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Belluno
Belluno si caratterizza come città di cultura, darte e di bellezze naturali, ricca di tesori storico-architettonici e di un territorio rurale denso di centri minori di grande interesse.
Nello scenario delle Dolomiti, Belluno offre ai visitatori una realtà urbana di pregio assieme alla possibilità di escursioni in quota, con tante occasioni per il tempo libero e lo sci sul colle del Nevegà l.
Storia
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Il nome della città di Belluno deriverebbe dal celtico "belo-dunum", vale a dire "la città splendente".
A partire dal 181 a.C. (data della fondazione di Aquileia) la Città fu "romanizzata" e il "municipium Bellunum" fu inserito, al tempo di Augusto, entro la X Regio Venetia et Histria. Dopo le invasioni di vari popoli germanici, la decadenza della città romana e il dominio bizantino, longobardo (VI sec. D.C.) e carolingio (VII sec.), verso il Mille si affermò il governo aristocratico del Vescovo Conte e si definì la città medievale con castello, cinta di mura, porte e torri.
Con la dedizione spontanea a Venezia nel 1404 si conclusero le periodiche guerre esterne contro i Trevigiani e le lotte interne fra le varie fazioni. In tal modo si potè rinnovare il tessuto urbano grazie alla costruzione di case e palazzi dei nobili e della nascente borghesia, in un clima di nuova prosperità economica favorita dagli intensi rapporti con Venezia, cui si fornivano legname e spade. Il Piave fu in questi secoli l'importantissima via di navigazione delle zattere, prezioso legname che dai boschi del Cadore al mare riforniva la Serenissima e alimentava l'attività economica di artigiani, segherie, porti. Dopo il breve periodo napoleonico (1797-1815), in cui fu costituito il Dipartimento della Piave, Belluno passò all'Austria e poi al Regno d'Italia.
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Monumenti principali
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Cattedrale |
Un primo edificio sacro, probabilmente paleocristiano, venne intitolato a S. Martino di Tours dal vescovo di Belluno Felice nel 548, durante le guerre gotiche. Sulla facciata frammenti di plutei e pilastrini databili ai secoli IX e X, rinvenuti al di sotto del sagrato antistante. Degli altari trecenteschi rimangono la cosiddetta arca degli Azzoni, murata all'interno del campanile, e quella degli Avoscano, che oggi fa da mensa all'altare della cripta.
Nel 1471 un incendio fortuito costrinse a rifabbricare il duomo, che prima aveva la facciata rivolta verso il Piave: la nuova cattedrale venne eretta a partire dal 1517, su disegno di Tullio Lombardo, e venne via via arricchita per tutto il XVII e XVIII secolo dai vescovi che si susseguirono alla guida della chiesa bellunese. Nel 1732 venne innalzato il campanile barocco, progettato da Filippo Juvarra. E' basilica minore dal 1980.
All'interno conserva opere di Cesare Vecellio, Andrea Meldolla detto lo Schiavone, Jacopo Da Ponte, Andrea Brustolon, Gaspare Diziani e altri. |
Palazzo dei rettori |
Fu sede per quasi quattrocento anni dei rettori veneti che governavano Belluno e il suo territorio.
Su un preesistente e più arretrato edificio fortificato realizzato a partire dal 1409 (e completamente bruciato nel 1802) venne aggiunta nel 1491 dal rettore veneto Maffeo Tiepolo sul lato ovest una prima loggia lombardesca a due piani, poggiante su tre archi.
Nel 1496 fu adottato un progetto di ampliamento disegnato dal veneziano Giovanni Candi (l'autore del "bovolo" di palazzo Contarini a Venezia), più volte interrotto fino alla crisi seguita alla guerra di Cambray. Venne infine completato nel 1536 durante il rettorato di Girolamo Rimondi.
