Il “Museo Trevigiano” avviato da Luigi Bailo fino dal 1879, anno di trasferimento della Biblioteca comunale nella sede di Borgo Cavour, ebbe funzione, agli inizi di salvaguardia e conservazione : vi affluiranno infatti “pietre storiche”, lapidi, affreschi staccati prodigiosamente salvati da demolizioni e dispersioni. Ben presto tuttavia, attraverso acquisti oculati finanziati con fondi Comunali e Provinciali, Luigi Bailo iniziò una vera e propria collezione di arti applicate. Le ragioni che spinsero l’abate Bailo a raccogliere con impegno e tenacia oggetti così particolari sono molteplici; aveva egli innanzitutto l’esempio di collezionisti privati in primis coloro che avevano arricchito con lasciti e legati la Pinacoteca comunale : nella collezione Sernagiotto che aveva portato all’istituto numerosi dipinti, alcuni dei quali di altissimo livello (Lotto, Guardi, Tiepolo), vi erano mobili e ceramiche; ma ceramiche, chiavi e oggetti in ferro erano giunte fin dal 1879 da Antonietta Giacomelli Rosmini. Inoltre seguiva l’esempio di grandi musei – quali il “Museo del lavoro dell’uomo” a Londra di poi chiamato “Victoria and Albert” – che documentavano l’artigianatAo d’arte e la cultura materiale. Infine voleva il Bailo che questi oggetti pregevoli per quantità di esecuzione servissero per imitazione e modello agli artigiani del suo tempo, intento cui va riconosciuta una componente educativa coerente con la sua condizione di sacerdote : pensava forse ai giovani dell’Istituto di avviamento professionale di don Quirico Turazza, che l’esercizio di un dignitoso mestiere toglieva dalla povertà e dai rischi morali che ne conseguivano.
E’ da dire per di più che si andava negli ultimi decenni dell’Ottocento sviluppando un discreto mercato di questi materiali – soprattutto di mobili, ma anche di oggetti in ferro, di ceramiche e di tessuti – quale conseguenza della decadenza di antiche famiglie, della chiusura di antiche dimore e della disposizione degli arredi.
Così, sorretto dalla preparazione storica e dalla coscienza della conservazione documentaria del direttore, in parallelo con la Pinacoteca Comunale rigorosamente composta di dipinti antichi e moderni e solo qualche rara scultura, cresceva il “Museo Trevigiano” eterogeneamente composito, dove si succedevano reperti archeologici, lapidi inscritte e pietre scolpite, affreschi staccati ma anche dipinti su tela e su tavola, e raccolte d'arte applicata: dell’allestimento e dell’ordinamento all’interno dell’antico convento a latere della Biblioteca è traccia nei vari numeri del Bollettino del Museo, nonché negli inventari manoscritti, per la verità talora approssimativi, conservati nell’archivio del Museo; non manca qualche rara fotografia ad illustrare il sovraffollato lapidario o la sala delle ceramiche.
La longevità del Bailo, unità alla sua caparbia tenacia nel mantenere fino alla fine la responsabilità del Museo, portano fino al 1932, anno di morte dell’Abate a 97 anni, una situazione Amuseale ormai ampiamente superata : toccherà a Luigi Coletti, che già a più riprese si era occupato della Pinacoteca, ridistribuire secondo criteri storicamente razionalisti le collezioni. In Borgo Cavour, nel museo opportunamente reintitolato al sua fautore, gli affreschi di Tomaso da Modena prodigiosamente salvati da Luigi Bailo nel lontano 1883 andarono a formare, uniti di dipinti della Pinacoteca, un percorso organico sulla pittura veneta dal Trecento all’Ottocento, che si snodava al piano superiore intorno ai due chiostri, mentre al pianterreno fu allestita, con criteri rigorosi, la sezione archeologica. Le raccolte d’arte applicata, unitamente ai reperti di provenienza cittadina di carattere storico, quali lapidi e iscrizioni, ma anche sculture (sebbene la più parte frammentarie) di valenza artistica, andarono a costituire il cosiddetto “Museo della Casa Trevigiana” a Casa da Noal : un complesso costituito da una pregevole casa gotica quattrocentesca che, pur molto compromessa da rimaneggiamenti, conservava notevoli tracce della struttura originale, contigua ad un più contenuto palazzetto cinquecentesco. Il restauro, pur salvando le parti originali, diede spazio ad ampie ricostruzioni, così che a dicembre del 1938, quando il museo fu inaugurato, la casa si presentava in una sorta di rinnovato splendore con la reintegrazione delle finestre in elegante gotico veneziano, e il ripristino integrale del paramento affrescato a tappezzeria.
L’allestimento non seguiva criteri filologici, ma piuttosto suggestioni ambientali : furono creati infatti “ambienti” di una ipotetica antica dimora, la cucina al pianterreno, salotti, sala da pranzo e “sala da musica” al primo piano, con mobili, quadri e oggetti disposti in forma di arredo.
