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Perugia
Dalle sue mura etrusche alle pietre medievali, ai marmi di fresca grazia di Agostino di Duccio, agli affreschi del Perugino, agli edifici cinquecenteschi o barocchi dell'epoca pontificia, qui si può cogliere la vitalità di quasi tutto il corso dell'arte italiana e la maestria medievale e rinascimentale del modellare l'ambiente urbano.
Storia
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Nelle alture su cui sorge oggi l'agglomerato urbano di Perugia sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici di epoca preistorica, a testimonianza di come la zona sia stata meta dei primi insediamenti umani nella penisola. Se è vero che un centro abitato esisteva già in epoca protostorica, la nascita di Perugia come città è fatta generalmente risalire al periodo in cui gli Etruschi, in espansione dalle regioni tirreniche, ne presero possesso (VI-V secolo a.C.). Sotto la dominazione etrusca Perugia assume rapidamente un'importanza tale da assurgere al ruolo di lucumonia (il distretto amministrativo etrusco per eccellenza). Sconfitta e sottomessa dai Romani a seguito della battaglia di Sentino (295 a.C.), Perugia mantiene comunque una discreta autonomia politica. A quest'epoca risale probabilmente la costruzione della cinta muraria; nello stesso secolo i romani furono costretti ad una delle più funeste sconfitte della loro storia dalla truppe cartaginesi di Annibale proprio sulle sponde del Trasimeno (217 a.C.), e Perugia si ritrovò ad offrire rifugio a numerosi soldati romani scampati al massacro. L'assimilazione agli usi ed ai costumi romani prosegue per tutto il secolo e si protrae senza traumi fino al 140 a.C., anno in cui la lotta di potere tra l'imperatore Ottaviano e Lucio Antonio, fratello di Marco Antonio che aveva fatto di Perugia la propria roccaforte, si conclude con la resa di quest'ultimo e con il conseguente incendio e saccheggio della città ; i membri del senato perugino vennero sterminati ed i domini del municipium drasticamente ridotti. L'opera di riedificazione condotta dallo stesso Ottaviano rende ben presto Perugia più ricca e potente di quanto non fosse precedentemente e le fa meritare il titolo di "Augusta", a conferma dello stretto controllo esercitato su di essa dall'imperatore. Il periodo imperiale scorre in maniera piuttosto tranquilla; a partire dal IV secolo d.C. la penetrazione del Cristianesimo tra la popolazione assume proporzioni tali da giustificare la nascita di una diocesi (V secolo); nel seguente periodo di crisi e di progressivo disfacimento dell'Impero il vescovo diviene in breve tempo la guida non soltanto spirituale ma anche politica della città : durante l'invasione barbarica guidata da Totila, il vescovo Ercolano, successivamente santificato, oppose una strenua resistenza e difese Perugia fino al martirio, cui seguì la devastazione della città (548 d.C.). Fino a oltre l'anno Mille le frammentarie notizie su Perugia testimoniano della lunga dominazione bizantina e della successiva annessione a Roma (VIII secolo). E' proprio durante l' XI secolo che nascono le prime istituzioni comunali, mentre il XII secolo è ricordato soprattutto per le battaglie con le limitrofe Chiusi, Cortona, Todi, Foligno e Assisi; proprio con quest'ultima si apre nel XIII secolo una sanguinosa lotta che si conclude con la vittoria perugina nella battaglia di Collestrada (1202): tra i prigionieri sconfitti figura anche il futuro S. Francesco d'Assisi. I successi militari aprono la strada al dominio di Perugia su di una vasta zona che va dai versanti appenninici fino all'attuale Val di Chiana. La città si estende, si rafforza e si arricchisce, mantenendo negli anni l'appoggio della Chiesa di Roma senza tuttavia riconoscerne la Signoria; il tentativo di sottomettere direttamente Perugia costò addirittura la vita a Papa Innocenzo III, ucciso in città nel 1216. Tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo sorgono alcuni dei monumenti e delle istituzioni che rappresentano tutt'oggi il vanto di Perugia: la Fontana Maggiore, il Palazzo dei Priori, le principali chiese, l'Università (1308). Ormai definitivamente costituitosi in Comune, il principale centro umbro continua ad accrescere la propria importanza anche dopo il trasferimento del Papato ad Avignone e per tutta la prima metà del XIV secolo. Successivamente alcune gravi lotte intestine ne indeboliscono il tessuto sociale e ne intaccano la prosperità ; quella tra i Raspanti (il popolo grasso) ed i Beccherini (il popolo minuto, per l'occasione appoggiato dai nobili), ma