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 GORIZIA  |
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La città sorge in una conca a piedi delle Prealpi Giulie, aperta ad ovest dove si congiunge con la pianura friulana: le fanno cornice le alture del Sabotino, del Montesanto e del San Gabriele, il Calvario e il Colle d'Oslavia, il San Marco e il Carso: nomi che rimandano alle sanguinose battaglie della Prima Guerra che videro Gorizia riunificata all'Italia nel 1918.
Oggi Gorizia è una città che ha saputo mantenere le caratteristiche di una "città-giardino", dove i parchi pubblici e privati si armonizzano con l'architettura, e dove le strade e le sagome dei palazzi, le cupole, l'atmosfera dei "café" testimoniano la sua origine Mitteleuropea.
I percorsi che si snodano nel suo nucleo centrale scoprono monumenti, vie e piazze, edifici suggestivi e ricchi di storia. |
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Piccolo villaggio vicino ai guadi dell'Isonzo, non lontano dalla direttrice principale dei traffici tra Aquileia e Emona (Lubiana), fu l'antica sede di un castelliere preistorico. Venne citata per la prima volta in un documento datato 28 aprile 1001 ,"quae sclavonica lingua vocatur Goritia" con cui l'imperatore Ottone III donava metà castello e metà territorio di Salcano (con la villa di Gorizia) al patriarca Giovanni II e l'altra metà al conte Verihen del Friuli. Fin dall'XI secolo la città si sviluppò urbanisticamente in due distinti ambiti: il borgo castellano o terra superiore, con un ruolo politico-amministrativo, e la villa o terra inferiore, con caratteri agricolo-commerciali. Con una fisionomia urbana sopravvissuta fino ad oggi la città, contea principesca che nel '500 passò tra i domini ereditari di casa d'Austria, si allargò ai piedi del castello diventando, nella seconda metà del XVIII secolo, sede arcivescovile metropolitana con giurisdizione sulle diocesi di Trieste, Trento, Como e Pedena. Attorno alla Cattedrale barocca dove venne trasferito gran parte del Tesoro della Basilica di Aquileia, si sviluppò un nuovo centro storico di impronta settecentesca che ospitava anche una sinagoga ebraica a testimonianza dell'incontro di popoli e religioni diverse.
Le due guerre mondiali danneggiarono gravemente la città, e mentre dopo il 1918 la ricostruzione lasciò sostanzialmente inalterata la fisionomia del centro, con il trattato di pace del 1947 il suo territorio venne notevolmente ridotto e la città fu divisa in due parti dal confine italo-jugoslavo. |
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Il castello risale al secolo XI, ma fu ampliato più volte in concomitanza con l'accresciuto potere dei conti, che all'epoca dominavano anche sul Tirolo e altri territori. Le alterne vicende militari e familiari e le diverse alleanze portarono la contea nell'orbita dell'Impero asburgico, così che nel 1500, alla morte di Leonardo ultimo conte di Gorizia, il feudo fu assunto dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo. Egli munì ulteriormente il castello, ma le opere non furono sufficienti a fermare le milizie veneziane che lo occuparono, sia pur per un breve periodo, tra il 1508 e il 1509. Adibito a caserma e a carcere, nel secolo XVII perse gran parte dell'aspetto medievale.
Al XVIII secolo risalgono i bastioni e le torri polveriere a nord e nord-ovest. Agli inizi del '700 venne eretto un nuovo bastione e alzato il lungo muraglione del castello verso la Castagnavizza. Successivamente ulteriori opere difensive furono realizzate sotto lo direzione del celebre ingegnere, astronomo e matematico Edmondo Halley, scopritore della omonima cometa. Agli stessi anni risale probabilmente anche la meridiana orizzontale ancore visibile su uno dei bastioni della prima cinta muraria.
Domina l'accesso al castello un leone di San Marco, qui sistemato nel 1919: quando la statua giunse da Venezia nel 1509, in città stavano già per rientrare gli imperiali, e il simbolo della Serenissima, che avrebbe dovuto prendere posto sulla torre civica, rimase invece per oltre quattro secoli inutilizzato.
La parte più antica del castello è costituita dal palazzo dei Conti (sulla destra guardando il cortile, distinguibile anche dalle bifore romaniche), cui il palazzo degli Stati Provinciali fu aggiunto nel secolo XV - XVI. Si visitano per primi gli ambienti terreni (un tempo parzialmente adibiti a carcere) del corpo di fabbrica più recente, incontrandovi la cucina e la sala da pranzo completamente arredate con mobilio d'epoca; il salone superiore è attualmente adibito a mostre temporanee.
Nelle sale del castello è possibile ammirare un vasto patrimonio di opere tra le quali cassapanche, tavoli e sedie medievali, rinascimentali, barocche e ottocentesche. Inoltre ricca è la serie di dipinti e sculture che decorano gli interni assieme a peltri, ceramiche, alabarde e corazze. Tre le opere del XVIII secolo più rilevanti vi sono i dipinti del Lichtenreiter e del Liberi e il busto marmoreo raffigurante il conte Enrico di Ausperg, realizzato da Tomaso Bonazza.
