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Capoluogo della Regione, Bologna è una prestigiosa città d`arte, di cultura e commercio. Il centro storico medievale, fra i meglio conservati in Europa, vanta la presenza di numerose torri disseminate fra le scenografiche file di portici e le sfarzose dimore storiche, quali il Palazzo dell’Archiginnasio, sede dell’antica Università. Il polo fieristico, di rilievo europeo per numero di esposizioni, conferma il ruolo commerciale di primo piano della città. .
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storia
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Con il nome “Bonomia” nel 189 a.C.,furono circa 3000 latini a fondarla, anche se il luogo era già abitato in età preistorica e successivamente da Etruschi e Galli Boi.
Nel periodo antico e altomedievale la città si era ridotta della metà e le cosidette mura di selenite (materiale di costruzione) racchiusero la popolazione superstite. Erano gli anni un cui Bologna continuava a dipendere da Ravenna (sec. VI e VII). I Longobardi si erano fermati sul Panaro e conquistarono nel 727 una parte della città, che venne chiamata “addizione longobarda”. Fu però un dominio breve perché con la calata dei Franchi in Italia, Bologna fu concessa al Papa. Fu l’inizio di una doppia sottomissione, a Ravenna ed a Roma. Già dopo il Mille si veniva formando a Bologna uno dei maggiori Comuni dell’Italia Settentrionale. La città riprende così ad espandersi e recupera la parte antica rimasta fuori dalle mura selenite. Alla fine del sec.XI è già in essere lo Studio Universitario che si ritiene fondato nel 1088; nel 1116 nasce formalmente anche il Comune che nella seconda metà del sec.XII talmente sarà cresciuto che avrà bisogno di una nuova cerchia muraria. Terminate nel 1192 queste nuove mura, dette dei torresotti, Bologna si affaccia sul sec.XIII che sarà il più glorioso della sua storia. Sono gli anni più fausti del Comune, che per primo in Italia libererà i servi con una legge del 1256 e che alla fine del sec. raggiungerà i 50.000 abitanti, diventando una delle prime dieci città d’Europa. Per comprendere nella città i borghi sorti fuori le mura si iniziano delle altre mura finite solo nel 1374 (ultime in ordine di tempo) e questo già fa capire il nuovo ristagno economico della città; con le lotte tra Guelfi e Ghibellini, poi, si avrà la fine del reggimento repubblicano e l’instaurarsi di governi signorili. La città non riesce a diventare capitale regionale e la tutela di Roma si farà sentire sempre di più. Il ‘400, dopo lotte anche religiose di ogni tipo, vedrà l’affermarsi della signoria dei Bentivoglio che crollerà alla fine del secolo insieme al palazzo omonimo sotto una rivolta popolare. Nel 1506 l’esercito di papa Giulio II entra a Bologna e dal 1513 farà parte dello Stato della Chiesa. Da quel momento Bologna non scriverà più la sua storia da protagonista, fino a quando non ci sarà la rivoluzione francese. Nel 1796 venne infatti dichiarata capitale della Repubblica Cispadana per opera di Napoleone. Partecipò ai moti del '31 e '48 e venne annessa al Regno d Italia. Si sviluppò sempre più come centro agricolo, commerciale ed industriaie grazie anche alla sua rete ferroviaria.
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Monumenti
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San petronio

basilica san petronio bologna E' la Basilica della città, si affaccia su Piazza Maggiore. L' atto di nascita della basilica di San Petronio risale a un decreto del 1388, ma i lavori iniziarono dopo due anni. Il 26 febbraio 1390 il Comune incaricò della costruzione il murator Antonio di Vincenzo (cui si deve anche il progetto del Palazzo della Mercanzia) e il 7 giugno venne posata la prima pietra. Il progetto era quello di una grande basilica gotica. La costruzione della chiesa iniziò dalla facciata prospiciente la piazza principale della città, per annunciare fin da subito la presenza del grande tempio. Poi i lavori procedettero lentamente, per secoli. Nel 1393 furono costruite le due prime cappelle per parte, ma solo nel 1479 si cominciarono le ultime. Quanto alle volte gotiche della navata centrale, furono costruite nel 1646–1658, in piena età barocca, da Girolamo Rainaldi. Per la sua realizzazione furono demolite piccole chiese, torri, e molte case, ma i lavori, terminati nel 1659, rimasero incompiuti. Anche la maestosa facciata non è stata portata a compimento: la parte superiore è infatta in mattoni ormai anneriti dal tempo e sono ancora ben evidenti i fori delle impalcature. La parte inferiore è invece rivestita in marmo. Ai lati sono visibili i due bracci del transetto, che si fermano improvvisamente apparentemente senza motivo.
La chiesa è comunque una delle più alte creazioni dell'architettura gotica italiana. Per accedervi alla Chiesa vi sono tre portali, quello mediano è ornato con grandi sculture del senese Iacopo della Quercia (1425-1438) raffiguranti storie bibliche. Quelli laterali hanno invece altre sculture realizzate da artisti del '500.
Sul basamento della facciata sono presenti otto statue, che rappresentano (in ordine da sinistra verso destra): San Floriano, San Paolo, San Domenico, Sant'Agostino, San Pietro, San Francesco, Sant'Ambrogio e San Petronio.
basilica san petronio bolognaL'interno è imponente, e questa sua grandezza è esaltata dalla quasi totale mancanza di decorazioni. A tre navate sormontate da ampie arcate ogivali, presenta delle cappelle laterali chiuse da transenne marmoree e cancellate risalenti al XV-XVIII secolo. Nel presbiterio si trova la grandiosa tribuna, progettata dal Vignola, che sovrasta l'altare maggiore. Sopra l'altare, racchiusa in un prezioso reliquiario d'argento, si può venerare il capo di San Petronio. Il coro, del 1477, è intarsiato e sono presenti notevoli organi, fra cui uno risalente al 1470 (a destra) considerato il più antico d'Italia. Sul pavimento della chiesa è tracciata la famosa meridiana, risalente a 1655: da un foro della volta penetra un raggio di sole che batte sulla linea marmorea della meridiana, sulla quale sono scolpiti i segni dei giorni, dei mesi e delle stagioni. Sulla sinistra del presbiterio è l'ingresso al Museo, dove si possono trovare i progetti e i disegni per la facciata e altri oggetti di carattere religioso.
In questa Basilica, il 24 Febbraio del 1530, Papa Clemente VII incoronò imperatore Carlo V.
Se il progetto originale fosse stato portato a termine la chiesa di San Petronio sarebbe stata la più grande del mondo. La pianta era a croce latina e davanti ad ogni braccio sarebbe divuta nascere una grande piazza, Sopra l'altare maggiore doveva sorgere una cupola alta 150 metri e larga 50, e i campanili dovevano essere 4.
I lavori furono sospesi per le grosse difficoltà incontrate e la spesa eccessiva, provvedendo a terminare le parti già costruite . Le sue dimensioni finali (132 metri di lunghezza, 58 di larghezza e 42 in altezza, con una capacità di 28.000 persone) gli permettono di essere la quinta basilica al mondo per grandezza.