soprattutto quelle tra le principali famiglie cittadine (i Montesperelli, i Vincioli, i Montemelini, i Della Corgna, gli Oddi, i Baglioni). La Chiesa di Roma ne approfittò per ristabilire un controllo diretto, anche se più che altro nominale, a seguito della vittoria delle truppe di Urbano V nella battaglia di Brufa (1368). Il XV secolo trascorre quindi all'insegna dei continui passaggi di potere tra vari nobili e capitani di ventura, tra cui Biordo Michelotti, Gian Galeazzo Visconti, Ladislao di Napoli e Braccio Fortebraccio da Montone. Intorno alla fine del Quattrocento si conclude finalmente la lunga lotta per il potere tra la famiglia degli Oddi e quella dei Baglioni: questi ultimi instaurano una Signoria che spazzerà definitivamente le vestigia comunali. La supremazia dei Baglioni durò fino al 1531, anno in cui le milizie pontificie di Paolo III presero possesso della città a seguito della celeberrima "guerra del sale", così chiamata perché originata da una tassa sul sale imposta dal Papa. A seguito del breve conflitto furono distrutti gli splendidi palazzi dei Baglioni ed eretta la Rocca Paolina, a suggello del dominio di Roma: le antiche magistrature superstiti vengono abolite e viene imposto un governatore pontificio. Per i tre secoli successivi Perugia non riesce a sottrarsi allo stretto controllo papale; soltanto con l'avvento di Napoleone, e con la conseguente inclusione nel Dipartimento del Trasimeno (1798) la città torna a godere di una certa autonomia, ma soltanto per un breve intervallo di tempo. Nel 1859 una rivolta contro il legato pontificio viene prontamente soffocata nel sangue dalle truppe di Pio IX, ma ormai lo spirito risorgimentale non può essere arrestato a lungo: il 14 settembre 1860 i bersaglieri di Vittorio Emanuele II entrano trionfalmente in città decretando l'annessione di Perugia al Regno d'Italia.
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Monumenti principali
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Piazza grande (Piazza IV novembre) |
La Piazza Grande (ora Piazza IV Novembre) è da sempre stata il fulcro urbanistico, politico e monumentale di Perugia. Sorge sullo stesso sito del centro della città etrusca e del foro romano; è stata da sempre punto di intersezione e di diramazione delle principali direttrici viarie: da qui partivano le cinque 'vie regali' che hanno strutturato la città medievale.
Inizialmente era occupata dalla cittadella vescovile che dovette poi cedere il posto all’espansione comunale con i suoi palazzi pubblici e appunto la fontana. Questa fontana, l’emblema del comune medievale e simbolo della città è considerata la fontana più bella e famosa dell’intero medioevo.
Fu realizzata nel 1275-78 come punto terminale dell’Acquedotto di Monte Pacciano sotto la direzione di Fra Bevignate ad opera degli scultori Nicola (padre) e Giovanni (figlio) Pisano. La fontana è costituita da due vasche poligonali in pietra bianca e rosa sormontate da una tazza in bronzo con al suo centro un gruppo bronzeo di tre ninfe (o virtù teologali) che sorreggono un’anfora, dalla quale sgorga l’acqua (opera di Robeo). Originariamente, sui loro capi erano apposti quattro grifoni, sempre in bronzo, per ogni punto cardinale che ora sono esposti alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Le formelle della vasca inferiore riproducono scene emblematiche del Vecchio Testamento (seduzione di Adamo da parte di Eva, di Sansone da parte di Dalila), della fondazione di Roma (grande esempio per Perugia), un ciclo di calendario di lavori agricoli intercalati dalle rappresentazioni dei relativi segni zodiacali, seguono le sette 'arti liberali' , oltre alla Filosofia. Tra le 'arti meccaniche' e quelle 'liberali' si trovano i bassorilievi del grifone, simbolo araldico di Perugia, e del leone, simbolo dell’appartenenza di Perugia ai Guelfi. Conclude il ciclo delle arti liberali una coppia di aquile, che però difficilmente possono essere interpretati come simbolo imperiale, considerando il legame di Perugia al papato. Essendo l’aquila anche il simbolo araldico di Pisa, è su questa formella che Giovanni Pisano ha apposto la sua firma.
La vasca superiore, sempre poligonale, poggia su 24 colonnine, sormontate da altrettante statue a ¾ di tondo. Rappresentano personaggi legati alla fondazione mitica della città e del suo ruolo politico e territoriale dell’epoca, Salomone e altri personaggi biblici da Mosé a Giovanni Battista, l’Arcangelo Michele e l’Arciprete Melchisedecco, la personificazione di Roma, della Chiesa, della Teologia ed i Santi Pietro e Paolo.
