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 Cosenza  |
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Cosenza è situata in una cornice di colli nella valle del Crati alla confluenza del Busento, il quale divide la parte moderna della città da quella antica che sorge sulle pendici del colle Pancrazio. Le stagioni ideali per visitare la città sono l'autunno e l'inverno per la neve e l'estate per la freschezza e i colori degli ampi paesaggi. |
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Il Duomo fu costruito in forme romaniche verso la metà del sec.XII° e in parte rifatto dopo il 1184, in seguito ai danni di un disastroso terremoto.
Nella prima metà del secolo successivo fu completamente rinnovato nel transetto e nella decorazione plastica della facciata, secondo i modelli cistercensi e florensi rielaborati alla Sambucina e a S.Maria della Matina. La ricostruzione fu comunque lenta e si completò solo nel 1222, anno in cui fu consacrata alla presenza dell'lmperatore Federico II di Svevia il giorno 30 gennaio.
A partire dal 1748 iniziarono nuove trasformazioni che portarono la chiesa ad essere ricoperta da una sovrastruttura barocca e che, oltre a cancellare le linee originarie, provocarono anche la dispersione di numerose opere d'arte.
La prima cappella, è dedicata alla Madonna del Pilerio che, come riporta la tradizione, salvò i consentini dalla terribile pestilenza del 1602 e dal terremoto del 1783. Sopra l'altare barocco, composto da marmi policromi, è collocato il quadro della Vergine del Pilerio, che reca una macchia sulla guancia, segno che la Vergine attrasse su se stessa il morbo liberandone i suoi devoti. Dal punto di vista artistico, il dipinto, dopo il suo restauro, è risultato uno splendido originale della fine del 1200.
Nella parete di sinistra, Lo sposalizio della Vergine di Giambattista Santoro. Di fronte, tela di omonimo soggetto. Più avanti la Cappella dell'arciconfraternita Orazione e Morte con un bell'altare barocco in marmi policromi e con una pala d'altare raffigurante La Madonna delle Grazie datata 1770; sul soffitto un dipinto ispirato ai Fratelli Maccabei, sulla volta dell'abside La Pietà; alle pareti, dipinti dedicati a Tobia e ai miracoli di San Raffaele Arcangelo. Del '700, sono gli stalli lignei intarsiati.
Di fronte è posta la Cappella dell'Assunta con la statua lignea omonima opera di G.Castelli nel 1781. Poco più avanti, la Madonna del Rosario di Rocco Ferrari da Montalto e poi gli affreschi che adornano la parte absidale (l'Assunta e i 12 Apostoli) di Domenico Morelli e Paolo Vetri (1899). Nell'altra absidiola troviamo la Sacra Famiglia sempre di Rocco Ferrari mentre è senzaltro interessante notare ancora un crocifisso dipinto del '400.
Nel transetto sinistro si trova la tomba di Isabella d'Aragona, moglie di Filippo III l'Ardito re di Francia, morta a Cosenza nel 1271 per una caduta nel F.Savuto, mentre tornava dall'Oriente attraverso la Calabria. L'opera, di artista francese, è a forma di trifora gotica trilobata, con quadrifoglio nell'alto, comprendente la Madonna col Bambino e due personaggi oranti (il re e la regina defunta).
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Il castello svevo, il cui nucleo originario, risalente al X secolo a.C., si deve ai bizantini in difesa delle continue incursioni saracene, fu ristrutturato per la prima volta in epoca normanna per volere di Federico II. Di pianta rettangolare, con possenti torri angolari, il castello, in età angioina, divenne residenza reale e fu modificato con l'aggiunta di un altro piano e di una cappella. Danneggiato da ripetuti terremoti, nel secolo XVII, l'edificio venne utilizzato come seminario, mentre i Borboni ne fecero una prigione. Recentemente restaurato, presenta ben conservati la torre ottagonale di epoca sveva, gli stemmi di età angioina e le segrete. Il castello, che sorge sul colle Pancrazio a dominio dell'intera città di Cosenza, offre un incantevole panorama che spazia sulla valle del Crati e sulle pendici della Sila.
