|
|
|
Piacenza
Situata al margine occidentale dell'Emilia Romagna, la città è da sempre terra di transiti, in una posizione di cerniera tra il Po, la grande Pianura Padana e gli Appennini. Fondata nel 218 A.C. da 6.000 veterani romani con il nome beneagurale di "Placentia", nacque come colonia di frontiera, avamposto militare situato prima della Gallia Cisalpina. La via Emilia ed il Po, i pellegrini e la strategicità della sua posizione ne condizionarono lo sviluppo e la ricchezza nel corso del tempo, tanto da venire soprannominata "città dalle cento chiese e dalle cento caserme". Ricca di storia e di sue testimonianze, offre numerosi itinerari da seguire, ognuno con scorci suggestivi, nonostante i bombardamenti che la colpirono durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi Piacenza può essere qualificata come importante polo terziario e dei servizi, nonchè dell'industria di precisione.
Storia
La fondazione del primo nucleo urbano si data nell'anno 218 a.C., quando seimila romani danno vita alla colonia di "Placentia", lasciando tracce ben visibili nel tracciato della città , come rivela l'impianto quadrato, impostato sul "cardo", il "decumano" e un reticolo di vie ortogonali.
La colonia sarà subito messa alla prova durante la seconda guerra punica da Annibale con la sanguinosa battaglia sul fiume Trebbia. In età repubblicana e imperiale Piacenza diventa un importante municipio e un fiorente porto fluviale e a partire dal 187 a.C. farà capo qui la Via Aemilia, poderosa dorsale subappenninica diretta a congiungersi a Rimini con la Via Flaminia e Roma.
Con l'inizio dell'era cristiana, la comunità riconosce i suoi primi martiri, a cui dedica modesti sacelli, destinati a diventare grandi chiese. Nel lungo Medioevo si registrano non poche devastazioni, Piacenza cade sotto il dominio dei barbari e verrà toccata dalla guerra tra invasori goti e le truppe romane d'Oriente. Passate le dominazioni ostrogota e bizantina, la comunità riacquista un ruolo come capoluogo di un ducato longobardo. La vera ripresa coincide con il predominio dei Franchi, a partire dal IX secolo. Posta lungo il percorso della via Francigena, Piacenza assiste intorno al Mille alla sua rinascita demografica, civile ed economica, in cui ha un peso la collocazione strategica dell'urbe tra le grandi direttrici che scendevano dalle Alpi alimentando il forte transito di mercanti e di pellegrini.
Nell'età dei vincoli feudali e del potere dei vescovi conti, accanto alla nobilità di sangue, sorge un intraprendente ceto mercantile e artigiano, nuovo potere finanziario che permetterà alla città , secoli dopo, di essere annoverata tra i grandi centri d'Europa. La fine del 1000 vede inoltre una ripresa dello spirito filopapale, non a caso Urbano II sceglie di bandire da Piacenza la prima Crociata per la liberazione della Terra Santa (1095). La città diventa libero Comune nel 1126 e scende in campo con la Lega Lombarda contro il Barbarossa che firma qui gli accordi preliminari per la pace di Costanza (1183).
Nel XII e XIII secolo si intensifica l'attività mercantile, la produzione di tessuti in particolare, prosperano agricoltura ed economia con la fiera dei cambi. La città si arricchisce di chiese, monasteri spesso dotati di ricoveri. Vengono eretti in questa fase i due emblemi cittadini: prima il Duomo, più tardi Palazzo Gotico. Il Medioevo piacentino è tuttavia turbolento e punteggiato da una serie di lotte intestine con frequenti cambi di supremazia. Dalla seconda metà del XIII secolo in poi si susseguono alla guida del territorio gli Scotti, i Pallavicino, Alberto Scoto (1290-1313) mercante e potente banchiere, i Visconti (fino al 1447), gli Sforza (fino al 1499). Luigi XII di Francia, per rivendicazioni sul Milanese, tiene anche Piacenza sino al 1521.
Nel 1545, Papa Paolo III Farnese costituisce in Ducato le città di Parma e Piacenza, attribuendone il possesso al figlio Pier Luigi, primo degli otto duchi Farnese che, fino al 1731, governeranno la città . Ai Farnese succederanno i Borbone, sino alla loro dipartita (1859). Ma il Ducato conosce, a riprese, le dominazioni austriaca, francese, napoleonica e il governo di Maria Luigia d'Austria (1816-1847).
Nel 1848 la città è la prima, in Italia, ad unirsi con plebiscito al Regno di Sardegna e, nel '59, le truppe austriache abbandonarono definitivamente Piacenza. |
Monumenti principali
|
Il Gotico (Municipio) |
Domina lo spazio principe del centro cittadino, piazza Cavalli. Fu voluto nel 1281 da Alberto Scoto, capo dei mercanti e signore ghibellino della città . Lo progettarono maestranze locali e forse comacine. Di stile lombardo ogivale, con la cornice ornata di archetti, la merlatura ghibellina a coda di rondine, la torretta centrale che racchiude il campanone e le due torrette laterali, è un insigne esempio di architettura civile medioevale. Su un basamento marmoreo, aperto da una loggia gotica con archi e sesto acuto, si imposta il piano superiore, dalle forme romaniche, con archi a pieno centro traforati da snelle trifore. Il contrasto tra il marmo rosa del piano inferiore e il cotto decorato a motivi geometrici dei finestroni superiori crea un effetto di sorprendente eleganza. Una Madonna col Bambino, del sec. XIII, un tempo posata in una nicchia della facciata è ora conservata al Museo Civico, e sostituita da una copia.
