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 Caserta e la reggia  |
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La reggia - informazioni generali |
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Immerso in uno spettacolare e scenografico parco, si erge il sontuoso palazzo reale di Caserta, maestosa costruzione portata a termine nel 1774, sotto la direzione di Luigi Vanvitelli, geniale ideatore del progetto, cui subentro', dopo la morte, il figlio Carlo. Il palazzo, voluto da Carlo III di Borbone, pronipote di Luigi XIV, il re sole, per rivaleggiare con lo splendore di Versailles, ricopre un'area di oltre 45.000 mq. ed e' dotato di 1200 stanze, 2000 finestre, e 34 scale, tra le quali l'imponente scalone d'onore, costituito da 116 gradini marmorei. La struttura, di pianta rettangolare e con una studiata visione prospettica, si articola in 5 piani, per un'altezza di 36 m., e si sviluppa intorno a quattro cortili; il fronte esterno - costituito da un basamento bugnato, da due piani con finestre a timpani curvi e triangolari e da un attico sovrastato da cornicione e balaustra - presenta gli avancorpi centrale e laterali ornati da semicolonne e lesene scanalate; quello interno e' ancor piu' ricco ed elegante. Dall'atrio ai vestiboli, dalla cappella palatina ai regali appartamenti e' tutto un tripudio di stile e di solennita' con statue settecentesche, antiche sculture, molte delle quali provenienti dagli scavi di Ercolano e Pompei, dipinti, arredi e mobili sette-ottocenteschi che fanno bella mostra di se' in ogni angolo. E a completare l'incanto di una delle piu' grandi e sfarzose residenze reali d'Europa, vi sono la biblioteca, con piu' di 10.000 volumi, la sala che accoglie il settecentesco presepe napoletano, con oltre 1.200 statuine, la ricchissima pinacoteca, il Museo dell'Opera e lo straordinario teatrino di corte, opera ingegnosa del Vanvitelli, con cinque ordini di palchi e palcoscenico aperto verso il magnifico giardino, che fungeva quindi da pittoresco sfondo scenografico.
Lunedì chiusura totale del complesso monumentale
Parco Reale 8,30 - 14,30
Appartamenti storici 8,30 - 19,30
Giardino inglese 9,30 - 13,30 con visita guidata |
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Nel 1750 Carlo di Borbone, re delle Due Sicilie, acquista dagli eredi della famiglia Acquaviva il territorio pianeggiante, ai piedi dei Monti Tifatini, dove si trovavano un piccolo villaggio ed una torre piramidale. Il costo fu di 489.343 ducati, ma la spesa venne ritenuta necessaria per la realizzazione di un progetto che da tempo il sovrano accarezzava, cioè la riorganizzazione militare ed amministrativa del regno. Una iniziativa che non voleva limitarsi ad edificare una reggia che competesse con quella di Versailles, ma che puntava a dare al regno una nuova capitale, lontana dal mare e dalle minacce che da questo potevano venire. Per questo progetto così costoso e ambizioso, fu necessario assumere un architetto all'altezza del compito.
La Reggia di Caserta fu progettata dall'architetto Luigi Vanvitelli, incaricato da Carlo III di Borbone, di realizzare una costruzione monumentale.
La pianta del palazzo è rettangolare, con i lati di 247 e 190 metri, un perimetro di 874 metri, un'altezza di 41 metri. L'area interna è divisa in quattro cortili e con due corpi che si intersecano ad angolo retto. Ognuno dei quattro cortili ha gli angoli smussati da un taglio a 45 gradi, accorgimento che contribuisce ad evitare le rozze squadrature che sarebbero state inevitabili per la mole dell'edificio. Vanvitelli progettò l'accesso da Napoli monumentale e maestoso, con un grande vialone che si innesta su un doppio emiciclo che forma una grande piazza, e dal quale si scorge, fin da lontano, la facciata.
La facciata del Palazzo è composta da un basamento a bugnato e da un maestoso ordine composito cui fa da chiusura, in alto, un attico realizzato alla maniera classica, aperto in piccole finestre e coperto da un cornicione sormontato da una balaustra. Ai due angoli e nella parte centrale, la facciata viene leggermente più avanti, evidenziando l'ingresso principale e le due estremità del fabbricato. Il movimento ad arco della porta centrale è ripetuto nella parte superiore da una nicchia aperta tra finestre con timpani triangolari e coppie di colonne scanalate.
