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Trieste
Trieste è situata nella parte orientale della regione al confine con la Slovenia. A ridosso delle alture del Carso si affaccia sul golfo omonimo un paesaggio ricco ed attraente con borghi immersi nel verde ed una costa ora rocciosa ora pianeggiante che attrae turisti soprattutto in estate e nel primo autunno per gli effetti dei colori che illuminano la località carsica.
Storia
Tergeste, l'antico nome di Trieste, deriva dal nome usato dai romani nella metà del I secolo quando fondarono una colonia proprio in questo territorio.
Il nome Tergeste è composto da due parole, "Terg" ed "este" che rispettivamente significavano "mercato" e "città".
Nel periodo di colonizzazione romana Trieste subì diversi saccheggiamenti da parte dei Barbari, da qui la decisione di Ottaviano di far circondare la città da possenti mura oltre alla costruzione di due acquedotti e strade.
La posizione sul mare contribuì allo sviluppo di un piccolo traffico commerciale nella città.
Nel Medioevo Trieste si estendeva sul Colle di S. Giusto e la città vecchia era ancora circondata dalle mure romane, l'attività principale era il commercio del sale.
Dal XV al XVII secolo Trieste vide alternarsi piccoli periodi di sviluppo a pesanti periodi di oscurità. Solo all'inizio del XVIII secolo Trieste ricominciò a rifiorire, grazie alle politiche economiche avviate da Carlo VI, il quale aveva esteso anche a Trieste il dominio Austriaco, la città ebbe un forte sviluppo sociale ed economico, in quanto il porto rappresentava un indispensabile collegamento marittimo, Carlo VI quindi proclamò Trieste porto
franco con un editto nel 1719.
All'inizio del XIX secolo Trieste fu occupata dai Francesi. Dopo la sconfitta di Napoleone, Trieste ritornò sotto l'Austria nel 1813, ne seguì un nuovo periodo di benessere e sviluppo. La prima metà del secolo vide la fondazione di istituti bancari, assicurazioni, imprese commerciali e marittime. L'apertura del canale di Suez contribuì ad un'ulteriore crescita economica della città.
Oltre alla crescita economica, Trieste cominciava a sentire la voglia di un'Unione Nazionale, e l'indipendenza dell'impero Austriaco.
Quando nel 1915 l'Italia entrò nella I guerra mondiale, gli irredentisti pensarono che l'indipendenza potesse essere vicina, quindi molti di essi si arruolarono come combattenti volontari.
Nel periodo del fascismo, Trieste non godette di un periodo felice, gli sloveni che vivevano sul Carso e all'interno dell'Istria furono perseguitati dai fascisti, in seguito vennero perseguitati e discriminati gli abitanti di origine ebraica. Alla fine della II guerra mondiale, la città venne occupata dai militari tedeschi e annessa al III Reich. Si acuirono le persecuzioni nei confronti degli ebrei e venne costruita la Risiera di S. Saba, un campo di
concentramento dove molti ebrei vennero "gasati".
Nel 1945 la città venne occupata dall'esercito jugoslavo, il quale in poco più di un mese di occupazione maltrattò la popolazione con barbarica cattiveria, uccidendo anche molti abitanti italiani e gettandoli nelle Foibe, fosse comuni nel carso triestino.
Finalmente Trieste vede la liberazione da parte degli Americani mentre la striscia Istriana rimane sotto la Jugoslavia.
I nuovi confini vennero defini con il trattato di Parigi, nel 1954 vi fu un esodo di massa della popolazione istriana verso l'italia.
Dal 1964 Trieste diventa capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia.
