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 Torino 
Torino è una città che guarda al futuro, forte delle risorse materiali e culturali ereditate dal suo passato.
Doversi periodicamente reinventare è il destino di Torino - e forse anche la radice della sua sempre rinnovata modernità.
Antica città romana, Torino rinasce con Emanuele Filiberto, che nel 1563 ne fa la capitale del Ducato di Savoia.
Quando viene elevata a rango ducale, è un borgo di 20.000 abitanti: da allora inizia un rapido sviluppo, che porta anche alla fondazione dell'Università. Nella seconda metà del Seicento, gli architetti Vitozzi e Castellamonte definiscono il suo impianto urbano, caratterizzato da un centro molto armonico e da vie ampie e regolari. Torino diventa così la prima capitale europea prevalentemente barocca. Questo tessuto coerente incornicia le opere maggiori del Guarini e dello Juvarra.
La sua urbanistica è ancora oggi caratterizzata dalla continuità delle cortine edilizie, dall'omogeneità fra palazzi di epoche diverse. Anche dopo il periodo barocco, Torino si espande con lungimiranza - oggi diremmo "con una visione d'insieme". Questo vale in particolare per gli ampliamenti avvenuti tra il 1700 e i primi del 1800, che rispettano e ripropongono nei borghi nuovi l'immagine della città storica.
Capitale del Regno d'Italia dal 1861 al 1864, dalla seconda metà dell'Ottocento Torino inizia il suo cammino industriale. L'industria è stata protagonista dello sviluppo della città per tutto il ventesimo secolo.
Oggi Torino è una città dai mille volti: nodo finanziario e produttivo, centro di scambio e di incontro internazionale - ma al tempo stesso città con una dimensione vivibile e, soprattutto, un'atmosfera unica, inconfondibile.
Vista dall'alto, Torino mostra tutta la sua razionalità: strade diritte che si intersecano ad angolo retto, lunghi viali alberati, grandi piazze e luminose corti interne. Ma svela anche una straordinaria presenza della natura: quattro fiumi, la collina, parchi e giardini che ne fanno una fra le più verdi città europee.
Come arrivare
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In aereo |
Aeroporto Internazionale "Sandro Pertini"
strada San Maurizio, 12 - Caselle Torinese (TO) Tel: +39 0115676.361 / +39 0115676.362 Fax: +39 01156765.420
Orario: lun. - dom. 06:00 - 24:00
14km a nord di Torino.
Un servizio pubblico di autobus, attivo dalle prime ore del mattino fino a mezzanotte, collega l'aeroporto con il centro cittadino.
Il tempo di percorrenza da o per l'aeroporto è di circa 40/50 minuti.
I collegamenti sono gestiti da SADEM , sul cui sito è possibile trovare le informazioni dettagliate per tariffe ed orari. |
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In treno |
Torino costituisce un nodo ferroviario di grande rilievo nazionale ed internazionale. Le principali stazioni presenti in città sono le seguenti: Porta Nuova - corso Vittorio Emanuele II, 53
Porta Susa - piazza XXVII Dicembre, 8
Lingotto - via Pannunzio, 1
Stazione Dora - Piazza Gen. Baldissera |
In autobus |
Per il territorio nazionale ed internazionale le partenze e gli arrivi avvengono al Bus Terminal di C.Inghilterra ed alle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa.
Il servizio Bus che collega il centro della città con l'aeroporto Torino-Caselle parte dalle stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa.
Per l'aeroporto Milano-Malpensa gli autobus partono e arrivano al Terminal di C.so Castelfidardo. |
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Monumenti principali
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Mole Antonelliana |
L'edificio fu iniziato nel 1863 su progetto di Alessandro Antonelli. Tra vicissitudini finanziarie e polemiche sulla sua stabilità, i lavori furono ultimati solo nel 1889.
Di estrema importanza sia sotto il profilo dell'originalità struttrale (altezza 167 m.), quanto sotto quello della funzionalità, della flessibilità e dell'economia, è attualmente sede del nuovo Museo Nazionale del Cinema. Un ascensore panoramico consente di accedere alla guglia in ogni periodo dell'anno.
