 Siracusa 
Le origini greche della città sono databili al 734 a.C., e già nel V sec. a.C. Siracusa estende la sua influenza politico - militare un po' dovunque nel mediterraneo e dà origine a numerose città come Akre, Casmene, Ancona, Lissa e Corcira.
Per secoli costituirà un poderoso baluardo della grecità, contro i Cartaginesi, contro gli Etruschi e contro i Romani che solo con l'inganno potranno espugnarla nel 212 a.C. Con gli Arabi perderà per sempre (878 d.C.) la sua funzione di capitale dell'Isola, ma continuerà a dare validi contributi alla cultura europea: è siracusano, ad esempio, il più grande poeta arabo di Sicilia, Ibn Hamdis.
Con la dominazione sveva diviene città demaniale. Passata agli Aragonesi con la rivolta del vespro (1282), diviene capitale della cosiddetta "Camera Reginale", un insieme di città, isole e castelli che costituiranno la dote delle Regine di Sicilia.
Questo della "Camera Reginale" è un periodo di rinascita commerciale e artistica che durerà fino1538, quando Carlo V farà della città una piazza forte munita di poderosi bastioni di cui ancora oggi si ammirano le tracce. Per una rinascita della città bisognerà attendere l'unità nazionale e la recente industrializzazione che ne cambieranno profondamente profilo e cultura.
Monumenti principali
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Duomo |
Edificato nella parte più alta di Ortigia, il Duomo di Siracusa sorge sui resti dell'antico tempio dorico dedicato ad Athena, fatto costruire nel V° secolo a.c. dal tiranno Gelone. Dell'antico tempio, che contava 14 colonne laterali e 6 frontali, sono ancora visibili alcune colonne del peristilio e parte dello stilobate. Alcuni preziosi reperti del tempio sono custoditi nel Museo archeologico regionale "Paolo Orsi" di Siracusa.
Diverse sono state le trasformazioni del tempio durante i secoli ed i primi cambiamenti, di cui si ha notizia, avvennero nel VII° secolo d.c., quando il vescovo Zosimo lo trasformò in basilica cristiana dedicata alla natività di Maria. Le colonne del peristilio vennero chiuse con una cinta muraria e vennero aperti in ciascun lato della cella degli archi in modo da ottenere una basilica a 3 navate con un nuovo orientamento.
Depredato dei suoi arredi sacri dagli Arabi, il Duomo subì, in epoca normanna, ulteriori trasformazioni con l'innalzamento dei muri della navata centrale e l'apertura di finestre nei muri perimetrali. Durante tale periodo il tempio raggiunse il massimo fulgore e le absidi vennero ricoperte di mosaici.
In seguito al terremoto del 1693 la Cattedrale subì profonde trasformazioni: vennero distrutte le absidi laterali, venne costruito il presbiterio al posto dell'abside centrale e la Cappella del Crocifisso (abbattendo una parte delle colonne doriche), al posto dell'abside meridionale. Ma tra le opere più significative che determinano l'attuale assetto del Duomo vi è la ricostruzione della facciata.
La facciata barocca, interamente distrutta dal terremoto, venne ricostruita tra il 1728 ed il 1753 su disegno dell'architetto trapanese Andrea Palma. Decorano il prospetto principale le statue raffiguranti la Vergine del Piliere (al centro), Santa Lucia (a destra), San Marziano (a sinistra), opere dello scultore palermitano Ignazio Marabitti (1757). Dello stesso Marabitti sono le 2 statue di San Pietro e San Paolo che affinacano la gradinata.
Dal vestibolo pregevolmente abbellito da due colonne tortili ornate, si passa all'interno diviso in tre navate. Quella centrale, coperta da un soffitto ligneo e travature del 1518 e con una pavimentazione della metà del XV° secolo, presenta all'ingresso due acquasantiere in marmo del 1802.