Restaurato nel 1948 con materiali non appropriati (p. es.: cemento), si è reso necessario un ulteriore restauro, molto approfondito, giunto al termine. Vista la sua lunga durata, comunque, fin dall’inizio dei lavori la fontana è stata ricoperta da una modernissima cupola in plexiglas con il duplice scopo di dare riparo ai restauratori ed all’opera stessa e di permettere al pubblico sia la visione della fontana che dei lavori in corso d’opera. |
Palazzo dei Priori |
Progettato fin dagli anni 70 del XIII sec., il corpo primitivo (3 trifore verso la piazza e 10 trifore verso il Corso Vannucci) fu realizzato tra il 1293 e il 1297.
Durante un primo ampliamento (1333-37) furono aggiunte le altre 2 trifore verso la piazza e la scalinata sulla stessa (la scalinata semicircolare che la precede risale invece al 1902).
Il secondo ampliamento (dopo il 1353) aggiunse sul lato del Corso altre 6 trifore, il grande portale e la torre, originariamente merlata, sormontando l’accesso alla Via dei Priori.
Il terzo ampliamento (1429-1443) portò infine all’aggiunta di altre tre trifore ed il sottostante Collegio del Cambio.
Un quarto ed ultimo ampliamento, sul versante posteriore, avvenne nel XVI sec.
La sua realizzazione a gradi e la sovrapposizione ad edifici precedenti spiegano l’irregolarità dell’andamento della facciata e le sue asimmetrie. Il perimetro merlato del tetto del palazzo simbolo del potere indipendente comunale non piacque ai pontefici che lo fecero demolire nel 1610, come anche la parte superiore della torre nel 1569: i merli riapparirono soltanto con l’Unità d’Italia nel 1860.
Dalla scalinata su Piazza IV Novembre si sale al portale gotico, sormontato da mensoloni con il grifo e il leone (copie, gli originali nella Galleria Nazionale), simboli di Perugia e dei Guelfi: si tratta delle più antiche opere di grandi dimensioni in bronzo del medioevo, fuse nel 1274 probabilmente a Venezia . Il portale immette nella Sala dei Notari, originariamente sala di Consiglio del Comune, ceduta solo nel 1582 ai notai, dopo la parziale distruzione del Palazzetto dei Notari, di fronte al Palazzo dei Priori sul Corso Vannucci, per risistemazioni urbanistiche (allargamento della Via Calderini).
La Sala, strutturata da 8 arconi trasversali, è completamente affrescata (fine 1200) con cicli allegorici, biblici, di favole, di storie dal Vecchio e dal Nuovo Testamento e con gli stemmi dei podestà fino al 1499. Lo stemma al centro della parete frontale appartiene a Braccio Fortebraccio da Montone. Questi affreschi furono parzialmente ridipinti nel 1860 perché in cattive condizioni.
Il portale più piccolo, in cima alle scale che sormontano un porticato a tre archi disuguali, da accesso all’attuale sala del Consiglio Comunale mentre dal pulpito sporgente dal balcone vennero divulgate le leggi al popolo. Sotto il porticato si trovano i locali dell’Azienda di Promozione Turistica per l’Umbria.
Sul lato del Corso Vannucci si apre invece il magnifico portale gotico del 1326 : fittissime allegorie ne decorano lo strombo. Le tre statuette nella lunetta rappresentano (da sinistra) San Lorenzo, San Ludovico di Tolosa e Sant’Ercolano, patroni di Perugia. I pilastri esterni poggiano su dei leoni, mentre alla loro sommità vegliano su dei mensoloni due grifoni con un vitello fra le loro grinfie, si tratta dell’emblema della corporazione dell’arte dei macellai che ha partecipato in modo consistente alle spese della costruzione. Il portale conduce in un atrio dallo spiccato sapore medievale, buio, con volte a croce gotiche, stemmi sui muri scuri e una gigantesca cassapanca, la cassaforte del Comune di Perugia. Dall’atrio, una scala conduce al terzo piano dell’edificio che ospita la Galleria Nazionale dell’Umbria.
Al piano terra, con accesso da Corso Vannucci, si trovano, a destra del portale principale, il Collegio della Mercanzia e , oltre il passaggio di Via dei Priori, il Collegio del Cambio: per entrambi è valido lo stesso biglietto. |
Rocca Paolina |
La Rocca Paolina non è stata la prima fortezza a essere costruita nella città di Perugia.