Ascensore Panoramico -
Orari:
martedì - venerdì 10-20, sabato 10-23
domenica 10-20, lunedì chiuso |
Piazza Castello |
Piazza Castello è il centro e il cuore della città dei monumenti, dai quali è completamente contornata. È stata progettata nel 1584 dal Vitozzi; contornata da portici è il punto di sviluppo cittadino dalla Torino dei romani alla Torino risorgimentale. Ospita al suo centro Palazzo Madama, il castello medievale ricavato dalle vecchie porte romane e ristrutturato con l'aggiunta della imponente facciata settecentesca dello Juvarra.
Dalla Piazza si aprono le grandi direttrici di Via Roma, di Via Pietro Micca, di Via Po e la pedonale Via Garibaldi (una delle più lunghe d'Europa). Vi si affacciano oltre ad importanti punti commerciali e amministrativi: il Palazzo Reale, il Teatro Regio, il Palazzo della Giunta Regionale, della Prefettura, delle Segreterie, l' Armeria e la Biblioteca Reale (contenente opere di Leonardo da Vinci) e in Piazzetta Mollino, l' Archivio di Stato.
Dal 1998, in occasione dell'ostensione della S. Sindone, la piazza dal lato del Palazzo Reale e di Via Garibaldi è diventata completamente pedonale.
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 Palazzo Reale |
L'ingresso al Palazzo Reale avviene da piazza Castello, attraverso la cancellata in ghisa realizzata da Pelagio Palagi nel secolo scorso e ornata dalle statue dei Dioscuri del Sangiorgio. Dopo anni di incuria, che l'avevano vista anche trasformata in parcheggio per le automobili, la Piazzetta Reale ha ritrovato il suo aspetto ed è stata trasformata in una delle piazze più eleganti della città.
La facciata del Palazzo Reale, restaurata negli anni '90, ha ritrovato dopo decenni di giallo torinese, l'originario ed elegante bianco voluto dall'architetto Ascanio Vitozzi; essa è costituita da un corpo centrale affiancato da due più elevati. La costruzione del Palazzo risale al Seicento (fu terminato nel 1660, durante il regno di Carlo Emanuele II). Gli ambienti interni e le ristrutturazioni che si sono succedute nel corso dei secoli seguono il gusto e le esigenze dei sovrani che hanno regnato nelle varie epoche. Tra gli interventi più interessanti quello del Lanfranchi, che realizzò, nell'ala orientale dell'edificio, gli appartamenti e la galleria detta del Daniele perché affrescata da Daniel Seiter, e quelli di Juvarra.
L'architetto siciliano progettò, tra gli altri, le scale delle forbici, che collegano il primo e il secondo piano, e il Gabinetto cinese, rivestito di lacche originali cinesi inquadrate da cornici dorate.
Il Palazzo Reale era collegato, nei secoli passati, al Palazzo Madama attraverso una galleria che fu distrutta da un incendio e mai più ricostruita. Un'altro collegamento di grande significato simbolico era quello con la Cappella della Sindone, costruita dal Guarini tra lo stesso palazzo e il Duomo. I Savoia erano infatti i legittimi proprietari del Sacro Lenzuolo e si erano riservati il diritto di accedere alla Cappella senza dover passare nel Duomo.
L'ala del Palazzo danneggiata dall'incendio che ha parzialmente distrutto la Cupola guariniana nell'aprile 1997 è stata restaurata e riaperta nel 1999.
Piazza Castello - Telefono: 011 4361455
Apertura: da martedì a domenica 8.30-19.30, lunedì chiuso |
S. Lorenzo |
E' una delle più belle chiese di Torino, uno dei massimi capolavori del barocco europeo. E' stata progettata da Guarino Guarini sulla chiesetta di Santa Maria del Presepio e dedicata a San Lorenzo dal duca Emanuele Filiberto per adempiere al voto fatto durante la Battaglia di San Quintino il 10 agosto 1557. La sua pianta è impostata su croce greca con gli angoli smussati, in modo da dar vita a un ottagono dai lati alternatamente concavi e convessi. La ricca decorazione marmorea gioca con i colori e alterna il bianco e il rosa delle cappelle con il verde e l'ocra dei lati concavi. Sull'ottagono di base si eleva l'ardita cupola, la cui altezza è tre volte il diametro di base. Essa è costituita da tre archi intersecati che giocano con la forma dell'ottagono. Ulteriori giochi geometrici, che generano riquadri lunettati, pentagonali e intrecci, esaltano la luce, ricordando per atmosfere e concezione la cupola della Mezquita di Córdoba, in Spagna.