Tra il 1536 e il 1547 venne innalzata la torretta dell'orologio, progettato dal fiesolano Valerio da San Vittore. Sulla facciata, stemmi e busti di rettori veneti dei secoli XV-XVII. All'interno numerosi locali, nonostante i radicali restauri resisi più volte necessari in seguito ai terremoti degli ultimi due secoli, hanno mantenuto la fisionomia originaria, in particolare il salone centrale del secondo piano e la vicina saletta, con il soffitto alla sansovina. E' sede della Prefettura. |
Porta Rugo |
Storico accesso meridionale alla città , dall'antico porto fluviale di Borgo Piave. Agli inizi dell'800 venne abbattuta buona parte delle mura cittadine e con esse la grande torre sulla sinistra e le altre fortificazioni laterali che difendevano la porta. Del complesso originale, attraverso cui entrarono il primo rettore veneziano, Antonio Moro, nel 1404, e l'imperatore Massimiliano d'Asburgo nel 1509, rimane l'arco acuto interno tardo duecentesco, con ancora la nicchia entro cui le cronache raccontano che rimase fino al XVII secolo lo stemma affrescato dei Visconti, signori di Belluno tra il 1383 e il 1404.
La sistemazione della facciata (in cotto e non in pietra, cosa inusuale per Belluno)segue il progetto commissionato nel 1622 dal rettore veneto Federico Corner all'architetto Lorenzo d'Alchini. La nicchia centrale tra i due stemmi contiene ancora la base con le zampe del leone di S. Marco abbattuto dai rivoluzionari Giacobini nel maggio del 1797. L'ultimo restauro è del 1902. |
Porta Dojona |
Prende il nome dal vicino torrione (Dojon) con cui costituiva un complesso fortificato, già sede vescovile, all'angolo nord orientale delle antiche mura. L'arco interno venne innalzato nel 1289 da Vecello da Cusighe per il vescovo-conte Adalgerio da Vili alta: tale intervento, all'interno del rifacimento generale della cortina muraria resosi necessario dopo il tramonto del dominio di Ezzelino da Romano, è testimoniato da una lastra in pietra, murata al di sopra dell'arco, che presenta la più antica riproduzione dello stemma cittadino. Il raddoppio rinascimentale è opera di Niccolò Tagliapietra e venne realizzato nel 1553. La copertura di collegamento tra la nuova e la vecchia porta fu decisa ed attuata nel 1622.
I battenti in legno originali sono ancora, secondo la tradizione, quelli rifatti dopo l'assedio imperiale del 1509. Il leone veneziano originale venne scalpellato dai Giacobini nel maggio del 1797. AI suo posto venne inserito alla fine dell'800 l'esemplare quattrocentesco che originariamente campeggiava sopra il primo arco e che era rimasto inglobato dalla copertura seicentesca, che lo aveva fortunosamente sottratto alla vista degli scalpellatori napoleonici. La porta è stata oggetto di un recentissimo, accurato restauro. |
Chiesa di s. Stefano |
Venne eretta tra il 1468 e il 1491 da maestri comacini per l'ordine dei Serviti, sull'area dove sorgeva una preesistente chiesa di cui rimane, murata sul fianco della navata sinistra, un'interessante epigrafe mortuaria in volgare datata 1349.
All'interno è di particolare interesse la cappella Cesa, eretta nel 1485, con la grande pala lignea di Matteo Cesa (1425-1495) e un ciclo di affreschi attribuito in passato a Jacopo da Montagnana (1440-1499). Alla sinistra del transetto si apre la Cappella dell'Addolorata, del 1737, con la statua di Giovan Battista Alchini (XVIII sec.), allievo del Brustolon, che tradisce però chiari influssi d'oltralpe. Alle pareti quadri di Cesare Vecellio (1521-1601), Nicolò de Stefani (1520-1599), Francesco Frigimelica (1570-1649), Antonio Lazzarini (1672-1732) ed altri.
La chiesa contiene due grandi angeli reggilampada ed un crocifisso di Andrea Brustolon (1662-1732), provenienti da altre chiese scomparse di Belluno.
