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Piazza di Spagna e Trinita' dei monti
Piazza di Spagna e Trinita' dei monti Roma turismo visita Roma  Roma Hotel

La piazza è uno dei punti più caratteristici ed offre uno splendido panorama sul centro di Roma. Dominata dalla facciata della chiesa della Trinità dei Monti, costruita nel 1502 e consacrata nel 1587 da Sisto V, che ne fece un punto chiave del suo ambizioso piano urbanistico, divenne il punto di partenza della Via Felice, poi Sistina, rettifilo che conduceva i pellegrini alla basilica di Santa Maria Maggiore.
Al centro della piazza è l' obelisco , punto di convergenza di diverse strade. Imitazione romana degli obelischi egizi, risale all'epoca imperiale, proviene dagli Orti Sallustiani, ma venne qui collocato come elemento di raccordo tra la chiesa e la scalinata. I geroglifici vennero scolpiti a Roma imitando quelli dell'obelisco di Piazza del Popolo . All'angolo formato dalla convergenza di Via Sistina e Via Gregoriana è Palazzetto Zuccari , progettato da Federico Zuccari e noto con l'appellativo di "casa dei mostri" perché le finestre ai lati sono modellate a bocca di mostri. Venne abitato dalla regina di Polonia Maria Sobiesky . Proscenio alla chiesa è la monumentale scalinata di Trinità dei Monti progettata nel 1726 da Francesco De Sanctis e realizzata completamente in travertino. Scegliendo come nume ispiratore il numero tre, in onore della chiesa della Trinità, il De Sanctis crea una serie di rampe divise in tre parti che poi si congiungono e subito convergono in due direzioni in un alternarsi di convessità e concavità delle pareti, di gradinate e piani di sosta. Dal 1951 nel periodo aprile-maggio si tiene una grande esposizione di azalee che danno alla scalinata un fascino tutto particolare.

Palazzo di propaganda fide
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Il palazzo ospita dal 1626 la congregazione creata da Gregorio XV nel 1622. Il palazzo è proprietà del Vaticano e gode del privilegio di extra-territorialità e fu costruito inizialmente dal Bernini e dal 1646, dal Borromini. La costruzione include la piccola chiesa dei Re Magi del Borromini.
INGRESSO LIBERO

Villa Medici
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Eretta nel sec. XVI, passo' nel 1576 ai Medici, che ne fecero la dimora dei loro cardinali. Nel 1803 Napoleone vi trasferi' l'Accademia di Francia, fondata nel 1666 dal Re Sole per offrire ad artisti francesi meritevoli la possibilita' di perfezionarsi a Roma per un triennio ("Prix de Rome"). Il Palazzo, la cui facciata interna e' tutta una profusione di stucchi, fregi e sculture, e' spesso sede di mostre e di un festival di musica e danza (estate). Molto bello il parco, lussureggiante di vegetazione e adorno di statue antiche.

S. Andrea delle fratte
S. Andrea delle fratte Roma informazioni turistiche visita Roma turismo Dove dormire

L'antica chiesa di S.Andrea delle Fratte (allora denominata S.Andrea infra hortos) sorse sul finire del XII secolo all'estremo nord di Roma. L'etimologia del toponimo discende evidentemente dalla caratteristica antica della zona, un tempo silvestre e con rare abitazioni. Nel 1585 la chiesa, dopo aver ospitato le suore Agostiniane ed un ospizio, fu affidata da Sisto V all'ordine dei Minimi di S.Francesco di Paola. Le precarie condizioni del tempio, però, costrinsero i religiosi ad una totale ricostruzione dell'edificio. I lavori, per mancanza di fondi, durarono oltre un secolo, terminando solo nel 1691 e vennero affidati, in parte, al Borromini. La facciata, incompleta al momento della consegna, fu terminata nel 1826 su progetto di Pasquale Belli. Il campanile e la cupola sono notevoli per la complessa articolazione di superfici concave e convesse; il campanile risulta particolare per la presenza di cariatidi in veste di angeli, di torce fiammeggianti e gigantesche decorazioni a forma di spirale. L'interno della chiesa, decorata con grandi tele sei-settecentesche, si presenta a navata unica sulla quale si aprono tre cappelle per lato con altari di pregevole fattura. Ma l'attrazione maggiore della chiesa sono tuttavia gli angeli che Bernini, rivale del Borromini, realizzò per Ponte S.Angelo nel 1667: otto delle dieci statue con simboli della Passione furono affidati agli assistenti del Bernini, che eseguì, invece, personalmente quelli con la "corona di spine" e col "cartiglio". Papa Clemente IX li considerò troppo preziosi per essere esposti alle intemperie e sul ponte fece installare copie di bottega; gli originali, rimasti in proprietà degli eredi Bernini fino al 1729, dopo un breve soggiorno in Casa Rospigliosi, furono trasferiti in questa chiesa (nella foto a sinistra l'angelo con la corona di spine: posizionati sulla foto e puoi notare la copia su Ponte S.Angelo).