Il gioco dei colori dei marmi, il gioco dei contrasti tra la purezza delle linee della cupola e l'abbagliante ricchezza delle decorazioni sottostanti sono due dei motivi di fascino della chiesa torinese. All'esterno San Lorenzo non presenta una sua facciata, che è anzi uniformata a quella dei palazzi di Piazza Castello: i duchi di Savoia non vollero infatti che fosse realizzato il progetto del Guarini perché non volevano che la piazza, simbolo del loro potere assoluto, avesse elementi che distraessero lo spettatore dal suo significato e dall'osservazione del Palazzo Ducale e di Palazzo Madama, simboli del potere regale. |
Consolata |
Il Santuario di Maria Consolatrice, legato al culto della Vergine, ha origini antichissime. Dedicato in origine a Sant'Andrea, esisteva già nel X secolo. Dell'epoca medioevale rimangono il campanile e forse la cappella ipogea della Madonna delle Grazie. A Guarino Guarini si deve il radicale progetto di ampliamento (1678) e a Filippo Juvarra l'aggiunta di un presbiterio ovale (1729). La facciata neoclassica è del 1860; ulteriori arricchimenti risalgono agli anni 1899-1904 sotto la guida di Carlo Ceppi.
L'ingresso alla Chiesa avviene attraverso il corpo ellittico di Sant'Andrea, che si apre sul corpo esagonale progettato da Guarini e caratterizzato da una serie di colonne con archi e architravi che sorreggono i coretti delle chiese barocche.
Lo spazio interno è configurato in modo da esaltare il sontuoso altare maggiore juvarriano sul quale si trovano i due angeli adoranti in marmo bianco di Carlo Antonio Tantardini e l'immagine taumaturgica della Consolata.
Negli altari laterali si trovano le reliquie di San Giuseppe Cafasso, sulla destra, e un monumento alle regine Maria Teresa e Maria Adelaide, rispettivamente madre e moglie del re Vittorio Emanuele II, raccolte in preghiera, sulla sinistra. Nella seconda cappella laterale si trovano le reliquie di San Valerico. L'interno è un trionfo di marmi e di stucchi dorati e di affreschi settecenteschi.
All'esterno si nota una colonna corinzia eretta dalla città di Torino come ex-voto per la liberazione dall'epidemia di colera scoppiata nel 1835. |
 Castello del Valentino |
Sembra che all’origine del nome Valentino ci sia una dama, una certa Valentina Balbiano di Chieri, moglie del presidente del Parlamento che Francesco I aveva istituito nel Cinquecento durante l’occupazione francese. Pare che per compiacere il marito che amava vivere in riva ai fiumi fece porre la prima pietra del castello. Ma è soltanto una leggenda smentita dai documenti che testimoniano l’acquisto di questa villa da parte di Emanuele Filiberto, che incominciò i lavori per renderla una delle sue "delizie", pare su suggerimento del Palladio.
Il Castello diventò magnifico a partire dal 1620, quando Cristina di Francia, sposa tredicenne di Vittorio Amedeo I, si innamorò del paesaggio e ne fece la sua residenza a partire dal 1630, anno in cui divenne Duchessa di Savoia. La sua costruzione durò trent’anni e la conclusione fu suggellata da una lapide commemorativa che ancora si legge datata 1660.
Il complesso fu realizzato dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte, influenzati non poco dal gusto della principessa transalpina, soprattutto nei tetti alla francese che dominano tutta la struttura. Nell’ultimo anno dei lavori la Madama Reale fece aggiungere sulla facciata il frontone con lo stemma e un falso secondo piano per mascherare una parte dell’alto e ripido spiovente del tetto.
Il Castello trovò così la sua forma definitiva, che è quella attuale, tranne che per tre particolari di rilievo eliminati nell’Ottocento: l’atrio colonnato era originariamente aperto verso fiume e la collina; i padiglioni laterali di fondo erano collegati con quelli più avanzati da porticati su cui correva una terrazza; le terrazze laterali proseguivano oltre i padiglioni e prendevano la forma di ferri di cavallo terminando in un padiglione centrale d’ingresso ornato da statue. Il tutto era completato da viali, uno dei quali collegava il padiglione d’ingresso al convento di San Salvario, lungo l’odierno corso Marconi, e un altro correva in diagonale fino alla Porta Nuova.
