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Monumenti PRINCIPALI INTORNO AL CAMPIDOGLIO |
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La Chiesa di S. Maria d’Aracoeli si trova in cima ad una lunga scalinata, sulla sommità settentrionale del colle capitolino (Arx) dove sorgeva l'antico tempio di Giunone Moneta ("ammonitrice") e da dove è possibile ammirare una vista molto bella di Roma.
La chiesa fu costruita nel 1520 da Monaci Francescani e nel Medioevo fu quasi il foro di Roma: Cola di Rienzo vi parlò al popolo; Carlo d'Angiò vi tenne parlamento con i Romani; i guelfi di Roma vi si difesero contro l'imperatore Arrigo VII; vi si tenevano anche le elezioni dei Caporioni della città.
La facciata, con l'ampia superficie di nudo laterizio, era ricoperta di mosaici e di affreschi, purtroppo spariti; vi erano anche tre rosoni sopra i portali, ma quello centrale, a croce gerosolimitana, fu tolto durante il pontificato di Urbano VIII (1623-44) per l'inserimento di una finestra con vetrata a colori, con tanto di api dei Barberini, come possiamo ammirare ancora oggi. Non vi è neppure l'orologio, il primo installato a Roma nel dicembre del 1412, ad opera del maestro Ludovico da Firenze, che ne costruì il meccanismo, e del maestro Pietro da Milano, che vi collocò la campana. La cosa era talmente importante che fu istituito uno speciale ufficio, i moderatores horologii, affidato ai fratelli Domenico e Fabio della Pedacchia. Originariamente era posto sulla sinistra della facciata, quindi al centro, ma poi fu spostato sulla facciata del Palazzo Senatorio nel 1806: fino al 1886 ne restò la mostra ma oggi c'è soltanto il buco. Le 122 colonne che dividono la chiesa in tre navate furono recuperate da vari edifici antichi: l'iscrizione, sulla terza colonna da sinistra, a cubicolo Augustorum, farebbe pensare che essa provenga dalla stanza da letto dell'imperatore sul Palatino, dove era la casa imperiale. Il suo soffitto, decorato con motivi navali, commemora la vittoria di Marcantonio Colonna nella battaglia di Lepanto del 1571 e fu realizzato sotto il papato di Gregorio XIII Boncompagni, il cui stemma di famiglia, il dragone, è visibile all'estremità dell'altare. La famosa scalinata prospiciente la chiesa fu costruita nel 1348 da Lorenzo di Simone Andreozzi a spese del popolo romano, come ringraziamento alla Vergine per aver salvato la città dalla peste: sarebbe costata 5000 fiorini.
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La basilica fu fondata nel 336 da S.Marco, papa di quel periodo, in onore di S.Marco Evangelista. Le reliquie di papa S.Marco giacciono sotto l'altare. La chiesa fu restaurata da papa Gregorio IV nel IX secolo, epoca a cui risalgono i magnifici mosaici absidali. Un intervento più consistente avvenne nel 1455-71, quando papa Paolo II Barbo destinò la chiesa di S.Marco, insieme al palazzo Venezia, alla comunità veneziana di Roma. Il soffitto blu e dorato a cassettoni è decorato con lo stemma del papa, il leone rampante che richiama il leone di S.Marco, il santo patrono di Venezia. Arricchita da una serie di monumenti funerari nelle navate, la chiesa ha lo stile tipico del tardo barocco romano. Leon Battista Alberti, che partecipò anche alla costruzione di palazzo Venezia, potrebbe essere l'autore dell'elegante porticato in travertino e della loggia della facciata. Questa chiesa, anche se non direttamente, subì il rifacimento della zona ai tempi della costruzione del Vittoriano: il palazzetto Venezia, oggi alla sua sinistra, un tempo era alla sua destra, appoggiato alla torre di palazzo Venezia. La forma attuale della basilica è dovuta all'ambasciatore Niccolò Sagredo, su disegni del Fontana e conserva, all'interno, un antichissimo càntaro che era precedentemente posto sotto il portico antistante l'ingresso, dove ognuno poteva attingere acqua da bere. Anzi, l'ignoto parroco che l'aveva fatto costruire, volle che intorno fosse incisa, nel marmo, la dizione che l'acqua era un dono di Dio e che sarebbe stato scomunicato chi avesse fatto pagare un sorso di quell'acqua. Il portico, adorno di numerosi antichi frammenti e lapidi, ci riserba una sorpresa: l'epigrafe mortuaria di "Vanoza Cathana" (nella foto a sinistra), ovvero Vannozza Cattanei, amante di papa Alessandro VI e madre del Valentino, del duca di Gandia e di Lucrezia la bellissima. Vannozza, però, non è sepolta qui: la lapide fu trasportata dalla chiesa di S.Maria del Popolo dove Vannozza aveva la tomba, oggi scomparsa.