Ugualmente, il portale gotico sul lato sud, con le statue dei santi protettori di Belluno, venne trasferito nel 1893 dalla soppressa chiesa di S. Maria dei Battuti. Il campanile presenta un grande orologio con il quadrante in pietra originale diviso in 24 ore, all'uso tedesco del XVI secolo. |
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Municipio |
L'attuale edificio venne realizzato in stile neogotico dall'architetto feltrino Giuseppe Segusini (1801-1876) sul luogo e con alcuni elementi architettonici dellantico palazzo comunale, detto la Caminada, demolito a causa dell'impossibilità - all'epoca di un restauro conservativo. Secondo gli storici locali il palazzo originale era stato eretto fin dal XIII secolo e venne quindi completamente ricostruito nel 1476: era ornato da stemmi e busti dei rettori veneti, ora inseriti nella decorazione esterna del Municipio e, i soli busti, a formare una fascia tutto intorno al Teatro Comunale eretto in quegli stessi anni dal Segusini.
All'intero aveva affreschi di Andrea Mantegna, Jacopo da Montagnana, e Pomponio Amalteo (frammenti al Museo Civico). Ancor oggi sede municipale, nella sala consiliare campeggiano due grandi affreschi storici di Giovanni De Min (1786-1859) ed una serie di ritratti di bellunesi illustri di Antonio Tessari. |
Auditorium |
Anticamente palazzo fortificato sede dei vescovi-conti, secondo la tradizione venne eretto (o più probabilmente ampliato e rafforzato) alla fine del XII secolo dal vescovo Gerardo de Taccoli, morto nel 1196 combattendo in battaglia contro i Trevigiani.
La torre civica regge la campana al cui suono, dal 1403, si riuniva il Maggior Consiglio cittadino. Una torre gemella, sull'angolo verso il Duomo, venne abbattuta nel 1516 per allargare la piazza di fronte al Duomo ma anticamente doveva essercene una terza, centrale, come mostra chiaramente l'antico sigillo vescovile che riproduceva proprio questo edificio. Più volte rimaneggiato, il portale ed alcuni elementi dei finestroni superiori risalgono alla ristrutturazione attuata dal vescovo Giulio Berlendis nel XVII secolo.
Gravemente danneggiato dal terremoto del 1873, subì un totale rimaneggiamento interno curato dall'ing. Giorgio Pagani-Cesa, cui si sommarono gli interventi sulla facciata seguiti al nuovo sisma del 1936.
Già sede del Tribunale, ora è adibito ad Auditorium comunale. |
Palazzo Crepadona |
Il complesso è un palazzo nobiliare cinquecentesco che fu edificato da Niccolò Crepadoni unendo una serie di edifici precedenti, di cui l'altana conserva forse l'impianto di una delle antiche torri, che sopravanzavano le mura cittadine.
Resti degli affreschi originari si possono ancora scorgere al piano terra e al primo piano. Sotto il porticato del cortile è stato collocato dal 1981 il sarcofago romano di Flavio Ostilio Sertoriano e di sua moglie Domizia, del III secolo, rinvenuto nel 1480 scavando le fondamenta del campanile di S. Stefano, già precedentemente innalzato su colonne in piazza duomo, tra cattedrale e palazzo comunale, e poi di fianco alla stessa chiesa di S. Stefano. La Crepadona è sede della biblioteca civica e del centro culturale cittadino. |
Chiesa di s. Pietro |
Edificata a tre navate dai Francescani nel 1326, qualche anno dopo il loro primo arrivo a Belluno, fu demolita a partire dagli anni '30 del XVIII secolo e completamente ricostruita nel 1750, a causa dei danni subiti nel terremoto del 1709, sul progetto del frate minore Ludovico Pagani, arretrando la facciata che infatti ha lasciato visibile, in alto a destra del sagrato, uno degli archi gotici originariamente interni all'antica costruzione.