S. Maria del popolo
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Questa importantissima chiesa è forse la più ricca di opere d’arte che vi sia in Roma, tra le tante già ricchissime, sicché sarà necessario accennare solamente a molte di queste opere che meriterebbero maggior spazio.
Deve il suo nome a una originaria cappella eretta da papa Pasquale II (1099-1118) per celebrare la liberazione del Santo Sepol­cro a opera dei crociati nel 1099, a spese del popolo romano, anche se un’altra tradizione vuole sia in rapporto al sepolcro familiare dei Domizi, dove era sepolto Nerone, il cui fantasma infestava la zona, bonificata solo con la creazione della chiesa. Nel 1235 papa Gregorio IX vi trasferiva dal Laterano l’immagine della Vergine dipinta secondo la tradizione da S. Luca, tuttora sull’altar maggiore, men­tre la cappellìna veniva trasformata in chiesa per il provvisorio inse­diamento dei Francescani, sostituiti nel 1250 dagli AgostinianI, che neI 1475-77, per volontà di Sisto IV ne intrapresero la ricostruzione in forme monumentali, analoghe a quelle della chiesa di S. Agostino dello stesso ordine, ricostruzione completata da inter­venti del nipote di Sisto IV, Giulio II.
Un’ulteriore fase di intervento si ebbe al tempo di Alessandro VII Chigi, che ne fece restaurare dal Bernini, tra il 1656 e il 1660, la navata centrale, in concomitanza con il rifacimento dell’interno di porta del Popolo, in occasione della venuta a Roma di Cristina di Svezia. Infine, la sistemazione napoleonica di piazza del Popolo, opera del Valadier, comportò la demolizione del vasto convento della chiesa, con i suoi chiostri, e la ricostruzione neoclassica dello stesso, in dimensioni molto più ridotte (18 18-21).
La facciata quattrocentesca, modificata dal Bernini, ha un porta­le centrale di raffinata fattura, attribuito ad Andrea Bregno: nella lunetta entro il timpano, Madonna col Bambino; da piazza del Popolo si può osservare la cupola ottagonale, la prima a Roma di questo genere, e il campanile con cuspide conica a squame di cotto e quattro pinnacoli angolari, di architettura tardo-gotica padana.
L’interno è a tre navate, a quattro campate divise da pilastri con semicolonne, e altrettante cappelle per lato, transetto con testate absidate e profondo coro absidato, ora coperto dall’altar maggiore seicentesco. la navata centrale è stata modificata con garbo dal Bernini, che ha poggiato sulle arcate quattrocentesche la serie di statue in stucco di Santi, eseguite da diversi scultori della sua bottega (Er­cole Ferrata, Antonio Raggi e altri), che costituiscono un bell’insie­me di scultura seicentesca.
Le cappelle sono una vera miniera di opere d’arte; da destra, la prima, Della Rovere, è affrescata da un allievo del Pinturicchio, mentre di questi è la Natività sull’altare (1490); a sinistra, la tomba dei cardinali Cristoforo e Domenico Della Rovere, di Andrea Bre­gno. La seconda cappella (Cybo) è una sontuosa creazione seicente­sca di Carlo Fontana (1682-87), a croce greca, ricca di decorazioni marmoree e con sedici colonne di diaspro di Sicilia. All’altare, Im­macolata Concezione e santi, pala di Carlo Maratta. La terza (Bas­so Della Rovere), presenta affreschi illusionistici quattrocenteschi, così come affreschi pinturicchieschi e sculture del Bregno e della sua scuola sono nella quarta (Costa). Nel transetto destro, bellissi­mo organo decorato in stucchi dorati, opera di Antonio Raggi su disegno del Bernini.