S. domenico

san domenico bologna La chiesa risale al XIII secolo, e fu costruita dai Domenicani accanto al convento dove morì il fondatore dell'ordine (1221), ma il suo aspetto attuale si deve a C.F.Dotti che la modificò nel 1728.
chiesa di san domenico bologna L'esterno è molto semplice, mentre l'interno, a tre navate, è riccamente adornato. Nella navata maggiore si possono ammirare 10 grandi affreschi, nelle cappelle laterali altri affreschi, fra cui quello di San Tommaso, realizzato dal Guercino.
Nella navata di destra si apre la cappella di San Domenico, nella quale è custodita la marmorea Arca di S. Domenico, uno dei più prestigiosi monumenti del duecento, opera di Nicolò Pisano, alcune delle statue che ornano l'arca (l'angelo portacendelabro a destra, San Petronio e San Procolo, sono invece di Michelangelo. Le reliquie del Santo sono contenute nel reliquario di Jacopo Roseto, situato dietro l'arca.
Nel piazzale che si apre davanti alla chiesa è la tomba di Rolandino, notaio bolognese.

s. francesco

chiesa san francesco bologna Costruita dai francescani fra il 1236 e il 1263 sorge là dove predicò San Francesco d'Assisi, presenta una architettura dalle influenze gotiche. Alcune parti, distrutte durante i bombardamenti della guerra, sono state ricostruite. All'esterno si stagliano gli archi rampanti e i due campanili del 1260 e del 1402 (quest'ultimo opera di Antonio di Vincenzo, ma incompiuto).
chiesa san francesco bologna internoAll'interno, a tre navate, le alte volte a vela e gli archi ogivali poggiano su pilastri ottagonali. L'altare maggiore necessitò di cinque anni per la sua costruzione, completata nel 1395, ed è ornato da statue e gugli. La sagrestia, anch'essa opera di Antonio di Vincenzo, e risale alla fine del 1300. Nel chiostro dei morti, del secolo XIV, sono conservate alcune tombe monumentali dei glossatori, i rettori dell'Università (allora Studio).

cattedrale di s. sisto

cattedrale san sisto bologna Di antichissima origine, rifatto in epoca barocca. Conserva il campanile romanico e due leoni coevi ai lati del portale centrale. Il presbiterio fu ricostruito da D. Tibaldi nel 1575. Numerosi dipinti, tra cui una "Annunciazione" di L. Carracci; gruppo ligneo romanico, "Crocifissione"; una "Pieta'" formata da otto grandi figure in terracotta, di A. Lombardi (sec. XVI).