In seguito alle campagne militari del Cardinale Egidio Albornoz per la riconquista del potere della Chiesa nei territori della Tuscia e dell’Umbria per conto di Papa Innocenzo VI, in esilio a Avignone, dopo la Pace di Bologna (1370), Perugia torna sotto il dominio papale, suggellato dalla costruzione della Rocca del Sole nel 1373 nel punto più alto della città , il Colle del Sole (493 metri).
La Rocca, costruita su progetto del Gattaiole di Gubbio, era la più grande e la più famosa fortezza dell’epoca, però venne rasa al suolo solamente tre anni dopo durante una ribellione dei perugini.
Ne rimangono solamente le sostruzioni sulle quali poggia l’attuale Piazza Rossi Scotti, già delle Prome, ma detta Porta Sole, dalla quale si gode una splendida vista a 230° a tramontana sulla parte orientale della città e verso gli Appennini.
Nel 1540, durante il papato di Paolo III Farnese, Perugia, dopo la sconfitta nella 'Guerra del Sale', perse da ultimo comune d’Italia la sua indipendenza.
In segno di affermazione del rinnovato dominio pontificio, Antonio da Sangallo (il Giovane) fu incaricato di costruire una imponente fortezza, stavolta sul Colle Landone, distruggendo l’intero quartiere dei Baglioni (la famiglia perugina più invisa dal papa) e il Borgo di S.Giuliano.
A questo scopo più di cento case, ma anche chiese e monasteri vennero o rasi al suolo per ricavarne materiali per la costruzione o utilizzate come sostruzioni della Rocca. I perugini dovettero attendere fino al 1848 (Repubblica Romana, 1848/49) per una prima, parziale demolizione dell’odiato simbolo del potere papale e infine il 1860 (Unità d’Italia) per la demolizione definitiva.
Dall’esterno ne rimane visibile solamente un tratto delle mura di sostegno in Viale Indipendenza e il bastione di levante sulla Via Marzia, che incorpora la etrusca Porta Marzia, dalla quale si accede alle imponenti fondazioni che utilizzarono il quartiere dei Baglioni con la Via Bagliona e le sue case in pietra ben individuabili fra le mura in mattoni aggiunte dal Sangallo.
Un altro percorso, molto suggestivo, è quello delle scale mobili che portano dal parcheggio di Piazza Partigiani attraverso la Rocca sotto il porticato laterale del Palazzo del Governo (1870, sede della Provincia) in Piazza Italia, circondata da edifici costruiti in seguito alla demolizione della Rocca [ Albergo Brufani (1880), Banca d’Italia (1871), Palazzo Cesaroni (1897, ora sede del Consiglio Regionale) e il Condominio Residenziale (1872), ambedue dell’architetto perugino Guglielmo Calderini che ha firmato anche il Palazzo della Giustizia a Roma]. |
Collegio della mercanzia |
Nel 1390 il Comune cedette il locale a destra del portale principale all’arte della Mercanzia, la corporazione più importante della città .
La Sala delle Udienze, molto insolito in Italia, fu completamente rivestita in legno nel XV secolo, probabilmente da maestranze provenienti da oltralpe.
La prima parte della parete di destra è riccamente decorata con finte bifore e trafori.
Lo stemma della lunetta rappresenta il grifone con un fascio di merci fra le grinfie, simbolo della corporazione.
Il grande leggio rinascimentale è opera di un maestro perugino (1462).
Sulla parete sinistra si trova un piccolo pulpito intarsiato con colonnine, sormontato da bassorilievi raffiguranti la prudenza, la forza, la giustizia e la moderazione.
Nell’archivio si conservano i registri di iscrizione dal 1323 al 1599. |
Collegio del cambio |
Al pari dell’arte della Mercanzia, quella dei Cambiari (= banchieri) era una delle corporazioni più importanti della città .
Il Collegio del Cambio fu costruito negli anni 1452-57, vi si accede da un bel portale in legno intagliato del 1505. Il primo vano, la Sala dei Legisti, comprende banconi e pareti lignei intarsiati di Giampietro Zuccari del 1615-21.
Si accede poi alla Sala dell’Udienza, il più bello e meglio conservato ambiente profano del ‘400 italiano. L’arredo ligneo di Domenico del Tasso e Antonio da Mercatello (1490-93) da risalto agli affreschi del Perugino (1498-1500), che ricoprono le pareti e le volte ogivali.