Dal transetto si accede al corridoio, ricco di sculture quattrocen­tesche dal distrutto convento, che conduce alla sagrestia, dove è conservato lo splendido altare marmoreo di Andrea Bregno, firma­to e datato 1473, poi sostituito nel Seicento da quello attuale, con Madonna di scuola senese del Trecento.
All’altar maggiore, del 1627, la Madonna del Popolo, tavola bi­zantina del XII-XIII secolo, tradizionalmente attribuita a S. Luca. Passando dietro l’altare si accede al coro, superba creazione rinasci­mentale realizzata dal Bramante in due tempi agli inizi del Cinque­cento, con un arcone a lacunari e abside con catino a conchiglia, opere di rara purezza formale. Alle pareti, monumenti funebri del cardinale Ascanio Sforza, a sinistra, e del cardinale Girolamo Bas­so Della Rovere, a destra, eseguiti da Andrea Sansovino rispettiva­mente nel 1505 e 1507, capolavori della scultura rinascimentale, ed eseguiti secondo una concezione «architettonica», incorniciati in un arco trionfale. Sopra, le preziose vetrate gotiche opera del francese Guglielmo di Marcillat, uniche a Roma di questo periodo (datate al 1509); nella volta splendidi affreschi del Pinturicchio (1508-10).
Incoronazione di Maria, Evangelisti, Sibille e Dottori della Chiesa.
Passando al transetto sinistro, vi è la cappella Cerasi, celeberrima per la presenza di due sommi capolavori del Caravaggio, a destra la Conversione di S. Paolo, a sinistra, la Crocifissione di S. Pietro del 1601-1602, mentre sull’altare, meno nota ma pur splendida l’Assunzione di Annibale Carracci, pure del 1601. Nella terza cappella sinistra (Mellini), è lo stupendo busto del cardinale Garcia Mellini, opera di Alessandro Algardi (1630), segue la cappella Chigi, capolavoro rinascimentale.
La cappella fu fatta erigere su progetto di Raffaello da Agostino Chigi come mausoleo familiare nel 1513-14 e fu poi modificata dal Bernini per volontà di papa Alessandro VII, Chigi; è un ambiente a pianta centrale ricchissimo di pitture e sculture all’interno, cui Raffaello fornì i cartoni per i mosaici della cupola mentre le scene della Creazione e il Peccato originale dipinti tra le finestre sono di Francesco Salviati, che eseguì anche i tondi con le Stagioni nei pennacchi. Sull’altare è la Nascita della Vergine, di Sebastiano del Piombo e completata dal Salviati. Nelle nicchie due sculture del Bernini (Abacuc e l’angelo, Daniele e il leone, del 1655-61) e altre due del Lorenzetto (Giona che esce dalla balena, Il profeta Elia, del 1520), alle pareti le tombe piramidali di Agostino Chigi e del fratello Sigismondo, su disegno di Raffaello.