abbazia di s. stefano

abbazia santo stefano bologna L'Abbazia di Santo Stefano ha una storia che si perde nella leggenda; le origine della "Sancta Jerusalem Bononiensis" (Santa Gerusalemme di Bologna) risalgono infatti a quasi duemila anni fa.
Si crede infatti che alla fine del primo secolo dopo Cristo, alcuni adepti delle allora molto diffuse "religioni misteriche", fecero costruire un tempio, sopra ad una sorgente (tuttora visibile nella Basilica del Santo Sepolcro), la cui acqua veniva usata per il loro riti di purificazione. La città di Bologna si estendeva in quel tempo su una superficie molto limitata e questo tempio rimaneva poco fuori le mura romane.
Col passare del tempo la religione Cristiana si diffuse sempre di più, sradicando queste forme pagane. Sebbene non vi siano rpove certe si ritiene che il "grande cambiamento" nella storia di questa chiesa avvenne nel 393 quando il Vescovo di Milano S. Ambrogio partecipò al ritrovamento, nei pressi del tempio, delle spoglie sei Santi Vitale e Agricola, i protomartiri bolognesi uccisi nel 304.
Nel V° secolo San Petronio divenne Vescovo della città e si ritiene che qui costruì la sua Cattedrale, riadattando il vecchio tempio isiaco a battistero. Dopo la sua morte volle essere sepolto proprio in questa "sua" chiesa, e le sue spoglie furono ritrovate nel XII sec.
Nell'VIII sec. i Longobardi occuparono Bologna e costruirono, accanto alla chiesa già esistente la loro Cattedrale, ma il loro potere sulla città durò solo una quarantina d'anni. Nel 768 infatti Carlo Magno venne a Bologna, dove assistette alle feste religiose in onore dei Santi Vitale e Agricola, e portò alcune delle loro reliquie a Clermont (in Francia).
Dopo un periodo in cui Santo Stefano passò sotto la giurisdizione del Vescovo di Parma, la chiesa fu riconsegnata, alla fine del 900, alla città, sotto la gestione dei Benedettini. Le loro Officina monasterii restaurarono completamente il complesso di edifici che col tempo erano stati costruiti.
Ad un periodo fiorente per la chiesa, con il ritrovamento già accennato delle spoglie di San Petronio, seguirono degli anni di decadenza, conclusi con il ritorno dei Monaci Benedettini Celestini, mandati da Papa Alessandro VI. In questo periodo, il complesso di Santo Stefano si amplià, con l'aggiunta di cappelle ed altari (fino ad un massimo di 46 alla fine del 1500).
Il 1797 fu caratterizzato dall'abbanmdono della chiesa da parte dei Celestini, sotto la spinta di Ordin imonastici più potenti, e con la loro partenza furono dispersi quasi totalmente anche gli archivi della chiesa stessa. Cominciò così il periodo più buio di Santo Stefano: gli affreschi della Cupola del Sepolcro, risalenti al duecento furono coperti, e anche l'aspetto architettonico della struttura fu modificato.
Questo periodo si concluse nel 1941, quando la chiesa passò nelle mani degli Olivetani (un ordine della famiglia benedettina). Ancora oggi è questa congregazione a gestire l'abbazia.
CHIESA DEL CROCIFISSO si ritiene che fosse questa la Cattedrale dei Longobardi, dopo vari rimaneggiamenti si è cercato di riportarla al suo aspetto originale. E' ad un'unica navata, l'interno si presenta molto semplice, con un soffitto a capriate lignee. A sinistra la statua in cartapesta de La Pietà di Angelo Piò (XVIII secolo). Nel presbiterio, rialzato sulla cripta, e corrispondente all'antica Chiesa di San Giovanni Battista di Sopra, si può ammirare l'altare marmoreo e la Crocifissione, affresco risalente al XV secolo. Al centro si trova il Crocifisso di Simone de' Crocifissi, opera del 1380.
CRIPTA vi si accede scendendo i gradini della Chiesa del Crocifisso. E' composta da 5 piccole navate, separate da colonne marmoree diverse per altezza, per il tipo di marmo utilizzato e per i capitelli, Una di queste colonne, formata di due parti in pietra, è stata portata, secondo la tradizione, da Petronio, di ritorno da Gerusalemme. Nella Cripta sono conservate le spoglie dei Santi Vitali e Agricola, nell'urna sopra l'altare.
BASILICA DEL SEPOLCRO è la più antica fra le chiese di questo complesso, si ritiene infatti che sia l'adattamento del vecchio tempio isiaco a chiesa cristiana. Al suo interno è conservata la ricostruzione del Santo Sepolcro di Cristo, risalente al XI secolo, realizzata con le forme di quella a Gerusalemme (voluta da Costantino Monomaco); al suo interno sono custodite le spoglie di San Petronio. Un'ampio matroneo circonda con forma dodecagonale (numero che ricorda gli apostoli) l'edicola marmorea del S.Sepolcro. La sala è coronata da una semplice cupola, i cui affreschi furono distrutti all'inizio del 1800.
BASILICA DEI SANTI VITALE E AGRICOLA ha un aspetto molto e semplice, dovuto al mantenimento dei suoi caratteri romanico-longobardo. Risale ai primi secoli dopo Cristo, quando a Bologna si formarono i primi gruppi cristiani, ma negli anni è stata distrutta e ricostruita varie volte. Le colonne che sostengono le volte delle tre navate, sono decorate con capitelli di origine diversa, come ionici e bizantini. Nella basilica è conservato lo splendido sarcofago di Sant'Agricola, finemente decorato.
abbazia santo stefano bolognaCHIESA DEL MARTYRIUM vi sono diverse teorie riguardo la storia di questa chiesa, quella forse più vicina al vero la vede come iniziale "cimitero", in cui venivano conservate le spoglie dei martiri (da qui il nome di martyrium), vi fu quindi edificata una chiesa, successivamente abbandonata, per essere poi riadattata a battistero. Ingrandita intorno al XVI sec. fu riportata all'aspetto originale dal Collamarini, nel 1912. In fondo alla chiesa si può ammirare il Gruppo ligneo dei Magi, di cui non si conosce l'autore delle statue, mentre è di Simone de' Crocifissi il colore.
abbazia santo stefano bologna chiostroIL CHIOSTRO questo bellissimo chiostro si deve alla presenza dei monaci benedettini nella chiesa. E' infatti costruito a due ordini: nel "porticato" inferiore potevano pregare i laici, mentre il loggiato superiore era riservato ai monaci, segno quindi di clausura monastica. I due ordini di archi non furono però costruiti nello stesso periodo, ma probabilmente a distanza di un paio di secoli, a cavallo del XII sec.
Le arcate inferiori sono molto più possenti, e danno l'idea di esssere saldamente attaccate al terreno, mentre il loggiato superiore, con le sue sottili colonne binate è più slanciato verso il cielo, a cui sembra tendere grazie alla sensazione di leggerezza che offre al visitatore. I capitelli sono molto particolari: alcuni raffiguranti teste di animali, altri figure antropomorfe dall'aspetto beffardo. Al centro del chiostro è un pozzo in arenaria, costruito nel 1632.
CORTILE DI PILATO lungo il porticato che circonda il cortile sono poste alcune lapidi mortuari, alcuni affreschi e delle cappelle. Ma sicuramente ciò che attira di più l'attenzione è il Catino di Pilato, una grande vasca di marmo situata al centro del cortile. Fu realizzata dai Longobardi (quindi in un periodo attorno al 730), infatti nelle iscrizioni si vede che era re Liutprando. Il nome di Pilato fu probabilmente associato a questa opera verso il XIV sec., quando a Bologna vi fu una forte rivisitazione della Passione del Signore.
CHIESA DELLA BENDA L'antica cappella della Benda viene così chiamata perchè vi si trova una striscia di tela, che si pensa sia stata usata dalla Vergine Maria alla morte di Gesù, chela tenne sulla fronte come segno di lutto (usanza tipica di quei tempi e luoghi). La cappella fu restaurata nel 1973, e nel 1980 fu adubita a museo, raccogliendovi le opere che si trovavano nelle altre cappelle. Sono conservate delle reliquie di San Petronio e San Floriano, uno splendido Pastorale in avorio, e un affresco (che è stato riportato su tela) della Strage degli innocenti, un altro bell'affresco rappresenta alcuni momenti della vita di San Petronio e Santo Stefano.

S. Maria dei servi

santa maria dei servi bolognaChiesa trecentesca di bella architettura gotica con tipico quadriportico, in parte quattrocentesco. Nell'interno pieno d'armonia, numerose opere d'arte di vari autori, tra cui ricordiamo Crespi, Montorsoli, Vitale da Bologna (notevoli affreschi), Lippo di Dalmasio, Onofri, Formigine, Albani; superba tavola di Cimabue ("Madonna in Trono"). Nell'attiguo convento sono visibili affreschi staccati, tra cui "4 angeli" di G. Reni.

S. giacomo maggiore

san giacomo maggiore bolognaEretta nel XII-XIV sec., conserva all'esterno forme gotiche ed ha un elegante portico quattrocentesco. L'interno, rifatto nei sec. XVI-XVII, custodisce opere di Carracci, Tibaldi, Paolo Veneziano, Jacopo di Paolo, Simone da Bologna e J. della Quercia ("Tomba Bentivoglio"). Dietro sorge la Cappella Bentivoglio della fine del '400, decorata con superbi affreschi coevi. L'Oratorio di Santa Cecilia, anch'esso quattrocentesco, ha affreschi cinquecenteschi di F. Francia, L. Costa e scolari. Splendida la Sagrestia del 1385, con armadi e suppellettili di grande valore.
Per la visita dell'Oratorio di Santa Cecilia, rivolgersi in Sagrestia
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archiginnasio

