nuova fabbrica e che nel 1493 furono esaminati due progetti scegliendo quello con planimetria a navata unica con tre cappelle semicircolari per ogni lato (Patetta '87, p. 200). Alla presenza di Ludovico il Moro avvenne una sorta di concorso con la partecipazione di tre ingegneri, uno dei quali era il Dolcebuono. E' stata fatta l'ipotesi che un altro potesse essere Bramante, nominato proprio in quell'anno ingegnere ducale (Baroni '40, p. 216). L'anno seguente fu commissionato un modello a Giovanni Antonio Amadeo e tre anni più tardi, nel 1497, furono iniziati i lavori e fu deciso di affidare all'Amadeo e al Dolcebuono il progetto e l'esecuzione del tiburio poligonale, per il quale fu anche redatto un minuzioso capitolato. Debitore verso la tradizione lombarda risalente al romanico, il tiburio di Santa Maria presso S. Celso ‚ l'unica parte quattrocentesca ben riconoscibile. All'interno, su un volume cubico appoggiano quattro archi tondi e quattro pennacchi sferici che reggono un tamburo dalla forma composita, costituita da un architrave circolare, da un fregio e una cornice dodecagonali, con nicchie per le quali Agostino de Fondutis (o de Fondulis) ha modellato nel 1502 le figure in terracotta degli Apostoli. All'esterno, pure dodecagonale, compaiono le bifore con colonnina centrale. Nel 1505 veniva richiesto un modello a Cristoforo Solari detto il Gobbo, che nello stesso anno iniziava la costruzione dell'atrio antistante la facciata. (Il Solari avrebbe iniziato anche quest' ultima, realizzata però più tardi (1563) su progetto di Galeazzo Alessi e con interventi successivi di Martino Bassi ). L'atrio, o triportico, attribuito a Bramante nelle vecchie guide di Milano, costituisce il primo esempio milanese di pieno classicismo: all'esterno marmoreo e all'interno a mattoni, l'atrio presenta la novità dell'ordine completo "alla romana", costituito da pilastro ed arco d'ordine minore inquadrati nell'ordine maggiore costituito da semicolonne e trabeazione. Singolari sono i capitelli corinzi in bronzo. Infine, dal 1513 con la presenza del Cesariano e poi dal 1523 al 1555 con i lavori diretti da Cristoforo Lombardo (presente dal 1528) la chiesa veniva ampliata, raggiungendo l'aspetto attuale, con l'edificazione di un deambulatorio e delle due navate laterali.

S. Maurizio al monastero maggiore

milano san maurizio al monastero maggiore vacanze viaggi turismo lombardia Annessa un tempo ad un convento di suore benedettine, la chiesa del Monastero Maggiore, detta di San Maurizio, attesta l'alto livello raggiunto dall'architettura lombarda del Rinascimento. Attribuita a Gian Giacomo Dolcebuono, la chiesa si presenta con una facciata a tre piani divisi da lesene: un'impostazione molto semplice, che si ripete anche sul fianco sinistro. L'interno è assai più prezioso. Consta di un'unica navata divisa in due parti da una parete trasversale che viene così a separare il vano dedicato alla chiesa pubblica da quello destinato a coro delle monache. Ambedue, coro e chiesa, hanno le pareti totalmente ricoperte di affreschi, dovuti a Bernardino Luini e ad altri artisti lombardi del primo Cinquecento e mai la decorazione pittorica di una chiesa si era sposata così felicemente con la sua architettura. Sulla facciata interna, affreschi di Simone Peterzano con il Ritorno del figliol prodigo e la Cacciata dei mercanti dal Tempio. La terza cappella della parete destra è completamente affrescata da Bernardino Luini che vi lasciò la sua ultima opera (1530), con Scene del Martirio di Santa Caterina di Alessandria in cui il pittore illustra le storie di Santa Caterina. Nella Decapitazione della Santa, una tradizione vuole vedere nei lineamenti della martire quelli della contessa Bianca Maria di Challant, che morì decapitata in Milano nel 1516, nella corte del Castello Sforzesco. Gli affreschi sulla parete del tramezzo sono tutti del Luini, mentre l'Epifania sull'altare, è di Antonio Campi (1579). La parete sinistra e le cappelle sono decorate da pittori del XVI secolo fra i quali alcuni seguaci del Luini. Dalla terza cappella di sinistra, si accede al Coro delle Monache che ripete la stessa struttura della chiesa. Anche qui la parete del tramezzo, alla quale si appoggia la tribuna, è affrescata dal Luini. Di particolare interesse sono le scene che raffigurano l'Andata al Calvario e la Deposizione. Le logge superiori che si raggiungono attraverso una scaletta al di là del coro, contengono ventisei tondi a fresco con figure di Sante, del Boltraffio (1510).