Nel 1974 venne firmato il Trattato di Osimo tra Italia ed ex Jugoslavia, e la Zona A divenne definitivamente italiana. Anche i confini di ambedue gli stati vennero riconosciuti e in questo modo l'Italia rinunciò definitivamente ai territori dell'Istria. |
Monumenti principali
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S. Giusto |
La Cattedrale di S.Giusto si erge sul colle omonimo, cuore della città romana. Verso la metà del V secolo, nel luogo ove sorgeva il capitolium, fu edificata una basilica paleocristiana, la prima sede vescovile, per la quale furono sfruttate le strutture precedenti. Essa era un'aula rettangolare a tre navate, con il presbiterio absidato e il pavimento mosaicato; gli scarsi resti musivi sono oggi visibili nel pavimento attuale. Nel VI sec. fu modificata in alcune sue parti, durante il vescovado di Frugifero, che è il primo vescovo tergestino documentato; essa andò distrutta prima del IX secolo, non si sa in quale frangente.
Dal IX secolo nel luogo della primitiva cattedrale coesistettero verosimilmente due edifici sacri, cioè una cattedrale più piccola della precedente, dedicata alla Vergine Assunta, e il sacello di S.Giusto. Nel secolo successivo la cattedrale subì ulteriori modifiche ed ampliamenti.
Nel XI secolo la Cattedrale dell'Assunta si presentava a tre navate che si concludevano ad oriente con altrettante absidi, di cui rimane solo quella centrale, rivestita più tardi del prezioso mosaico con la Madonna in trono. In corrispondenza di essa rimangono anche i due filari di sette colonne ciascuno. Il sacello di S.Giusto era più piccolo, ma aveva anch'esso tre navate concludentisi ad oriente con le rispettive absidi, di cui rimangono quella centrale con il mosaico esaltante Cristo e i Ss.Giusto e Servolo e quella destra, che è dedicata a S.Apollinare.
Nel Trecento cattedrale e sacello furono fusi in un unico spazioso edificio; si demolirono la navata destra dell'Assunta e quella sinistra del sacello, ricavando al loro posto la navata centrale dell'attuale Cattedrale di S.Giusto.
Piazza Cattedrale 3, Colle Capitolino
tel. 040-302-874 or 040-309-666
Bus: 24
Entrata libera
Orario 8:30–12:30 e 16:00–19:00 |
Castello di S. Giusto |
Il Castello di San Giusto è considerato il simbolo della città di Trieste. Dall'Età del Bronzo all'Età del Ferro questa zona era occupata da una castelliere, abitato tipico, circondato da una o più fila di mura, della preistoria.
Il Castelliere, durante la prima metà del primo millennio a.C., divenne un centro abitato chiamato Tergeste, nome composto da Terg che significa mercato e da Este cioè "città".
Nella prima metà del II secolo a.C. i romani prendono possesso del colle creandovi una colonia militare.
Sorgono i principali edifici della città romana: viene creato il tempio dedicato alla triade capitolina, da cui il colle prenderà il nome, i propilei di cui si possono ammirare ancora i resti sotto il campanile della cattedrale di San Giusto, la Basilica Civile che fu sede del consiglio del Municipium, tribunale e luogo di riunione.
La vera storia del Castello è strettamente legata alle innumerevoli e perenni guerre tra la città di Trieste, che voleva mantenere una propria indipendenza, e Venezia e l'Austria che volevano sottometterla.
Nel 1382, Trieste ormai stanca e logorata dagli scontri firma la propria "Spontanea dedizione all'Austria", secondo la quale Trieste poteva mantenere una propria autonomia amministrativa ma doveva essere potretta da un Capitano Imperiale che diveniva capo militare della città.
Nonostante la presenza del Capitano Imperiale la città era del tutto immune da scontri, infatti, nel 1470, l'Imperatore Fedrico II ordina la costruzione di una casa fortificata con una torre, in cima al colle per permettere al Capitano di avere un maggior controllo sulla città. Oggi, la costruzione della "Casa del Capitano", un edificio a due piani sormontato da una torre aL. decisa dall'Imperatore è sede del Museo del Castello.
L'edificio ospitava al primo piano servizi ed uffici, al secndo si trovava l'abitazione del Capitano.