archiginnasio bologna e teatro anatomicoIl Palazzo fu fatto costruire dal Cardinale Borromeo fra il 1562 e il 1563 su progetto dell'architetto Antonio Morandi detto il Terribilia come sede per le scuole dello Studio Universitario (Diritto e Arti). Fino al 1803 fu sede dell'Università e dal 1838 ospita la Biblioteca Civica. Il palazzo fu gravemente danneggiato da un bombardamento nel 1944 e ricostruito successivamente. Il prospetto principale presenta un portico di 30 arcate e si articola su due piani intorno a un cortile centrale. Due ampi scaloni conducono al piano superiore che presenta aule scolastiche (oggi non visitabili) e due aule magne una per gli Artisti (oggi sala di Lettura) e una per i Legisti (detta Sala dello Stabat Mater). Le pareti delle sale, le volte degli scaloni e dei loggiati sono decorate da iscrizioni e monumenti celebrativi dei maestri dello Studio e da migliaia di stemmi e nomi di studenti. Di fronte all'ingresso si trova la cappella di S. Maria dei Bulgari. Il Teatro Anatomico in legno intagliato, fu costruito da Antonio Levante nel 1637 per l'insegnamento dell'anatomia. Al suo interno si trovano le famose statue degli Spellati di Ercole Lelli.
Teatro Anatomico
orario: da lunedì al sabato 9.00 - 13.00 (da lunedì a venerdì apertura pomeridiana dalle 13.00 alle 18.30 non sempre garantita); chiuso: domenica, Natale, Capodanno e Pasqua
ingresso libero
Sala dello Stabat Mater
orario: rivolgersi al custode; ingresso libero
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collegio di spagna

collegio di spagna bolognaIl complesso viene fondato dal cardinale Egidio Albornoz nel 1365 per ospitare gli studenti spagnoli iscritti nella celebre Università cittadina. Il progetto si attribuisce a Matteo Giovannelli da Gubbio, detto Gattapone, già autore della rocca di Spoleto e si caratterizza per la coesistenza di rimandi ad una struttura conventuale e ad un'architettura fortificata. Protetto da alte mura, il suggestivo edificio si pone stilisticamente in una fase di transizione tra gotico e rinascimento.
All'inizio del '900 A. Rubbiani procede ad un restauro di ripristino che interessò in particolare l'angolo ed il prospetto su via Belfiore adornato in forme quattrocentesche. Proprio sulla parete d'angolo detta Casa del Cervantes,sotto una pittura di G. B. Cremonini appaiono gli stemmi della corona di Spagna e del fondatore. Il portale d'ingresso in arenaria fu scolpito dal Formigine (1525) e immette in un bel chiostro del sec. XVI a doppio loggiato: al piano terreno sono stati rinvenuti affreschi attribuiti ad Annibale Carracci mentre nel loggiato superiore a volte gotiche appaiono decorazioni pittoriche tra cui una Madonna che sparge fiori di Biagio Pupini di maniera raffaellesca.
Il chiostro è dominato dalla facciata della chiesa di S. Clemente coronato da un campanile a vela. Sull'altare è posto un polittico di Marco Zoppo raffigurante la Vergine con Bambino e santi, mentre si segnalano anche affreschi trecenteschi della scuola di Vitale da Bologna e di Andrea di Bartolo.
visitabile solo su richiesta - Telefono: 051 330408

palazzo malvezzi

palazzo malvezzi bolognaIl palazzo, sede dell'amministrazione provinciale, definito "Palazzo dal portico buio" trae il proprio appellativo dalla caratteristica penombra del porticato. La sua costruzione si deve ai Malvezzi, illustre casato presente in città fin dal XII sec., che partecipa attivamente alla vita politica cittadina, ricoprendo importanti cariche a sostegno del partito guelfo e poi dei Bentivoglio. Nel 1488, tuttavia, i Malvezzi prendono parte alla congiura contro i Bentivoglio ordita dai Marescotti e, messi al bando, sono privati delle loro ricchezze. Solo nel 1506, in seguito alla cacciata dei Bentivoglio e al passaggio della città sotto lo Stato della Chiesa, rientrano a Bologna, e riacquistano il possesso di tutti i loro beni e del titolo senatorio. La costruzione del palazzo inizia nel 1560 su disegno di Bartolomeo Triachini. Fra gli interventi di maggior pregio si ricorda la realizzazione dello scalone promossa nel 1725 dal marchese Giuseppe Malvezzi de'Medici e attribuita in passato all'architetto Alfonso Torreggiani. In realtà questi si sarebbe limitato alla direzione dei lavori, mentre l'elaborazione del progetto spetterebbe a Francesco Bibiena. I Malvezzi tra il 1852 e il 1853 promossero vari lavori di ornamentazione al piano nobile, affidandone l'esecuzione allo scenografo Francesco Cocchi, ai figuristi Antonio Muzzi e Girolamo Dal Pane e agli ornatisti Giuseppe Badiali, Andrea Pesci e Luigi Samoggia. Nel 1931 il palazzo viene acquistato dall'Amministrazione provinciale di Bologna. Gli arredi e la pregevole biblioteca, in vendita per circa 100.000 lire, non figurano nell'acquisizione e risultano dispersi nel mercato antiquario. Subito dopo l'acquisto del palazzo, l'ufficio tecnico della Provincia predispone un dettagliato piano di ristrutturazione. I restauri sono condotti sotto la direzione dell'architetto Emilio Boselli. Gravi alterazioni interessano lo scalone bibienesco. Le sale decorate del piano nobile mantengono invece l'aspetto primitivo e sono adibite a locali di rappresentanza.
visitabile solo in occasioni di eventi speciali

palazzo grassi

palazzo grassi bolognaInsieme a poche altre dimore - come ad esempio Casa Isolani e Casa Reggiani - costituisce una delle poche testimonianze superstiti dell'assetto urbano medievale. Il portico è sostenuto da travi lignee dalla caratteristica forma 'a stampella' mentre il portale principale presenta una ghiera a sesto acuto e le finestre a monofora sono decorate in terracotta.
Nel quattrocentesco cortile interno si segnalano intagli attribuiti alla scultrice Properzia de Rossi e una Madonna con Bambino in terracotta del XVI secolo.
Nella cappella gentilizia Giuseppe Mazza ha eseguito decorazioni in stucco mentre gli ornati sono di Ercole Graziani (1704). Il palazzo, restaurato tra 1910 e 1913, è oggi sede del Circolo Ufficiali.
visitabile solo in occasione di eventi speciali

S. paolo

Architettata da A. Mazenta nel 1611 con fronte di Ercole Fichi (1636).
All'interno, nella volta, sfarzosa decorazione barocca con "Le gesta di S. Paolo nell'aeropago di Atene" di A. e G. Rolli. Notevole nell'Altare Maggiore l'edicola marmorea con la "Decollazione di S. Paolo" di A. Algardi (1650).

corpus domini

Di origine quattrocentesca ha una bella facciata ricca di ornati in cotto, in parte dello Sperandio. Vi è conservato il corpo incorrotto di Santa Caterina de' Vigri. Degni di nota i chiostri dei sec. XV, XVI, e XVII dell'attiguo convento delle Clarisse.
All'interno ha sede il Museo della Santa.