Gravemente danneggiata da bombardamento che colpì Treviso il 7 aprile 1944, Casa da Noal fu nuovamente restaurata negli anni dopo la guerra, e riaperta al pubblico, all’incirca con la stessa disposizione precedente, nel 1952.
Necessità di spazi per mostre d’arte contemporanea, comportarono il progressivo disallestimento del Museo della Casa Trevigiana a partire dalla fine degli anni sessanta fino a tutti gli anni settanta : vi si tennero peraltro esposizioni memorabili e di alto livello scientifico, come quella di Gino Rossi nel 1974 e quella di Guglielmo Ciardi nel 1977.
Il “recupero” di Casa da Noal alla sua funzione originaria avviene nel 1981, con un parziale riallestimento, al piano superiore, del Museo della Casa Trevigiana, sotto il titolo “Arte e costume nelle collezioni civiche trevigiane”, testimoniato da un manifesto e da un modesto pieghevole illustrativo : costituì tuttavia la partenza per la reinventariazione e lo studio delle collezioni d’arte applicata, che si svolsero nel corso degli anni ottanta. Una prima mostra, nel 1989, fece seguito al restauro della facciata di Casa Robegan, il già ricordato palazzetto cinquecentesco contiguo a Casa da Noal, con l’esposizione – sotto il titolo di “Facciate affrescate trevigiane – Restauri” di frammenti di affreschi staccati dalla stessa facciata e altri conservati a Casa da Noal, documentazione iconografica e importanti apparati.
Seguì nel 1991, prima vera mostra di arti applicate realizzata con criterio scientifico, Ceramiche antiche a Treviso. Le raccolte civiche : fu la “scuola” di un giovane promettente studioso, Andrea Bellieni, che a partire dal 1984 aveva studiato e catalogato la collezione. Ne era emersa la necessità di una campagna di restauri dei numerosi pezzi danneggiati dal bombardamento, eseguiti da Antonio Cornacchione di Este; il catalogo scientifico fu curato dallo stesso Andrea Bellieni, che diede anche il progetto di allestimento. La mostra risultò sorprendentemente ricca : si sviluppava a partire dalle ceramiche graffiche medievali e rinascimentali, per giungere alle manifatture trevigiane fra Sette e Ottocento, passando attraverso preziosi esemplari di manifatture italiane che il Bailo aveva voluto documentate attraverso acquisti sapienti. Il catalogo, ben presto esaurito, rimane una documentazione esemplareA e, per tanti aspetti unica.
L’esperienza positiva delle ceramiche si ripeté nel 1994 con i tessuti (Tessuti antichi – tessuti, abbigliamento, merletti, ricami – sec. XIV – XIX) uno degli esperti più qualificati in Italia, Doretta Davanzo Poli, studiò e catalogò per anni la collezione, scegliendo alla fine una antologia per l’esposizione, esemplare per secoli e tipologie; anche in questo caso manutenzioni e restauri precedettero l’esposizione.
La ricchezza delle collezioni, la loro importanza storica e scientifica che emergevano man mano che esse venivano studiate, evidenziarono la necessità di una figura istituzionale, che potesse con competenza e continuità farsene carico al fine di una migliore valorizzazione: il conservatore per le arti applicate, così come d’altra parte il conservatore archeologo, entrarono nella nuova pianta organica del Comune di Treviso (1995), ma non furono mai espletati i concorsi.
Fu tuttavia continuato, non senza problemi il lavoro di reinventariazione della collezione di mobili (ancora in corso a cura di Andrea Bellieni) e di restauro di alcuni esemplari; inoltre il restauro e la catalogazione di un settore particolare della raccolta chiamata per comodità di “ferri battuti” (in realtà oggetti realizzati con metalli e tecnologie diverse), cioè chiavi, serrature e gli altri oggetti testimoniati nella mostra realizzata nel 2001 dove si è rivelata preziosa la preparazione specifica di due studiose trevigiane, Roberta Rizzato e Chiara Torresan, così come si è rivelata preziosa la preparazione del restauratore Alessandro Ervas per quel che riguarda le tecnologie di esecuzione dei materiali, e la conoscenza dei meccanismi delle serrature, che ha permesso a lui e al padre Ermanno di ripristinare il funzionamento di casseforti e serrature, nonché di contribuire in maniera talora fondamentale alla redazione di schede del catalogo. A distanza di dieci anni dalla pionieristica mostra delle ceramiche, Casa da Noal continua a dare frutti sorprendenti con gli interessantissimi oggetti d’arAte applicata: già sistemate altrove alcune iscrizioni e sculture storiche (lapidi sulle mura, leoni veneti a Ca’ Sugana); trasferibili accanto alle collezioni di “arti maggiori” le sculture, Casa da Noal, completato il restauro della parte quattrocentesca del complesso, potrà aspirare pienamente al ruolo di Museo delle arti applicate, qualificandosi tra i più ricchi e interessanti tra simili istituti italiani.
via Canova 38 - tel. 0422 / 544895
orario: 9.00 - 12.30 / 14.30 - 17.00 (18.00 domenica) - lunedì chiuso |