Il programma pittorico è dovuto all’umanista Francesco Maturanzio, professore dello Studium Perusinum.
Vengono rappresentate le quattro Virtù teologali e uomini illustri dell’antichità ; un’autoritratto dell’autore si trova sul pilastro divisorio.
In una nicchia sopra al cosiddetto Tribunale sulla parete di destra una scultura (la Giustizia) attribuita a Benedetto da Maiano.
Nell’angolo destro si accede all’attigua Cappella di S. Giovanni Battista, ristrutturata nel XVI sec., è stata affrescata in due tempi (1511: volta e 1528-29 : pareti) da Giannicola di Paolo, un allievo del Perugino. |
Acquedotto |
Nel 1254 fu decisa la costruzione di un acquedotto dal Monte Pacciano alla Piazza Grande in città (ora Piazza IV Novembre), un percorso di circa tre chilometri, seguito nel tracciato dalla Via del Fagiano (ex Via dei Condotti), Via dell’Acquedotto e dalla Via Appia.
L’opera del veneziano Boninsegna, nella sua parte terminale tra la Conca e le mura cittadine etrusche nel 1812 diventò un percorso pensile, molto suggestivo, con la costruzione dei parapetti sulle arcate medievali e che s'immette in città attraverso l’Arco dell’Acquedotto o Arco di Via Appia.
Il punto terminale dell’acquedotto era la Fontana Maggiore in Piazza Grande o della Fontana (ora Piazza IV Novembre) tra il Duomo e il Palazzo dei Priori. |
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Cattedrale di s. Lorenzo |
Una prima chiesa (936-1060), corrispondente all'attuale transetto, venne ampliata su progetto di Fra Bevignate nel 1300, nel 1345 posa della prima pietra di un nuovo edificio che fu iniziato nel 1437-39 e finito all’interno verso la fine di quel secolo.
La costruzione comunque proseguì fino al 1587 senza mai raggiungere un completamento. Solamente sul lato verso la Fontana Maggiore e solamente fino ad una certa altezza poco oltre il portale, la fiancata è stata ricoperta con formelle di marmo bianco e rosa, tolte nel 1335 alla cattedrale di Arezzo.
Inoltre vi si trovano finestroni gotici, il pulpito assemblato da pezzi più antichi (anche cosmateschi) del XIV secolo, dal quale predicò S. Bernardino da Siena nel 1425 e 1427, il portale manierista su progetto di Galeazzo Alessi e scolpito da Ludovico Scalza (1568) che è stato spostato qui dal Collegio del Seminario, la statua in bronzo di Giulio III (Vincenzo Danti, 1555), eretta in onore del papa che aveva reintrodotto i diritti cittadini cancellati da Paolo III nel 1540 e il loggiato rinascimentale quattrocentesco aggiunto da Braccio Fortebraccio da Montone durante la sua signoria.
La facciata invece, mai terminata, presenta un portale creato da Pietro Carattoli nel 1729.
L'interno di impianto tardogotico, a tre navate di uguale altezza divise da pilastri ottagonali e coperte da volte ogivali, è stato modificato nel XVIII secolo con stucchi e decorazioni (le pitture delle volte e il finto marmo delle colonne e degli altari).
Sono da segnalare : nella Cappella di S. Bernardino, la 'Deposizione dalla Croce' di Federico Barocci (1567-69), e, nell'abside, il coro ligneo di Giuliano da Maiano e Domenico del Tasso (1491), parzialmente bruciato in un incendio nel 1985.
Qui si trova anche il trono vescovile del 1520-24 eseguito da Ciancio di Pierfrancesco di Perugia su disegno di Rocco di Tommaso.
Probabilmente il vescovo più famoso di Perugia è stato Conte Gioacchino Pecci, dal 1846 al 1878, anno in cui è stato eletto pontefice con il nome di Leone XIII, al quale è dedicato la statua nel transetto destro di Giuseppe Lucchetti (1892).
Dalla cappella a destra del presbiterio si accede alla sagrestia, affrescata da Giovanni Antonio Pandolfi di Pesaro (1572-78) e con mobilio del 1494-97 di Mariotto di Paolo da Gubbio.
A sua volta, dalla sagrestia si accede al Chiostro della Canonica, nel quale si tennero ben cinque conclavi : 1216, 1265, 1285, 1294 e 1305.