Per la decorazione interna del palazzo furono chiamati alcuni maestri stuccatori svizzeri che crearono lesene, cornicioni, volute, motivi floreali, rosoni e angeli modellati in stucco, mentre nelle parti centrali dei soffitti dipinsero figure e piccoli paesaggi. I loro lavori si possono ammirare nelle sale degli appartamenti del primo piano: il Salone d’Onore, la Stanza Verde, quella delle Rose, del Valentino, dello Zodiaco, dei Fiori, dei Gigli, del Negozio, della Guerra, delle Magnificenze, delle Battaglie, della Caccia, delle Feste, delle Fatiche d’Ercole. Dell’ arredamento seicentesco del Castello, uno dei più vasti di cui si abbia avuto notizia, non resta quasi nulla, disperso in larga parte dai francesi nel primo Ottocento e in seguito trascurato dall’incuria piemontese.
Delle feste e degli spettacoli teatrali che si svolgevano nella reggia è stata tramandata una copiosa memoria con i titoli delle rappresentazioni: "L’Oriente guerriero e festeggiante" (1645), "I Portici d’Atene" (1678), "La Reggia del Sole" (1680).
La maldicenza popolare favoleggiava tuttavia che non solo fatti lieti circondassero il Castello del Valentino, ma anche storie di lussuria che avevano come protagonista la bella Madama: la leggenda vuole che si sbarazzasse dei propri amanti facendoli sparire in trabocchetti direttamente collegati ai sotterranei; di qui ne sarebbero usciti sotto forma di fantasmi per aggirarsi di notte nei giardini.
Si fantasticava anche che la Reggia fosse unita ad un’altra costruzione che sorgeva sull’altra riva del Po (la "Vigna di Madama Reale") da un cunicolo che passava proprio sotto il fiume, voluta da Madama Cristina per incontrarsi con l’amante Filippo d’Aglié, suo consigliere di stato, e venne demolita nel 1750.
I guai per il Castello del Valentino iniziarono con la Rivoluzione Francese e proseguirono con la Restaurazione. L’edificio divenne sede si una serie di esposizioni di prodotti industriali e, nel 1860, fu adibito a scuola di Ingegneria. Il Castello è oggi sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. |
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 Palazzo Madama |
E' uno degli edifici più antichi della città. Dietro l'attuale facciata barocca disegnata da Flippo Juvarra, verso via Garibaldi, c'era in età romana la Porta Decumana e passavano le mura che circondavano la città. Nel MedioEvo il complesso fu trasformato in fortezza e quindi, nei primi anni del Quattrocento, da Ludovico D'Acaja, in un grande castello con altre due torri verso oriente. Le stanze furono affrescate da Giacomo Jaquerio, uno dei massimi artisti piemontesi del secolo. Il castello medievale assunse un nuovo ruolo nella storia cittadina quando le due Madame Reali, Maria Cristina e Giovanna Battista, lo elessero a loro dimora. La duchessa Maria Cristina, reggente per il figlio Carlo Emanuele II, iniziò i lavori che trasformarono l'austera fortezza in uno degli edifici istituzionali più importanti della città. L'originario cortile fu trasformato in un grande salone d'entrata dal Castellamonte, che lo coprì con una volta a crociera, ricavando al piano superiore una grande sala. I lavori continuarono sotto la reggenza di Giovanna Battista, la nuora di Maria Cristina.
L'intervento fondamentale fu quello di Filippo Juvarra, che disegnò la sontuosa facciata verso via Garibaldi, addossata al corpo medievale, e lo scenografico scalone a due rampe che si riuniscono al piano nobile. La facciata juvarriana presenta un basamento in bugnato da cui si elevano le colonne centrali scanalate e corinzie e le lesene laterali. Le colonne e lesene inquadano i grandi finestroni e sono sormontate da una trabeazione terminante in una balaustra. Le decorazioni della balaustra sono del Baratta.