S. Satiro

milano chiesa id san satiro vacanze viaggi turismo lombardiaSan Satiro, o più esattamente Santa Maria presso San Satiro, attesta in modo certo quale fosse l'orientamento del grande architetto Donato Bramante. Della primitiva chiesa, infatti, che risale al IX secolo, al tempo dell'arcivescovo Ansperto, poche tracce ci rimangono. Nel 1478 si affidarono al Bramante i lavori di rifacimento e d'ampliamento. Bramante attuò uno schema a croce latina e tre navate, ma la navata centrale e il transetto, voltati a botte, hanno una grandezza inusitata che si espande fino alla grandiosa cupola emisferica. Ne nasce un senso di spazio che circola liberamente e si propaga in maniera omogenea in tutte le direzioni. Il coro è audacemente finto con un'illusione prospettica che crea tre arcate con ampie volte a cassettoni. Lo stesso senso spaziale si ritrova nella preziosissima Sacrestia annessa alla chiesa: qui è chiaro il riferimento ai battisteri di stile romanico, in cui il gioco di luce e di spazio è dato dall'apertura delle nicchie in basso e dei matronei in alto. Ma ciascun elemento architettonico qui ha ben altra forza, ben altro valore. Il puro gioco di linee dei battisteri romanici si traduce in gioco di masse perfettamente definite e severamente circoscritte.

S. Nazaro maggiore

milano san nazaro maggiore vacanze viaggi turismo lombardiaLa più importante testimonianza dell'arte paleocristiana a Milano fu fatta erigere nel IV secolo da sant’Ambrogio. Dopo l’incendio del 1075 fu ricostruita in forme romaniche. La facciata è nascosta dal Museo Trivulziano, bella opera cinquecentesca del Bramantino

s. Simpliciano

milano chiesa di san simpliciano vacanze viaggi turismo lombardiaLa basilica è una delle prime chiese costruite a Milano. Fu Sant'Ambrogio a volerne la costruzione (IV sec.), che venne però terminata sotto il suo successore San Simpliciano, il quale vi fu sepolto. Nell'anno 398 la basilica accolse anche le reliquie di tre martiri: Sisinio, Martirio ed Alessandro. Dal IV secolo d.C. ad oggi, le strutture della chiesa hanno subito molte trasformazioni; le più rilevanti sono quelle del VII e dell'XI secolo. All'interno, nella conca dell'abside, la grande Incoronazione di Maria, ad affresco, del Bergognone. La chiesa è legata alla memoria della battaglia di Legnano: le vetrate della facciata illustrano le "Glorie del Carroccio".

 
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Musei
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Pinacoteca di Brera