Ad ornare la "Casa del Capitano" un terrazzino. L'atrio si presentava tagliato a sghimbescio con uno stallaggio nella zona sotto la torre e dall'altra una stanza per guardia da dove si raggiungeva la Cappella. La costruzione del Castello, che si sviluppa attorno alla Casa del Capitano si deve alla breve dominazione veneziana subita da Trieste dal 1508 al 1509. Il primo bastione, alto tre metri e poi chiamato "Rotondo" o "Veneto" venne fatto costruire dalla Serenissima attorno alla già esistente torre fatta costruire da Federico II. Nel 1509, a causa del ritiro delle truppe venete da Trieste, i lavori di costruzione del castello restano incompiuti. Fino alla metà del XVI i lavori continuano sotto la direzione del triestino Girolamo Decio che consolida le parti già in precedenza costruite ed inizia la cinta muraria verso Sud. Nel 1545 si insedia come capitano imperiale Giovanni de Hoyos, il quale fece realizzare, dal progettista Domenico Lalio il bastione Sud-Est chiamato "Lalyo", in onore del costruttore e "Hoyos" per ricordare il committente. Per adeguare il sistema difensivo per la costruzione del bastione Hoyos o Lalio venne scelta una forma poligonale. Alla Casa del Capitano venne aggiunta una parte più bassa per poter dopo unirla al nuovo bastione. Nel 1553 i lavori del bastione sono a buon punto. Nel 1557 si concludono i lavori. Viene realizzato l'avancopro che racchiude il vestibolo del castello dove oggi si trova l'ufficio della biglietteria. Il vestibolo presenta due porte: una per i cavalli e l'altra per i pedoni. Il lato della fortezza verso la campagna resta priva di ornamenti. La fortezza viene completata solamente nel 1630 con la costruzione del terzo bastione di forma triangolare che prende il nome o di "Fiorito" o "Pomis" in onore dell'architetto imperiale che l'ha costruito. Fino al 1750 il Castello reste sede del Capitano Imperiale Niccolò Hamilton che decise di trasferirsi in città in un palazzo costruito nel 1749 oggi Tergesteo.
Il Castello prende poi funzione di caserma e alcune volte anche di prigione per deliquenti. Dal 1848 i vani presenti nei bastioni destinati alla raccolta di pezzi d'artiglieria diventano carceri politiche per tutto il periodo risorgimentale.
Nel 1918, anno in cui Trieste viene annessa all'Italia, il Castello diventa sede del distretto militare e nel 1930 diventa proprietà del Comune. Negli anni Trenta viene istituito il Museo che ospita parte dell'armeria e degli arredi proprietà ormai di Giuseppe Caprin. La Casa del Capitano ritorna alla sua forma originale.
Per la parte esterna si cerca di recuperare l'aspetto medievale delle strutture. Degli edifici costruiti da Federico II riemerge la torre della Casa del Capitano e si ritrovano le mensole di sostegno e l'arcone murato del terrazzino del Bastione Rotondo.
Feriali e festivi 09.00-13.00
Lunedì chiuso
Giornate di chiusura: 1 gennaio, 6 gennaio, 25 e 26 dicembre |
S. Nicolo' |
La presenza della Chiesa Greco-Orientale nella città di Trieste risale alla prima metà del Settecento.
Il tempio, dedicato a San Nicolò e alla Santissima Trinità, fu eretto sulle Rive poiché a quei tempi Trieste era un florido emporio e, grazie anche ai commercianti greci, al porto approdavano ogni anno migliaia di battelli da tutto il Levante dove il Santo è molto venerato. Inoltre San Nicola è il patrono dei marittimi, degli armatori e di tutti coloro in generale che lavorano con i traffici del mare, protettore dei perseguitati ingiustamente e dei fanciulli.
La chiesa, costruita in forma di basilica a navata unica, fu aperta ufficialmente con la prima Messa celebrata il 18 febbraio 1787.
