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S. Giovanni in Laterano
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Il nome "Laterano" deriva probabilmente da quello dei Plauzi Laterani, antica famiglia romana alla quale Costantino confisca la terra per aver partecipato, 300 anni prima, ad una congiura contro Nerone. Secondo la leggenda, invece, il nome "Laterano" risale proprio a Nerone il cui nefasto ricordo lampeggia inesausto nella memoria dei posteri.
Il bizzarro imperatore, alla costante ricerca di nuove emozioni, ne pensa una imprevista anche per i più fantasiosi cortigiani: vuole partorire. Ordina ai medici di favorire la sua gravidanza ed essi, col terrore di essere uccisi, gli fanno inghiottire un girino. Quando il girino diventa rana gliela fanno "partorire" con una potente purga. Nerone fa mettere la rana su un carro d'argento e d'oro, la porta in giro scortata da una nutrice ma un giorno, giunta vicino a una sorgente, la rana salta giù e scompare tra i prati. Latitan rana, rana fuggitiva: da qui la corruzione del termine latino in "Laterano" e quindi della Basilica di San Giovanni "In Laterano".
La prima cosa che fa un Papa, dopo essere stato incoronato in Vaticano, è quella di venire nella Piazza di Porta San Giovanni in Laterano ed entrare, con un solenne corteo, nella Basilica per prenderne "possesso". Il Pontefice è anche il "Vescovo di Roma" e San Giovanni è la Cattedrale della città di Roma e quindi del mondo.
Fu fondata da Papa Melchiade (311-314) nelle proprietà dei Plauzi Laterani, donate a questo scopo dall'Imperatore Costantino al Pontefice, insieme con la grande caserma degli Equites Singulares, sui resti della quale sorse la Basilica, primitiva, a 5 navate, dedicata al Salvatore e più tardi ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista.
Sino al 1305 fu residenza ufficiale dei Papi che, al ritorno dall'esilio di Avignone, si trasferirono in Vaticano. Devastata dai Vandali, fu restaurata da Papa San Leone Magno (V secolo) e da Adriano I (VIII secolo). Danneggiata da un terremoto nell'896, fu riedificata da Sergio III nel 905 e fastosamente decorata da Nicolò IV nel 1288-92.
Nuovamente distrutta nel 1308 da un incendio, fu subito ricostruita da Clemente V e ancora incendiata nel 1361, fu rifatta durante i pontificati di Urbano V e di Gregorio XI, per opera del senese Giovanni Di Stefano.
Alla fine del 1500 Sisto V da incarico a Domenico Fontana di aggiungere la "Loggia delle Benedizioni" sulla Piazza, restaurando l'antica cittadella della cristianità decaduta e divenuta un ammasso di ruderi.
Nel 1646 Innocenzo X, in previsione del prossimo Anno Santo, decide di far rimettere in sesto la Basilica ed affida l'incarico a Borromini con l'impegno di rispettare le vecchie strutture. Restano il soffitto del cinquecento, il pavimento cosmatesco, il tabernacolo del trecento con l'altare sul quale solo il Papa può dire Messa.
Nel 1735 Clemente XII fa fare ad Alessandro Galilei la nuova facciata con le 12 statue di Cristo e degli Apostoli ed il portico sul quale si apre la Porta Santa.
In simulacri d'argento, dentro il baldacchino gotico, ci sono le teste dei Santi Pietro e Paolo.
Sopra l'altare del Sacramento, un frammento della tavola sulla quale Gesù consumò l'ultima cena. Si conserva anche il sangue di Cristo portato a Roma dal Centurione Longino.
S. Giovanni in Laterano Roma turismo visita Roma  Roma HotelNella Basilica e nel Palazzo Laterano si sono tenuti i concili degli anni 1123,1139, 1179, 1215, 1512.
Fino all'ottocento gli edifici rimasero isolati in un ambiente campestre che favorì lo sviluppo della tradizionale festa di San Giovanni: nella notte del 24 giugno (natività di San Giovanni Battista), i popolani, in allegre brigate, vanno ad ingozzarsi di centinaia di lumache consumate nelle osterie e nelle baracche, appositamente costruite sui prati vicino i Palazzi del Laterano, o tra le sue rovine, annaffiandole con il vino dei castelli.