Al numero 28 della via Brera, una fra le più tipiche vie di Milano, fiancheggiata da eleganti palazzi settecenteschi, sorge il palazzo di Brera, eretto sul luogo in cui, nel 300, si trovava il convento degli Umiliati. Soppresso l'Ordine, il convento passò nel 1572 ai gesuiti, che vi installarono le proprie scuole e che, nel 1591, dettero incarico all'architetto Martino Bassi di costruire un nuovo e più grandioso collegio. La fabbrica fu continuata, a partire dal 1615, dal più famoso Francesco Maria Richini e terminata dopo la sua morte, dal figlio Giandomenico, dal Quadrio e dal Rossone nel 1773. L'alto ingegno del Richini lasciò il segno nel superbo cortile rettangolare, la cui pavimentazione a ciottoli è appena ricoperta da un leggerissimo strato d'erba. La corte è caratterizzata dal solenne sovrapporsi di due ordini di arcate, rette da colonne binate, da cui sprigiona un bellissimo effetto di chiaroscuro nel gioco spaziale dei pieni e dei vuoti. Al centro del cortile, Antonio Canova eresse nel 1809 una statua in bronzo di Napoleone Bonaparte, idealizzato secondo gli schemi classici come un giovane dio, nudo, con lo scettro nella mano destra e la Vittoria nella sinistra. Una volta traversato il cortile, troviamo l'ampio scalone a doppia rampa che porta al piano superiore, dove si trova l'ingresso alla celebre Pinacoteca. Questa di Brera è una delle più insigni d'Italia, per la ricchezza e l'importanza delle opere che vi sono raccolte, soprattutto quelle di scuola lombarda e veneta. La Pinacoteca fu fondata in epoca napoleonica, nel 1803, soprattutto per l'interesse di Francesco Melzi, vice-presidente della Repubblica, e del pittore Giuseppe Bossi che raccolse tutto il materiale proveniente dagli istituti religiosi soppressi e dalle chiese secolarizzate destinato all'Accademia di Belle Arti a scopo didattico. Aperta al pubblico nel 1805, inaugurata nel 1809, la Pinacoteca si arricchì, durante tutto il secolo scorso di lasciti e di nuovi acquisti. Gravemente danneggiata durante i bombardamenti dell'agosto 1943, fu ricostruita con nuovi criteri dal Modigliani, dall'architetto Portaluppi e dalla Wittgens, che terminò la ristrutturazione delle sale nel 1950. La varietà delle opere d'arte che la galleria raccoglie desta davvero stupore. Si va dal ciclo di affreschi del Luini provenienti da Villa Pelucca a quelli di Gaudenzio Ferrari di Santa Maria della Pace; dalla squisita pittura trecentesca di Giovanni da Milano alle composizioni di largo respiro del Veronese; dal drammatico Ritrovamento del corpo di San Marco del Tintoretto al contenuto dolore del Cristo Morto del Mantegna; dalle grandi opere del Bramante, gli otto affreschi di Casa Panigarola e il Cristo alla colonna, alle grandi opere di Raffaello e di Piero della Francesca. E non sono che pochi fra i tanti, tantissimi, presenti nella collezione artistica.
via Brera 28 - Tel 02 89421146
ma. - sa. 8.30-19.30 ultimo ingresso 18.45.
Ingresso€ 5,00 ridotto€ 2,50
Chiuso 1°Novembre, 25 Dicembre, 1°Gennaio/Aperto 7,8,26 Dicembre, 6 Gennaio

Museo di storia naturale

Oltre due milioni di insetti, 30 mila uccelli, 26 mila minerali, 100 mila fossili, una grandissima biblioteca specializzata: ecco alcuni dati su quello che è il più antico museo civico di Milano. Al piano rialzato sono allineate le sezioni di mineralogia, petrografia, geologia e paleontologia, le cui collezioni comprendono esemplari di estremo interesse scientifico. La sezione di paleontologia presenta, fra l’altro, una mirabile ricostruzione a grandezza naturale di un dinosauro erbivoro, il Triceratopo.
corso Venezia 55 - Tel 02 88463280
9.00-18.00 sa. do. 9.30-18.30.
Ingresso€ 3,00.
Ingresso libero l'ultima ora di tutti i giorni e il venerdì dalle 14.00
Chiuso lu.

Museo nazionale
della scienza e della tecnica

Il museo, che offre una ricca documentazione delle realizzazioni del pensiero e della tecnologia, è formato da tre complessi: a) l’Edificio Monumentale, costituito da un antico monastero olivetano del Cinquecento.Nel medesimo edificio hanno sede il Centro di Fisica Sperimentale e il Palazzo dei Congressi, che dispone di sale per convegni, tavole rotonde, proiezioni cinematografiche; b) l’Edificio Ferroviario, che accoglie in unico grande ambiente 21 locomotive e locomotori, e vagoni di varie epoche su cinque binari; c) l’Edificio Trasporti Aero-Marittimi.
via San Vittore 21 - Tel 02 485551
ma. - ve. 9.30-17.00 sa. e festivi 9.30-18.30.
Ingresso€ 7,00 ridotto€ 5,00
Chiuso l25 Dicembre, 1°Gennaio