Il Museo Capitolare, a pochi passi dal chiostro, comprende, fra le altre opere, una 'Pietà ' di Bartolomeo Caporali (1486), la pala d’altare con la 'Madonna in trono' di Luca Signorelli (1484) e un trittico di Meo di Guido da Siena (primo XIV sec.). |
Chiesa di s. Pietro |
La Chiesa di San Pietro, abbazia benedettina, fu fondata nel X sec. sul Monte Calvario, già sede della prima cattedrale perugina del VI sec. (all'epoca fuori della cerchia muraria), in seguito trasferita a S. Stefano in Castellare (distrutta in seguito alla costruzione del complesso domenicano S. Domenico) intorno al 936 e infine a S. Lorenzo, l'attuale cattedrale.
Dopo un periodo di decadenza in seguito all'incendio appiccato dai perugini a causa di una congiura da parte dell'abate Francesco Guidalotti nel 1398 conobbe di nuovo una fioritura sotto Papa Eugenio IV, della quale testimoniano sia le attuali costruzioni che il ricco arredo della chiesa.
Il portale a tre archi che da accesso al chiostro maggiore fa riferimento alla Porta di S. Pietro, visibile da qui, è stato costruito nel 1614 su progetto di Valentino Martelli che aveva previsto un ulteriore piano, non realizzato e che ha firmato anche il chiostro stesso.
Il chiostro minore o 'delle Stelle' invece è stato progettato da Galeazzo Alessi nel 1571.
Il chiostro maggiore è dominato dal campanile, poligonale nella sua parte inferiore del XIII sec., pare costruito su un sepolcro etrusco-romano, utilizzato per la sua base, mentre la parte superiore fu ricostruita dopo un crollo su progetto di Bernardo Rossellino nel 1463.
Sulla facciata sono stati ripristinati gli archi ciechi romanici (cfr. la rappresentazione di Bonfigli nella Galleria Nazionale) e gli affreschi di scuola locale della fine del XIV sec., mentre il portale appartiene alla fine del XV sec.
All'interno, si mescolano colonne antiche, struttura basilicale paleocristiana, un coro ligneo gotico (ritenuto una dei più belli in Italia, del 1525-1591), un soffitto ligneo a cassettoni policromo e dorato del 1556 e una gran quantità di dipinti, tavole, tele ed affreschi dei più svariati autori quali l'Aliense (Antonio Vassillacchi, 1592-94), Sassoferrato, Guido Reni, Vasari, il Guerricino, il Perugino (Pietro Vannucci) ed altri.
Notevole anche la sacristia aggiunta nel 1451 con mobili intarsiati del 1472, resti di pavimento in maioliche di Deruta, affreschi di Danti e Peccenini, tavole del Perugino, del Parmigianino e di Raffaello.
Una porta nell'abside del coro ligneo si affaccia su un minuscolo balconcino con una splendida vista verso la Valle Umbra con Assisi, il Subasio, Bettona, Montefalco e gli Appennini.
Gli edifici dell'abbazia che si organizzano intorno ai due chiostri ospitano ora la Facoltà di Agraria dell'Università di Perugia. |
Oratorio di s. Bernardino |
Subito dopo la canonizzazione, nel 1450, di S. Bernardino da Siena, che aveva più volte predicato in città , i Francescani di S. Francesco al Prato decisero la costruzione dell'oratorio dedicato al Santo.
Il Comune incaricò dell'esecuzione della facciata Agostino di Duccio, che aveva appena terminato il Tempio Malatestiano a Rimini, sempre dei Francescani.
La facciata policroma (i materiali utilizzati: terracotta, pietra calcare, marmo bianco, rosso e nero), scandita da un'arcata tra lesene e coronata da un timpano, è l'impianto portante di un complesso scultoreo in bassorilievo schiacciato e mezzotondo (terminato nel 1461), considerato il più insigne monumento rinascimentale di Perugia, raffigurante la celebrazione dei prodigi del Santo.
Il portale doppio immette nell'interno di struttura gotica con un altare costituito da un sarcofago paleocristiano del IV secolo, nel quale fu sepolto nella chiesa di S. Francesco al Prato nel XIII sec. il Beato Egidio, compagno di S. Francesco.
Dietro all'altare due porte si aprono verso l'Oratorio di S. Andrea con un soffitto a cassettoni del 1558 e stucchi e dipinti del XVIII e XIX secolo. |
Chiesa di s. Domenico |
Nel 1304 il Papa Benedetto XI, appartenente all'ordine anch'egli, donò la chiesa parrocchiale di S. Stefano in Castellare, che in precedenza era anche stata cattedrale prima che lo diventasse S. Lorenzo, all'ordine dei Domenicani.