Aperto solo in occasione di mostre |
S. Sisto |
Insigne tempio rinascimentale di antiche origini: l'imperatrice Angilberga (moglie di Ludovico il Pio) lo fondò nell' 874, insieme ad un annesso convento di benedettine. L'attuale chiesa venne edificata nel 1499-1511 ed è l'opera prima (in architettura sacra) di Alessio Tramello. La facciata, modificata nel '700, è preceduta da un ampio cortile porticato. L'interno, a tre navate, è un pregevole esempio di architettura del primo Rinascimento, con bei dipinti di Procaccini, Pittoni, Palma il Giovane, dei Campi. Sul fondo sopra l'altare maggiore è posta la copia del capolavoro di Raffaello "Madonna Sistina", eseguita espressamente per la chiesa piacentina. L'originale fu venduto dai benedettini nel 1754 ad Augusto III re di Polonia ed Elettore di Sassonia e oggi rappresenta il pezzo più pregiato del museo di Dresda. Notevole il coro ligneo intarsiato di Bartolomeo Spinelli da Busseto e Giampiero Panbianchi da Colorno (1514). |
S. Francesco |
Costruita tra il 1278 e il 1363 per volontà del ghibellino Ubertino Landi, è in stile gotico lombardo con facciata in cotto. Opera dei frati minori che volevano ampliare la primitiva chiesetta, venne trasformata, alla fine del '700, in ospedale e magazzino. Dopo l'esilio di Napoleone, fu restituita ai religiosi e nel 1848 vi fu proclamata l'annessione di Piacenza al Regno di Piemonte. Presenta in facciata due contrafforti, rosone, cuspide e guglie, nonchè un portale mediano quattrocentesco e sui fianchi poderosi archi rampanti. Sul lato destro si trovava il chiostro, di cui è rimasto solo un porticato. |
S. Giovanni in Canale |
Fondata dai Domenicani nel 1220, subì, intorno alla metà del Cinquecento, un ampliamento di tre campate verso la facciata e un allungamento del coro. L'edificio, sottoposto a ripetuti restauri, conserva molti elementi di chiara origine medievale. L'interno, a tre navate, d'impianto gotico, è spoglio e grandioso, vi prevale il cotto e una decorazione di conci bianchi. Numerosi i monumenti sepolcrali. Notevoli l'arca funebre degli Scotti (XV secolo), sarcofago scolpito in breccia di Verona, l'edicola degli Arcelli, gotica, trilobata (XIV sec.). Nella neoclassica cappella del Rosario c'è una tela di Gaspare Landi ("Salita al Calvario"), pittore piacentino che succedette a Canova come direttore dell'Accademia di San Luca a Roma. |
S. Agostino |
Chiesa cinquecentesca con facciata neoclassica in blocchi di granito, opera di Camillo Morigi (1785-93). L'interno, che lascia stupefatti per l'ampiezza e l'armoniosità , è a cinque navate (unico esempio in città ), divise da colonne e pilastri. Sulle pareti del transetto, frammenti di affreschi del Malosso. Chiusa al culto da circa due secoli, solo di recente è tornata al primitivo splendore. |
| |
|
Duomo |
E' tra i maggiori esempi della sensibilità artistica romanica gotica e uno dei monumenti religiosi più insigni del Nord Italia. La costruzione viene iniziata nel 1122 e ultimata nel 1233. Si presenta con una grandiosità dai tratti semplici e maestosi, improntata ad una austera ed equilibrata eleganza artistica. La facciata a capanna, di arenaria e marmo rosa, presenta tre portali con bassorilievi, alcuni dei quali opera di allievi di Wiligelmo e Nicolò. All'interno, da segnalare le formelle delle corporazioni medioevali, i magnifici affreschi di Camillo Procaccini e Ludovico Carracci (XVII sec.), la cupola con affreschi del Guercino (1626-27), la cappella del Battistero con vasca paleocristiana, S. Girolamo del Guino Reni, il trittico trecentesco di Serafino dei Serafini. La cripta, con 108 colonnine romaniche, conserva le venerate reliquie di Santa Giustina. |
S. Antonino |
Antica basilica paleocristiana, eretta fra il 350 e il 375 da San Vittore, primo Vescovo di Piacenza. Quasi del tutto distrutta durante le invasioni barbariche, venne ricostruita nel 1014 e più volte rimaneggiata. Nel 1450 fu prolungato il transetto sinistro con un atrio, detto "Porta del Paradiso", formato da uno slanciato arco ogivale sormontato da un rosone e ornato di pinnacoli. All'interno del "Paradiso" una lapide rievoca l'incontro qui avvenuto nel 1183 per discutere i preliminari della pace di Costanza tra i legati della Lega Longobarda e l'imperatore Barbarossa. All'interno, numerosi affreschi di Camillo Gavasetti (1622). Nel museo, polittici, antifonari miniati della fine del XV sec., argenterie, calici, reliquiari e un prezioso manoscritto dell'anno 840, di Lotario re di Lorena. |