 
Pinacoteca ambrosiana

Nel palazzo dell'Ambrosiana, di semplice architettura, il cardinale Federico Borromeo fece sistemare nel 1600 la Biblioteca Ambrosiana, una ricca collezione di libri e manoscritti che l'erudito uomo della Chiesa aveva fatto raccogliere per tutta€pa. Ad essa si aggiunse, nel 1618, la sua raccolta privata di quadri, che altro non sarebbe stato che il primo nucleo della futura, più grande, Pinacoteca Ambrosiana. Dotata fin dall'inizio di opere superbe, fu in parte spogliata durante l'occupazione francese del 1976, che le tolse le opere migliori, restituite però in parte nel 1817. L'edificio, che era stato ampliato e trasformato in varie epoche sia all'esterno che all'interno, fu sconvolto dai bombardamenti dell'ultima guerra e gravi furono le perdite subite anche da alcune raccolte. I lavori di ripristino, iniziati nell'immediato dopoguerra, si svolsero con molta lentezza e furono terminati nel 1959. La sistemazione definitiva delle strutture architettoniche ed il completo riassetto delle nuove sale fu però ultimato soltanto nel 1966. La Pinacoteca Ambrosiana, con le sue importanti opere di scuola veneta e lombarda, è una delle gallerie più visitate in Milano. Nella vasta Sala X, di aspetto moderno ma ricavata da un ambiente seicentesco, sono esposti numerosi e celebri cartoni, primo fra tutti quello per la Scuola di Atene, di Raffaello, l'unico che ci resti di tutti quelli che l'artista eseguì per le Stanze del Vaticano. Assai interessanti sono quelli di Pellegrino Tibaldi per le vetrate del Duomo e quello di Giulio Romano per la Battaglia di Costantino. Importanti opere di Tiziano, Tiepolo, Veronese, Dürer, e Brughel, solo per citare a caso dei grossi nomi, sono esposte nelle diverse sale della Pinacoteca.

Musei del castello sforzesco

I Musei del Castello sono la gloria non solo del Castello quanto di tutta la città. Le raccolte artistiche del Castello Sforzesco ebbero un ordinamento quasi definitivo solo negli anni fra il 1954 e il 1963, ad opera degli architetti Barbiano di Belgioioso, Peressutti e Rogers. Nelle trentadue sale che compongono il museo trovano sistemazione: un museo di scultura, prevalentemente lombarda, alcune rilsalenti al basso impero e all'epoca bizantina; una raccolta di mobili formata da esemplari che vanno dai cassoni tardo gotici del XV secolo ai trumeau laccati veneziani del XVIII secolo; una pinacoteca, con opere prevalentemente lombarde, comprendente numerosi dipinti di grandi artisti di varie epoche; una raccolta di ceramiche, oreficerie, bronzi, avori, ferri battuti e vetri; il Museo degli Strumenti Musicali Antichi che, per la sua raccolta, può essere considerato l'unico in€pa. Fra i numerosi capolavori dei Musei, uno dei più noti è la Pietà Rondanini, l'ultima opera di Michelangelo che vi lavorò fino alla vigilia della sua morte. Chiaramente incompiuta, come si può rilevare dal braccio pendente nel vuoto, alla sinistra di chi guarda, era stata concepita dall'artista con il Cristo in posizione diversa e, addirittura, con un'altra testa. La scultura, che poggia su una stele funeraria d'epoca tardo-romana, fu acquistata nel 1952 dal Comune di Milano dalla collezione dei Marchesi Rondanini di Roma. Qualcosa di medievale e al tempo stesso modernissimo, svincola il capolavoro dal suo tempo, dalla concezione rinascimentale, in un superamento della forma verso l'espressione soltanto dello spirito. Le due figure, estenuate, sono quasi fuse insieme in un ultimo, disperato abbraccio. Citiamo inoltre, il Monumento Funebre di Bernabò Visconti, eseguito verso il 1357 da Bonino da Campione. L'artista luganese si distingue per la notevole sodezza plastica con cui modella cavallo e cavaliere, ambedue terrificanti nella loro potenza contenuta. Il monumento proviene dalla cripta della chiesa di San Giovanni in Conca. In una sala delle collezioni, inoltre, sono conservati tre importantissimi cicli di affreschi di scuola lombarda. Fra tutti, i più belli sono quelli che illustrano la Storia di Griselda, tratta da una novella di Boccaccio. Gli affreschi provengono da una sala del Castello di Roccabianca (fra Parma e Fidenza) e furono eseguiti fra il 1446 e il 1460 da un anonimo maestro vicino a Niccolò da Varallo, che li dipinse a chiaroscuro di verdeterra per Pier Maria Rossi, condottiero dei Visconti, amico di Lorenzo il Magnifico e signore di Parma, in onore della donna amata, la bellissima Bianca Pellegrini d'Arluno. Gli affreschi, in ventiquattro scene, appartengono al più puro stile gotico internazionale: la realtà vi è osservata con attenzione curiosa, dove tuttavia ogni particolare è proiettato in modo irreale

 
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