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Terra di passaggio e unione tra il nord padano e il mare e fra l'Emilia Romagna e la Lombardia, Parma ha sempre avuto nei secoli una grande importanza sia strategica che culturale.
Terra ricca e generosa, oggi è sede di importanti industrie ed aziende artigianali manifatturiere ed agricole che, con i loro prodotti, hanno reso famoso il territorio in tutto il mondo.
Parma, la "Petite Capitale" del Ducato di Maria Luigia d'Austria, cantata da Giuseppe Verdi, narrata da Giovannino Guareschi e rappresentata nei film di Bernardo Bertolucci, riesce ad affascinare gli amanti dell'arte, della cultura e della musica e tutti gli appassionati dello sport e della natura.
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Monumenti
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Duomo

duomo cattedrale parma La Cattedrale di Parma è opera di maestri centro-lombardi ed è stata completata dopo una serie di ricostruzioni e ristrutturazioni, nel secolo XII.
La decorazione dell’interno, a croce latina, è opera di scuola manierista emiliana.
La grande cupola che si innalza sopra al presbiterio è opera del Correggio, che realizzò questo ciclo di affreschi, ispirato al tema dell’assunzione della Vergine, tra il 1526 e il 1530.
L’illusionismo prospettico dato dal vorticoso moto che sembra aspirare verso l’alto le schiere di figure attorniate alla Vergine, a cui è dedicata la cattedrale, rappresentò per l’artista emiliano il raggiungimento dei più alti livelli espressivi. Tra le opere scultoree conservate all’interno si possono ammirare la Deposizione di Benedetto Antelami, mentre nella cripta sono visibili frammenti di mosaici risalenti all’epoca paleocristiana.

Battistero

battistero parma emilia romagna Sorge a fianco della cattedrale.
La genialità e la cultura del grande architetto e scultore Benedetto Antelami si rileva a pieno nel Battistero da lui progettato in forma di ottagono in marmo rosa di Verona, con un alternarsi di tre portali con rispettivi architravi e lunette, ricchi di riferimenti teologici e rappresentazioni simboliche tipiche dell’iconografia medievale.
Corre tutt’attorno lo zooforo: una serie di formelle scolpite con animali fantastici e reali, simboli delle idee della vita e della natura nel Medioevo. L’interno presenta linee slanciate grazie ai sedici costoloni che si irradiano verso la volta ogivale.
Al centro sorge la grande vasca battesimale ad immersione risalente alla fine del XIII secolo. Sempre all’interno il ciclo dei mesi e delle stagioni e i rispettivi segni zodiacali scolpiti dall’Antelami. Nella cupola si ammira uno splendido ciclo di pitture a tempera della seconda metà del XII secolo.