Nel corso del periodo napoleonico il palazzo rischiò di essere abbattuto per ben due volte, ma fu lo stesso Bonaparte a salvarlo. L’8 maggio del 1848 Palazzo Madama visse una grande pagina di storia, con l’insediamento del Senato del primo Parlamento Subalpino.
Palazzo Madama è oggi sede del Museo Civico di Arte Antica. |
Duomo |
L'attuale Duomo, adiacente a Piazza Castello ed in vicinanza delle Porte Palatine, primo esempio di architettura rinascimentale a Torino, fu edificato per volere del vescovo Domenico Della Rovere sull'area di tre chiese medioevali dedicate al Salvatore, a San Giovanni Battista e a Santa Maria. Il progetto, affidato all'architetto toscano Meo del Caprina, venne realizzato tra il 1491 e il 1498. Nel secolo XVII l'edificio fu ristrutturato con l'aggiunta della cappella della Sacra Sindone di Guarino Guarini che collega la cattedrale al Palazzo Reale. Il campanile di Sant'Andrea, ultimato nel 1469, venne sopraelevato nel 1720 su progetto di Filippo Juvarra. La facciata, su cui si aprono tre eleganti portali, con il suo rivestimento in marmo bianco costituiva un'anomalia rispetto ai coevi edifici in mattone. L'interno, ad impianto basilicale, è a croce latina a tre navate con elementi gotici. Le cappelle laterali ospitano altari devozionali; al secondo altare della navata destra polittico della Compagnia dei Calzolai di Martino Spanzotti e Defendente Ferrari. Le scale laterali al fondo del presbiterio conducono alla cappella della Sacra Sindone; costruito tra il 1668 e il 1694 su progetto di Guarino Guarini, questo capolavoro di architettura barocca è attualmente in restauro dopo l'incendio dell'11 aprile 1997. |
Porta Palatina |
In piazza Cesare Augusto, il più celebre “souvenir” dell’Augusta Taurinorum fondata dai Romani nel 28 A.C.: la porta di accesso al "castrum" romano, risalente al I secolo d.C. (età augustea o flavia), è uno degli esempi meglio conservati di porta romana (delle altre tre torinesi, una fu inglobata nel Palazzo Madama e le altre due abbattute tra il ‘500 e il ‘600). La tradizione vuole che nel 773 vi abbia soggiornato Carlo Magno, dopo la vittoria sui Longobardi alle Chiuse. Davanti alla porta si trovano oggi copie delle statue di Cesare e Augusto.
Piazza San Giovanni - Tel. 011-436-1540
Entrata libera - Orario: 7–12:30 e 15-19 |
Piazza san Carlo |
Nata dalla matita di Carlo di Castellamonte che la concepì nel 1642 (e la ultimò nel 1650) presenta al centro il monumento equestre di Emanuele Filiberto (1838) firmato da Carlo Marocchetti e da tutti soprannominato El Caval ‘d brons, attorno i portici che ospitano locali (come i famosi Caval ‘d Brons, San Carlo, Torino, Stratta), empori (come Paissa) e boutiques (come Olympic) e, sul lato meridionale, le cosiddette chiese gemelle: San Carlo e Santa Cristina. Palazzo Solaro del Borgo, che occupa il lato est della piazza, è stato ricostruito nel 1737 ed è sede del circolo del Whist fondato da Cavour . Il “salotto bene” di Torino - attraversato da via Roma - è oggi purtroppo invaso dalle macchina, sia in transito che in sosta. Ma l’amministrazione sta valutando di realizzare un sottopasso, e di pedonalizzare completamente la zona. |
S. Carlo |
L'edificio fu eretto a partire dal 1619. Insieme alla "gemella" chiesa di Santa Cristina, la chiesa di S. Carlo conclude il lato meridionale di piazza San Carlo, sin dal primo ampiamento della città nel XVII secolo, una delle piazze più scenografiche di Torino.
La sistemazione della facciata risale al 1834 ad opera di Ferdinando Caronesi che la progettò ispirandosi al disegno juvarriano della vicina chiesa di Santa Cristina: è a due ordini sovrapposti, con colonne alternate a lesene e divisi da una trabeazione. Nell'ordine superiore si apre un finestrone ovale dentro una cornice rettangolare architravata.