Nello stesso anno iniziarono i lavori per la nuova chiesa ed il convento attiguo, demolendo la vecchia chiesa di S. Stefano del 1163 di cui rimane solamente il portale doppio romanico nel chiostro del convento, ora sede del Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria e dell'Archivio di Stato.
L'imponente edificio gotico con tre navate a sala, esempio per la futura Cattedrale di S. Lorenzo, è stato consacrato solamente nel 1459 da Pio II, mentre il campanile fu terminato verso la fine del XV sec. La sua parte superiore dovette essere demolita poco dopo per pericolo di crollo.
Negli anni 1614 e 1615 crollarono volte e pilastri della navata.
Inizialmente ricostruita da un architetto locale, dopo che i pilastri mostrassero nuovamente segni di cedimento, la ricostruzione fu affidata a Carlo Maderno di Roma e nel 1632 la chiesa, ora barocca, poté essere nuovamente consacrata.
Spogliato nuovamente degli arredi e delle decorazioni barocche, l'interno conserva dell'impianto gotico le mura perimetrali che sovrastano le volte barocche, il transetto, le cappelle del coro e il finestrone absidale immenso (21 x 8,5 m), uno dei più grandi in Italia.
Tra le opere più rimarchevoli custodite in chiesa: parete d'altare di Agostino di Duccio (1459) nella Cappella della Madonna del Voto; il sepolcro di autore sconosciuto del papa Benedetto XI, deceduto a Perugia nel 1304, smontato dalla vecchia chiesa di S. Stefano solamente nel 1700 e riassemblato nel 1959; nonostante ciò si tratta del sepolcro a parete gotico meglio conservato dell'inizio del XIV sec.; coro ligneo con intarsi rinascimentale; gonfalone di Giannicola di Paolo del 1494; affreschi votivi del tardo XIV sec., fra cui la 'Stimmatizzazione di S.ta Elisabetta di Turingia', la quale, benché fosse appartenuta all'ordine delle Clarisse, perché santificata nella chiesa di S. Stefano in Castellare, precedente a quella di S. Domenico, è stata qui riprodotta; affreschi frammentari e mal conservati, ma di buona fattura dell'inizio del XV sec., attribuiti a Benedetto di Bindo. |
Chiesa di s. Filippo Neri |
La Chiesa di San Filippo Neri è l'edificio barocco più rilevante della città con una facciata del 1665 vignolesca, finita solo in seguito alla costruzione della chiesa negli anni 1627-34 su progetto dell'architetto romano Paolo Marucelli.
L'interno, a navata unica con volta a botte e cappelle laterali, è riccamente decorata con affreschi di vari autori dal XVII al XVIII sec.
All'altare maggiore, 'L'Immacolata Concezione' di Pietro da Cortona del 1662. |
Mura etrusche |
Perugia, posizionata tra i territori etruschi e umbri in posizione dominante sul Tevere che ne delimitava i confini, nasce da insediamenti villanoviani (fin dal IX sec. a.C.) riunitisi nel VI sec a.C. sui Colle Landone e Colle del Sole, separate da una sella, strutturandosi come città etrusca, sede di lucumonia e membro della Dodecapoli Etrusca.
La costruzione delle sue mura in blocchi di travertino a secco avviene tra il VI e il III sec. a.C.
Del loro perimetro di circa 3 km, creato in simbiosi con i colli, lunghi tratti sono ancora oggi ben conservati e ben visibili, specie sui versanti ovest e nord.
La cinta muraria si presentava in pianta a forma di trifoglio ed era munita da almeno 7 porte di accesso, di cui 6 sono tuttora esistenti e riconoscibili nelle loro impostazioni e strutture originarie etrusche, anche se modificate in parte dai Romani e nel medioevo.
Verso ovest si aprono l’Arco della Mandorla (Via S. Giacomo), oggi ad apertura ogivale medievale, ma con lo stipite e il fianco destro in conci etruschi che fanno intendere il taglio a tutto sesto originario, e la Porta Trasimena (anche Arco di S. Luca) in fondo a Via dei Priori, che delle origini etrusche conserva solo i piedritti. Verso nord si apre invece la porta principale della città , l’Arco Etrusco (anche Arco di Augusto) del III sec. a.C., imponente e monumentale anche grazie ai due torrioni trapezoidali che lo incastonano. Sui filari che incorniciano il fregio dorico sopra l’arco sono incise due epigrafi latine : AUGUSTA PERUSIA del I sec a.C., che ricorda la riconciliazione con Ottaviano (Augusto) che aveva distrutto Perugia nel 40 a.C. dopo un assedio di 7 mesi durante la guerra civile (bellum perusinum) con Marco Antonio, perché il fratello di questi, Lucio, si era arroccato con il suo esercito a Perugia, e COLONIA VIBIA del II sec., a commemorazione del titolo di colonia assegnato a Perugia dall’imperatore Caius Vibius Trebonianus Gallus (251-253).La loggia sul torrione di sinistra è invece un’aggiunta del XVI sec., creando un insolito contrasto tra l'imponenza severa della porta nel suo insieme e la leggerezza rinascimentale.