Lungo la navata laterale destra si aprono diverse cappelle. Tra queste da visitare vi è il Battistero , con fonte battesimale costituito da un vaso marmoreo ellenistico adorno di sette leoncini in bronzo del XIII° secolo, e la Cappella di Santa Lucia , costruita nel XVIII° secolo, che ospita un altare decorato da un paliotto argenteo di Decio Furnò (seconda metà del XVIII° secolo) sul quale è posta la nicchia che accoglie il simulacro argenteo di Santa Lucia (Padrona della città), opera del palermitano Pietro Rizzo (1599).
Più avanti vi è la Cappella del Sacramento voluta, nel XVII° secolo, dal vescovo Torres ed attribuita a Giovanni Vermexio. La cappella, a pianta poligonale, presenta una volta a botte con un ciclo di affreschi di Agostino Scilla (1657) e ospita sull'altare un ciborio di Luigi Vanvitelli (1752).
Dal fondo della navata destra si passa alla Cappella del Crocifisso, fatta edificare, a pianta rettangolare, dal vescovo Fortezza sul finire del XVII° secolo.
Uscendo dalla cappella si passa al presbiterio, distinto in due parti: la tribuna ed il coro. L'altare maggiore , di età barocca, attribuito a Giovanni Vermexio, ha per mensa un blocco dell'architrave del tempio, crollato col terremoto del 1693. Sull'altare vi è una tela raffigurante la Natività della Vergine .
Passando poi dalla navata sinistra, attraverso un'apertura che dall'esterno presenta una porta del tardo Rinascimento, si giunge su via Minerva. |
Catacombe di s. Giovanni |
La chiesa di San Giovanni, sorge sul luogo dove venne seppellito San Marziano, il primo Vescovo di Siracusa.
Qui era la più antica cattedrale della città, costruita, come le catacombe, accanto alla Cripta contenete la tomba del Santo. Nel settimo secolo la Cattedrale venne trasferita nella sua presente sede, ad Ortigia, mentre la chiesa di San Giovanni fu distrutta dagli Arabi nell’827.
Più avanti venne ricostruita dai normanni, ma fu di nuovo distrutta nel 1693 da un terremoto. Il portico ad archi è un pastiche di frammenti trecenteschi, ed appartiene ad una chiesetta costruita dopo il terremoto. Frammenti architettonici e culturali furono riutilizzati in questo sito, la cui storia quale luogo di culto cristiano deve essere una delle più remote.
Le Catacombe
Furono costruite fra il 313 d.C. ed il 410 d.C. quando l’invasione di Alarico pose fine all’uso di esse; prima di questa data è probabile che esse venissero usate come rifugio durante i periodi di persecuzione dei Cristiani.
Le più antiche appartengono al secondo secolo e furono costruite da cristiani che desideravano essere seppelliti vicino ai primi martiri.
All'inizio del quinto secolo molte delle sacre reliquie erano state rimosse dalle catacombe e deposte nelle chiese, con il risultato che le catacombe divennero sempre meno frequentate dai pellegrini. Le catacombe sono formate da lunghe gallerie sotterranee e stretti corridoi fiancheggiati da nicchie e loculi per i morti (intorno alla Cripta) e da cinque cappelle o camere rotonde.
I loculi sono disposti in fila per l’uso d’una singola famiglia, e consistono di tombe grandi e piccole, quest’ultime per bambini ed infanti.
Le singole tombe sono spesso chiuse da lastre di pietra o mattonelle ben cementate, e molte mostrano tracce di pittura o di iscrizioni con nomi e date, e talvolta simboli cristiani, o monogrammi sacri. Il più famoso è il sarcofago di marmo scolpito con un ritratto in medaglione e scene bibliche.
Questo sarcofago appartiene probabilmente alla metà del quarto secolo e venne eseguito per Adelfia. Alcuni affreschi colorati sono ancora visibili, sebbene l’umidità abbia deteriorato la maggior parte di esse.