Il Palazzo Reale comprende 1.200 stanze con 1.742 finestre. Oltre agli alloggi reali, vi erano gli alloggiamenti della truppa, gli uffici amministrativi, la cappella, il Teatro. Dall'atrio si entra nelle stanze reali che si suddividono in appartamento vecchio (fine XVIII sec) e nuovo (inizio XIX sec). Dalle prime sale degli Alabardieri e delle Guardie del Corpo si giunge nel salone di Alessandro e quindi alla Sala del trono ed ad una serie di salotti e di stanze arredate da mobili in stile impero. Nell'ala settecentesca si susseguono sale di ricevimento con affreschi, salotti e boudoir riccamente decorati.
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Lo scalone: noto anche come Scalone d'Onore, immette nel Vestibolo, negli Appartamenti Reali e nella Cappella Reale. E' una grande rampa centrale che si sdoppia successivamente in due elementi paralleli, con 116 gradini di un unico blocco di lumachella di Trapani. Concepito e realizzato come spazio culminante di tutto l'edificio, presenta una graduale successione di tre diverse visuali, per ciascuna delle quali è prevista una conclusione prospettica. Al termine della rampa centrale si accede al primo pianerottolo, dove iniziano le rampe parallele custodite da due splendidi leoni in marmo bianco. |
Tra le tante stanze una delle più belle è la Sala di Alessandro, che deve il suo nome all'affresco sulla volta raffigurante Le Nozze di Alessandro Magno e Roxane. Fu Carlo Vanvitelli, per volere del sovrano, a incaricare delle decorazioni della sala, il pittore Mariano Rossi che riprese l'iconografia della Reggia dipingendo un'allegoria che celebrasse la gloria e fasti dei Borbone. Il pavimento in marmo riprende l'originaria decorazione realizzata su cotto. Le due poltrone con pomelli di avorio e poggiapiedi, poste accanto al monumentale orologio napoletano in stile impero, furono adoperate da Gioacchino Murat e da sua moglie Carolina Bonaparte. |
La sala del trono: è la più ampia del piano, ha il pavimento a disegni geometrici e rosoni in ottagoni, con le decorazioni in stucco dorato che risaltano sul rosso vivo delle due enormi passatoie poste sotto la pareti. Alla base delle decorazioni vi sono stemmi e nomi delle 12 Province del Regno, mentre sui cornicioni vi sono 46 medaglioni raffiguranti i Re di Napoli. La volta, illuminata da finestre semicircolari, è a botte affrescata da Gennaro Maldarelli, con La cerimonia della posa della prima pietra della Reggia. Sul fondo, sotto un altorilievo dorato, si trova il Trono, posto su un basamento in legno intagliato, con braccioli a forma di leoni alati. |
Il teatro di Corte: Il progetto originario di Vanvitelli prevedeva un grande Teatro pubblico da realizzare nel Parco. Re Carlo, però, voleva che il Teatro si trovasse all'interno del palazzo, e l'architetto dovette rinunziare alla propria idea, ripiegando sull'attuale collocazione. La struttura ha una forma a ferro di cavallo e dispone di 41 palchi disposti su cinque ordini. La volta è retta da dodici colonne di alabastro, in stile corinzio, che poggiano su pietra rosa. La volta è affrescata con l'allegoria di Apollo (Ferdinando IV) che calpesta il Pitone (il Vizio) dovuta a Crescenzo Gamba. Un portone, che può essere sfruttato come scenario naturale, chiude il fondo del palcoscenico. |
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Il Parco della Reggia è articolato in tre aree. La prima, posta dietro al palazzo, è destinata al parterre, diventato poi un semplice prato verde inciso dai bianchi viali rettilinei, e comprende a sinistra il bosco vecchio, così chiamato perché preesistente alla costruzione della Reggia, e a destra le praterie circondate da spalliere erboree. La seconda, che sale fino ai piedi della cascata dove si alza il colle di Briano, è costituita dalle fontane, realizzate sotto la direzione di Carlo Vanvitelli. La terza area, che non faceva parte del progetto iniziale, è quella riguardante il Giardino Inglese. Nelle intenzioni di Vanvitelli, il Parco della Reggia doveva avere la stessa imponenza del Palazzo. L'architetto progettò dunque un viale, che dalla Reggia alla cascata misurava tre chilometri, fiancheggiato da lecci, con vaste praterie circondate da boschetti, parterre e piante di varie essenze che disegnavano aiuole squadrate e specchi d'acqua.