L'edificio ha pianta a navata unica a due campate con volta a crociera. Le pareti laterali presentano nelle lunette finestre serliane. Sui lati anche quattro cappelle, ristrutturate nel corso degli anni; interessante la seconda cappella sul lato sinistro, dedicata al Sacro Cuore di Gesù, con un altare a tarsie marmoree, con la statua del Cristo nella parte superiore.
Ai lati dell'altare maggiore, due dipinti raffiguranti San Carlo attribuiti a Giovanni Paolo Recchi. Nella cappella, realizzata da Carlo Busso e Giovanni Battista Casella su progetto di Amedeo di Castellamonte, la statua della Madonna della Pace di Tomaso Carlone. |
S. Cristina |
La chiesa sorge accanto alla gemella chiesa di San Carlo, a chiudere il lato meridionale della piazza San Carlo, in antichità chiamata Piazza Reale e punto di unione tra l'antica città e il suo primo ampliamento. Fu edificata per volere di Maria Cristina di Francia nel 1639 su progetto di Carlo di Castellamonte e terminata dal figlio Amedeo.
La facciata, disegnata da Filippo Juvarra e costruita tra il 1715 e il 1718, è leggermente concava, secondo il gusto barocco dell'epoca e presenta due ordini sovrapposti scanditi da colonne composite e sculture. Al centro dell'ordine superiore si apre un finestrone ovale. Al di sopra la facciata è conclusa da un timpano triangolare ornato da candelabri in pietra.
L'interno è a una sola navata con due piccole cappelle. Le pareti laterali sono decorate da paraste ioniche, aperte da finestre serliane. I dipinti laterali descrivono episodi tratti dai Libri Sacri. Il soffitto ha volte a botte e a crociera decorate con medaglioni raffiguranti il martirio di Santa Cristina. L'altare maggiore conserva un prezioso organo ligneo settecentesco. |
Basilica di Superga |
Ideata e realizzata da Filippo Juvarra nel 1717-1731, è dedicata alla natività di Maria e sede delle tombe reali. Fu eretta, secondo la tradizione, per volontà di Vittorio Amedeo II a compimento di un voto dopo la vittoria del 1706 sui francesi. La scelta del luogo, collegato visivamente alla reggia di Rivoli, doveva sottolineare la dignità regale di casa Savoia acquisita dopo il trattato di Utrecht (1713). La chiesa, a pianta circolare, è sovrastata dalla cupola alta 75 metri e affiancata da due campanili alti 60 metri. Un'imponente pronao a otto colonne corinzie precede la facciata. All'interno la decorazione a stucco e il marmo degli altari e del pavimento creano scenografici effetti di luce. L'altare maggiore, la cui cornice fu disegnata da Filippo Juvarra, è arricchito da un bassorilievo marmoreo di Bernardino Cametti che rievoca la gloriosa battaglia per la liberazione di Torino. Pitture e sculture del Beaumont, di Sebastiano Ricci, di Carlo Antonio Tantardini, di Bernardino Cametti e di Agostino Cornacchini ornano le cappelle laterali.
Sulla parte retrostante della costruzione il 4 maggio 1949 si schiantò l'aereo che riportava da Lisbona a Torino la squadra di calcio del Grande Torino, causando una delle tragedie più tristi del dopoguerra italiano. Ai campioni e ai loro accompagnatori morti nell'incidente aereo è dedicata una lapide, nella parte retrostante del complesso. Il muro contro cui finì l'aereo non è stato ricostruito ed è ancora visibile. |
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Musei
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Museo Egizio |
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Il Museo Egizio di Torino è il primo al mondo per data di fondazione e secondo solo al Museo del Cairo per l'importanza delle raccolte. Fondato nel 1824 dal re Carlo Felice di Sardegna, negli anni della riscoperta della civiltà egizia seguita alla spedizione napoleonica in Egitto, il Museo ha nella collezione Drovetti il proprio nucleo originario, costituito da ben 30.000 pezzi che illustrano arte e vita quotidiana ai tempi dei faraoni. La collezione Drovetti è stata arricchita nel corso del tempo da acquisizioni e da reperti provenienti dagli scavi in loco avviati da Ernesto Schiaparelli, direttore del Museo alla fine del secolo scorso, e proseguiti dal successore Giulio Farina fino agli anni '30. Gli scavi condotti dal Museo hanno portato all'acquisizione di oggetti appartenenti ad un arco di tempo compreso tra il predinastico (4000 a.C.) e l'annessione all'Impero Romano (31 a.C.) e provenienti da diverse località (Giza, Eliopoli, Valle delle Regine, Gebelein, Assuan, ecc.). Tra i reperti acquisiti figurano gli oggetti rimasti nella tomba violata della regina Nefertari, la prediletta di Ramses II, il corredo inviolato della tomba dell'architetto Kha e della moglie Merit, il naos di Sethi I per il dio Ra a Eliopoli. Nel 1966 l'Egitto ha donato al Museo torinese il tempietto rupestre fatto scavare da Thutmosi III nel 1430 a.C. a Ellesjia, per ringraziare l'Italia dell'attività svolta a tutela dei monumenti nubiani che sarebbero stati sommersi dal lago Nasser.