Aperto dalle 9.30 alle 12,30 e dalle 14.30 alle 17.30 (16.30 periodo invernale). |
S. Lucia |
La Chiesa di Santa Lucia, costruzione del periodo bizantino (VI° secolo), fu innalzata nell'area dove, secondo la tradizione, la Vergine siracusana subì il martirio. Fu riedificata durante il periodo normanno (XII° secolo) di cui conserva le absidi, il portale ed i primi tre ordini del campanile. Riordinata dopo il terremoto del 1693, vi fu aggiunto un portico attribuito a Pompeo Picherali.
L'interno è a tre navate e presenta alcune rielaborazioni di diversi periodi, quali ad esempio il soffitto ligneo con travi dipinte ( XIV° secolo), i pilastri sui capitelli che sostituivano le colonne, e le cantorie attribuite al Vermexio. Dietro l'altare vi era sistemato il famoso quadro del Caravaggio raffigurante il "Seppellimento di Santa Lucia ", dipinto dall'autore in occasione del suo breve soggiorno a Siracusa. Questo quadro è ora conservato al Museo Regionale di Palazzo Bellomo, sito in Ortigia.
Adiacente alla chiesa è visibile un battistero a pianta ottagonale, opera del Vermexio (XVII° secolo), detto cappella del Sepolcro.
All'interno si conserva solo il loculo che servì alla sepoltura della santa; il corpo si trova attualmente a Venezia nella chiesa di S. Geremia. Sotto l'altare è posta una statua in marmo della Santa opera di Gregorio Tedeschi (1634).
Tale cappella è aperta solo durante la festività di Santa Lucia, dal 13 al 20 dicembre di ogni anno. |
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Fonte Aretusa |
La Fonte Aretusa, questa sorgente di acqua dolce che sgorga da una grotta a pochi metri dal mare, fu sempre cara ai Siracusani e fu soprattutto il simbolo della città sin dai tempi antichi. Essa non era altro che uno dei tantissimi sfoghi che la falda freatica iblea possiede nel siracusano, la stessa falda che alimenta il fiume Ciane sul lato opposto del porto grande.
Nel XVI° secolo la fonte era suddivisa in più rivoli, ognuno dei quali era utilizzato per la concia delle pelli, formando alla fine una specie di "grandissimo lago" dal perimetro di circa 200 m., separato dal mare da enormi macigni.
Gli Spagnoli (XVII° secolo) vi edificaronoo un bastione, poi abbattuto per divenire un belvedere. Del bastione è ancora visibile il basamento
Solo dopo i lavori del 1847, la fonte assunse l'aspetto che ha oggi, centro di un invaso ricco di papiri, anatre e ancora "brulicante di pesci", circondata da alte mura sormontate da ringhierine. |
Castello Maniace |
Nella punta estrema dell'isola di Ortigia, a difesa del porto naturale, il comandante bizantino Giorgio Maniace fece costruire nel 1038 un forte, che venne poi trasformato in castello da Federico II, nel 1239.
La fortificazione fediriciana, a pianta quadrata (m.51 per lato), con le sue quattro torri cilindriche agli angoli, riprendeva modelli di cultura araba e faceva parte di un sistema di castelli e torri distribuiti lungo le coste a difesa dell'isola. Nella parte Ovest vi è il portale d'ingresso con un bell'arco ad ogiva, sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V (secolo XVI°) raffigurante un'aquila bicefala (a due teste). Ai lati, poggiati su mensole, si trovavano due arieti bronzei (di scuola ellenistica) donati da Alfonso di Castiglia al generale Ventimiglia; uno di essi è oggi conservato al museo archeologico di Palermo, l'altro è andato perduto o distrutto nel 1848.
La struttura interna presenta un unico salone, un tempo diviso da un doppio ordine di colonne che formavano ben 25 volte a crociera. Questa sala, sicuramente, serviva come sede della temporanea reggia imperiale.
Tutto il castello è cinto da fortificazioni e per accedervi bisogna attraversare un ponte di pietra, fatto costruire da Carlo V nel XVI° secolo insieme alla cinta difensiva dell'isola, quando Siracusa venne trasformata in una roccaforte.