Appena entrati, si nota subito l'Iconostasi lignea splendente di intagli dorati e pitture, pure a fondo oro; sopra i battenti delle tre porte sono raffigurati i Santi Pietro e Paolo ed altri Padri della Chiesa. Ci sono poi nella parte superiore 21 dipinti a tempera su tavola con fondo oro, che raffigurano scene evangeliche.
Nella parte inferiore ci sono 8 icone con copertura d'argento: San Nicola, la Madonna in Trono, il Cristo Re, la SS. Trinità, San Spiridione, la Madonna con Bambino, San Giovanni il Precursore; ai due lati le icone di San Giorgio e quella di Santa Caterina d'Alessandria.
Sulle pareti laterali ci sono due tele di grandi dimensioni del pittore Cesare dell'Acqua che raffigurano la predicazione del Battista e Cristo con i fanciulli.
Più avanti si può ammirare la splendida tela che raffigura l'episodio biblico noto come "L'Ospitalità di Abramo". |
S. Antonio |
La chiesa di S.Antonio Taumaturgo è chiamata popolarmente S.Antonio Nuovo perché sostituisce una precedente dello stesso titolo, risalente alla seconda metà del Settecento. Fu innalzata tra il 1825 e il 1849 su progetto dell'architetto Pietro Nobile, uno dei massimi esponenti del neoclassicismo triestino, che si ispirò alla grandiosità classica di celebri monumenti romani. Un tempo la chiesa si specchiava nelle acque del porto canale che s'incunea ancor oggi, in parte, nel Borgo Teresiano.
La facciata è caratterizzata da un maestoso pronao con sei colonne ioniche e un ampio frontone; sull'attico sono collocate sei statue scolpite nel 1842 da Francesco Bosa raffiguranti i Santi protettori di Trieste, cioè Giusto, Sergio, Servolo, Mauro, Eufemia e Tecla. La facciata posteriore è sormontata da una coppia di campanili gemelli.
L'interno colpisce per la vasta spazialità scandita dal ritmo lento e pacato degli archi, delle volte a botte, delle crociere, ritmo che trova la sua pausa e il suo fulcro nella cupola centrale. Nell'abside è campito l'affresco eseguito nel 1836 da Sebastiano Santi, raffigurante l'Ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. La mensa dell'altare maggiore, disegnato dal Nobile, è sormontata da un'edicola con colonnine corinzie e cupola, secondo il gusto del tempo diffuso soprattutto in ambito lombardo.
Nelle sei nicchie laterali, illuminate da ampie finestre lunate, sono collocati altrettanti altari inquadrati da coppie di lesene; le grandi pale ottocentesche raffigurano Sant'Anna e la Vergine bambina, del pittore Michelangelo Grigoletti; la Presentazione al tempio, di Felice Schiavoni; San Giuseppe, di Johann Schoomann; Sant'Antonio, di Odorico Politi; il Martirio delle Sante Eufemia, Erasma, Tecla e Dorotea, di Ludovico Lipparini; la Crocifissione, di Ernest Tunner. |
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Propilei e Basilica romana |
In cima al colle di S. Giusto furono costruiti quasi tutti gli edifici monumentali della Trieste romana.
Dopo la metà del I secolo d. C., furono edificati i cosiddetti Propilei e la base originaria della Basilica civile. I Propilei costituivano l'imponente ingresso ad un'area sacra, che si suppone contenesse il tempio capitolino. Erano costituiti da due grandi strutture laterali adorne di colonne con al centro una scalinata. Le misure dei resti visibili palesano la grandiosità dell'opera. Attualmente sono in parte inglobati nel campanile e nella cattedrale e in parte sepolti nello spiazzo antistante.
Nei lavori effettuati tra il 1929 ed il 1934 sono emersi, poco distante dai propilei, la Basilica civile a tre navate, (dimensione m 88 m x m 23,50) e l'annessa platea lastricata che si ritiene essere stata il Foro o una parte di esso.
Presso i romani la Basilica era un grande edificio pubblico nel foro destinato alle sedute del tribunale e agli affari dei mercanti.