Dei Palazzi Lateranensi fanno parte oltre che la Basilica, il Palazzo Lateranense ed il Battistero, con accesso nell'adiacente Piazza San Giovanni in Laterano.
Il Palazzo Lateranense, ultimato in gran fretta con il ritmo frenetico di tutte le costruzioni sistine, fu realizzato da Domenico Fontana nel 1586-89 sull'area del Patriarchio, residenza pontificia fino all'esilio Avignonese, costò pochissimo grazie all'impieghi di marmi e pietre ricavati da quelle comodissime cave che erano i ruderi antichi e all'ottima organizzazione. Esso è una delle migliori opere del Fontana e del tardo Cinquecento romano.
Adibito ad ospedale e nell'ottocento sede dei musei, poi trasferiti in Vaticano, gode del privilegio della Extraterritorialità, sancita dai Patti Lateranensi, che proprio in questo edificio furono firmati. Dal 1967 è sede del Vicariato di Roma (il portone fu danneggiato da una bomba nel 1993).
Il Battistero fu costruito da Costantino su una villa del secolo I e su terme del II, Sisto III aggiunse l'atrio e i Papi Ilario e Giovanni IV le Cappelle ai lati del vano interno ottagonale. Al centro vi&grave un recinto formato ad due ordini di colonne architravate sorreggenti la cupola e racchiudenti l'urna per i battesimi ad immersione.
Da segnalare: nella Cappella di Santa Rufina un mosaico del secolo V , in quella di San Venanzio la decorazione musiva dell'abside e dell'arco trionfale (secolo VII). In quella di San Giovanni evangelista i battenti di bronzo di fine secolo XII.
Sulla Piazza di San Giovanni in Laterano svetta al centro l'obelisco più alto, con i suoi 47 metri, e più antico di Roma. Fu innalzato dai faraoni Tutmosi II e IV (sec.XV a.C) davanti al tempio di Ammon a Tebe e trasportato a Roma da Costantino II nel 357. Issato nel Circo massimo e abbattuto da un terremoto, fu ritrovato nel 1587 e collocato al centro della Piazza da Domenico Fontana.

S. Clemente
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La basilica di S.Clemente sorge a circa 400 metri dal Colosseo, in via di S.Giovanni in Laterano. Qui abbiamo la possibilità di ripercorrere tre periodi storici: al livello della strada c'è una chiesa (quella attuale) che risale ai tempi di Pasquale II (XII secolo); sotto giace una chiesa del IV secolo e più sotto ancora ci sono i resti di antichi edifici romani. Si suppone che questi ultimi, di forma rettangolare e delimitati da muri di grossi blocchi di tufo, possano essere parte di un edificio pubblico, databile, in base alla tecnica edilizia ed ai bolli dei mattoni, all'inizio del I secolo d.C. Dietro a questo edificio venne costruita, nella seconda metà del II secolo, una casa privata: fu il cortile di questa che, all'inizio del III secolo, venne trasformato in un santuario per il culto misterico del dio Mitra (nella Roma imperiale il mitraismo, un culto maschile della fertilità importato dalla Persia nel I secolo a.C., rivaleggiava per numero di seguaci con il cristianesimo). Furono chiuse le porte che vi si affacciavano, fu costruita una volta a botte con undici fori, allusione alla simbologia mitriaca, fu disposta, entro una nicchia, una statua del dio e fu collocato un altare (ancora visibile, come si può vedere nella foto sopra a sinistra) con la raffigurazione di Mitra che uccide il toro. Verso la fine del III secolo, sparita la parte superiore dei muri in tufo, venne costruito, sulla parte restante, un edificio in laterizio, senza muri divisori, il che fa pensare che fosse costituito da una grande sala, divisa in due o tre navate da file di pilastri e colonne: si è pensato di identificare questo edificio col titulus di Clemente. Nel IV secolo quest'aula fu trasformata in una basilica, tuttora esistente al di sotto di quella moderna. La basilica fu, in seguito, decorata con affreschi esaltanti la leggenda del santo e i misteri della fede cristiana. Alla chiesa attuale si accede tramite un quadriportico al quale si arriva per un protiro, il tutto ricostruito nel XII secolo sull'antica basilica. La facciata risale, invece, al XVIII secolo, anche se per il portico vennero utilizzate colonne del XII secolo.