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Palazzo Venezia forma il lato occidentale della piazza. Fu il primo palazzo rinascimentale edificato a Roma nel 1455 per il cardinale veneto Pietro Barbo, divenuto poi papa con il nome di Paolo II. Il progetto viene attribuito a Leon Battista Alberti.
Il palazzo presenta le caratteristiche di una fortezza sul piano superiore le eleganti e raffinate finestre a crociera mostrano gli elementi rinascimentali.
Il portale, attribuito a Giovanni Dalmata mostra il sigillo dei Barbo. Splendido il cortile interno il cui ordine delle colonne, tuscaniche al primo piano e ioniche e corinzie al secondo ricorda gli archi del Colosseo.
Nell'interno, la Sala Regia ha tracce di pitture di Donato Bramante e la Sala del Mappamondo è decorata dalle classiche prospettive di Andrea Mantegna. Il palazzo venne ceduto nel 1564 alla Repubblica Veneta come sede degli ambasciatori. Dopo il trattato di Campoformio passò all'Austria per la sua ambasciata, nel 1916 il palazzo venne rivendicato dall'Italia.
Deve la sua fama al fatto che qui Mussolini insediò il suo quartier generale occupando la immensa sala del mappamondo e lanciando i suoi discorsi alle masse dal piccolo balcone al secondo piano.
Passando di notte per la deserta Piazza Venezia, si poteva notare una finestra dalla luce perennemente accesa: segno che il governo fascista non riposava mai. E finchè a vegliare la notte c'era quella luce, gli italiani potevano dormire sonni tranquilli. C'era lui a proteggere tutti... Oggi il Palazzo è sede del Museo del Palazzo Venezia, ricco di raccolte molto varie, arazzi, marmi, armi, argenti, ceramiche, e dell'importantissima Biblioteca dell'Istituto di Archeologia e di Storia dell'Arte.
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E' così chiamato il monumento eretto in Roma in memoria di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d'Italia (il padre della Patria), che spicca nel panorama della città per il colore bianco del marmo botticino impiegato per la sua realizzazione.
L'opera ispirata, ai templi ellenistici e romani, costituisce l'esempio più impressionante dell'architettura "umbertina" che dominò negli ultimi decenni del XIX secolo.
Iniziata nel 1885 da Giuseppe Sacconi, che vinse un concorso internazionale con 293 partecipanti, costò 30 milioni e fu ultimata, con l'esclusione degli elementi decorativi, nel 1911.
La costruzione causò gravissimi danni alle vestigia antiche del Campidoglio e la distruzione di numerosi edifici medievali.
E' costituito da una larga scalinata, fiancheggiata da gruppi allegorici, che conduce al primo ripiano, dove è situato l'Altare della Patria, inaugurato nel 1925, con la tomba del Milite Ignoto, simbolico sepolcro d'un combattente sconosciuto, cui montano la guardia d'onore, giorno e notte, soldati di tutte le armi.
La statua della Dea Roma al di sopra della tomba e i due altorilievi ai lati con i Cortei del Lavoro e dell'Amor patrio sono di A. Zanelli. Sovrasta, al centro, la grande statua equestre di Vittorio Emanuele II, opera di Enrico Chiaradia e di Emilio Gallori, alta 12 metri.
Le enormi quadrighe in bronzo furono collocate nel 1927 e le decorazioni interne furono ultimate nel 1935.
Un ampio porticato, anch'esso ornato di statue e rilievi, rappresentanti le Regioni d'Italia, corona il complesso pesante, disorganico e soprattutto discordante, per il suo colore bianco, con gli edifici e monumenti circostanti.
Vi ha sede l'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il Museo centrale del Risorgimento ed il relativo archivio storico.
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Il tempio di Giove Capitolino era dedicato a Giove Ottimo Massimo, insieme alle altre due divinità della triade capitolina, Giunone e Minerva. La costruzione fu iniziata da Tarquinio Prisco e portata a termine dall'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, ma il tempio fu inaugurato solo all'inizio della Repubblica nel 509 a.C.
