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Catanzaro
Situata strategicamente nell'istmo di Marcellinata - il punto più stretto della Penisola, appena 35 chilometri dalla costa jonica a quella tirrenica - è importante centro direzionale, commerciale e culturale, ospitando considerevoli funzioni amministrative di livello regionale.
Affacciata sul mare Jonio (vanta circa 8 chilometri di spiaggia e un porto peschereccio), Catanzaro è limitrofa al Parco archeologico di Scolacium.
Storia
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La nascita di Catanzaro - quale fulcro economico-politico-culturale - può con certezza essere datata all'inizio del secolo X, sotto il dominio bizantino. Fu allora che il generale di Bisanzio, Niceforo Foca, a causa delle continue incursioni dei Saraceni sulla costa ionica, decise per l'edificazione definitiva di una roccaforte collinare a difesa; il sito scelto, tre colli con due vallate laterali, offriva garanzie idonee. L'origine orientale ha un'importanza fondamentale nella storia della città poiché in virtù di essa si instaurarono rapporti commerciali e culturali con l'est.
L'impero bizantino era però prossimo alla fine; giunsero in Calabria i normanni, il loro dominio. Catanzaro fu occupata e, sotto Roberto il Guiscardo (1059), divenne contea. La città, pur subendo il diverso modo di vivere dei nuovi dominatori, conobbe periodi di fioritura nella vita comunale ed in quella delle arti e dei mestieri; continuava ad essere curata la lavorazione della seta con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali. Intorno al 1250 l'imperatore Federico II destinò il territorio di Catanzaro a demanio regio, affidandolo in feudo a potenti famiglie della regione (Ruffo, Caraffa, Soriano). La “demanialità" del territorio comunale si rivelò importante per la storia della città, poiché ne determinò le successive scelte politiche.
Durante la dominazione Aragonese (inizio 1400) Catanzaro visse periodi di trasformazione nella vita economica e sociale, mantenendo comunque efficienti la scuola ed il commercio della seta, le arti ed i mestieri.
Dopo la morte di Carlo V 1558 si ebbe un decadimento della città dovuto sia alla peste che alle conseguenze del terremoto (1638).
A partire dal 1751 Catanzaro passa sotto il dominio di Ferdinando di Borbone.
Arrivò poi il catastrofico terremoto del 1783:danni ingenti non solo si avvertirono in città; in tutta la provincia si ebbe il riflesso delle devastazioni sulle proprietà e sulla vita delle persone, con conseguente decadimento dell'attività economica e politica.
Nel 1832 un altro forte terremoto scuoteva la Calabria, con tutte le conseguenze allo stesso connesse.
Il 26 agosto del 1860 Giuseppe Garibaldi arrivava in provincia di Catanzaro e con il "plebiscito" Catanzaro nominò pro-dittatori, in nome di Vittorio Emanuele Il, Antonio Greco e Vincenzo Stocco.
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Monumenti principali
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Duomo |
Su uno dei colli della città, la cattedrale moderna si mostra orgogliosa esibendo quel che resta dell' originaria struttura normanna provata nei secoli da terremoti e incendi.
Sorto per volere di Roberto di Loritello, uno dei primi feudatari di Catanzaro, in epoca normanna (agli inizi del Mille) e dedicato all' Assunta e agli apostoli Pietro e Paolo, il primo duomo della città venne consacrato nel dicembre del 1122 da papa Callisto II. Pare che l'unica immagine di questa cattedrale sia quella che si vede all'interno del dipinto di Antonello de Saliba, la Madonna della Ginestra. Era un edificio a croce latina con tre navate e con la facciata principale rivolta a ovest e le absidi a est. Nel 1311 Pietro Ruffo vi fece costruire la cappella di San Vitaliano.
A partire dal XVII secolo l'imponente struttura fu al centro di una serie di eventi drammatici. Nel 1638 il primo terremoto, dal quale non uscì certo indenne; nel 1660 un incendio bruciò la sagrestia e gli stipi in noce; nel 1744 un secondo sisma, a causa del quale rimase chiusa per alcuni anni; infine il colpo di grazia, il terremoto del 1783 che demolì parte delle mura, il tetto e il campanile. Ci vollero circa cento anni per completare i restauri. Dal 1783 al 1833 la chiesa dell'Immacolata fece le veci della cattedrale. I vescovi che si succedettero furono costretti a vendere i ruderi di edifici appartenuti al clero e la chiesetta normanna di S. Omobono per dei muri in elevato. Si ricominciò piano piano su questa base, affidando il nuovo progetto all' architetto Franco Domestico che si avvalse della consulenza del professor Vincenzo Fasolo. Sempre con l'ingresso principale orientato verso ovest, prese forma il portico a tre arcate che affaccia su piazza Duomo e che immette nella navata laterale sinistra, la torre campanaria venne eretta al centro della facciata su via XX Settembre (prima era sull' estremità sinistra oggi occupata dal battistero), furono costruite la sala capitolare e la sagrestia. Tutto il progetto fu portato a termine nel 1960, anno in cui il duomo venne riaperto al culto.
La porta d'ingresso principale, inaugurata nel 1993, è un'opera in bronzo realizzata dallo scultore napoletano Eduardo Filippo. Vi sono rappresentati, in bassorilievo, papa Giovanni Paolo II che entra nella cattedrale seguito dal popolo, la Madonna Assunta, i Santi Pietro e Paolo, San Vitaliano e San Bruno. In alto ci sono sei pannelli con gli avvenimenti più importanti legati alla storia del duomo. Dello stesso artista sono anche le tre porte minori, sempre in bronzo, sul lato di piazza Duomo, aggiunte nel 2000 in occasione del Giubileo.