Ss. Quattro Coronati
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Il nome di questo convento si riferisce ai quattro soldati martirizzati ("coronati" cioè dal lauro del martirio) Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, uccisi perché si rifiutarono di adorare la statua di Esculapio, riaffermando, così, la loro fede cristiana. La chiesa ha l'aspetto di un fortilizio circondato da imponenti mura, la sua alta abside domina le case sottostanti, mentre all'entrata si erge una torre campanaria carolingia. Il nucleo originario risale al IV secolo, ma nel IX secolo Leone IV la sottopose ad un radicale restauro. Distrutta dai Normanni nel 1084, che misero a ferro e fuoco tutta la zona fra Colosseo e Laterano, fu restaurata con lunghi lavori subendo una drastica riduzione con l'eliminazione delle navate laterali. In tempi più recenti, Pio IV (1559-65) la restaurò di nuovo, concedendo il monastero annesso alle povere orfane trasferitesi qui dall'Isola Tiberina: fu questo il più antico dei conservatori per zitelle che sorgesse a Roma. Per secoli fu il bastione di Palazzo del Laterano e residenza papale: nel 1265 vi dimorò Carlo d'Angiò. Bellissimo è il chiostro costruito intorno al 1220, formato da un quadriportico ad arcate strette sorrette da colonne binate, con al centro un cantaro romanico come fontana. Nella Cappella di Santa Barbara vi sono i resti di affreschi medioevali, ma la principale attrattiva del convento rimane la Cappella di San Silvestro, costruita nel 1246, di forma rettangolare con volta a botte e pavimento di tipo cosmatesco. Notevoli gli affreschi che narrano la leggenda della conversione di Costantino da parte di Silvestro I, papa dal 314 al 335: all'imperatore, colpito dalla peste, venne prescritto un bagno nel sangue di un bambino, ma questi, incapace di obbedire, si rivolse a Silvestro, in seguito ad una visione di S.Pietro e S.Paolo. Il papa lo curò e lo battezzò e l'imperatore, nella scena finale, è raffigurato in ginocchio davanti al papa, implicito riferimento del papato quale erede dell'Impero romano. Sotto l'altare maggiore riposano i Quattro e le reliquie di San Sebastiano, il cui capo fu ritrovato entro un bellissimo vaso d'argento smaltato e contrassegnato da un'iscrizione votiva di papa Gregorio IV.
La chiesa sorge sull'omonima via dei Ss.Quattro, che corrisponde al tratto iniziale dell'antica Via Tusculana, la quale proveniva dal Colosseo, fiancheggiava a sud il Ludus Magnus, usciva dalle Mura Serviane dalla Porta Querquetulana (all'altezza della nostra chiesa) e, dopo essersi incrociata con la Via Caelimontana, usciva dalla posterula presso S.Giovanni in Laterano e si dirigeva verso Tuscolo (Frascati).

S. Stefano Rotondo
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S.Stefano Rotondo, una delle prime chiese cristiane, fu eretta ai tempi di papa Simplicio, tra il 468 e il 483. Ha un'insolita pianta circolare, con quattro cappelle che fuoriescono formando una croce. Originariamente era costituita da un ambiente rotondo circoscritto da due portici concentrici ed il portico esterno era intersecato dai bracci della croce greca; fu Innocenzo II, nel XII secolo, ad aggiungervi il portico d'ingresso e le grandiose arcate trasversali interne. Il tamburo al centro è alto 22 metri e largo altrettanto e prende luce da 22 alte finestre, alcune restaurate e altre murate durante il papato di Niccolò V, nel 1453, su consiglio dell'architetto fiorentino Leon Battista Alberti. Nel XVI secolo le pareti della chiesa vennero affrescate da Niccolò Pomarancio, con scene raccapriccianti del martirio di innumerevoli santi. All'interno si conserva la cosiddetta "sedia di Gregorio Magno", una cattedra in marmo dalla quale si dice che il grande papa pronunciasse le sue omelie. Nelle cappelle sono conservati anche alcuni decori medioevali: nella prima cappella a sinistra dell'entrata c'è un mosaico del VII secolo raffigurante Cristo con S.Primo e S.Feliciano.