L'edificio templare sorgeva su un alto podio con scalinata di accesso sulla fronte. Doveva essere circondato da un colonnato su tre lati, con altre due file di colonne allineate con quelle della facciata nel profondo pronao che precedeva le tre celle, quella centrale più larga delle altre secondo i canoni del tempio tuscanico. I resti ancora conservati delle fondazioni e del podio, in gran parte al di sotto del Palazzo Caffarelli, sono costituiti da enormi strutture murarie parallele a blocchi di cappellaccio e testimoniano la grande estensione del basamento del tempio (circa 55x60 m).
Sul tetto è ricordata una grandiosa quadriga in terracotta, realizzata dall'artista etrusco Vulca di Veio nel VI sec. a.C. su commissione di Tarquinio il Superbo, sostituita poi da una di bronzo all'inizio del III sec. a.C. Il tempio fu ricostruito in marmo dopo la distruzione totale provocata dai violenti incendi dell'83 a.C., del 69 e dell'80 d.C. Nella grande piazza antistante (l'Area Capitolina) erano numerosi templi di divinità minori ed altri edifici sacri, oltre a statue e trofei. |
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Il monumento più importante che sorgeva sull'Asylum, la depressione tra le due sommità del Campidoglio, era il Tabularium. La costruzione, destinata ad ospitare gli archivi pubblici dello stato, è dovuta a Q.Lutazio Catulo, incaricato di restaurare gli edifici distrutti dall'incendio dell'83 a.C. L'edificio si innalza su un alto basamento (73,60 metri) costruito in blocchi regolari di tufo dell'Aniene e di peperino, che serviva, oltre che ad una funzione difensiva, anche ad innalzare l'edificio stesso al livello della piazza. Il Campidoglio, dopo aver conosciuto gli splendori della Roma antica, era ridotto, nel Medioevo, a pascolo di capre, tanto da esser chiamato "monte caprino". Ciò durò fino al 1536, allorquando papa Paolo III Farnese, in occasione della visita a Roma dell'imperatore Carlo V, chiese a Michelangelo di preparare un progetto per sistemare la piazza: questi progettò di rinnovare le facciate del Palazzo Senatorio (l'antico Tabularium) e del Palazzo dei Conservatori, propose di costruire un terzo edificio, il Palazzo Nuovo, così da formare una piazza di forma trapezoidale, abbellita da sculture classiche e disegnò la pavimentazione. I lavori iniziarono nel 1546 ma andarono così a rilento che Michelangelo fece in tempo a sovrintendere soltanto alla doppia scalinata che porta all'ingresso del Palazzo Senatorio. La piazza fu completata nel XVII secolo, in modo fedele al progetto originario. La "Cordonata", la grande scalinata di Michelangelo che permette di accedere alla piazza, ha alla base una coppia di leoni egizi in granito, mentre sulla sommità vi sono le statue classiche dei Dioscuri, Castore e Polluce. Sulla balaustra vi sono i "Trofei di Mario" (uno dei quali nella foto a destra), due rilievi marmorei di età domiziana, rappresentanti trofei, rinvenuti nel monumento dell'Acqua Giulia (in piazza Vittorio Emanuele II) e qui trasferita nel 1590. Nel giardino che fiancheggia la Cordonata sorge il piccolo monumento in bronzo a Cola di Rienzo, opera del Masini (1887), mentre alla base della Cordonata, in una piazzetta, era posto l'obelisco che fu poi donato a Ciriaco Mattei e che oggi si trova nella Villa Mattei o Celimontana. Al centro della piazza sorge la statua equestre di Marco Aurelio (nella foto a sinistra), stupendo esempio di scultura imperiale. Originariamente, la zampa del cavallo, che è levata in aria, poggiava sulla testa di una barbaro abbattuto e la statua era completamente dorata, come è stata riprodotta oggi dopo un lunghissimo restauro. A ciò è legata una profezia: quando tutto l'oro sarà riapparso, allora canterà la "civetta" (il ciuffo di peli tra le orecchie del cavallo) ed avrà inizio il Giudizio Universale. La statua si trovava, in origine, dove oggi è l'obelisco Lateranense, in piazza S.Giovanni in Laterano, perché lì sorgeva la villa di Domizia Lucilla, la madre di Marco Aurelio: la statua era posizionata su un basamento all'interno di un tempio dedicato a Vesta e alle Vestali. Per secoli rimase lì, ritenuta da tutti una statua di Costantino il Grande, finché Sisto IV la fece restaurare nel XV secolo e Michelangelo, nel 1538, la volle, con felice intuito, al centro della piazza capitolina. Il Palazzo Senatorio, così chiamato perché qui espletava le sue funzioni il Senatore, una specie di sindaco nominato a vita tra i patrizi romani, è oggi la sede ufficiale del Comune di Roma. La facciata fu eretta dal 1582 al 1605, su progetto di Michelangelo