 
Ara Pacis
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L'Ara Pacis, ovvero l'Altare della Pace, celebrò la pacificazione nell'area mediterranea realizzata dall'imperatore Augusto dopo le vittoriose campagne di Gallia e di Spagna. Il monumento fu commissionato dal Senato nel 13 a.C. e completato quattro anni dopo, nel 9 a.C. Essa era posta accanto alla via Flaminia, probabilmente in prossimità del limite sacro della città (il pomerio), passato appena il Lucus Lucinae (S.Lorenzo in Lucina). Si compone di un recinto rettangolare su podio, al quale si accedeva tramite scale. Nei lati più lunghi si aprivano due porte. All'interno del recinto, il vero e proprio altare si innalza su tre gradini. Tutte le superfici sono decorate con fregi e rilievi scolpiti in marmo di Carrara. Il recinto presenta, internamente ed esternamente, una ricca decorazione scultorea raffigurante scene mitologiche ed allegoriche. Si va dalla rappresentazione del Lupercale, della grotta cioè dove la lupa della leggenda avrebbe allattato i gemelli Romolo e Remo, a quella di Enea in atto di sacrificare la scrofa dai trenta porcellini ai Penati, dalla rappresentazione della Pace, raffigurata come una donna fiorente con due bambini, a quella della dea Roma, ovvio parallelo alla Pace. Quella certamente più importante rappresenta la processione che si svolse nel 13 a.C., in occasione del voto del monumento, in cui si riconoscono i membri della famiglia imperiale disposti secondo un rigido ordine gerarchico. La prima scoperta dell'Ara Pacis risale al 1568, quando, al di sotto di Palazzo Fiano su via del Corso, riapparvero nove blocchi scolpiti ad essa appartenenti. Nel Medioevo, prima che vi fosse costruito sopra Palazzo Fiano, l'Ara servì di fondaco ad un marmorario che ne usò, fra l'altro, un frammento - poi ritrovato - che adoperò, rovesciato, per scolpirvi la pietra tombale di certo mons. Poggi, sepolto nella Chiesa del Gesù. Nel 1859, furono scoperti il rilievo di Enea e la testa di Marte, appartenente al rilievo del Lupercale. Il merito del riconoscimento dei frammenti spetta all'archeologo tedesco Federico von Dühn. Furono così intrapresi, nel 1903, i primi scavi regolari, che portarono alla scoperta della struttura dell'Ara. Nel 1937-8 gli scavi furono definitivamente conclusi. Iniziò allora la ricomposizione dell'Ara nel padiglione in vetro, costruito appositamente presso il Mausoleo di Augusto, tra via di Ripetta e Lungotevere in Augusta. L'inaugurazione ebbe luogo il 23 settembre 1938.

Mausoleo di Augusto
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Al suo ritorno da Alessandria, dopo la fine della guerra contro Antonio e la conquista dell'Egitto, nel 29 a.C., l'imperatore Ottaviano Augusto diede inizio alla costruzione di una grandiosa tomba nel Campo Marzio. Fin dall'inizio, il sepolcro assunse il nome di Mausoleo, cioè si collegò alla più celebre tomba di sovrano esistente, quella del re Mausolo di Caria, ad Alicarnasso, in Asia Minore, eretto dalla moglie Artemisia. L'edificio augusteo (situato in piazza Augusto Imperatore), circolare, del diametro di circa 87 metri, è costituito da cinque muri concentrici di grande spessore. Un alto pilone centrale, coincidente con la cripta, che dovrebbe corrispondere alla tomba di Augusto, costituiva internamente l'asse della costruzione e s'innalzava sino alla copertura del tumulo, divenendo sostegno alla statua che si ergeva in cima a questo. Una serie di volte collegava le mura concentriche che degradavano verso l'esterno sino al grande tamburo circolare cieco rivestito in marmi preziosi. Il primo ad essere deposto nel sepolcro fu Marcello, suo nipote e genero, nel 23 a.C., a mausoleo non ancora terminato. Seguirono il genero Agrippa, Druso maggiore, Lucio e Gaio Cesari. Augusto raggiunse gli altri nel 14 d.C., seguito da Druso minore, Livia, Tiberio, Agrippina, Claudio, Britannico e ultimo Nerva. La porta dell'edificio era preceduta da due obelischi, oggi in piazza del Quirinale e in piazza Esquilino. Su due pilastri, a lato dell'ingresso, erano fissate le tavole bronzee con le gesta dell'imperatore. Il monumento, integro e venerato sino alla tarda epoca romana, subì