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Costituito dal convento dei frati Minori e dalla chiesa, fu fondato nel 1217 dal beato Pietro Cathin, seguace di S.Francesco di Assisi; a causa dei frequenti terremoti e soprattutto per i bombardamenti del 1943, il monastero fu in larga parte distrutto. Il complesso è stato comunque recentemente oggetto di restauri. La chiesa, che originariamente era ad aula unica posta perpendicolarmente a quella attuale, fu trasformata nelle attuali forme barocche intorno al 1657; la facciata venne invece rifatta solo dopo il terremoto del 1854. L'interno, a croce latina, a tre navate divise da colonne (occorre tener presente che l'antica chiesa duecentesca era presso a poco costituita dal transetto attuale) ha un grandioso altare maggiore ligneo settecentesco.
All'interno della chiesa, tra le opere di notevole valore artistico presenti insieme agli elementi architettonici di pregio, isolate testimonianze di quanto resta delle forme originali, occorre anche segnalare nella navata sinistra, al 1° altare Crocifisso ligneo del XVIII° secolo, al 2° altare la statua marmorea Madonna col Bambino della fine del XVI secolo, nell'abside Perdono di Assisi , tela di Daniele Russo (1618), nella cimasa Crocifisso dello stesso autore, in una nicchia, Immacolata, scultura lignea del ‘700. Da due ingressi ai lati dell'altare si passa in un ambiente del secolo XIII°, già abside originaria; vi si conservano un coro ligneo del 1505, busti lignei, tele, un grande Crocifisso ligneo del secolo XV° e, in un sarcofago ligneo del 1619, il corpo del beato Giovanni da Castrovillari.
Anche l'attigua sagrestia, con soffitto ligneo dipinto e le pareti con affreschi dei primi del ‘400, è ricca di notevoli opere d'arte tra le quali rileviamo la tela di S.Francesco di Paola all'interno di un arco di pietra, armadi lignei con episodi della Passione e figure di santi e frati francescani, lo stipo delle reliquie in legno scolpito del secolo XVI contenente argenterie del ‘700.
Nella navata destra, in corrispondenza della 3° campata, è presente la lapide del 1641 della famiglia Parise, mentre nell'ultima campata troviamo la Cappella di S.Caterina, riccamente decorata con intagli lignei dorati, con lapide del 1630 sul pavimento, la tela del ‘600 , Martirio di S.Caterina, le piccole sculture lignee raffiguranti S.Agnese e S. Lucia e quella di maggiori dimensioni raffigurante S.Caterina d'Alessandria. Sulle pareti della navata sono presenti sei tele con scene della vita di S.Caterina di Willem Borremans (1705) mentre sul soffitto ligneo intagliato un dipinto con S.Chiara.
Il convento è attualmente sede di un importante raccolta di opere d'arte e del Laboratorio di Conservazione della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Artistici e Storici della Calabria.
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La Chiesa di San Francesco di Paola, ubicata sulla riva destra del Crati, fu costruita con l'annesso convento a partire dal 1510 sul luogo di una precedente chiesetta dedicata a Santa Maria di Loreto. L'edificio originario nell'anno 1720 fu trasformato su disegno del napoletano Giovanni Calì. Nell'interno, a una navata, è ubicato vicino all'ingresso il grandioso sepolcro marmoreo di Ottavio Cesare Gaeta, datato 1593: al di sopra dell'urna, entro una nicchia, è collocata la statua di un guerriero mentre alle basi delle paraste è visibile lo stemma della famiglia Gaeta.
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La chiesa di San Domenico, fu fondata con l'annesso convento nel 1448, ad opera dei principi Sanseverino di Bisignano e rinnovata nel secolo XVIII.
Spicca in alto la bella cupola barocca, che fu rivestita di rame dopo l’ultima guerra. L'interno, gotico all'origine, nel '700 fu completamente trasformato e presenta sfarzose decorazioni a stucco. L'antico coro, separato nel '700 dalla navata, da cui vennero eliminate le cappelle, lascia intravedere i caratteri gotici .
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