S. salvatore

Di antica origine venne riedificato nel 1605-23 da Ambrogio Magenta, che nel grandioso interno a pianta centrale si ispirò alle chiese romane.
Notevoli i chiostri monumentali del sec. XVI dell'attiguo ex convento.

S. Martino

Fondata nel 1217 dai Carmelitani e ricostruita fra i sec.XIV e XV, conserva belle cappelle rinascimentali con pregevoli dipinti e un prezioso organo del 1566

S. giovanni in monte

Ricostruita alla fine del sec. XIII e ampliata nel 1440/42 con facciata del 1474 di tipo veneto-ferrarese (sul pronao aquila in cotto di N. dell'Arca).
Preziosi dipinti nell'interno gotico, tra cui "S.Francesco" del Guercino, la Vergine in trono" (1497) e la "Pala" dell'Altare Maggiore (1501) di L. Costa. Notevoli un crocefisso di A. Lombardi e il coro ligneo di P. Sacca (1527).
Di grande interesse i chiostri dell'attiguo ex convento

S. Maria annunziata

Costruita alla fine del sec. XV è preceduta da un agile porticato rinascimentale.

 
torri pendenti

torri pendenti bologna Sono considerate ovunque il simbolo della città: fra le poche rimaste delle duecento torri medioevali che svettavano sulla città (così si dice), sono l'ostentazione delle ricche famiglie gentilizie bolognesi.
La Torre degli Asinelli: è la più alta delle due (97.60 metri), risale alla prima metà del XII secolo, e fu eretta dal nonile cavaliere Gherardo degli Asinelli. Ha una pendenza verso ovest di 1.23 metri, con una scala lignea di 498 gradini si può raggiungere la vetta, dalla quale si gode uno splendido panorama: nelle giornate più limpide è possibile scorgere anche le Alpi, oltre ad avere una splendida visione della distesa dei rossi tetti della case e dei colli bolognesi, dominati dalla Chiesa di San Luca. torre asinelli e torre garisenda bologna
Nonostante i terremoti, i fulmini e i bombardamenti, la Torre degli Asinelli domina ancora la "sua" città. Sul lato che si affaccia sulla Via Rizzoli, contenuta in una nicchia, vi è una statua in macigno raffigurante l'Arcangelo San Michele, affinchè la proteggesse dai fulmini; risale al 1727.
La leggenda: come per moltissime opere che destano un grande stupore, anche la Torre degli Asinelli ha la sua leggenda. Si narra infatti che all'inizio del XII secolo vivesse a Bologna un ragazzo, il cui lavoro era il trasporto di sabbia e ghiaia dal Reno alla città; veniva soprannominato Asinelli, piochè il suo carro era trasportao da alcuni asini. Anche per questo ragazzo un giorno arrivò l'amore, vide una splendida ragazza affacciata alla finestra di un palazzo. Tale era il suo amore che le chiese di sposarlo, ma il ricco e nobile padre della fanciulla si oppose fortemente al matrimonio con un poverello, e per schernirlo gli disse:
- Potrai sposare mia figlia solo se riuscirai a costruire la torre più alta della città! -
Disperato per la sua sfortuna, il ragazzo continuò a lavorare, senza alcuna speranza di sposare la bella ragazza; ma un giorno, sul letto del fiume trovò alcune monete d'oro che brillavano sotto al sole, scavò, scavò, scavò e trovo un immenso tesoro! Corse subito a casa e ordinò ad un capomastro di costruirgli la torre più alta della città, e dopo nove anni questa opera era finita, e il giovane Asinelli potè sposare la bella ragazza che amava.
La Torre Garisenda: la sua costruzione si deve alla famiglia nobile dei Garisendi e risale alla fine del XI secolo. E' alta 48.16 metri ma è incompiuta, a causa del terreno cedevole infatti la torre si inclinò durante i lavori e per la sua eccessiva pendenza (lotre 3 metri verso Via San Vitale), si sospesero i lavori. Sulla base inferiore si può leggere una targa: " Qual pare a riguardar la Carisenda/ sotto 'l chinato, quando un nuvol vada/ sovr'essa sì, ched ella incontro penda;/ tal parve Anteo a me che stava a bada/ di vederlo chinare…" (Dante, Inferno)
Le altre Torri: si dice che un tempo a Bologna vi fossero circa duecento torri, fatte costruire dai nobili presso le loro abitazioni, come luogo di difesa, o attacco, durante le rivolte popolari. Purtoppo le lotte fra famiglie, i terremoti o la costruzione di edifici più moderni sono stati la causa della loro scomparsa. Ne rimangono comunque alcune ancora in piedi: la Torre Azzoguidi, in angolo fra Via Caduti di Cefalonia e Altabella, con i sui 61 metri di altezza, e la Torre Prendiparte, situata vicino al Palazzo Arcivescovile. E' alta 59 metri e ha una decorazione a riseghe vicino alla cima che le ha dato il nome di "Torre Coronata". Molto particolare è invece la Torre Galluzzi: è alta solo 30 metri, ma ha dei muri di oltre tre metri di spessore, l'unico modo per acceddervi è una finestra a circa metà altezza, i nobili della famiglia Galluzzi utilizzavano infatti dei ponit mobili in legno che la collegavano con le loro case; è situata dietro alla Chiesa di San Petronio.
Torre degli Asinelli:
orario: 9.00 - 18.00 estivo / 9.00 - 17.00 invernale (ora legale); ingresso: € 3.00
Torre Garisenda: non visitabile

Fontana del nettuno

fontana del nettuno (del gigante) bologna Chiamata dai bolognesi fontana del gigante, domina l'omonima Piazza del Nettuno, la quale si apre fra il Palazzo Comunale e il Palazzo Re Enzo. La fontana cinquecentesca fu disegnata da T. Laureti, mentre le statue che la ornano, Nettuno con il tridente, sirene e putti, sono opera del Giambologna (1566). Un tempo sorgevano ai quattro lati della fontane altrettante piccole fontanelle di acqua potabile, di cui una sola è oggi visibile (riposizionata pochi anni fa dopo un periodo di assenza). Sotto alla fontana si trovano le decine di rubinetti che regolano gli zampilli di acqua, ma non sono accessibili al pubblico.
Per assicurare una bella vista della fontana fu abbattuto un vicino isolato e la spesa fu ripartita tra le case e botteghe vicine con decreto del 21 gennaio 1565 e intimazione del 5 maggio 1565. Per proteggere la fontana nel 1604 fu costruita una cancellata e ai lati furono poste quattro vasche di marmo con maschera in bronzo da cui scaturiva l' acqua per i bisogni del popolo. Un bando del 17 giugno 1602 ed un bando del 3 ottobre 1605 proibirono che i venditori attorno ad essa impedissero la vista con panni e altre merci e vietarono gli usi impropri della fontana.