gravi danni durante l'invasione barbarica dei Goti di Alarico nel 409. Nel Medioevo la statua dell'imperatore, che stava in cima al tumulo, fu fusa per farne monete. I Colonna lo trasformarono in fortilizio (Agosta), espugnato nel 1241 dai Conti. Passò, poi, agli Orsini e nel 1550 ai Soderini, che, visto che la parte superiore era crollata, ne fecero un giardino pensile. Nel XVIII secolo, il marchese Benedetto Correa lo adattò a teatro, che dal nome del proprietario, fu chiamato, in romanesco, Corèa . Giostre, tornei, rappresentazioni teatrali, fuochi d'artificio (detti in romanesco Fochetti) e corride si avvicendarono "ar Corèa" sino alla prima metà del XIX secolo, fin quando Pio VIII, nel 1829, fece chiudere i singolari giochi. Dopodiché, sistemato e coperto, si trasformò in fonderia e servì allo scultore Chiaradia per modellare il cavallo di Vittorio Emanuele II per l'Altare della Patria. Nondimeno, venne ancora utilizzato per i divertimenti, come risulta dal giornale "Il Messaggero" del 17 settembre 1906, il quale riferisce che, in occasione della Tombola al Teatro Corèa, fu messa in palio una donna che avrebbe concesso le sue grazie al vincitore. Nel 1908, sotto il nome di Augusteo, l'edificio venne destinato a sala dei concerti. Nel 1932 fu emesso un decreto per demolire parte della zona tra via del Corso, via della Frezza, via Tomacelli e il Tevere e riportare alla luce i ruderi del Mausoleo di Augusto su cui era stato costruito l'Auditorium. Scomparvero le vie degli Schiavoni, dei Pontefici, dei Soderini e buona parte di via delle Colonnette. L'Augusteo perse la sua destinazione a Sala dei Concerti per ritornare solitario e illustre rudere nella sistemazione del prof. Antonio Muñoz. Il 13 maggio 1936 si tenne l'ultimo Concerto dell'Accademia di S.Cecilia. Ancora viva la leggenda legata al Mausoleo che lo vuole terra di fantasmi di ogni genere, non esclusi certamente quelli di Augusto e di Cola di Rienzo, qui mutilato e bruciato: quale luogo migliore per bruciare uno che si credeva Cesare se non quello in cui arse un vero Cesare?

Piazza del Popolo
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Chi decide di farne una piazza è Papa Sisto V, alla fine del '500. Sino allora non è che uno slargo, circondato da fienili e granai,una polverosa periferia. Il Papa, oltre alla passione per l'urbanistica, ha quella per gli obelischi, ed il 25 maggio 1589 incarica Domenico Fontana d'innalzarci l'obelisco Flaminio, un'impresa che, a quei tempi, è anche uno spettacolo. Se l'architetto non riesce ad alzare l'obelisco nel tempo massimo di 12 ore gli viene tagliata la testa. Se invece riesce, ci sono 10 anni di indulgenza per quei spettatori che si sono confessati e non hanno disturbato i lavori. Naturalmente, come si può vedere anche oggi, l'impresa riesce. Domenico Fontana, per non perdere la testa, fa le cose un grande: usa 140 cavalli, 14 bufali, 40 giganteschi argani, mille operai e spende una bella cifra, 40 mila scudi.
Da quel giorno la Piazza diviene palcoscenico.
L'obelisco, alto 24 metri, 36,50 col basamento, il più antico di Roma dopo quello lateranense, era innalzato a Eliopoli, davanti al Tempio del Sole, al tempo dei Faraoni Ramses II e Mineptah, suo figlio (1232-1200 a.C.) ai quali si riferiscono i geroglifici, fu portato a Roma da Augusto come bottino e posto al Circo Massimo.
Nel 1811 Giuseppe Valadier, su invito di Napoleone, le conferì in chiave neoclassica l'aspetto definitivo accentuandone i caratteri di teatro all'aperto e rendendola veramente scenografica. Ne delimita l'area con due emicicli laterali e costruisce sulle pendici del PINCIO una serie una serie di scalee e terrazze, ornate da statue, che sono un'ideale balconata per vedere ciò che succede in Piazza.
Lo spettacolo della vita, come dicono i romantici viaggiatori dell'800.
Nel 1823 Leone XII fa ornare la base dell'obelisco con le quattro vasche e i leoni di marmo.
Nel 1825 vi furono decapitati , da Mastro Titta, il più famoso boia di Roma, i carbonari Montanari e Targhini che si oppongono al governo del Papa.
Agli inizi del '900 si aprono, uno di fronte all'altro, agli angoli della Piazza, due celebri caffe': Canova e Rosati.