Le raccolte sono divise per argomenti: le prime due sale sono dedicate alla statuaria e conservano capolavori della scultura egizia quali le statue di Ramses II, dei faraoni Thutmosi III e Amenhotep II; la statua più antica conservata dal Museo è quella della principessa Redi, risalente al 2800 a.C. Le raccolte offrono anche un ricco repertorio di oggetti della tradizione funeraria egizia: dai vasi canopi per la conservazione delle viscere dei defunti, agli amuleti per l'aldilà alle statuette funerarie. Sono esposti anche sarcofaghi, con vari esempi di materiali e lavorazioni. Oltre alle mummie di dignitari e gente comune sono conservate anche le mummie di animali sacri, con l'oggettistica legata al loro culto.
La vita quotidiana è riccamente rappresentata da reperti riguardanti il mondo del lavoro (martelli, zappe schegge e cocci utilizzati dagli scribi e dai disegnatori), da vasellame, utensili, parti di parrucche, specchi e pettini, ceste, stoffe pregiate, papiri.
Via Accademia delle Scienze 6 - Torino
tel 011 / 5617776 - fax 011 / 5623157
Orari del Museo
Da Martedì a Domenica: 8.30-19.30
Lunedì: chiuso
La Biglietteria chiude 60' prima della chiusura del Museo
www.museoegizio.org |
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Galleria d'arte moderna |
La Galleria d'Arte Moderna, chiamata più brevemente GAM, ha sede in un edificio ristrutturato negli anni '90. Raccoglie circa 15.000 opere, che documentano soprattutto l'arte italiana dell'Ottocento e del Novecento; sono presenti infatti opere di, tra gli altri, Fontanesi, Mancini, Fattori, Casorati, Morandi, Manzù, Fontana, Mastroianni, Modigliani e De Chirico. L'arte contemporanea internazionale è rappresentata da opere di Soto, Manzoni, Warhol, Arman, Twombly. La GAM possiede anche spazi per mostre temporanee e moderne strutture per convegni e conferenze.
Via Magenta 31 - Torino
tel 011 / 5629911 - fax 011 / 4429550
Orari di apertura
Da martedì a domenica, dalle ore 9.00 alle ore 19.00
Lunedì chiuso
www.gamtorino.it |
Museo Nazionale del Cinema |
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino nasce nel 1941 da un progetto di Maria Adriana Prolo, collezionista e storica. Nel 1942 la Città di Torino mette a disposizione del Museo alcuni locali della Mole Antonelliana dove conservare ed esporre i materiali che la Prolo sta raccogliendo.
Dal 1953 è membro della Fédération Internationale des Archives du Film (fiaf) e nel 1992 diviene Fondazione grazie al sostegno della Regione Piemonte, del Comune di Torino, della Provincia di Torino, della Cassa di Risparmio di Torino e dell'Associazione Museo Nazionale del Cinema.
Oggi il Museo Nazionale del Cinema è ritornato nella sua sede originaria, nella Mole Antonelliana: inaugurato nel luglio 2000, lo spettacolare allestimento dell'architetto François Confino, ha trasformato il monumento simbolo della città in un museo allestito in verticale unico al mondo.
Mole Antonelliana - Via Montebello, 20 - Torino
Info: 011.812.56.58
Orari:
martedì- venerdì 9.00 - 20.00, sabato 9.00 - 23.00
domenica 9.00 - 20.00, lunedì chiuso
www.museonazionaledelcinema.org |
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