i portici

bologna portici I suoi quasi 40 chilometri di portici fanno di Bologna la città più “porticata” del mondo. La nascita dei portici non è precisa, ma ha avuto il suo massimo sviluppo nel Duecento, tanto che poi nel 1288, il comune di Bologna rese obbligatoria la costruzione del portico a chiunque costruisse, a ciascuno sul proprio fronte strada con spese di manutenzione a carico proprio, inoltre i portici dovevano avere l’altezza minima di 2,66 m per evitare che fossero un pericolo per i passanti.
bologna portici turismo viaggi vacanze soggiorniSeveri - di origine medievale, ad arco acuto - del Trecento e Quattrocento, esili - del Rinascimento, sino ai più moderni, sono veri e propri monumenti da vivere, come i bolognesi sanno bene. Tutto il centro di Bologna è incorniciato dai portici, riparo dalla calura in estate e dalla pioggia in inverno, e diventano un privilegiato luogo di incontro o momento di passeggio. Uno dei più suggestivi (il più lungo del mondo) è quello di San Luca, che collega la città, da porta Saragozza, con il santuario della Madonna di San Luca: tre chilometri e mezzo di salita con un panorama mozzafiato di Bologna che ripaga ampiamente della fatica! Più raffinato è il portico dei Servi, in Strada Maggiore, che orna la trecentesca Basilica di Santa Maria dei Servi, mentre al n. 19 si trova ancora intatto quello di Casa Isolani, esempio di abitazione duecentesca, con le tipiche “stilate” in legno. A Bologna i portici sono ovunque ed è sufficiente alzare gli occhi per scoprire fregi, capitelli, stemmi e decorazioni, testimonianze visibili della storia cittadina.

palazzo ghisilardi-fava

palazzo ghisilardi fava bologna Questo palazzo voluto da Bartolomeo Ghisilardi sullo scadere del secolo rappresenta il modello paradigmatico di residenza signorile del quattrocento bolognese. Il prospetto si imposta su un bel portico di sette arcate con capitelli a foglie uncinate di gusto gotico cui sono sovrapposti nel XVI secolo due ordini di finestre attribuiti stilisticamente ad Antonio Morandi detto il Terribilia. Nella definizione delle proporzioni è stato riscontrato il ricorso alla prassi medievale della 'triangolazione' ancora in uso presso i cantieri locali nonostante il lento affermarsi dei principi del rinascimento. Intorno alla metà del XVI secolo l'edificio viene acquisito dalla famiglia Fava e risulta compiuto certamente nel 1584 quando i Carracci, introdotti a Filippo Fava dal proprio sarto Antonio, padre di Agostino ed Annibale, decorano la celebre sala del piano nobile dell'adiacente palazzo Fava con il fregio dedicato al mito di Giasone. Nel sottosuolo del palazzo sono stati rinvenuti reperti archeologici di età romana (tra cui una strada in marmo) ed è tuttora visibile un tratto della cinta di mura in selenite della città altomedievale. Dal cortile interno si ammira la duecentesca torre dei Conoscenti. Il palazzo ospita il Museo Civico Medievale.

palazzo della mercanzia

palazzo della mercanzia bolognaIniziato nel 1382, su disegno di Antonio di Vincenzo, era la sede del Foro dei Mercanti, il tribunale preposto a giudicare le contese fra compratori e venditori.
Questo edificio medievale in pietra e marmo ha forme gotiche, un alto portico e un balconcino coperto da baldacchino con guglie a trafori.
Merli e bifore decorano il resto della facciata. Fra i due grandi archi ogivali del porticato vi è la statua dell Giustizia (con la bilancia e la spada).

palazzo santi-bevilacqua

palazzo santi bevilacqua bolognaLa realizzazione di questo splendido palazzo su via D'Azeglio è commissionata tra 1477 e 1482 dal giurista Niccolò Sanuti e dalla consorte Nicolosia (amante di Sante Bentivoglio) ad un architetto e a maestranze forse toscane o ferraresi. Di certo pur trattandosi di una delle principali emergenze monumentali cittadine, non esemplifica in alcun modo l'architettura locale degli stessi anni, che si attardava su procedimenti costruttivi medievali e su rimandi gotici. Tipicamente non bolognesi risultano numerose scelte stilistiche come l'assenza del portico e l'uso del bugnato a spigolo smussato affine a palazzo dei Diamanti a Ferrara di Biagio Rossetti. L'uso della pietra grigia di Porretta è collegata invece al feudo dei Sanuti a Porretta. Dall'ingresso si intravede un incantevole cortile a due loggiati sovrapposti in cui operarono per il rilievo scultoreo Tommaso Filippo da Varignana e per i decori in cotto Sperandio da Mantova. Consistenti sono stati gli interventi di restauro condotti all'inizio del XX secolo da Alfonso Rubbiani e A. Casanova che ripristina peraltro il fregio dipinto nel loggiato superiore. In facciata i bassorilievi sono probabilmente opera di Francesco di Simone da Fiesole. L'importanza di questa dimora nobiliare è confermata dalla scelta di papa Paolo III nel 1547 di trasferirvi alcune sedute del Concilio di Trento.