La chiesa è situata nell'omonima via di S.Stefano Rotondo, corrispondente al primo tratto dell'antica Via Caelimontana, che usciva dalla Porta Caelimontana (arco di Dolabella) e si spingeva fino a Porta Maggiore, proseguendo per le attuali piazza S.Giovanni in Laterano e via Domenico Fontana. Questo asse viario era seguito anche dai quattro acquedotti che percorrevano il Celio: Appia, Marcia, Iulia e Claudia.

 
S. Croce in Gerusalemme
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La Basilica di S.Croce in Gerusalemme sorge alle pendici del colle Esquilino, in un'area ricca di storia e di valenze artistiche e culturali.
Antica necropoli e poi zona residenziale extra urbana di proprietà imperiale, nel III - IV sec. d.C. vi sorgeva un complesso costituito da un palatium detto Sessorium, dalle Terme Eleniane, dal Circo Variano e dall'Anfiteatro Castrense, inglobato nelle Mura Aureliane tra il 271 e il 275 d.C.
Una tradizione antica e largamente documentata attribuisce a Costantino e a sua madre Elena la costruzione della prima chiesa.
Denominata in origine Basilica Heleniana o Sessoriana, la chiesa del IV sec. sorse per custodire le Reliquie della Passione del Signore, ritrovate miracolosamente sul Calvario e portate a Roma dall'anziana madre dell'Imperatore.
Nel corso dei suoi sedici secoli di vita, la chiesa ha subito vari rifacimenti architettonici, accogliendo tra le sue mura tesori d'arte, di fede e di cultura. Restaurata sotto i papi Gregorio II (715-731) e Adriano I (772-795), alla metà del XII sec., sotto il pontificato di Lucio II (1144-45), subì la prima radicale trasformazione in stile romanico, con la divisione in tre navate e con l'aggiunta di un campanile e di un portico, anteposto alla facciata del IV sec. La trasformazione in stile barocco, che conferì a S.Croce l'aspetto attuale, si ebbe alla metà del '700, sotto il pontificato di Benedetto XIV (1740-1758), per opera degli architetti D.Gregorini e P.Passalacqua.
All'epoca la ristrutturazione fu anche urbanistica, poiché fu spianato il tratto tra S.Croce e S. Giovanni e quindi completato il collegamento viario tra le tra Basiliche che "raccontano" la vita di Gesù - S.Croce, S.Giovanni e Santa Maria Maggiore - già iniziato da Sisto V alla fine del XVI sec. con la via Felice. Con la costruzione della prima chiesa nel palazzo imperiale, per volontà di Costantino e di sua madre Elena, l'area di S.Croce, già importante zona della Roma dei Cesari, ha continuato a svolgere un ruolo centrale anche nella Roma cristiana, con le vicine basiliche di S.Giovanni in Laterano, S.Maria Maggiore e gli Oratori di S.Maria del Buon Aiuto, della Scala Santa e di S.Margherita.
L'area può contare anche su un ricco complesso museale, costituito dal Museo degli Strumenti musicali, della Fanteria, dei Granatieri di Sardegna e dal Museo della Basilica.
"Qui siamo nel vero Santuario della Croce!" Con queste parole il Santo Padre Giovanni Paolo II ha salutato S.Croce in Gerusalemme durante la visita pastorale del 25 marzo 1979.
Un titolo più che giustificato per questa antica Basilica, strettamente legata alla Passione di Cristo.
Riti e tradizioni legati al culto della Croce ne hanno caratterizzato la storia fin dalle origini.
Inserita nell'itinerario stazionale romano, in Quaresima S.Croce è statio due volte: la IV Domenica - in cui anticamente si svolgeva anche la benedizione della Rosa d'oro - e il Venerdì Santo.
Solenni Liturgie si celebrano anche in occasione della Festa dell'Esaltazione della Croce il 14 settembre e dell'Invenzione della Croce il 3 maggio.
Dalla metà del '500 è nel percorso delle Sette Chiese voluto da S.Filippo Neri, è stata basilica giubilare in occasione degli Anni Santi straordinari della Redenzione e lo è ancora, per volontà di Giovanni Paolo II, in occasione del Grande Giubileo del 2000.