S. Giovanni evangelista

monastero san giovanni evangelista parma Sorge a poche decine di metri dalla cattedrale.
Il complesso monastico di San Giovanni Evangelista è formato dalla Chiesa, dal Convento e dall'Antica Spezieria di San Giovanni.
Le origini risalgono al X sec., anche se è la facciata barocca a definirne l'aspetto; il campanile sul lato destro fu aggiunto nel 1613. La chiesa, di retaggio classico, ha un impianto originario romanico (si vedano i pilastri rivestiti in pietra grigia con capitelli scolpiti da Antonio da Parma). Il disegno architettonico pare frutto di "suggerimenti" di umanisti dell'epoca (in particolare del Grapaldo, autore di manuali d'architettura).
La chiesa ha pianta a croce latina, e tre navate sulle quali si aprono sei cappelle. Lungo la navata centrale corre il fregio del Sacrificio Ebraico e Pagano, disegnato dal Correggio (1522-23) e realizzato da F. M. Rondani. Sempre del Correggio le decorazioni dei semi-pilastri, le decorazioni del sottarco della V cappella (con la rappresentazione di Dio Padre al centro e nei riquadri laterali dei SS. Pietro e Andrea), San Paolo caduto da cavallo, le decorazioni della crociera ed infine la cupola con il Transito di San Giovanni (1520-24) completati dai Padri della Chiesa e dagli Evangelisti nei pennacchi. Sempre all'interno troviamo opere di autori di pregio quali: Michelangelo Anselmi, G. B. Merano, i fratelli Giacomo e Giulio Francia, C. Caselli, Gerolamo Mazzola Bedoli, C. Reggio, Antonio Begarelli (autore delle statue in terracotta), Antonio da Parma, E. Taruffi, I. Martini, C. Aretusi. Altra opera di grande valore è il Coro Ligneo (che presenta tarsie della città e delle colline, strumenti musicali e oggetti) opera di M. Zucchi e dei fratelli Gianfranco e Pasquale Testa (1556). La sagrestia arredata con mobili del Seicento venne dipinta da Cesare Cesariano nel 1508. La navata sinistra è distinta da interessanti lavori giovanili del Parmigianino (1522): i Santi insieme ai putti e ai bucrani presentano già il caratteristico ritmo sinuoso delle linee nelle morbide vesti. Nel monastero benedettino il primo chiostro è sorretto da leggere colonne ioniche; al secondo chiostro si accede dalla sala capitolare, ove si trovano due affreschi del Correggio; nel chiostro grande, o di San Benedetto, si conservano resti di affreschi del 1510 circa.
La biblioteca del monastero presenta ambienti cinquecenteschi affrescati e possiede circa 20.000 volumi, tra cui codici miniati del '400 e del '500.

Palazzo del Governatore

Situato sul lato settentrionale di Piazza Garibaldi unisce, nel lungo prospetto di linee classicheggianti, due corpi di fabbrica di origini duecentesche. Sede del Capitano del Popolo alla fine del XII secolo, il palazzo subì numerosi rifacimenti fino al 1760, anno in cui fu modificato nell'attuale aspetto ad opera di Emmanuel Petito, architetto francese alla corte di Filippo di Borbone, cui si deve gran parte dell'urbanistica della città.
La torre barocca, risalente al 1763, conserva nella cella campanaria la campana dell'altissima torre civica crollata nel 1606.
La Vergine incoronata nella nicchia del campanile è opera dello scultore francese J.B. Boudard.
Degne di nota, infine, sono le due meridiane risalenti al 1829.
Il Palazzo del Governatore è attualmente chiuso al pubblico, ad eccezione dell'ufficio del Difensore Civico aperto al pubblico su appuntamento.

 
Palazzo della Pilotta

palazzo della pilotta parma emilia romagna "la Pilotta" - da Pelota, gioco basco praticato in uno dei cortili del palazzo- , uno degli edifici più caratteristioci della città, fu concepito come luogo di servizio della corte annesso al Palazzo Ducale e fu costruito per volere di Ottavio Farnese (1547-86), contemporaneamente al cosiddetto Corridore, su porgetto di Francesco Paciotto, a partire da 1583.
Il Corridore era un braccio di collegamento tra il Palazzo Ducale e la Rocchetta (situata sulla riva del torrente presso il ponte),
che si estendeva da levante a ponente, nello spazio oggi occupato dalla Galleria Petitot della Biblioteca Palatina e dal
Museo Bodoniano.
I lavori terminarono solo nel 1611 con Ranuccio I (duca dal 1592 al 1622) lasciando la costruzione nello stato incompiuto nel quale si presenta oggi.
Danneggiato duramente dai bombardamenti del 1944, fu ricostruito parzialmente.a ricostruzione operata negli anni '50 non fu un intervento di totale ripristino in senso filologico, ma avvenne secondo disegni originali: le parti lignee, un tempo completamente decorate, vennero lasciate al naturale per evidenziare le poche, originarie, recuperate.
Ideatore dei lavori fu il Duca stesso, dilettante d'architettura e amante di costruzioni severe e grandiose che rappresentassero al meglio il fasto e il prestigio della dinastia, ma a tradurre in termini tecnici il suo pensiero fu l'architetto e scultore d'origine orvietana Simone Moschino (1553-1610).
All'interno conduce ai piani nobili l'imponente scalone a forbice, primo esempio in Italia di scalone a tre rampe costruito sul modello della escalera imperial dell'Escorial.
Con i Farnese il palazzo diventerà, oltre che luogo di svago, anche sede della grande collezione d'arte, ora conservata al Museo di Capodimonte di Napoli e ospiterà una Biblioteca Palatina e il celebre Teatro Farnese.
Grazie al Ministro di Filippo di Borbone, Guillaume du Tillot il palazzo confermerà la sua natura di contenitore della cultura e dell'arte sistemandovi la Galleria dell'Accademia di Belle Arti (1752), i reperti provenienti dagli scavi di Veleia (1760), e le ricche collezioni librarie.
Oggi il Palazzo ospita il Museo Archeologico Nazionale, il Teatro Farnese, la Biblioteca Palatina, La Galleria Nazionale e il Museo Bodoniano e si affaccia sulla rinnovata Piazza della Pace.