Basilica di Santa Maria di Campagna |
Gioiello dell'architettura rinascimentale, capolavoro della piena maturità dell'architetto piacentino Alessio Tramello. Fu costruita tra il 1522 e il 1528 per poter più degnamente conservare l'immagine lignea policroma di una miracolosa "Madonna della Campagnola". La facciata, geometricamente nitida, prelude ad un interno invece ricchissimo di ornamenti pittorici, di tele e di decorazioni. Di eccezionale qualità è il ciclo di affreschi del pittore Giovanni Antonio Sacchi , detto il Pordenone, che ha lasciato qui alcune delle sue opere più significative (1529-31), dislocate sulla cupola (personaggi biblici e scene mitologiche) e nelle prime due cappelle di sinistra (Sant'Agostino, Sposalizio di Santa Caterina, Adorazione dei Magi, Adorazione dei Pastori, Fuga in Egitto). All'interno opere anche di Galeazzo, Giulio e Bernardino Campi, Camillo Procaccini, Guercino, Malosso, De Longe, F. Bibiena, Stern, Avanzini. |
Palazzo Landi (tribunale) |
Di origini medievali, fu rifatto alla fine del XV secolo da maestri lombardi sotto la direzione del committente Agostino Landi, noto umanista piacentino. Ha un portale marmoreo e un cortile con porticato interno e decorazioni in cotto. I Farnese lo tennero come residenza ducale, poi divenne sede degli organi giudiziari. |
S. Savino |
E' tra le più belle architetture romaniche settentrionali precedenti a Lanfranco. L'attuale prospetto e il portico d'ingresso risalgono ai secoli XVII-XVIII. Eretto nel 903 dal Vescovo Everardo e ricostruito intorno all'anno Mille dal vescovo benedettino Sigifredo, l'edificio fu consacrato nel 1107 dal vescovo Aldo. I restauri, agli inizi del '900, portarono alla luce due preziosi mosaici policromi del XII secolo. Uno è nel presbiterio, e raffigura il Tempo che ruota eternamente, invano trattenuto dagli uomini, proficuo solo nell'esercizio delle virtù cardinali (il Cristo reggente il Sole e la Luna, i giocatori di scacchi, il re e il giudice, i guerrieri). Il secondo mosaico è nella cripta, composto da medaglioni su sfondo di onde marine in tumulto e mostra i mesi e i segni dello zodiaco, oltre a figurazioni inerenti ai lavori collegati. Nell'interno romanico-lombardo: capitelli antropomorfi di eccezionale finezza, figurazioni umane e mostruose. |
| |
|
|
Musei
|
Palazzo Farnese (Museo Civico) |
Palazzo storico antica residenza dei Farnese, signori del Ducato di Parma e Piacenza. Vede iniziare la sua storia a metà del Cinquecento, quando il figlio di Pierluigi Farnese, Ottavio e la moglie Margherita diedero il via al palazzo-reggia, facendo abbattere quasi per intero il castello visconteo. I lavori iniziarono nel 1558 su progetto di Francesco Paciotti, continuando, dal 1564, sotto la direzione del celebre Jacopo Barozzi, detto il Vignola, architetto ufficiale di casa Farnese. L'immenso complesso non fu però terminato e quanto se ne vede oggi è la metà del progetto iniziale. Si tratta di un gigantesco "incompiuto" costituito da tre piani e da un vasto seminterrato. A pianterreno e al primo piano, due eleganti logge si affacciano sul cortile interno, con nicchie angolari ed esedre. Preziosa è la cancellata in ferro battuto del '600 con i gigli farnesiani e corona ducale. Una cappella ducale ottogonale, ornata con stucchi, è opera del piacentino Bernardino Panizzari, detto il Caramosino, presenta un'elegante calotta interna e un piccolo presbiterio su cui si affacciano due balconi. Notevole la scala a chiocciola che collega il seminterrato con la vedetta del tetto. Il Palazzo è sede del Museo Civico, Pinacoteca, Museo delle Carrozze e Museo del Risorgimento.
Indirizzo: piazza Cittadella, 29
Telefono: 0523 326981 / 330567
Orario feriale: mart. merc. giov. 9.00 - 13.00
ven. e sab. 8.45 - 13.00 /15.00 - 18.00
Orario festivo:9.30 - 13.00 / 15.00 - 18.00
Chiusura settimanale: lunedì
Nel biglietto d'ingresso è compresa la visita guidata nei seguenti orari: mart., merc., giov.: 10.00;
ven.: 10.00 - 15.30; sab. e dom.: 9.30, 11.00, 15.00, 16.30
Le visite guidate durano circa h 1,30
|
| |
|
|
|
|
|
|