La chiesa di S.Pietro in Montorio sorge sul luogo ove, secondo la tradizione, l'apostolo Pietro fu crocifisso, di fronte a Roma, sulla croce capovolta a testa in giù, sebbene la storia ritenga che il martirio di S.Pietro sia avvenuto nel circo di Caligola e Nerone nell'ager Vaticanus (corrispondente all'attuale fianco sinistro della basilica Vaticana). L'appellativo "Montorio" è corruzione di Mons aureus o "Monte d'oro", per la marna gialla che compone la collina e che era detta anche "mica aurea". La chiesa fu fondata nel Medioevo per i monaci celestini (dell'Ordine di Celestino V); per lungo tempo abbandonata, fu restaurata completamente a spese di Ferdinando IV ed Isabella di Spagna alla fine del XV secolo. Architetto della ricostruzione fu Baccio Pontelli. Parzialmente distrutta durante i combattimenti del 1849 per la difesa della Repubblica Romana, fu ancora ricostruita. La facciata, con forme geometriche ispirate all'architettura classica, è tipica di quel periodo. L'interno conserva notevoli opere d'arte di Daniele da Volterra, di Giorgio Vasari, di Sebastiano del Piombo. Sotto l'altare maggiore, non ricordata da alcuna lapide, è sepolta Beatrice Cenci. Fino al settembre 1789, all'interno della chiesa era conservata, in una teca, la testa di Beatrice, decapitata in piazza di ponte S.Angelo l'11 settembre 1599: dopo 190 anni Jean Maccuse, soldato francese, profanò la teca e, dopo essersi divertito a prendere a calci la disgraziata testa di una delle donne più belle di Roma, andò via con il misero resto in tasca. Il francese, colpito da una terribile maledizione, da quel momento in poi non ebbe più pace: scherzo del destino, alla fine la sua testa andò ad ornare la teca di un sultano in Africa. Alla destra della chiesa, attraverso un cortiletto si accede al bellissimo Tempietto del Bramante (nella foto a destra), sorto sul luogo dove la leggenda vuole che sia stato crocifisso S.Pietro: difatti, nella cappella sotterranea si può vedere il foro nel quale sarebbe stata piantata la croce del martirio. Il Bramante realizzò, nel 1502, quello che molti considerano il primo vero edificio rinascimentale di Roma. La forma circolare riecheggia quella dei martyria cristiani, le cappelle dedicate al culto dei martiri. Dodici colonne doriche sostengono la trabeazione, sormontata a sua volta da una balaustra, oltre la quale si eleva la cupola. |