ma realizzata da Giacomo Della Porta e Girolamo Rainaldi: fu in questa occasione che la facciata venne rivolta nella posizione attuale, perché un tempo guardava verso il Foro. La facciata è ripartita da lesene corinzie lungo tutto il primo e il secondo piano; una balaustra con statue corona l'edificio, al cui centro è la porta alla quale si accede tramite uno scalone a due rampe, che immette nell'Aula Senatoria, sovrastata dalla lapide in lode di Clemente VII. Nell'Ottocento vari restauri furono eseguiti dal Calderai e da Pietro Camporese il Giovane. La torre campanaria è l'antica ma restaurata da Martino Longhi il Vecchio intorno al 1580. La storica campana, detta dai romani "Patarina" (nella foto a destra la torre campanaria), fu presa in guerra dai Romani ai Viterbesi nel 1200 e annunciava eventi storici o circostanze importanti, come l'elezione del pontefice, la sua incoronazione o morte, il passaggio del corteo papale o, come ricorda lo storico Pietrangeli, la morte del "Gran Turco", avvenuta il 2 giugno 1481. Quella attuale nulla ha a che vedere con la storica Patarina: essa è soltanto la seconda erede, dopo quella posta in loco sul finire del Cinquecento (poi fusa da Pier Francesco Censori, capo dei bombardieri di Castel S.Angelo) e risale all'inizio dell'Ottocento. A metà altezza vi è un orologio e alla sommità una croce rivestita da lamine dorate. La facciata del Palazzo ha, nella parte anteriore, la fontana cinquecentesca di Matteo Bartolani, con un'ampia nicchia entro cui è la statua di Roma trionfante, che è, invece, una Minerva del I secolo d.C. in marmo bianco con vesti di porfido e che ha di antico solo la testa. Ai lati della fontana furono poste le statue del Nilo con la Sfinge, a sinistra, e del Tevere con la Lupa, a destra, opere del II secolo d.C., scoperte sul Quirinale: anche la statua del Tevere rappresentava il Tigri, con tanto di tigre sottrattale e sostituita con la lupa capitolina e con altri attributi del dio Tiberino.
Il Palazzo dei Conservatori (così chiamato dai Conservatori del popolo romano, che costituivano, insieme al Senatore, la suprema magistratura della città) venne realizzato, a partire dal 1565, da Giacomo Della Porta sulla base dei progetti di Michelangelo. Sotto il portico vi si conservava, dal 1473 fino alla sistemazione michelangiolesca della piazza, la famosa Lupa capitolina, un bronzo risalente al IV o V secolo a.C. Anticamente era conservata nel Tempio di Giove Massimo, quando fu colpita da un fulmine alle zampe posteriori (come ancora si può notare), sbriciolando i due gemelli. Nella tradizione romana, tutte le statue colpite dai fulmini diventavano sacre e non più visibili, sicché la Lupa fu ritirata nei locali che si trovavano sul Campidoglio. Riapparve nel X secolo d.C. all'esterno della Torre degli Annibaldi, al Laterano, su una base di pietra sostenuta da grappe infisse nel muro. Qui presiedeva alle esecuzioni dei condannati, come testimonia un disegno del 1438, che mostra, accanto alla statua, le mani mozze e inchiodate alla torre dei ladri colpevoli di aver trafugato oggetti preziosi nella vicina basilica di S.Giovanni in Laterano. Fu donata ai Conservatori da papa Sisto IV nel 1471, insieme a 10 fiorini d'oro per il suo trasferimento e per il rifacimento dei gemelli, opera di Antonio Pollaiolo. Nel 1586 fu posizionata su un piedistallo al centro della stanza della Lupa: quella sulla colonna onoraria (nella foto a sinistra), all'esterno del Palazzo, è solo una copia. Le sale di questo Palazzo contengono opere d'arte immense, come la scultura dello Spinario, un affascinante bronzo del I secolo d.C. raffigurante un giovanotto che cerca di rimuovere una spina dal piede; due oche di bronzo rinvenute negli Horti Sallustiani e donate da papa Benedetto XIII che le aveva acquistate, in ricordo delle oche che salvarono Roma; la testa di Costantino II; la Venere Esquilina, scultura del I secolo a.C., associata al culto di Iside; inoltre, quadri del Caravaggio, Guercino, Tintoretto, Veronese, Tiziano. Nella Sala degli Orazi e Curiazi vi è posta la Statua in trono di Urbano VIII del Bernini che scatenò, nel 1635, un putiferio: infatti, era proibito elevare in Campidoglio statue raffiguranti persone viventi, ma in seguito ad una legge che abrogava tale divieto, fu decretata l'esecuzione della scultura del pontefice regnante. Ma il popolo non volle saperne e tanto fu il malcontento che la statua dovette essere trasportata in Campidoglio di notte e di nascosto e perché la cosa potesse essere digerita fu fatta una speciale distribuzione di pane e viveri.