In tale occasione venne completamente rifatta anche la cella campanaria del campanile, più volte danneggiato nei secoli precedenti da fulmini e movimenti sismici: l'attuale configurazione è quella realizzata nel 1882 dopo i danni subiti nel terremoto del 1873. Della costruzione trecentesca rimane la cosiddetta "cappella gotica" ora inglobata all'interno del contiguo Seminario Gregoriano, che sovrastava originariamente la navata di destra.
All'interno conserva importanti opere di Sebastiano Ricci (la pala dell'altare maggiore e gli affreschi della cappella Fulcis), quattro grandi tele di Andrea Meldolli detto lo Schiavone (Zara 1501 Venezia1563), che originariamente formavano le ante dell'organo, e due pale lignee scolpite da Andrea Brustolon (Belluno 1662-1732), provenienti dalla chiesa dei Gesuiti, dopo la soppressione dell'ordine nel 1773 e le successive requisizioni napoleoniche. |
Teatro comunale |
Costruito, in stile neoclassico, su disegno di Giuseppe Segusini nel 1833-35, demolendo l'antico Fondaco delle biade (di cui rimane una testimonianza nell'architrave, datata 1625, murata sul retro del teatro) che sorgeva, con volumi molto minori, a fianco della Porta Dojona a ridosso delle mura cittadine.
La facciata si ricollega a quella di altre realizzazioni analoghe portate a compi- mento dal Segusini in quegli anni nel resto del Veneto (Feltre, Serravalle) ed anche in Austria, dove il teatro di Innsbruck rappresenta un'interessante variazione sul tema architettonico bellunese. La scalinata di ingresso è caratterizzata da due leoni, opera di Pietro Zandomeneghi come i due fregi al di sopra delle porte laterali che immettono nel teatro. Intorno, in alto, nove busti in pietra e in bronzo di Rettori veneti dei secoli XVI e XVII provenienti dal demolito Palazzo Comunale. L'interno venne rifatto una prima volta nel 1866, poi di nuovo nel 1948 e nel 1993. |
Piazza dei martiri |
Piazza dei Martiri è il salotto di Belluno: un palcoscenico, fuori le mura, segnato da quinte di grande diversità e insieme di grande equilibrio, con i suoi palazzi e il passeggio sul listòn. Chi vuol godersi lo spettacolo del mondo da una delle più belle finestre del mondo, ha scritto il poeta Diego Valeri, vada a Belluno, in Piazza Campitello, e guardi giù il Piave.
Fino al 3 giugno 1945 la piazza si chiamava Campitello, per indicare l'area dove tenere fiere, mercati, tornei, parate. L'attuale denominazione rende omaggio ad uno dei più tragici eventi della Resistenza, l'impiccagione di quattro patrioti il 17 marzo di quell'anno. |
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Musei
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Museo civico |
Il Museo Civico di Belluno venne istituito nel 1872, grazie alla donazione alla città dell'importante raccolta di dipinti, su tavola e su tela, del medico bellunese Antonio Giampiccoli. A essa s'aggiunsero ben presto, le collezioni di bronzi, medaglie, placchette, monete, sigilli, manoscritti e libri di interesse locale del conte Florio Miari. Quale sede della esposizione fu destinato il palazzo del Collegio dei Giuristi edificato nel 1664, palazzo ove tuttora il Museo si trova. La civica raccolta venne aperta al pubblico nel 1876 con un allestimento curato dal regio ispettore provinciale ai monumenti e scavi Osvaldo Monti. La disposizione attuale vede il pianterreno occupato dalla sezione archeologica che raccoglie rilevanti testimonianze di epoca preistorica, paleoveneta, romana e altomedioevale. Al primo e secondo piano, si snoda la pinacoteca con dipinti databili dal secolo XIV al XIX che provengono, anche se non esclusivamente, dall'area veneta. Tra essi alcune tra le più spettacolari opere eseguiti dal pittore Sebastiano Ricci per la ricca residenza in città della famiglia Fulcis. Altre sale sono dedicate alla scultura lignea - arte che proprio nel bellunese Andrea Brustolon trovò uno tra i suoi migliori interpreti - alla collezione di placchette e piccoli bronzi, ai dipinti ex voto e ad affascinanti e inusuali collezioni di arti decorative tra cui si segnalano, per completezza e ricchezza, quella dei gioielli bellunesi e quella delle porcellane.