Per una di quelle piccole ironie della storia, la piazza diventa il posto preferito di chi lo spettacolo non lo guarda ma lo fa. Ai tavoli di Rosati sono nati decine di film e non c'è attore od attrice, italiana o straniera, che non si sia fermato, almeno una volta, nella piazza per sentire "che aria tira".
Alla Sinistra della scalea si apre, agli inizi del '500, il Tridente, formato da: Via di Ripetta che raggiunge Lungotevere in Augusta e Via dell'Ara Pacis con il Mausoleo di Augusto. Via del Babuino che raggiunge Piazza di Spagna, ed al centro Via del Corso, con il suo rettifilo fino a Piazza Venezia, inquadrata da due seicentesche chiese gemelle, Santa Maria dei Miracoli, costruita nel 1675-81 da Carlo Rainaldi e Carlo Fontana, e Santa Maria di Montesanto, del 1662-79, su cui operò anche Gian Lorenzo Bernini.
Alla destra Porta del Popolo, erede della Porta Flaminia del circuito aureliano, rappresentò per più di un millenio la principale entrata a Roma per chi veniva dal nord. La facciata estrema fu eretta nel 1561-62 da Nanni di Baccio Bigio, quella interna venne aggiunta da Gian Lorenzo Bernini nel 1655, in occasione dell'arrivo di Cristina di Svezia.

Parco del Pincio
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Fu la prima passeggiata creata a Roma con l'intento di mettere a disposizione di tutti i cittadini un'area di verde pubblico. Venne costruita tra il 1810 ed il 1818 sul colle Pincio, area occupata nell'antichità da alcune splendide ville dell'aristocrazia romana, che contornavano Roma con i loro orti.
Il Parco venne disegnato e realizzato dall'architetto e archeologo romano Giuseppe Valadier (1762-1839), nel contesto del più ampio progetto di sistemazione della zona di Piazza del Popolo che incluse, oltre al giardino, al colle Pincio e alla Casina, anche il monastero degli Agostiniani, l'imbocco delle vie di Ripetta e del Babuino e la caserma.
Oltrepassata la Casina Valadier (che ospita un noto Ristorante) ed imboccato il vasto Piazzale Napoleone I si arriva alla "terrazza del Pincio", da cui è possibile godere uno tra i più belli e famosi panorami di Roma, la vista di Piazza del Popolo con sullo sfondo la cupola di San Pietro che domina dall'alto ogni tetto di Roma.
Una delle curiosità da segnalare è senza dubbio la presenza tra i viali del Parco dei busti di oltre 200 italiani illustri di tutti i tempi.
Commissionati dalla Repubblica romana con l'obiettivo immediato di sostenere gli artisti rimasti disoccupati a seguito degli eventi rivoluzionari del 1848, rispondevano sicuramente ad un gusto dell'epoca di collocare opere scultoree negli anfratti di parchi e giardini, ma anche ad un'esigenza culturale e politica di utilizzare uno spazio aperto al pubblico come luogo didattico per la coscienza nazionale in formazione, attraverso la memoria e l'esempio di tanti personaggi.
La decisione della loro collocazione lungo i viali del Pincio fu presa dopo l'occupazione francese ed il ritorno di Pio IX da Gaeta, ma problemi burocratici e mancanza di fondi ne ritardarono l'attuazione fino al 1852 quando il Municipio di Roma, che nel frattempo aveva ricevuto i busti in donazione, provvide a porli in opera. Non tutti i personaggi poterono però vedere la luce a causa dell'ostracismo papale.
La consuetudine di collocare i busti si è mantenuta anche con l'unità d'Italia e nel corso del secolo attuale: l'ultimo intervento risale infatti alla fine degli anni '60, ed ha fatto raggiungere alle opere il considerevole numero di 228. La disposizione è rimasta tuttavia casuale (nonostante i diversi progetti di risistemazione elaborati nel tempo) ad eccezione del gruppo di busti realizzati dopo il 1918 in memoria di illustri caduti nella I Guerra Mondiale, che sono stati collocati tutti nella Piazza dei Martiri ad essi dedicata.