Il Palazzo Nuovo, progettato da Michelangelo ma realizzato dal Vignola e completato da Giacomo Della Porta nel 1734, divenne il primo museo pubblico al mondo per volere di papa Clemente XII Corsini. Ospita pregevolissime opere classiche, come il gruppo di statue bronzee donate da Sisto IV nel 1471 (delle quali faceva parte anche la Lupa), una collezione di statue egizie, 65 busti di imperatori romani, 79 busti di filosofi, poeti, matematici, medici, oratori. Al centro di una sala il "Galata morente", statua di un guerriero ferito in attesa della morte, copia romana di un originale greco del III secolo a.C. Qui è conservata anche la statua del "Leone che sbrana un cavallo", in passato sulla scalinata del Palazzo Senatorio, dove si appendevano le sentenze capitali e fungeva anche da berlina per debitori insolventi e commercianti disonesti.
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I Musei Capitolini furono costituiti nel 1471 con la donazione del papa Sisto IV al popolo romano di un gruppo di statue bronzee di grande valore simbolico.
Le collezioni hanno uno stretto legame con la storia della città di Roma, da cui proviene la maggior parte delle opere, e ne riflettono l'evoluzione artistica e culturale. Il percorso espositivo, già articolato nei due palazzi affacciati sulla piazza del Campidoglio (il Palazzo Nuovo e il Palazzo dei Conservatori), è stato notevolmente ampliato dopo i recenti interventi di restauro con l'apertura al pubblico del Tabularium, collegato attraverso la Galleria di Congiunzione, la risistemazione del Palazzo Caffarelli e l'acquisizione del Palazzo Clementino.
A completare la suggestione dell'insieme contribuiscono gli importanti resti archeologici del Campidoglio antico inseriti all'interno degli spazi museali. Il papa Sisto IV donando solennemente al Popolo Romano nel 1471 alcune antiche statue in bronzo già conservate al Laterano (la Lupa, lo Spinario, il Camillo e la testa colossale di Costantino, con il globo e la mano) costituì il primo nucleo dei Musei Capitolini.
La restituzione alla città delle vestigia della sua passata grandezza acquistava un più alto valore simbolico per la loro collocazione sul Campidoglio, centro della vita religiosa della Roma antica e sede delle magistrature civili cittadine a partire dal medioevo, dopo un lungo periodo di abbandono. Le sculture furono in un primo tempo sistemate sulla facciata esterna e nel cortile del Palazzo dei Conservatori ed in breve il nucleo originario fu arricchito da successive acquisizioni di reperti provenienti dagli scavi urbani e strettamente collegati con la storia della Roma antica. Alla metà del XVI secolo erano state collocate in Campidoglio, significative opere di scultura (tra le altre la statua di Ercole in bronzo dorato dal Foro Boario, i frammenti marmorei dell'acrolito di Costantino dalla Basilica di Massenzio, i tre pannelli a rilievo con le imprese di Marco Aurelio, il cd. Bruto Capitolino) ed importanti iscrizioni (tra cui i Fasti Capitolini, rinvenuti nel Foro Romano).