palazzo d'accursio (palazzo comunale)

palazzo d'accursio palazzo comunale bolognaQuesto imponente quadrilatero fortificato che si affaccia sulla Piazza Maggiore presenta già in facciata i segni dei differenti stili che ne hanno caratterizzato l'evoluzione. Il nucleo più antico sull'estrema sinistra è costituito dal cosiddetto Palazzo della Biada o d'Accursio celebre commentatore del diritto romano la cui dimora fu acquisita dal Comune nel 1293 ed utilizzata inizialmente come granaio. Intorno alla metà del XV secolo i Visconti iniziarono a trasformare il palazzo in una fortezza con fossato, ponte levatoio e muro a scarpa. Al 1425 e precisamente alla progettazione di Fioravante Fioravanti risale invece la costruzione della porzione della facciata in stile gotico fiammeggiante (con caratteristiche bifore in marmo e terracotta) posta sulla destra del portale cinquecentesco sovrastato dalla statua bronzea di papa Gregorio XIII di A. Menganti. All'interno del complesso si possono visitare, salendo la cinquecentesca scala cordonata attribuita tradizionalmente al Bramante ed in origine concepita per l'ascesa trionfale a cavallo dei rappresentanti del governo cittadino, una successione di sale-loggia e di cappelle.
Sala d'Ercole così denominata per la presenza di una statua dell'eroe mitologico in terracotta di Alfonso Lombardi (1518). Si segnala inoltre un affresco di F. Francia con la Madonna del terremoto (1505)
Sala del Senato ora Sala del Consiglio Comunale affrescata da Angelo Michele Colonna con scene e figure allegoriche delle glorie di Bologna (1690)
Sala Regia poi Farnese decorata da artisti della scuola dell'Albani nella seconda metà del '600 con episodi salienti della storia della città
Cappella del Legato o Farnese in cui sono visibili i resti degli affreschi di Prospero Fontana con scene di vita mariana (1562)
Agli interventi dei secoli successivi risalgono alcune sale del palazzo.
Al primo piano la Sala Rossa così denominata per il rivestimento tappezzeria in damasco rosso e già adibita alla celebrazione dei matrimoni civili, è decorata nel soffitto da L. Busi e L. Samoggia nella seconda metà del XIX secolo.
Al secondo piano, all'interno dell'appartamento invernale dei cardinali legati, oggi sede delle Collezioni Comunali d'arte, è visitabile la Sala Urbana. Dedicata nel 1630 al papa Urbano VIII presenta alle pareti una galleria di stemmi dei legati, vicelegati e governatori che si sono succeduti a Bologna tra 1327 e 1744.
In corrispondenza di piazza Nettuno è posto invece l'accesso della Sala Borsa che sorge nell'area occupata dall'orto botanico o giardino dei semplici creato nel 1568 da Ulisse Aldrovandi proprio in adiacenza all'appartamento estivo del cardinale legato. Dopo svariate destinazioni d'uso nel 1883 - 86 viene trasformata in sala borsa con la realizzazione di un padiglione in ghisa e vetro poi innalzato di un secondo piano nel secolo seguente. Dal dicembre 2001 ospita la civica Biblioteca Multimediale.
L'ultimo piano del palazzo ospita oggi due musei civici: Collezioni Comunali d'Arte e Museo Morandi
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palazzo del podesta'

palazzo del podesta' bolognaFu la prima sede del governo cittadino esercitato appunto dal Podestà e dai suoi giudici e ufficiali. L'assetto originario non era molto differente da quello odierno: sotto le volte del portico e tutt'intorno si succedevano le animate botteghe di merciai, fruttivendoli e artigiani, mentre sotto le scale di accesso al primo piano i notai stipulavano atti e contratti. Fin dall'inizio disponeva di una torre campanaria detta dell'arengo per chiamare a raccolta i cittadini in caso di eventi straordinari (assemblee, guerre..). Originariamente doveva però trattarsi di una costruzione lignea che fu sostituita nel 1259 dall'odierna torre quadrangolare in cotto realizzata da Alberto di S. Pietro, l'architetto che aveva già realizzato la torre della cattedrale S. Pietro appunto. I quattro pilastri angolari che sostengono la torre formano una volta a crociera detto 'Voltone del Podestà' in cui nel 1525 furono poste le statue in terracotta dei santi protettori della città plasmate da Alfonso Lombardi: S. Petronio, S. Procolo, S. Domenico e S. Francesco. Un particolare effetto acustico consente ai visitatori di parlarsi sommessamente dagli angoli opposti del voltone. Su un modello di Aristotile Fioravanti, che nel 1453 collocò l'attuale campana, la facciata romanica venne rinnovata in forme rinascimentali per volontà del signore della città, Giovanni II Bentivoglio. La ristrutturazione avviata tra 1484-94 con la collaborazione di Marsilio Infrangipani per la parte decorativa in bugnato rimane però incompiuta. Al piano nobile l'ampio salone del podestà già utilizzato come teatro pubblico tra XVI e XVIII secolo e quindi sala per il gioco del pallone fu affrescato nel primo decennio del XX secolo da Adolfo De Carolis e allievi con episodi celebri della storia di Bologna
Visitabile solo in occasione di mostre ed eventi

palazzo magnani

palazzo magnani bolognaSuperbo palazzo eretto nell'antica Strà S. Donato che documenta l'affermazione sociale della famiglia Magnani presente a Bologna fin dal XIII secolo. Il cognome rievoca l'originaria professione di 'magnano', ovvero di fabbro, ben presto sostituita dalle ben più redditizie attività bancarie che condussero la famiglia alla dignità senatoria e ad importanti cariche politiche.
Su un porticato di cinque arcate sorrette da pilastri in bugnato si eleva un ordine gigante di paraste composite che inquadrano le finestre balconate del piano nobile e le semplici luci quadrangolari del terzo piano. Il prospetto tardo rinascimentale, che rievoca il palazzo Ruini del Palladio, si attribuisce all'architetto Domenico Tibaldi e sarà ripreso più tardi nei palazzi Zani e Dall'Armi su disegno di Floriano Ambrosini. Il cantiere apre nel 1577 e intorno al 1590, in occasione della nomina a senatore di Lorenzo Magnani, i Carracci eseguono nella sala senatoria il magnifico fregio con le Storie della fondazione di Roma. Dopo la decorazione di palazzo Fava, questa è la seconda e più matura impresa collettiva dei pittori in città e precede capolavori romani quali la galleria di Palazzo Farnese. Allo stesso Ambrosini, che completa il palazzo dopo la scomparsa del Tibaldi nel 1583, si deve la paternità del camino monumentale della stessa sala sovrastato dall'affresco di Annibale Carracci raffigurante i Ludi Lupercali. Alle due estremità le figure di Marte e Minerva modellate in stucco da Gabriele Fiorini. In alcuni ambienti del piano terreno adiacenti il loggiato è stata allestita la Collezione d'arte antica e moderna Rolo Banca 1473 che annovera capolavori databili tra XVI e XX secolo (tra cui D. Dossi, L. Carracci, Guercino, G. M. Crespi, G. Morandi).
Un fastoso scudo araldico dei Malvezzi Campeggi cui appartenne l'edificio nell'800 campeggia sulla sommità della facciata.
visitabile: Sale degli Affreschi
orario: lun. - ven. 10.00 - 11.00 su appuntamento
ingresso: libero
Telefono: 051 2962508
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casa di carducci