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| La prima fontana che si incontra imboccando il Parco è quella di Margherita che segna il punto d'inizio del vialone centrale e il punto da cui si dipartono i viali che si addentrano nel bosco. La fontana è molto semplice essendo decorata solo dalla scultura di un cesto e dal una serie di erme che la circondano. Segue la Fontana dei Delfini dove un massa d'acqua compone un laghetto circolare, ornato dalla scultura di Gaetano Salomone, composta due delfini che fiancheggiano un mostro con testa e corpo di delfino e braccia e artigli. |
La Fontana di Eolo: La vasca è lunga 42,35 metri, larga 34,65 metri e profonda 3 metri, con un volume di 32.000 metri cubi d'acqua. Un passaggio intorno all'emiciclo consente di entrare nella Grotta del Dio dei Venti, tra archi e porte posti dietro la cascata d'acqua. I rilievi della facciata raffigurano Lo sposalizio di Tetide e Peleo, Il Giudizio di Paride, Giove e le tre Dee, Lo sposalizio di Paride. Sulla balaustra sono scolpiti schiavi, alcuni dei quali lottano sotto il peso di massicce conchiglie. Al centro vi sono statue di ninfe e di giovani. E' l'unica fontana del Parco incompleta, poichè non fu mai collocato il colossale gruppo di Eolo e Giunone. |
La Fontana di Cerere: E'composta da sei vasche, disposte su piani diversi per consentire la cascata d'acqua ed i suggestivi effetti che questa crea. In testa alla vasca c'è la Zampilliera di Gaetano Salomone, con delfini e tritoni che lanciano potenti getti, Nereidi che soffiano nelle bùccine, le statue dei fiumi Simeto e Oreto e la Dea Cerere, circondata da Ninfe, con un medaglione di Trinacria nelle mani. Probabilmente la grande quantità d'acqua del Parco ha condizionato i progettisti, i fontanieri e gli scultori, nella realizzazione di molte raffigurazioni, sia zoologiche che mitologiche, col compito di versare acqua. |
La Fontana di Venere e Adone: Fu realizzata da Gaetano Salomone su un lungo prato dove dodici piccole cascate formano altrettanti laghetti. Come tutte le altre fontane è ispirata alla mitologia, in questo caso al mito dell'amore di Venere e Adone. La dea, inginocchiata, prende la mano di Adone per dissuaderlo dall'andare a caccia, perché sa che cosi facendo troverà la morte, mentre Adone, ignaro di quanto gli accadrà, la rassicura. Intorno alla coppia Ninfe e putti partecipano all'angoscia della dea, mentre in basso si trova l'aggressivo cinghiale che ucciderà Adone, personificazione, secondo il mito, di un Dio geloso, Marte o Vulcano. Viene creata, così, un'atmosfera drammatica appena smorzata dall'acqua. |
La Fontana di Diana e Atteone: Dopo la fontana di Venere i viali si allargano e si congiungono al piazzale di fronte a una vasca dove l'acqua cade da un'altezza di ottantadue metri. Il piazzale è cinto da una balaustra su cui sono poste statue di cacciatori e di cacciatrici con frecce, archi e faretre, che introducono il tema dell'ultima fontana. Diana, circondata dalle sue ninfe, è sorpresa mentre fa il bagno nel bosco dal cacciatore Atteone. Offesa, la dea lo trasforma in cervo per farlo assalire e divorare dai suoi stessi cani. Le figure, ricche di espressività e quasi naturali negli atteggiamenti, furono scolpite da vari artisti, tra cui Tommaso Solari e Angelo Brunelli. |
La Peschiera Grande e la Peschiera Vecchia: La Peschiera Grande, un lago lungo quasi mezzo chilometro, veniva utilizzato dal sovrano per simulare, tra la folla di cortigiani, nobili e dignitari, battaglie navali e arrembaggi. La sua funzione, però, non era solo decorativa, perchè la vasca serviva anche per fornire di pesce le reali cucine. La vasca è chiamata anche lo Specchio forse perchè nelle sue acque si riflette il verde del parco. La Peschiera Vecchia si trova invece nel Bosco Vecchio e fu realizzata nel 1769 da Francesco Collecini, seguendo un progetto di Vanvitelli. Lunga 270 metri, ha al centro un'isoletta folta di vegetazione che veniva raggiunta in barca dalla famiglia reale nelle giornate di caldo. |
Il Giardino Inglese: Voluto da Maria Carolina d'Austria, moglie di Ferdinando IV, fu progettato e realizzato da Andrea Gràfer, un botanico paesaggista inglese. E' composto da 30 ettari di terreno con intricati sentieri che conducono a zone di verde con cipressi, salici, magnolie, pini e piante grasse e acquatiche. La competenza botanica di Gràfer e la ferma volontà della regina fecero sì che il Giardino si arricchisse di piante d'ogni genere, fra cui bellissimi cedri del Libano e la camelia
importata dal Giappone, e prendesse il nome di Giardino Botanico della Real Casa, rompendo con la tradizione del giardino all'italiana. |
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