Cappella di Sant'Elena
Scendendo per la cordonata di destra - decorata con splendide maioliche di fattura spagnola del XVI sec. - si accede alla piccola Cappella semisotterranea dedicata a Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino e artefice del miracoloso ritrovamento della Croce di Cristo.
Storia e leggenda si intrecciano intorno alla sua prodigiosa impresa che in questo luogo - noto anche come Cubiculum Sanctae Helenae - si concluse. E' qui, infatti, che secondo la tradizione la Santa Imperatrice depose le preziose Reliquie, dopo aver cosparso il pavimento con la terra del Calvario.
Luogo antico e venerato, dunque, che nel corso dei secoli ha meritato l'attenzione di grandi artisti.
Si ha notizia che già Valentiniano III (375-392), per esaudire un voto di sua madre Galla Placidia e della sorella Honoria, fece decorare la volta con uno splendido mosaico, celebre nel Medioevo, ma di cui non è rimasta traccia.
Realizzato da Baldassarre Peruzzi forse in parte su disegno di Melozzo da Forlì,raffigurante Cristo Benedicente,gli Evangelisti e Storie della Croce.Ai quattro angoli: S.Silvestro, S.Elena con la Croce adorata dal card. Carvajal - committente dell'opera - S.Pietro e S.Paolo.
Nella parte sottostante il mosaico sono da notare gli affreschi di Nicolò Circignani detto il Pomarancio (1590), anch'essi raffiguranti Storie della Vera Croce. La statua di Sant'Elena, sopra l'altare, è una copia della Giunone Vaticana opportunamente adattata con l'aggiunta dei simboli della Passione.
In questa Cappella si potevano ammirare tre tele di Rubens - Sant'Elena, La Crocifissione e La Coronazione di spine, venduti all'inizio dell'800. Una copia della Coronazione di spine è visibile nel Museo della Basilica.
Cappella delle Reliquie
Le Reliquie della Passione del Signore furono conservate e venerate per più di un millennio nella cappella semisotterranea dedicata a S.Elena, l'anziana madre dell'imperatore Costantino, alla quale - secondo la tradizione - si deve il ritrovamento della Croce di Gesù.
Nel 1570, a causa dell'umidità dell'ambiente, furono trasferite in un vano sopra la cordonata di destra, a cui si accedeva attraverso la clausura del monastero e con speciali permessi.
Tale collocazione non consentiva agevolmente il passaggio dei pellegrini, il cui flusso andò aumentando nei tempi moderni.
Per questo, durante l'Anno Santo del 1925 si pensò di costruire una Cappella di maggiore capacità e più facile accesso.
L'attuale "Santuario della Croce" è stato ricavato nell'antica Sacrestia della Basilica su progetto dell'architetto Florestano Di Fausto.
L'idea sottesa all'opera è quella del pellegrinaggio al Calvario meditando il mistero della Passione e Morte di Gesù, tema efficacemente espresso dai simboli lungo il percorso:varcato l'ingresso - in fondo alla navata di sinistra della Basilica - si entra subito nel clima meditativo davanti alla teca con la "Pars Crucis Boni Latronis"; poi una gradinata conduce al Vestibolo attraverso una porta a forma di croce: salendo i gradini si ripercorre la Passione di Gesù con le Stazioni della Via Crucis (in 14 gruppi bronzei di Giovanni Nicolini) alternate a citazioni tratte dal Nuovo Testamento e dalla Liturgia del Venerdì Santo; infine, dal Vestibolo e al di là di un'iconostàsi, si giunge alla visione delle Reliquie, custodite in sei preziosi reliquiari, realizzati del tutto o in parte nel corso dell'800 per sostituire quelli antichi confiscati nel 1798 dalla Repubblica Romana.
La Cappella, realizzata in marmi policromi e arricchita anche dalle vetrate artistiche del Picchiarini e dai mosaici realizzati su disegno di Corrado Mezzana, fu inaugurata nel 1930 e ultimata nel 1952.
I reliquiari sono stati custoditi in un armadio incastonato nella parete di fondo, che ne permetteva una visione solo frontale. Dopo la traslazione dell'11 novembre 1997, sono ora sull'altare della Cappella, completamente visibili e protetti da una teca di cristallo.