casa di carducci a bolognaSituato nello spalto dell'antica cinta muraria fra la porta Maggiore e la porta Santo Stefano, l'edificio di Casa Carducci risale al XVI e attesta una storia più che bisecolare di luogo di culto. L'opera di restauro conservativo eseguita negli anni 1987-1988 dal Servizio di Edilizia Storico-Monumentale del Comune di Bologna ne ha messo in luce, infatti, il primitivo assetto di chiesa, dimora ed oratorio della Confraternita di Santa Maria della Pietà, detta del "Piombo" in onore di un'immagine della Pietà incisa su una lastra di piombo rinvenuta sul luogo il 12 giugno 1502. Il portico, a colonne binate, fu eretto nel 1611 e chiuso nel 1871. La Chiesa e l'adiacente oratorio, più volte rimaneggiati ed ingranditi nel corso degli anni, ebbero vita fino al 1798, quando in seguito alla soppressione della confraternita, i locali ad essi adibiti furono venduti dal governo repubblicano a privati che li trasformarono in civili abitazioni. Vi abitò, dal 1890 al 1907 (anno della sua morte), Giosuè Carducci che si era stabilito a Bologna poiché chiamato dal Ministro dell'Istruzione a ricoprire la cattedra di eloquenza Italiana dell'Università. Nel 1906 la Regina Margherita di Savoia acquistò dai proprietari non solo l'appartamento occupato dal Carducci (al secondo piano dell'edificio), ma l'intero villino denominato del "Piombo" (con annesso giardino), dopo avere acquistato nel 1902 la biblioteca e l'archivio dello scrittore, allo scopo di evitare qualunque pericolo di dispersione e divisione della libreria del grande Poeta e delle preziose raccolte dei suoi autografi e carteggi. Il 22 febbraio 1907 la casa-biblioteca venne donata al Comune di Bologna, che si impegnava a conservarla perpetuamente, garantendone nel contempo la pubblica utilità. Al piano superiore dell'edificio si trova la Biblioteca e Museo di Casa Carducci,, mentre al piano terra, dal 1990 la sezione espositiva del Museo Civico del Risorgimento. Adiacente all'edificio si trova il Giardino Memoriale G. Carducci dove spicca il grandioso "Monumento Carducci" in marmo di Carrara compiuto da Leonardo Bistolfi nel 1928.
Al primo piano si trovano le memorie e l'appartamento, rimasto pressoché intatto, del poeta. Numerosi particolari e curiosità ricreano l'atmosfera dell'abitazione borghese di fine ottocento: i soffitti dipinti con motivi floreali, i pavimenti alla veneziana, le carte da parati decorate a mano, i baldacchini degli usci, le stores, la rete dei campanelli muniti di tiranti, i caminetti in ceramica ed in terracotta sostituiti, nel 1906, da uno dei primi impianti di termosifone. Nella camera da letto di Carducci, un piccolo lavandino di granito in funzione solo dal 1901; nella sala da pranzo, sull'elegante tavolo tondo circondato da sedie Vienna intrecciate in canna d'India, la lumiera, che prima di conoscere la luce elettrica, andò, via a via, a petrolio ed a gas. Sono inoltre presenti i ritratti dei grandi cari allo scrittore e dei protagonisti della vicenda culturale e politica dell'Ottocento con cui egli intrattenne rapporti di scrittura e amicizia. Notevoli gli esempi di iconografia carducciana (busti e ritratti, fotografie). Colpiscono l'attenzione del visitatore alcuni cimeli come, nella sala da pranzo, il grande orologio fermo sull'ora della morte dello scrittore o, nello studio, il frammento incorniciato della tunica di Petrarca e, dietro lo scrittoio in stile "Impero", la famosa poltrona che accolse Garibaldi nella convalescenza dopo la ferita d'Aspromonte. La libreria comprende circa 40.000 testi, fra volumi, opuscoli, estratti, fascicoli di periodici, ritagli, documenti, e stampa di varia tipologia, dal Carducci stesso meticolosamente censiti, catalogati e ordinati in sobrie scansie in abete e noce che occupano sei sale dell'appartamento; il ricco epistolario carducciano; 16.000 volumi di letteratura carducciana; autografi e fotografie.
ORARIO DI APERTURA da martedì a domenica: 9.00 - 13.00
giovedì: 9.00 - 17.00
CHIUSURA SETTIMANALE lunedì e festivi infrasettimanali, dal 2 al 23 agosto
intero Euro 2.58
ridotto Euro 1.25 Giovani tra i 15 e i 18 anni, visitatori con età superiore ai 60 anni, gruppi di studenti e relativi accompagnatori, studenti universitari
gratuità visitatori fino ai 14 anni compresi

palazzo marescalchi

Eretto fra il sec. XVI e il XVII con fronte del 1613 di Floriano Ambrosini. Nello sfarzoso salone d'onore pregevoli dipinti di Pellegrino Tibaldi, di Guido Reni, di A. Tiarini e altri maestri. Bel vestibolo affrescato e elegante sala ovale decorata da Felice Giani

palazzo fantuzzi

Iniziato nel 1517 e compiuto nella seconda meta' del sec. XVI. Ai lavori presero parte il Formigine e B. Triachini. All'interno opere del Colonna, dei Bibiena e di G. Pizzoli. Grandioso scalone di Paolo Canali (1680).

palazzina della viola

Fatta costruire alla fine del sec. XV da Giovanni II Bentivoglio come luogo di delizia. Caratteristica la fronte a duplice loggiato e degni di nota i cicli di affreschi cinquecenteschi all'interno

palazzo davia-bargellini

La nobile dimora di Camillo Bargellini si impone all'attenzione del passante per l'assenza del portico e per il caratteristico portale - unico del suo genere in città - fiancheggiato da due telamoni in macigno, opera di G. Brunelli e di F. Angelini, in atto di sostenere il balcone sovrastante. Progettato da Bartolomeo Provaglia nel 1638 fu costruito in circa venti anni mentre lo scalone d'onore decorato in stucco da G. Borrelli è il risultato della messa in opera di differenti progetti (Torreggiani, Dotti e Conti) a partire dal 1730. Nel 1839 il palazzo passo di proprietà alla famiglia Davia e dal 1924 ospita il Museo Davia Bargellini

palazzo arcivescovile

Il grandioso portico, il primo in muratura e il più alto della città, venne innalzato all'inizio del sec. XIII. La fronte del palazzo, all'interno del cortile, è opera di Domenico Tibaldi che la realizzò nel 1575

 
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