Il Foro era il piazzale, circondato da edifici pubblici dove i cittadini romani si radunavano per trattare gli affari.
Le ricerche più recenti hanno potuto stabilire che alla costruzione di queste grandi opere ha concorso anche la partecipazione finanziaria di privati cittadini.
Molti secoli dopo, nel Medio Evo, al lato della Basilica romana furono edificati il Castello e la Cattedrale. |
Teatro romano |
In riva al mare, nella estremità inferiore del colle di S. Giusto, i Romani costruirono un grande teatro capace di contenere 6.000 spettatori.
La pendenza del colle fu utilizzata come nei teatri greci ma soltanto parzialmente perché è quasi interamente un'opera muraria. La parte più alta delle gradinate e il palcoscenico erano in legno. Molto poco è rimasto: soltanto il basamento della parte fissa della scena e le basi in muratura dei pilastri del portico. Al Civico Museo di Storia e Arte sono conservate le statue ornamentali.
In tre iscrizioni dell'epoca di Traiano compare il nome di Q. Petronius Modestus , un personaggio legato al teatro del tempo e trova conferma la data della costruzione del teatro intorno alla seconda metà del I sec.
Come per gli altri monumenti romani subì la spoliazione delle pietre pregiate e già pronte ad altri usi. Divenne così il solido fondamento delle case che si costruirono sopra. Pietro Nobile, architetto neoclassico e studioso delle antichità locali, lo individuò nel 1814 guidato anche dal nome del luogo "Rena vecia" (Arena vecchia). |
S. Maria maggiore |
Il Santuario di S. Maria Maggiore s'innalza imponente di fianco alla chiesetta romanica di S. Silvestro, oggi tempio delle Comunità Evangeliche elvetica e valdese. La chiesa fu edificata fra il 1627 e il 1682 dai Gesuiti, giunti nella città nei primi anni del secolo. I lavori però furono ultimati molto tempo dopo; infatti la facciata fu compiuta agli inizi del Settecento su progetto, sembra, del celebre architetto padre Andrea Pozzo e la decorazione interna si protrasse ancor più a lungo poiché nel 1773, al momento della soppressione della Compagnia di Gesù, la chiesa era ancora incompiuta.
Nel 1849 scoppiò un'epidemia di colera che in pochi mesi mieté numerose vittime: in quel terribile frangente la città si raccomandò fiduciosa alla protezione della Madonna della Salute e il 21 novembre si recò in massa in processione alla chiesa dei Gesuiti, ove il vescovo celebrò un solenne pontificale. Da allora i Triestini ogni anno, il giorno dellla festa della Presentazione di Maria al Tempio detta popolarmente della Madonna della Salute, accorrono numerosi al santuario per partecipare alle liturgie in suo onore. La devozione alla Madonna è promossa soprattutto dalla Confraternita della Madonna della Salute, fondata nel 1827.
La chiesa ha pianta a croce latina; l'aula a tre navate è coperta a botte, mentre all'incrocio del transetto si erge la cupola che fu ricostruita nel 1817, dopo un incendio. Nell'abside splende il grande affresco dell'Immacolata Concezione eseguito nel 1842 da Sebastiano Santi. Sull'altare maggiore, eretto fra il 1672 e il 1717; sono collocate le statue dei Santi Gesuiti Ignazio di Loyola, Luigi Gonzaga, Francesco Borgia e Francesco Saverio, scortati da Angeli. A destra del presbiterio si apre la cappella della Madonna della Salute; in cui è degnamente collocata la venerata immagine di Maria, opera seicentesca dipinta forse dal Sassoferrato. A sinistra del presbiterio c'è la cappella del Crocifisso, risalente al 1713. Nei bracci del transetto si fronteggiano gli altari seicenteschi dedicati ai Santi Ignazio e Francesco Saverio; il primo custodisce una bella pala col santo titolare dovuta al pennello di Francesco Maffei. Nelle navate laterali sono collocati altri tre altari: dell'Angelo Custode, dei Martiri Triestini, della Madonna delle Grazie, quest'ultimo con la statua della Vergine col Bambino scolpita dal friulano Pietro Bearzi nel 1853. Nei pennacchi della cupola il palmarino Giovanni Battista Bison dipinse, agli inizi dell'Ottocento, i quattro Evangelisti. Da notare ancora il pulpito marmoreo del 1742, dal quale predicarono oratori di grande fama durante la novena della Madonna della Salute. |
S. Silvestro |
La basilica di San Silvestro, che sorge accanto alla chiesa cattolica di Santa Maria Maggiore, è la più antica chiesa della città (sec. XI o XII).