Le due colossali statue del Tevere e del Nilo, attualmente all'esterno del Palazzo Senatorio, furono trasferite negli stessi anni dal Quirinale, mentre la statua equestre di Marco Aurelio fu portata dal Laterano nel 1538 per volere del papa Paolo III. La fisionomia della raccolta fu modificata nella seconda metà del '500, con l'ingresso nelle collezioni capitoline di un imponente gruppo di sculture, in seguito alla decisione del papa Pio V di liberare il Vaticano dalle immagini "pagane": le collezioni furono incrementate con significative testimonianze artistiche e all'impostazione storica fino ad allora prevalente si affiancò quella più squisitamente estetica delle nuove acquisizioni. Con la costruzione del Palazzo Nuovo sull'altro lato della piazza fu possibile dal 1654 sistemare in maniera più adeguata la grande quantità di opere che si era accumulata nel Palazzo dei Conservatori, collocandone una parte nell'edificio appena costruito.
Il Museo Capitolino fu però aperto al pubblico solo nel secolo successivo, in seguito all'acquisizione della collezione di statue e ritratti del cardinale Albani ad opera del papa Clemente XII, che lo inaugurò nel 1734. Benedetto XIV (che vi collocò anche i frammenti della Forma Urbis severiana, la grande pianta marmorea di Roma antica) fondò pochi decenni più tardi, alla metà del XVIII secolo, la Pinacoteca Capitolina, dove confluirono due importanti collezioni private, la Sacchetti e la Pio. Un notevole accrescimento delle raccolte ebbe luogo alla fine dell'Ottocento, dopo la designazione di Roma come capitale dell'Italia unificata nel 1870, in occasione degli sterri per la costruzione di nuovi quartieri.
Per la grandissima quantità di materiali provenienti dagli scavi furono allestite nuove sezioni di esposizione nel Palazzo dei Conservatori e venne contemporaneamente realizzato sul Celio il Magazzino Archeologico Comunale, in seguito denominato Antiquarium.
Alcune sculture trovarono posto in un padiglione a pianta ottagonale, la "Sala Ottagona", appositamente costruito nel giardino interno al primo piano del Palazzo dei Conservatori.
Anche in questo periodo ebbero luogo cospicue donazioni, dovute alla munificenza di collezionisti privati, tra le quali vanno ricordate la Collezione Castellani di vasi antichi e la Collezione Cini di porcellane. Il Medagliere Capitolino fu costituito negli stessi anni, con l'acquisizione di importanti collezioni private e con i reperti numismatici provenienti dagli scavi urbani.
Un nuovo allestimento delle collezioni fu realizzato da Rodolfo Lanciani agli inizi del 1900, seguito da una più radicale risistemazione nel 1925, quando nel Palazzo Caffarelli, appena acquisito, fu istituito il Museo Mussolini (poi Museo Nuovo) dove furono trasferite le opere di scultura conservate nell'Antiquarium al Celio, che da allora fu destinato soprattutto alle cosiddette "arti minori".
Nel 1952 fu ricavato in un'ala del Palazzo dei Conservatori un nuovo settore di esposizione, denominato Braccio Nuovo.
Nel 1957, in occasione del III Congresso Internazionale di Epigrafia Greca e Latina, venne inaugurata la nuova Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini nella Galleria di Congiunzione, realizzata negli anni 1939-41 per il collegamento dei palazzi capitolini; vi furono sistemate circa 1400 iscrizioni antiche, latine e greche, provenienti in parte dalle sale dell'Antiquarium Comunale sul Celio, in parte dagli stessi Musei Capitolini.
Gravi problemi di infiltrazioni d'acqua e di umidità hanno poi costretto nel corso del tempo a chiudere al pubblico la Galleria Lapidaria; anche le sale del Museo Nuovo e del Braccio Nuovo del Palazzo dei Conservatori sono state successivamente escluse dal percorso museale. Nel 1997, per liberare gli ambienti del museo interessati dai lavori di ristrutturazione, le sculture sono state in gran parte temporaneamente trasferite nel suggestivo spazio espositivo ricavato nell'ex centrale elettrica dell'Acea sulla via Ostiense, la centrale Montemartini.
Il progetto di ristrutturazione del complesso museale, affidato agli studi Dardi ed Einaudi e per il Giardino Romano all'architetto Carlo Aymonino, ha portato alla creazione di un percorso museale molto articolato, che affianca l'acquisizione di nuovi spazi espositivi alla riorganizzazione di alcuni settori del museo e alla riapertura delle sezioni chiuse.
Piazza del Campidoglio. All'interno sia di Palazzo Senatorio che di Palazzo Nuovo.
Apertura 9.00-19.00 Lun. chiuso
Tel. 063201706 063226571
Accesso per disabili da Via del Tempio di Giove. Avvisare prima dato che di solito l'ingresso è chiuso.
Ingresso €6.20 |
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