Attualmente il castello non è visitabile, in quanto zona militare. È però possibile richiedere un permesso alla Sovrintendenza. |
Parco archeologico della Neapoli |
Anfiteatro romano: Fino a pochi anni fa si era sempre pensato che i combattimenti gladiatori menzionati da Tacito avessero luogo in questo anfiteatro, che si credeva appartenesse al primo secolo a.C. o d.C. Ora si sa che gli spettacoli romani di quel tempo venivano effettuati nel Teatro Greco, e che l’anfiteatro in questione non fu costruito prima della seconda metà del secondo secolo d.C. Solo nel 1859 questo monumento fu liberato dal terriccio, dalla vegetazione e dai relitti di costruzione che quasi lo ricoprivano per intero.
Una grandissima testa di Zeus vi era stata trovata alcuni anni prima e la si può vedere adesso nel Museo. L’ingresso presente è a settentrione, attraverso un giardino che contiene sarcofagi di pietra dai cimiteri di Siracusa e Megara Iblea. Gran parte della struttura dell’anfiteatro venne tagliata nella roccia viva, ma sul lato a sud, nell’assenza di roccia, fu costruita con blocchi in muratura, ed è questa parte che ha sofferto di più dalle posteriori spoliazioni miranti a ricavare pietre da costruzione.
L’anfiteatro è ellittico ed insolitamente grande, essendo solo di poco più piccolo di quello ben noto di Verona.
L’arena è circondata da un alto parapetto attorno a cui sono quantità di blocchi di marmo recanti inciso il nome del proprietari del posto retrostante, sul primo ordine della gradinata. Sotto questa corre un corridoio a volta, con porte immetto sull’arena, che era adibito all’uso dei gladiatori e delle belve che dovevano battersi sull’arena.
Nel centro dell’arena è un bacino quadrato alimentato da due canali, la cui destinazione è difficile a determinare, essendo troppo piccolo per esser servito a naumachie. Fuori dell’anfiteatro, sul lato sud, è stato scoperto un grande spazio recintato: ovviamente esso doveva essere usato per gli animali, e per le evoluzioni dei veicoli.
Questo spiazzo o piazzale, un tempo molto vasto, è ora tagliato dal moderno viale P. Orsi. Parallela a questa strada ed a nord di essa, venne trovata un’antica strada che, rimontando in origine all’epoca pre-ellenistica, quando questa zona venne ad essere abitata per la prima volta, ha rivelato tre successivi rifacimenti, due romani ed uno più tardo.
Su questa strada, nell’epoca augustea, fu costruito un arco trionfale, di cui rimangono solo due basi.
Teatro greco: Siracusa fu tra le più famose città greche per il suo dramma. Alcune recenti autorità hanno cercato di provare che il Teatro, nella sua forma presente, è un palinsesto di non meno di nove fasi di ricostruzioni o riadattamento.
Tre furono i periodi principali in cui a Siracusa le rappresentazioni drammatiche raggiunsero il loro apogeo.
Al tempo di Ierone I Eschilo era alla sua corte, ed Epicarmo presentava i suoi idilli. Sotto Dionisio le rappresentazioni fiorirono di nuovo.
Il teatro o i teatri di questi periodi furono probabilmente obliterati quando l’attuale, più vasto e profondo, fu intagliato nella viva roccia della collina.
Potrebbe anche darsi che il limitrofo Teatro Lineare appartenesse appunto a quei periodi. Il terzo grande periodo di attività drammatica si ebbe sotto Ierone II, nell’età ellenistica, e si hanno pochi motivi di dubitare che, ad eccezione delle alterazioni e delle spoliazioni che il monumento patì sotto la dominazione romana, il grande teatro come appare oggi non sia un complesso omogeneo ideato e costruito nella seconda parte del regno di Ierone, all’incirca nel 280 a. C.