Sulla facciata di questa bella basilica romanica spicca un sobrio ed elegante rosone, mentre, davanti a quella che fu la porta principale, possiamo ammirare il portico, pure esso romanico, sormontato dal campanile che, probabile antica torre di difesa lungo le mura della città, è stato poi ornato, nell'ultima ricostruzione, da eleganti bifore.
Una pia tradizione, attestata da una lapide commemorativa del 1672 murata sulla parete postica della chiesa, fa qui risalire la presenza di un luogo di culto in quella che era stata la casa delle prime cristiane di Trieste, le due martiri Tecla ed Eufemia.
Nel corso dei secoli singolari furono le vicende della basilica che la stessa lapide ci ricorda essere stata "primum templum et Cathedrale" della città.
La finestra sul lato destro, con profonda strombatura e transenna originale ancora sul posto, e le due transenne marmoree più tardi inserite nel campanile, ci dimostrano come ci sia stata una fase di costruzione più antica di quella romanica.
Sopra la porta principale una lapide in latino ci ricorda le ultime vicende allorché nel 1785, sotto l'imperatore Giuseppe II, la chiesa di San Silvestro fu posta a pubblico incanto al prezzo fiscale di 1500 fiorini.
In tale data alcuni membri della Comunità Evangelica di confessione elvetica, in gran parte immigrati svizzeri dai Grigioni, la acquistarono e, dopo averla restaurata in modo sobrio, la riaprirono al culto riformato, dedicandola a Cristo Salvatore.
Nel 1927, a causa dei danni di un violento terremoto, fu restaurata ripristinando il primitivo stile del trecento. Nel 1928 la basilica venne dichiarata monumento nazionale.
Dalla fine del 1800 alla comunità Elvetica si è affiancata una comunità Valdese, anch'essa riformata, dando vita ad una integrazione totale della vita comunitaria pur nella distinzione amministrativa. La comune fede in Cristo Gesù Salvatore e Signore ha portato ad un'unità di azione e di testimonianza, pur nella libertà delle strutture esteriori e nella responsabilità ed autonomia di ciascuna comunità.
Di recente, impegnate fortemente nell'aiuto umanitario delle popolazioni colpite dai rivolgimenti nei Balcani, le Comunità hanno anche sviluppato una certa presenza culturale sia attraverso una biblioteca specializzata in teologia biblica e storia della Riforma, sia attraverso il "Centro Culturale A. Schweitzer" che promuove conferenze e concerti. L'organo - di gran pregio - è stato di recente completamente restaurato ed accompagna i culti delle comunità. |
S. Spiridione |
Nei pressi di piazza S.Antonio sorge la chiesa dedicata a San Spiridione della Comunità cristiana Serbo-Ortodossa.
L'edificio, che ha un'altezza di 40 metri, è a pianta a croce greca coperta da una grande cupola sostenuta da quattro arconi, è affiancata da quattro calotte emisferiche che ricoprono i quattro bracci della croce. La sua struttura ricorda lo stile bizantino delle chiese orientali.
Il tempio fu aperto al culto il 2 settembre 1868 e può accogliere circa 1600 fedeli.
La pietra usata per la costruzione viene dalle cave locali di Santa Croce e da quelle di Brioni in Istria; le colonne della facciata sono in marmo rosso di Verona ed i cornicioni di marmo di Toscana.