Madonna della steccata

chiesa di santa maria della steccata madonna della steccata parma Esempio del Rinascimento a Parma, con pianta centrale a croce greca di tipo bramantesco, la Chiesa di Santa Maria della Steccata venne eretta tra il 1521 e il 1539 su progetto di ignoto. Gli esecutori furono Bernardino e Giovanni Francesco Zaccagni. Antonio da Sangallo il Giovane, inviato a Parma da Clemente VII nel 1526 per esaminare il sistema difensivo, lasciò un progetto relativo alla cupola e al completamento della fabbrica. Gli ornamenti con le relative modifiche e la grande balaustra, che gira intorno ai bracci della croce, sono opera di Mauro Oddi e databili intorno alla fine del seicento.
L'interno è dovuto a più maestri del Rinascimento parmense.
Sull'altare maggiore, nel sottarco, si può ancor oggi vedere l'ultima esaltante opera del Parmigianino (Le Vergini Sagge e le Vergini Folli). Di Michelangelo Anselmi è l'"Incoronazione" del 1540.
Ai lati, entrando, troviamo le due portelle d'organo del Parmigianino. La cupola si deve a Bernardino Gatti (1560). Importanti le sculture tombali e la Sagrestia Nobile (1665) di G. B. Mascheroni e Carlo Rottini

Camera del Corregio

L’altro “nume” cinquecentesco della città, il Correggio, è presente con un altro capolavoro nella Camera di San Paolo: la volta dell’appartamento della Badessa Giovanna Piacenza, da lui affrescata nel 1519 sotto forma di un pergolato allegorico memore di Mantegna ma anche di Leonardo, è uno degli esiti più alti del maturo Rinascimento italiano.
Dipingendo un berceau ad intrecci vegetali, Correggio annulla le cordonature dell'originale volta tardo gotica ad ombrello (dalla struttura architettonica, realizzata alcuni anni prima da Giorgio Edoari da Erba). Lo spazio architettonico viene quindi annullato dallo spazio dipinto come i dettami filosofici della cultura neoplatonica suggerivano all'autore. Vi sono figurazioni, lunette e un pregevole fregio.
La decorazione si evolve, dal centro della volta con il triplice lunare stemma della Badessa, suddividendosi in sedici spicchi; i putti si affacciano, dagli ovali, nell'intreccio di rami e foglie portando simboli allegorici della caccia. Ad ognuno dei sedici oculi corrisponde una lunetta monocroma con personaggi mitologici illuminati dal basso in maniera tale da risultare quasi come bassorilievi.
Sul camino è rappresentata Diana (qui a simboleggiare la stessa Badessa Giovanna) alla guida del carro, in procinto di partire per una battuta di caccia, come ci suggerisce la faretra ricolma di frecce. A fianco rimane una piccola stanzetta con una copia dell'Ultima Cena eseguita dall'Anselmi.

 
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