A metà altezza della cavea, corre un ambulatorio o diazoma, lungo la parete del quale sono iscrizioni in marcati caratteri greci, con i nomi degli dei o delle persone a cui erano dedicate le varie sezioni della cavea. La costruzione di un teatro di tale mole fu un’impresa considerevole: quanto considerevole essa debba essere stata si può meglio valutare immaginando la superficie originaria del terreno in lieve pendio fino ai due blocchi di roccia invisibili ai due lati della scena.
Centinaia di tonnellate di pietra dovettero cavarsi dalla collina, e può ben darsi che nel corso di queste grandiose modifiche qualche teatro più piccolo e più antico che sorgeva sullo stesso sito andò distrutto. L’intera cavea sopra e sotto il diazoma è omogenea in pendenza e in fattura.
Sfortunatamente molti conci delle gradinate superiori, le quali, a differenza di quelle inferiori, non erano tagliate nella roccia, furono asportati come materiale di costruzione, per lo più nel sedicesimo secolo, quando Siracusa fu fortificata.
Il Ninfeo: Per giungervi si deve salire fino ad un terrazza in alto sul Teatro Greco.
Qui Ierone II costruì pure due lunghi portici, a nord e ad ovest dalla terrazza rispettivamente, intesi ad offrire al pubblico riparo dagli improvvisi acquazzoni.
Questi portici sono oggi scomparsi, rimanendo di essi solo una base quadrata di piedistallo. Dietro questo spiazzo pianeggiante l’alta parete rocciosa è ricoperta di nicchie simili a quelli che s’incontrano in molte delle pareti rocciose nelle latomie od altrove nei dintorni della città.
Queste nicchie contenevano bassorilievi o dipinti dedicati agli antenati dei committenti, i quali li adoravano come eroi: tale forma di culto degli Eroi non era insolita nei tempi ellenistici, e spesso l’immagine in bassorilievo è quella di un cavaliere con lo scudo.
Insieme con queste nicchiette si trovavano tombe del periodo bizantino, come quelle nella Via delle Tombe, che dalla terrazza del Ninfeo porta in direzione est e nord.
La cavità più grande e più centrale in questa parete rocciosa è il cosiddetto Ninfeo. Contornanti la sua facciata sono tenui vestigia del fregio architettonico originale scolpito con metope e triglifi, ma oggi essi sono appena visibili nella roccia consumata dalle intemperie.
Una cascata alimentata da uno degli acquedotti greci si versa scrosciando in un bacino nell’interno. Questa grotta fu consacrata alle Muse: parecchie statue del secondo secolo a.C. vi furono trovate e sono ora nel Museo. Queste facevano parte probabilmente di un gruppo di statue delle nove Muse guidate da Apollo.
L'orecchio di Dionisio: E’ una grande grotta artificiale compresa nel parco monumentale di Siracusa.
Questo è uno speco che si apre in un fianco della Latomia del Paradiso, presso la grotta dei Cordai. La destinazione di questo stranissimo sito è del tutto ignota: né si conosce la data della sua origine. La grotta è tagliata in forma accuratamente curvilinea e misura circa m.65 di lunghezza e più di metri 23 di altezza, e va gradualmente restringendosi con una certa grazia di forma in uno stretto soffitto.
Tutta la cavità è stata ricavata nel calcare, e fu evidentemente fatta in un tempo in cui la latomia era stata già scavata alla sua massima profondità.
E’ così chiamata per la sua forma ad esse, simile al condotto dell’orecchio umano e per i suoi fenomeni di risonanza, ma probabilmente la sua forma si deve al fatto che i picconieri originali seguirono la linea di un antico acquedotto, ampliandolo.
In alto sul soffitto, all’estremità interna dello speco si nota un’apertura accuratamente praticata, e sulla parete est un vasto recesso è stato tagliato fino a terra. E’ leggendario che Dionisio I° vi ascoltasse di nascosto le voci dei prigionieri.
Aperto dalle 9.00 a 2 ore prima del tramonto. |
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