Reliquie della passione
E' tradizione antichissima che una parte della Croce del Signore sia stata portata a Roma e venerata nella Basilica Sessoriana.
Lo attestano le fonti tardo-antiche e medioevali e ne danno conferma gli antichi rituali delle funzioni papali, che fissano l'Adorazione della Croce il Venerdì Santo in Hierusalem: il Pontefice in persona procedeva scalzo dalla Basilica Lateranense e processionalmente, con il clero e il popolo, andava alla Basilica Sessoriana per adorarvi il Legno della vera Croce.
Nel corso dei secoli, poi, svariati frammenti del Sacro Legno sono stati prelevati proprio dalla Reliquia Sessoriana per essere donati dai Pontefici a personalità e santuari: Gregorio Magno ne mandò una particella in dono a Reccaredo, re dei Visigoti; Leone X ne fece estrarre una parte per donarla a Francesco I , re di Francia (1515) ; Urbano VIII (1623-1644) volle donarne una parte alla Basilica Vaticana; anche Pio VI, PioVII e Pio IX fecero prelevare altre particelle.
Pur essendo una reliquia così antica, dunque, può presentare numerosi documenti che attestano la sua invenzione, traslazione, conservazione e venerazione. Anche per quanto riguarda il Chiodo la tradizione è antica e costante: a S.Elena, infatti, si attribuisce anche il ritrovamento dei chiodi con i quali Gesù era stato crocifisso. L'Imperatrice ne fece mettere uno nella corona e uno nel freno del cavallo di Costantino. Un altro lo portò con sé a Roma. E' probabilmente quello di cui parla Gregorio di Tours : S.Elena, nel tornare dalla Palestina, trovando il mare molto agitato, fece immergere in acqua uno dei chiodi della Crocifissione e al suo contatto il mare si calmò.
E' da sempre annoverato tra le Reliquie Sessoriane e, insieme a quello di Milano, è tra quelli più anticamente documentati.
Per la reliquia del Titolo - la tavoletta di legno con una parte dell'iscrizione Jesus Nazarenus Rex Iudaeorum in ebraico, greco e latino - la tradizione ad un certo punto lascia il passo alla storia: Stefano Infessura nel suo Diario, in data 1 febbraio 1492, racconta che questa reliquia fu casualmente ritrovata durante i lavori di restauro in Basilica voluti dal card. Mendoza.
Chiusa in una cassettina con il sigillo del card. Caccianemici - titolare di S.Croce e poi papa col nome di Lucio II (1144-45) - era stata murata ab antiquo nell'arco che separa il transetto dalla navata centrale.
Nell'antichità le reliquie venivano spesso messe in alto nelle chiese per preservarle dai furti, ma nel caso del Titolo pare se ne fosse persa memoria, poiché erano cadute le lettere musive che ne indicavano la collocazione.
La notizia del ritrovamento fece molto scalpore all'epoca, anche perché coincise con la riconquista spagnola di Granata, ultima roccaforte degli Arabi in Occidente. Papa Alessandro VI il 29/7/1496 emise la bolla Admirabile sacramentum con cui autenticava il ritrovamento del Titolo e concedeva l'indulgenza plenaria a coloro che avessero visitato S.Croce l'ultima domenica di gennaio.
La tradizione, invece, non attribuisce a S.Elena il ritrovamento della Corona di Spine. Di questa reliquia si sa che era venerata a Costantinopoli già ai tempi di Giustiniano. Durante l'Impero Latino d'Oriente (1204-1261) ne vennero in possesso i Veneziani.
Nel 1270, poi, l'ebbe S. Luigi Re di Francia, che la pose nella Cappella del Palazzo Reale. Successivamente passò alla chiesa abbaziale di S.Dionigi (1791) e infine nel 1806 fu trasferita a Notre Dame, dove è conservata tuttora. E' priva di spine che invece sono sparse in molte chiese.
Alle Reliquie della Passione di Cristo, nel corso dei secoli sono state aggiunte altre reliquie, quali i frammenti della grotta di Betlemme del S.Sepolcro e della colonna della Flagellazione, il patibulum del Buon Ladrone e la Falange del Dito di S.Tommaso, per completare la Catechesi sulla Passione.