La facciata principale, come già detto, è sovrastata dal campanile sopraelevato, alto 42 metri, sulla cui cuspide svetta una statua bronzea dell' Assunta opera di Giuseppe Rito. Nella parte posteriore, sulla zona absidale, si nota la bella cupola poligonale.
L'interno del duomo è a croce latina, con tre navate che finiscono in altrettante absidi, ed è rivestito con pregiati marmi. Lungo la navata centrale, sopraelevata rispetto a quelle laterali, si possono ammirare al di sopra della trabeazione dieci (cinque e cinque) dipinti a olio di Lorenzo Jovino da Salerno, ognuno dei quali raffigura un santo. Lo stesso artista ha firmato gli affreschi dell' arco trionfale (la Santissima Trinità) e quelli delle quattro vele della cupola (gli Evangelisti). Nelle navate laterali, invece, trova posto la Via Crucis in bronzo dello scultore Alessandro Monteleone che ha rappresentato le Pie Donne in abiti calabresi. L'abside centrale, la cui parete è completamente coperta da un mosaico che riproduce l'Assunta del Tiziano (realizzazione della ditta Pandolfino di Pietrasanta su bozzetto del professor Ugo Mazzei, 1960), ospita un coro ligneo che è composto da ventidue scanni e dal seggio arcivescovile. L'altare maggiore, sollevato da cinque gradini e preceduto da una balaustra, è completamente in marmo ed è sorretto da quattro pilastri sagomati. Nella zona laterale absidale destra, su una base in marmo, è posto l'organo che è dotato di ben 3.206 canne. Proprio sotto di esso si aprono le due porte d'accesso alla sala capitolare e alla cripta dei vescovi in cui si trovano le tombe degli arcivescovi Fiorentini e Fares. Ai lati del transetto si trovano, a destra, la cappella del Santissimo e, a sinistra, la cappella di San Vitaliano. Questa è un moderno rifacimento dell' antica cappella dedicata al patrono di Catanzaro che crollò sotto i bombardamenti (la nuova è stata costruita nello stesso posto della vecchia). Particolare è il paliotto dell' altare ricavato da un unico blocco di onice. Sul fastigio, in una nicchia, è ben custodito il simulacro in argento di San Vitaliano che è miracolosamente scampato alla distruzione. Realizzato da anonimi orafi del XVI-XVII secolo, è un busto senza braccia che poggia su una doppia base decorata. Anche altre opere dell' antica cattedrale si sono salvate, tra queste: il gruppo statuario della Madonna col Bambino in marmo bianco di probabile fattura meridionale (napoletana o messinese) del 1595; la pala dell' altare maggiore con un dipinto settecentesco dell' Assunta (scuola napoletana); alcuni quadri a olio come la Sacra Famiglia (Domenico Augimeri, 1834) e il Preziosissimo Sangue (Vitaliano de Tommaso da Squillace, 1770). Salvo anche un ricco "tesoretto" composto da croci in argento, un ostensorio in argento sbalzato del XVIII secolo, un baldacchino in lamine d'argento e bronzo del 1856, un calice e una pisside d'argento e poi meravigliosi parati sacri con ricami in oro e broccati del XVIII e del XIX secolo. |
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Dove dormire
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Hotel Guglielmo * * * *
Via A. Tedeschi, 1
Tel.0961.741922 - Fax 0961.722181
info@hotelguglielmo.it
Hotel Palace * * * *
Via Lungomare, 221
Tel.0961.738022 - Fax 0961.738084
Hotel Bellamena* * *
Via Fratelli Plutino, 14
Tel.0961.701191
bellahot@tin.it
Benny Hotel * * *
Via G. Da Fiore,2
Tel.0961.771791 - Fax 0961.773366
Grand Hotel * * *
Piazza Matteotti
Tel.0961.701256 - Fax 0961.741621
Hotel Niagara * * *
Via Crotone, 170
Tel.0961.31697 - Fax 0961.34309
StillHotel * * *
Via Melito P.S. 102/a
Tel.0961.32851 - Fax 0961.33818
Hotel Belvedere *
Via Italia 33
Tel.0961.720591 - Fax 0961.720591
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Camping Bellino * *
Loc. Doganieri (Catanzaro Lido)
Tel: 0961.719250
Camping Cammello Grigio
Via Navigatori, Lido
Tel: 0961.391512
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Dove mangiare
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Albatros – Via Tommaso Gullì, 33
Al Porto – Via Lungomare CZ Lido
Chiricò – Via Iannone
Eden – Viale Europa, 54 Loc. Germaneto
Hosteria Aniello – Via Caprera, 2 CZ Lido
Il Girasole – Via Lucrezia Della Valle
Irish Pub – Via XX Settembre
Irish Pub – Via Millelli, 1/a
La Fattoria – Via Magna Grecia, 83
La Vecchia Tranvia – Via Falletti, 2 CZ Sala
Linea Bar - Galleria Mancuso
Maehè - Via Indipendenza
Piramyd Club –Via Magna Grecia
Roma – Via Magna Grecia, 251
Tiffany – Via Lungomare CZ Lido
Trattoria Tipica "U Tamarru" - Via Lucrezia della Valle
Visky a Gogò – Via Nazionale CZ Lido
Zhang Q. (Cinese) - Via Catanzaro |
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