L'interno è decorato con pregevoli affreschi e pitture su fondo ad olio.
Sopra l'altare si ammira Cristo con gli Apostoli, sulla parte destra è rappresentata l'Assunzione della Vergine.
Sulla parete sinistra, in alto, è raffigurato il primo Concilio ecumenico di Nicea del 325 con San Spiridione e gli altri padri conciliari.
L'iconostasi, che divide il presbiterio dal resto della chiesa, comprende, in basso, quattro icone d'eccezionale valore e pregio artistico: San Spiridione, Madonna con Bambino, Cristo Re, l'Annunciazione. Sono ricoperte in oro e argento e sono state eseguite in Russia nel primo '800.
Nella fila superiore ci sono le icone dei Santi della Serbia: San Simone Mirotocivi, San Sava (1175-1235 fondatore della Chiesa serbo-ortodossa), San Stefano Prvovencani e lo zar Urosh.
Nella fila superiore si trovano le immagini del Battesimo, della Crocifissione e della Resurrezione di Cristo.
Davanti all'iconostasi risalta il grande candelabro d'argento donato dal granduca russo Paolo Petrovich Romanov durante la sua visita a Trieste nel 1772. |
Castello di Miramare |
Edificio in stile eclettico, costruito tra il 1856 e il 1860 per volere dell'Arciduca Massimiliano d'Asburgo - poi imperatore del Messico - su progetto di Carl Junker, conserva all'interno l'arredo e le decorazioni originali dell'epoca. Grande parco ( 22 ettari) adagiato sulla riva del mare, creato dal committente su un promontorio allora privo di vegetazione con numerose essenze botaniche di origine tropicale.
All'interno del castello si visitano gli appartamenti di Massimiliano e della sua consorte Carlotta del Belgio, le stanze destinate agli ospiti, la sala didattica con la storia della costruzione del Castello e del Parco, l'appartamento abitato dal Duca Amedeo d'Aosta con arredi risalenti al 1930. in stile razionalista. Da notare, in particolare, la sala di ascolto della musica suonata da Carlotta sul fortepiano esposto nella sala VII; la serie dei quadri di Cesare dell'Acqua che raccontano la storia di Miramare nella sala XIX e la sala del trono, di recente restaurata e riportata all'antico splendore.
Il parco offre al pubblico l'occasione di una passeggiata botanica di notevole interesse assieme all'importante raccolta di sculture che decora i molti vialetti. Inoltre si segnalano le Scuderie, edificio, di recente restaurato, e oggi destinato a manifestazioni temporanee; le Antiche Serre, il Castelletto che conserva parte della decorazione originale ancora presente al primo piano
Giorni feriali 09.00-19.00 - festivi 08.30-19.00 |
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Musei
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Museo Revoltella |
Il Museo Revoltella è un’importante galleria d’arte moderna fondata nel 1871 per volontà del barone Pasquale Revoltella che alla sua morte lasciò alla città il suo palazzo, la sua collezione d’artee una cospicua rendita che permise di realizzare una consideravole raccolta, in cui già alla fine dll’Ottocento figuravano celebri autori italiani come Hayez, Morelli, Favretto, Nono e Palizzi.
Negli ultimi anni il Museo Revoltella si è sviluppato ulteriormente diventando un’istituzione culturale sempre più prestigiosa, non soloper l’arrichimento ulteriore della collezione – dove sono entrati quasi tutti i nomi più significativi del’900 italiano, tra cui Casorati, Sironi, Carrà, Morandi, De Chirico, Manzù, Marini, Fontana e Burri – ma anche per le mostre.
Il museo si è ampliato acquisendo il vicino palazzo Brunner, dove, sono stati ricavati nuovi spazi espositivi per la galleria d’arte moderna
Via Diaz, 27 - Trieste
Tel. 040.300938 – 040.311361
Orario: 10.00-13.00/15.00-19.00
Martedì chiuso |
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