Bombardato durante la guerra 1915-18, il castello fu ricostruito tra il 1934 e il 1937 ad opera della Soprintendenza delle Belle Arti di Trieste e del Genio Militare, sotto la direzione dell'architetto Ferdinando Forlati. L'intervento di ricostruzione ha cercato di riportare il complesso al suo aspetto medievale e rinascimentale, mettendo in luce le antiche strutture del maniero scoperte durante i lavori di ripristino. Attualmente sede del Medioevo Goriziano, il castello vede una collezione di fedeli riproduzioni di armi bianche (1271 - 1500), di macchine d'assedio in scala 1:1 (catapulta, trabucco, tronfia e trapano), la Sala della Musica medievale e la ricca Sala Didattica.
Orario estivo: 9.30-13.00 ; 15.00-19.30. Orario invernale: (dal 01/10 al 31/03) 09.30-18.00
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Le origini della chiesa metropolitana risalgono a tempi remoti: la sua presenza è accertata nel 1296, in quanto viene registrata in un elenco delle decime quale "pieve di Gorizia". La prima notizia esplicita sulla chiesa di S.Ellaro è contenuta nella concessione del patriarca Bertrando ad Alberto IV, conte di Gorizia, rilasciata nel 1342 per erigere un nuovo altare. Di quell'antica cappella non resta che il vestibolo dell'altare del ss.Sacramento, eretto al posto di quello di s.Anna, e l'edicola sulla facciata esterna. Accanto a questa prima cappella dedicata a S.Ilario sorse a dieci metri di distanza nel XIV secolo la cappella sepolcrale dei Conti di Gorizia, in stile gotico dedicata a S.Acazio. Lo stemma che si vede sopra un ottagono all'incrocio dei costoloni dello scomparto attesta che essa era stata eretta dai conti di Gorizia. La volta della cappella è interamente percorsa da robusti costoloni che si intrecciano fittamente e che danno forma a spicchi entro i quali trovano posto delle suggestive pitture. Fra gli intrecci vegetali figure di angeli si dispongono suonando una mandola, un liuto, un salterio, un flauto, un'arpa ed altri antichi strumenti musicali. Dei cherubini oranti si vedono negli scomparti periferici della volta, mentre al centro della crociera sono dipinti i simboli dei quattro evangelisti. Gli affreschi di S.Acazio, altamente suggestivi per la loro ricercata eleganza, rappresentano un unicum nel panorama dell'arte gotica goriziana. Va detto che certo non facilita la comprensione del ciclo goriziano l'evidente traccia di correzioni posteriori, ridipinture o anche pesanti restauri. Prima di lasciare la cappelletta meritano uno sguardo anche i quattro peducci d'imposta delle nervature, scolpiti con elementi che rappresentano il Peccato originale e figure di sante e santi, fra i quali Martino e forse Acazio recante fra le braccia il modellino della chiesa. Il sorgere della chiesa di S. Spirito in Castello, di dimensioni quasi doppie della modesta cappella di S.Ilario e il continuo aumento della popolazione della città bassa contribuirono alla fine del XIV secolo, all'ampliamento della chiesa, ottenuto collegando con una navata centrale le due preesistenti cappelle. Questa nuova chiesa, ultimata nel 1525, come ricorda l'incisione in una pietra angolare di un contrafforte, nei primi tempi occupava lo spazio dell'attuale presbiterio. Costruita in stile gotico, tale è rimasta malgrado i successivi ampliamenti e restauri. Nel 1588 si porta a compimento il campanile a base quadrata. Alla fine del XVII secolo importanti lavori interessano tutto l'impianto ecclesiale. Tra il 1688 e il 1702 viene infatti abbattuta l'unica navata centrale in stile gotico e ricostruita al suo posto una chiesa a tre navate, in stile barocco, con due gallerie e matronei sopra le navate laterali e una ampia tribuna per l'organo e il coro sopra la porta centrale. All'inizio del XVIII secolo le gallerie furono ornate con elaborati stucchi con motivi floreali, ancora oggi in ottimo stato. L'affresco della volta centrale rappresentante l'Allegoria della Gloria Celeste, opera che Quaglia il Giovane portò a termine nel 1702, è andato perduto con i crolli della prima Guerra Mondiale. Gli altari presenti nelle navate minori risalgono anch'essi al Sei-Settecento, tra questi emerge l'altare maggiore dei SS. Ilario e Taziano eseguito nel 1707 da Giovanni e Leonardo Pacassi e il prezioso pulpito ornato con bassorilievi risalente al 1711. La facciata venne completata solo nel corso del XIX secolo in stile neoclassico, ma già nel 1886 vennero effettuati interventi di restauro. Durante la prima guerra mondiale i bombardamenti distrussero il tetto, guastato il campanile e alcuni altari: le opere di ripristino condotte dall'architetto Edoardo Caraman ristabilirono il prospetto principale nella sua attuale configurazione. Tra il rilevante patrimonio artistico del XVIII secolo conservato nel Tesoro della chiesa metropolitana, di notevole interesse i paramenti sacri riccamente decorati e i gioielli donati da Maria Teresa d'Austria al primo arcivescovo di Gorizia.
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