A nord-est in Via Bontempi si trova l’Arco dei Gigli con al suo esterno traccia dell’originario arco a doppia ghiera, sostituito nel medioevo dall’ogiva. Lo stesso vale anche per l’Arco di S. Ercolano sulle omonime scalette (anticamente Porta Cornea) con la tipica impostazione obliqua, del quale rimangono i piedritti e un concio ricurvo a memoria dell’arco a tutto sesto etrusco, rimpiazzato dall’ogiva medievale.
A poca distanza, sempre sul lato sud, si trova la Porta Marzia, del III sec. a.C., incastonata, utilizzandone solamente la facciata spostata di quattro metri verso l’esterno, da Sangallo il Giovane nel bastione di levante della Rocca Paolina per decorare un ingresso della stessa. Tra due lesene si apre un arco a tutto sesto e sopra si affacciano, da una balaustra a losanghe, cinque figure interpretate come Giove e i Dioscuri con i loro cavalli. Anche su questa porta si ritrovano le incisioni medesime dell’Arco Etrusco (Augusta Perusia e Colonia Vibia). |
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Musei
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Galleria nazionale dell'Umbria |
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Una grande parte della raccolta proviene dalla secolarizzazione di chiese , conventi e oratori durante l’occupazione francese (1797-1810) e fu custodita in un primo periodo nel Convento degli Olivetani di Monte Morcino Nuovo (ora sede dell’Università ).
La Galleria Nazionale dell'Umbria ha origine nel 1863 e dal 1879 è sistemata al terzo piano del Palazzo dei Priori.
Dopo un lungo lavoro di restauri, ristrutturazioni ed adeguamenti degli spazi, è stata riaperta completamente.
L’esposizione si articola in ordine cronologico e per scuole e documenta lo sviluppo della produzione pittorica in Umbria dal medioevo al età moderna, comprendendo molti capolavori dell’arte italiana dal XIII al XVIII secolo.
Corso Vannucci (centro storico)
Tel. 0755741247
Orario: 8.30 - 19.30
Chiusura: primo lunedì di ogni mese |
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Museo archeologico |
Il Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria, è ospitato nel convento domenicano di S. Domenico, la collezione si basa su una donazione del 1790 da parte del patrizio perugino Francesco Filippo Friggeri, ampliata nel 1921 con l’acquisizione dei materiali preistorici e paleontologici della collezione Bellucci, cui si aggiungono fin dal 1948 reperti provenienti da Cetona (Siena).
Le collezioni comprendono una nutrita serie di ritrovamenti dal Paleolitico all’Eneolitico, prevalentemente umbri, materiali dell’Età del Bronzo e del Ferro della civiltà appenninica dal XVI al XIV sec. a.C. e del periodo immediatamente successivo (XIII-XII sec. a.C.).
Le testimonianze archeologiche etrusche del territorio perugino sono particolarmente importanti: dal periodo villanoviano (IX – VIII sec. a.C.) ai ricchi corredi funerari di età ellenistica: urne e sarcofagi, vasi e oreficeria, lavori in bronzo e armi.
Il gioiello della collezione è il Cippo di Perugia (III-II sec. a.C.), la più lunga iscrizione in lingua etrusca mai trovata: si tratta di un contratto tra le famiglie Velthina e Afuna riguardo la proprietà di un terreno con tanto di sentenza del giudice, inficcato nel terreno a memoria del patto.
Il museo espone infine reperti etnologici africani collezionati dal naturalista ed esploratore perugino Orazio Antinori.
Nell’ex-convento ha sede anche l’Archivio di Stato che custodisce l'ex-biblioteca del convento domenicano, con codici, anche miniati, dal 991 al 1851, gli Annali Decemvirali (XIII-XIX sec.), gli Atti del Governo Pontificio dall’instaurazione al 1860 e documenti riguardanti ordini e corporazioni religiosi ed istituti assistenziali soppressi.
C.so Cavour - P.za Giordano Bruno, 10 (centro storico)
tel. 0755727141
Orario: 8.30 - 19.30 |
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