Piazza Duomo 16
Tel: 0437 944836
Orario estivo (dal 1 maggio al 30 settembre): da martedì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
Chiuso: lunedì, 1 maggio e 15 agosto
Orario invernale (dal 1 ottobre al 30 aprile): da lunedì a sabato, dalle 9 alle 13 da giovedì a domenica, dalle 15 alle 18
Chiuso: 11 novembre (santo patrono) |
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Dove dormire
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HOTEL ASTOR LIFRE SRL
Piazza Martiri, 26/E - Tel. 0437/942094
ALB. AL PONTE DELLA VITTORIA
V. Monte Grappa, 1 - Tel. 0437/925270
ALB. CAPPELLO
V. Ricci, 8 - Tel. 0437/940246
ALB. CENTRALE
V. Loreto - Tel. 0437/943349
ALB. DELLE ALPI
V. Jacopo Tasso - Tel. 0437/940545
ALB. HOTEL OLIVIER
V. Nevegal -cond. Le Stue, 1 - Tel. 0437/908165
ALB. HOTEL SOLE
Lg. Marconi, 11 - Tel. 0437/25146
ALB. OLIMPO
V. Col De Gou -nevegal, 526 - Tel. 0437/908242
ALB. RISTORANTE MIRELLA
V. Don Minzoni, 6 - Tel. 0437/941860
ALB. RISTORANTE PINETA
V. Nevegal, 244 - Tel. 0437/908319
ALB. RISTORANTE SLALOM
P.le Nevegal, 165 - Tel. 0437/907105
ALB. TAVERNA
V. Cipro, 7 - Tel. 0437/25192
BAR RISTORO LE TORRI
P.le Nevegal - Tel. 0437/907076
CASA PER FERIE AL CENTRO
P.za G. Piloni, 11 - Tel. 0437/944460
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Dove mangiare
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AL BORGO
V. Anconetta, 8
Tel. 0437/926755
ALB. NEVEGAL RIST. PORTELLO
V. Nevegal, 347
Tel. 0437/908141
CONZ F.LLI
P.le Della Stazione, 14
Tel. 0437/941570
CUCINA BONAI
V. Cordevole, 38
Tel. 0437/942703
LA BUONA TAVOLA 2
V. Caduti 14 Settembre 1944, 34
Tel. 0437/30673
LA CUSINA DE BELUN
V. Feltre, 101
Tel. 0437/942013
NOGHERAZZA
V. Gresane, 78
Tel. 0437/925882
RIST. AL MULINO PISCICOLTURA
V. Pra' De Luni, 4
Tel. 0437/294132
RIST. BAR AL GHIRO
V. Faverghera -nevegal, 1500
Tel. 0437/908187
RIST. BAR CASERA
V. Faverghera, 751
Tel. 0437/908180
RIST. DELLE ALPI
V. Jacopo Tasso, 15
Tel. 0437/940302
RIST. TERRACOTTA
V. Giuseppe Garibaldi, 63
Tel. 0437/942644
RIST. TIPICO AL SASSO
V. Del Cansiglio, 12
Tel. 0437/27783
TRATTORIA LA CANTINA
V. G. Matteotti, 17
Tel. 0437/941493
VETTORETTI
P.le Della Resistenza, 6
Tel. 0437/931675 |
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PIZZERIA RIST. ALLO ZODIACO DA TONY
V. Travazzoi, 8
Tel. 0437/941478
PIZZERIA RISTORANE LA BUSSOLA
V. V. Veneto, 79
Tel. 0437/33452
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PECHINO -
V. Dieci Marzo 1945, 63
Tel. 0437/941855
SHANGAI -
P.za Castello, 2
Tel. 0437/941074
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